Graphic Novel

Nuova Ipsa Editore

 

Era il 2002 quando Aurelio Caruso pubblicò il suo fumetto: “Stephanie al teatro”, una protesta sulla chiusura ventennale del teatro Massimo di Palermo. A distanza di dodici anni, Caruso si riavvicina al fumetto e lo trasforma in racconto illustrato regalandoci un altro personaggio: il commissario Santoro. Sullo sfondo di una Palermo realistica, Caruso ripercorre la storia del latitante Cosimo Giordano e la sua fine. Una storia fatta di intrecci con la mafia americana, di infanzia tormentata e di un grande amore. Il commissario Santoro e l’ispettore Di Paola indagano su quell’omicidio tanto anomalo giungendo, poco a poco, a dipanare una matassa legata ad un lontano passato. 

Tra i vicoli e le piazze di una Palermo contemporanea, si snoda una storia fatta di sparatorie e sospetti, di oscuri fantasmi del passato e di un presente freddo e solitario. “Le nozze di Cosimo Giordano” è un racconto dalle tinte noir che, a volte, si intreccia con la vita di tutti i giorni ma che in realtà, anche se tratta di un caso di omicidio, si svolge tutto e unicamente attorno al personaggio di Santoro.
Egli è Aurelio Caruso, ne ha l’aspetto, ne ha i gusti, ma Caruso non è un ispettore di polizia né tantomeno ha mai ucciso nessuno, figuriamoci poi se a sangue freddo e usando contemporaneamente due pistole!
Il commissario Santoro, difatti, è una figura costantemente in bilico tra il pistolero western e il nostrano commissario di polizia che, però, strizza spesso l’occhio al modello francese. Ma Santoro non è Maigret e neanche Montalbano. Non ha una famiglia, non ha nulla, solo ricordi.
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