Mnemosine

Nuova Ipsa Editore

 

Nell’avvincente scenografia d’una occidentale Sicilia postunitaria, legata dalla morsa malavitosa dei borghi marinareschi in una Palermo sonnolente e contraddittoria, si articola l’emblematica storia di sangue dilatata dalle griglie delle logiche mafiose della città fin nell’entroterra di Milocca.
Qui, attraverso un’attenzione per il territorio e per la toponomastica che richiama le planimetrie civiche della Palermo secentesca raccontate da Luigi Natoli, si dipanano le linee di un plot narrativo avvincente e, allo stesso tempo, sapientemente non edulcorato da quei retorici umori che furono propri del feuilleton d’annata, per altro sdoganato dall’attenzione estetica di un Eco, e che ha avuto ancora i segni precisi di una accurata analisi narratologica attraverso la perizia letteraria di un Leonardo Sciascia.
Una vicenda avviata dal giovane Luigi Attanasio, falegname di mestiere, il quale, lancia in resta, decide di rapire la sua Clementina, figlia del “villano” Vincenzo Mangiaracina. Cacciato in malo modo, tanto da far intervenire la pubblica forza, si dà la stura, – il tutto documentato dal mattinale e accurato bollettino dei Carabinieri Reali, – a rapimenti, sgozzamenti, agguati, disegnando, nel cerchio dei quindici capitoli, quel reticolo luttuoso di bande le quali, in opposti ambienti, agiscono affinché i “fatti” trovino il loro adeguato e “onorevole” compimento. Sono questi gli umori di fondo de I masnadieri dell’Acquasanta di Antonio Fiasconaro, il quale ci restituisce, nella sua già nota scrittura agile quanto vivida, la misura del linguaggio siciliano e della psicologia isolana.
Umori e cromatismi d’una Sicilia sottoposta al giogo delle violente logiche feudali, e di una criminalità che inizia a concretarsi in quelle gerarchie di facinorosi che, ad oggi, sono ancora tristi marchi d’una città poco incline al riscatto.

...
€ 12,75 € 15
SCONTO DEL 15%
 Il romanzo Utopia mediterranea parte dal presupposto che Garibaldi nell’accingersi a compiere l’Unità d’Italia, anziché da Marsala, decide di iniziare da Reggio Calabria la conquista dei territori che diedero vita all’Italia unita.
Ne consegue che la Sicilia diventa indipendente, il popolo siciliano può così dimostrare a se stesso e al mondo intero le proprie capacità che sino ad allora non ha potuto esprimere al meglio.
Tali capacità traggono nutrimento dalle innumerevoli dominazioni che nei secoli hanno occupato l’isola, dai fenici ai greci, ai romani, agli arabi, per finire con gli spagnoli e i francesi; da tutti quanti questi popoli i siciliani hanno saputo cogliere gli aspetti positivi, sfruttando le innumerevoli risorse dell’isola che vanno dai beni storici e culturali alle bellezze naturali e paesaggistiche, allo splendido mare e al clima decisamente favorevole, nonché alle risorse minerarie e petrolifere che l’isola possiede.
Il volano di tale sviluppo è comunque dato dalla presa di coscienza della classe nobiliare che, dopo il 1863, si rende conto della svolta che il mondo sta vivendo e, accompagnata dalla notevole disponibilità economica della quale dispone, piuttosto che cadere nell’abulia disfattista, si impegna in attività imprenditoriali facendo della Sicilia una nazione che addirittura diviene leader in alcuni settori industriali d’avanguardia.
Utopia mediterranea è anche il sogno di poter fare di questa terra un ponte tra l’Europa, l’Africa e il Medio Oriente, essendo posta la Sicilia al centro del bacino del Mediterraneo....
€ 17 € 20
SCONTO DEL 15%
anche in Ebook
La frenetica ricerca, da più parti e attraverso i secoli, degli averi nascosti di un mercante siracusano accusato di eresia fa da trama ad una vicenda in cui si stratificano fatti storici e di fantasia.

Conflitti di pensiero, aberrazioni religiose, crisi mistiche, deliri di potere si alternano in un incalzante sequela di avvenimenti tutti fermamente aderenti (con precisione di data) alla storia della Sicilia spagnola. Il contradditorio ruolo del Tribunale dell’Inquisizione, la teatralità delle pene ingiuste, i contrasti per l’esercizio del potere, la Palermo nuova che nasce all’insegna del barocco, fanno da scenario a vicende personali che ne escono schiacciate.

Storie d’amore incrociate navigano verso un incerto destino. Credenze popolari e linee di pensiero umanistico si oppongono al nascente razionalismo scientifico mentre nell’ombra operano alchimisti e indovini alle formule dei quali, molti, di ogni strato sociale, demandano il rapporto con il sovrannaturale.

Una serrata lotta contro enigmi, esposti in sequenza dai messaggi segreti, coinvolge intelligenze distanti trecento anni. Verranno risolti in chiave colta consultando l’opera postuma dell’abate Tritemio e comparando revisioni storiche con ricerche d’archivio.

Colpi di scena improvvisi, eventi tragici o misteriosi lasciano spazio, infine, al tema di fondo che vuol far luce sul bisogno di una corretta formazione culturale, morale e umana degli operatori religiosi, non sempre adeguata ai tempi ed ai climi sociali e soffocata, oggi come allora, da fuorvianti motivazioni ed esposta all’insidia delle umane debolezze.

Il collante narrativo è ridotto al minimo, in una storia che con formula diaristica procede per scene e dialoghi, lasciando spesso al lettore il gusto dei collegamenti necessari allo sviluppo della vicenda.

Salvatore Requirez, nato a Palermo nel 1957, medico, ha diretto diverse aziende sanitarie del servizio pubblico. Nel 1991 è vincitore del secondo premio di Storiografia Municipale bandito dalla Provincia Regionale di Palermo con l’opera inedita Una città tra le ville. Ha fino ad oggi pubblicato: Le Ville di Palermo (1996), presentazione di Dacia Maraini; Targa Florio (1997) con la presentazione di Luca Cordero di Montezemolo che nel 1998 riceve la targa d’onore al Premio Bancarella Sport; I campioni della Targa Florio (2003); il romanzo Il Leone di Palermo (2005) e Storia dei Florio (2007); il romanzo Di nessun colore è stato pubblicato nel 2008. Nel 2013 pubblica La regina delle Madonie. ...
€ 16,15 € 19
SCONTO DEL 15%

Questa volta il prolifico giornalista-scrittore Vincenzo Prestigiacomo ci fa conoscere le avventurose vicende dell’antiquario palermitano Mario De Ciccio. La vita di questo mercante si intreccia, nel primo Novecento, con la colpevole miopia della decandente aristocrazia siciliana e con l’ascesa di un’avida borghesia che sotterrerà il dominio degli ultimi Gattopardi. Infatti, l’aristocrazia chiede aiuto alle banche private, che aprono i loro forzieri ma sul lato destro della bilancia caricano interessi da capogiro, al punto da costringere i clienti a svendere le loro terre ad amministratori furbi e cinici che si ingrassano alle spalle dei padroni. De Ciccio, che conosce bene la nobiltà e i suoi vizi, parte per Parigi alla ricerca delle opere d’arte svendute per far fronte alle improduttive spese di sfarzose feste. Prestigiacomo segue le tracce di De Ciccio, dei suoi ritrovamenti di opere d’arte e dell’incredibile clientela che frequenta la sua bottega in corso Vittorio Emanuele a Palermo, da Wagner a Freud.
Una mattina del luglio 1907 il napoletano duca d’Angiò affida a De Ciccio una tela di Rembrandt da vendere. È ritratta la palermitana Giulia Gezio, o più verosimilmente Saskia Rembrandt? È un luglio rovente e per De Ciccio inizia la ricerca di un compratore della preziosa tela che si concluderà nella Russia zarista.

...
€ 10,20 € 12
SCONTO DEL 15%

 I racconti, popolati di oggetti e animali che offrono il loro peculiare punto di vista, condividendo con gli umani molte forme di ego-centrismo, sostengono incontri e scambi (apparentemente) impossibili, consentendo a personaggi incongrui una condivisione su un ideale piano temporale. Così antichi personaggi possono mescolarsi ai contemporanei, mentre sulle stesse passerelle narrative salgono eroi del passato e miti mediatici, ad offrire nuove interpretazioni di storie personali e collettive. Al centro: il punto di vista di coloro che di solito non hanno voce. Inconsapevoli del proprio destino i protagonisti delle storie possono essere gli ultimi a comprendere la rete di eventi che li unisce, l’intreccio prende forma loro malgrado e l’attenzione si rivolge più all’interiorizzazione dei fatti da parte dei personaggi che ai fatti stessi.
In questi racconti lo stesso tipo di considerazione viene dedicata all’infanzia come alla vecchiaia, al mondo animale e vegetale, perché in ogni età e in ogni forma di vita si manifesta l’anelito al legame più profondo, al raggiungimento dell’unione. Ognuno cerca la felicità, spesso senza riuscirci (la felicità sembra essere da qualche altra parte, forse è momentaneamente occupata), e il senso di solitudine dell’animo umano scaturisce dalla continua ricerca dell’infinito in un altro essere finito.

...
€ 11,90 € 14
SCONTO DEL 15%
Famiglie! Vi odio! è una saga familiare terribile e bellissima, così come terribile e bellissima è l’esistenza. Il romanzo si legge tutto d’un fiato. Coinvolgente e ben scritto, si avvale di un solido impianto narrativo che gli fa assumere un valore universale, e ogni lettore può riscoprire se stesso in qualcuno dei numerosi personaggi che popolano la vicenda....
€ 10,20 € 12
SCONTO DEL 15%
Antonio, il protagonista di questa favola surrealista, dopo aver combattuto nella Legione Straniera, ha deciso di isolarsi a casa sua, senza quasi più contatti con il mondo, esclusi l’amico Roberto e la sua donna, Adalgisa.
Ha strane abitudini Antonio, personaggio eccentrico forse, ma tanto sensibile; ama le donne, il caffè, fare lunghe camminate e l’idea che ha del tempo e delle ore che scorrono è un concetto tutto suo particolare.
Stimato in paese, nonostante la sua ritrosia nei rapporti interpersonali, un giorno gli viene chiesto di candidarsi a sindaco destituendo quello in carica. Antonio non è il tipo, non riprenderebbe mai i contatti con il mondo, e mai e poi mai con la politica. Ma un’apparizione, una vecchina rugosa che sbuca da dietro un roseto in giardino, col suo sguardo ambiguo, quasi indagatorio, lo costringe a porsi tante domande. La vecchina non ha mai parlato, se non una volta sola; le sue rughe sono storie, i suoi occhi verdi uno specchio infinito. Sta sempre in giardino ad aspettarlo, nessuno tranne lui può vederla e a volte è quasi inquietante. E così Antonio ci prova, ma non ha il coraggio di andare fino in fondo, ed eletto quasi all’unanimità, si dimette dopo 39 secondi e va via. In viaggio per un anno con l’amico Roberto, sotto consiglio di Adalgisa, che lo vede sconvolto da tutti questi avvenimenti.
Il protagonista viaggia tanto, infine approda nella Capitale dove viene a conoscenza di una storia che lo colpisce tanto. Gli raccontano di un palazzo in costruzione in cui avveniva un fenomeno alquanto strano: di giorno si erigeva un piano, e nottetempo il piano appena costruito spariva. Almeno così dicevano i giornali, la radio e la televisione. La gente era stupefatta, ma c’era un tale Lorenzo però che non vedeva il fenomeno, e che giurava che non era sparito niente, e che i piani del palazzo erano quelli di sempre.
Allora Antonio si rende conto che ci sono uomini che vedono cose che altri uomini non vogliono vedere. “Aquile” e uomini sinceri, chiamati ingenui da queste parti.
 ...
€ 11,90 € 14
SCONTO DEL 15%
anche in Ebook
Pino Leto (Palermo, 1957) è stato otto volte campione italiano di boxe (dal 1985 al 1988) e campione europeo dei pesi superwelter nel 1989.
La sua infanzia è stata quella di ogni bambino degli anni ’60 cresciuto in uno dei quartieri poveri di Palermo: una famiglia umile, la strada come scuola, insegnanti severi e poco comprensivi. Il bisogno di lavorare che si palesa immediatamente. Le tentazioni del malaffare, la mafia sempre in agguato.
Pino però guarda oltre, non si accontenta di campare alla giornata facendo lavori saltuari e spesso massacranti. Scopre la sua forte attitudine per la boxe e da lì inizia la sua carriera di pugile.
Durante la sua scalata Pino non si è mai montato la testa, è rimasto il ragazzo della Vucciria e ha cercato di migliorare il suo quartiere. Il suo intento è sempre stato quello di togliere i ragazzi dalla strada, insegnando loro a seguire una passione. E con una Palermo “matrigna” non è stato facile.
Il suo contributo dà speranza, dimostra che volendo si può uscire dagli stereotipi, si può lavorare, sudare e patire per una buona causa, che il divertimento non è fare un torto a qualcuno o esercitare l’odiosa arroganza mafiosetta di certa gente convinta che “la mafia è bella, la mafia è potere”, ma c’è dell’altro.
Negli anni ’90, purtroppo, una brutta vicenda lo vede protagonista delle pagine di cronaca dei quotidiani e lo segna profondamente.
La sua storia va dalla strada al ring e porta con sé i ricordi, gli entusiasmi e soprattutto il riscatto di un uomo.
...
€ 12,75 € 15
SCONTO DEL 15%
anche in Ebook
In questo originale romanzo sono riportate le prime esperienze erotico-affettive e le curiosità linguistiche di un bimbo che, sul finire dell’ultima guerra, è stato costretto a un avventuroso viaggio a piedi in Romagna e in Toscana. Sullo sfondo di luoghi danteschi, attraverso indimenticabili incontri, il piccolo protagonista – stimolato dalla misteriosa natura di donne e fanciulle – conoscerà le varietà aromatiche dei loro corpi, apprenderà nuove espressioni in italiano, in dialetto, in inglese. Indagherà su avvenimenti, anche segreti, di illustri personaggi. Avrà notizie sconcertanti sulle vicende del popolo ebraico. Apprezzerà il vero aspetto fisico di Dante, il suo carattere, le più belle parole che scrisse e scoprirà le figure femminili che il Poeta conobbe e il modo in cui le amò.
Una narrazione lieta e drammatica, piacevolmente insolita, avvincente, ricca di parole antiche e nuove....
€ 12,75 € 15
SCONTO DEL 15%
Rosso Bombay è un romanzo ambientato nella più grande e popolosa metropoli indiana, un luogo perennemente in movimento, ricco di fascino e di contraddizioni.
Sfavillante città dei sogni di celluloide da un lato e mostro urbano fatto di baracche in lamiera e cartoni dall’altro.

Il protagonista di questa avventura, a metà fra il noir e il pulp, è Blues, ex militante e combattente dello Shiv Sena che, messosi alle spalle i massacri compiuti a Bombay e la guerra nel Kargil, decide di cambiare vita e intraprendere la carriera di attore a Bollywood.
Al culmine della sua notorietà, però, l’incontro con la donna sbagliata lo spinge sull’orlo di un pericoloso baratro, dal quale tenterà in ogni modo di risalire.

Traffico di droga, prostituzione e pedofilia fanno da sfondo al desiderio di vendetta e di rivalsa che lo porteranno, nelle pagine finali, ad un faccia a faccia mozzafiato con il suo peggior nemico: Khader Bhai, detto il Pescecane. 
...
€ 11,90 € 14
SCONTO DEL 15%
anche in Ebook
Da dove nascono le storie? Cos’è che spinge uno scrittore a immaginare e raccontare le vite di mondi che furono, saranno, o non sono mai stati?

Ci sono germi che insidiano l’anima, che premono affinché le storie nascano, affinché prendano forma bozzetti, suggestioni, profili di personaggi di passaggio.

In questa raccolta di racconti c’è tutto questo: c’è una Sicilia antica, le passeggiate per i viali, i tradimenti insospettabili, gli amori inespressi, le violenze silenziose, le verità imbarazzanti, i limiti violati, gli angeli spaventosi, il disincanto e l’ironia.

Tredici microcosmi prendono vita in poche righe, le pennellate sono sapienti, i personaggi li conosciamo già prima che parlino, l’ambientazione ci è familiare appena lette le prime righe.

Non servono pretesti per scrivere storie, lo sa anche l’autore, il suo è solo un accenno al pensiero che è passato furtivo dalla sua mente seminando i germi della parola che si è fatta carta.
...
€ 11,90 € 14
SCONTO DEL 15%
Totò, dopo oltre sei anni di assenza in cui si dedica al cinema, torna al teatro nel 1956 con A prescindere. Con questa rivista chiuderà per sempre la sua attività teatrale per la malattia agli occhi che lo rende cieco in scena: è successo il 3 maggio 1957 al teatro Politeama di Palermo.
Avrà la forza di andare in scena anche il 4 e il 5 maggio, ma il giorno dopo arriva lo stop definitivo che fa saltare l’ultima replica a Palermo del 6 maggio.

Questo libro ripercorre la tournée di A Prescindere nei teatri italiani, attraverso retroscena mai raccontati.

Sulla malattia agli occhi di Totò si scatenano polemiche, gli impresari della rivista chiedono i danni all’attore e lo portano in tribunale. C’è anche un tentativo di corruzione, non riuscito, da parte di alcuni impresari nei confronti dell’oculista palermitano che aveva curato Totò. Ci sono le testimonianze dei protagonisti di quello spettacolo: Franca Faldini, Franca Gandolfi, moglie di Domenico Modugno, Mario Di Gilio, l’imitatore prediletto da Totò, Lando Buzzanca, allora giovane spettatore in loggione.
Liliana De Curtis racconta la nonna Anna Clemente, la madre di Totò che era nata a Palermo. Quindi la faticosa ripresa dell’attività cinematografica con una commossa testimonianza di Federico Fellini. La malattia agli occhi di Totò è stata l’argomento di una tesi di laurea. Il fotografo palermitano Gigi Petyx racconta gli scatti a teatro e a Villa Igiea. 
...
€ 10,20 € 12
SCONTO DEL 15%
anche in Ebook
Palermo, venerdì 14 luglio 1933, il facchino Antonio Kreuz rinviene, nella stanza 224 del Grand Hôtel et des Palmes, il corpo senza vita dello scrittore francese Raymond Roussel.
Il narratore, in questo soggiorno palermitano è accompagnato da Charlotte Dufrène considerata la sua platonica amante, ma anche governante e amministratrice, e da un enigmatico autista ingaggiato per l’occasione a Parigi.
Il cadavere è disteso su un materasso poggiato a terra, con accanto due guanciali e un pitale con poca urina.

Quella morte turba, e non poco, i già difficili rapporti diplomatici tra l’Italia fascista e la Francia democratica.
Dopo la scoperta del corpo, vengono chiamati alcuni funzionari di Polizia, ai quali si aggiungono poco dopo il Pretore e un perito medico. Il decesso di Roussel viene sbrigativamente archiviato nel giro di poche ore come “morte naturale, probabilmente legata all’uso dissennato di sonniferi”.
Non si parlerà mai negli atti ufficiali di suicidio, malgrado al tempo qualcuno pensò bene di far passare quella morte come volontaria, senza avere però uno straccio di prova.

Nel 1964, il giornalista Mauro De Mauro tenta di riportare alla ribalta il “caso Roussel” con un articolo frutto di testimonianze pubblicato sul quotidiano “L’Ora”, allo scopo di indagare ulteriormente su quella morte che presenta parecchi lati oscuri. Ci prova anche Leonardo Sciascia, sette anni più tardi, con Atti relativi alla morte di Raymond Roussel, dopo aver esaminato il dossier 6425 - oggi misteriosamente scomparso - ma anche lo scrittore siciliano non riesce a trovare la chiave giusta per dipanare le trame di una oscura vicenda irrisolta. La questione è rimasta aperta per quasi 80 anni.

Con Morte d’autore a Palermo, grazie a ricerche capillari svolte da Fiasconaro in Italia e in Francia, si vuole ancora una volta entrare nel cuore di questa storia, portare alla luce le inadempienze, le omissioni e la superficialità con cui è stato archiviato il caso, per arrivare finalmente a dare una verità il più possibile vicina all’enigma della fine di Raymond Roussel, scrittore surrealista, personaggio eccentrico, uomo ambiguo che ha lasciato dietro di sé una scia di affascinanti misteri.

Non manca il colpo di scena.
...
€ 10,20 € 12
SCONTO DEL 15%
Com’è stata la notte nell’oblio? La notte dell’anima, di una vita mal spesa, di un tunnel di cui non si vedrà la fine?

Un uomo un giorno si sveglia e non si riconosce: la moglie, la casa, il suo lavoro, tutto è come dentro un caleidoscopio, dentro un contenitore che gli appare del tutto estraneo. L’unica via è la fuga.
In un lungo peregrinare si intrecciano storie, un cane irlandese diventa il più intimo amico e una donna mulatta lo battezza, donandogli un nome nuovo, forse una speranza.

Ma è forse un nome a definire una persona? A dirci chi siamo?

Una storia che arricchisce chi la legge, piena di suggestioni, di testo nel testo, di una voce elegante che parla, sussurra, riflette.

L’autore riprende un’eco pirandelliana, la sviluppa e la porta avanti con raffinatezza e un’innata dolcezza, sembra quasi mettersi (o metterci?) una mano sulla coscienza, sul riassunto di una vita… vissuta?
...
€ 11,90 € 14
SCONTO DEL 15%
anche in Ebook
In un piccolo e imprecisato paese del sud abita un ragazzo solo. Il suo nome è un mistero, la sua famiglia non è mai esistita, l’unico amore che conosce è quello a pagamento.
Un avvenire piatto e senza speranze gli  si profila davanti, ma un uomo cambia il corso delle cose: l’Ingegnere.
Nessuno sa da dove venga né chi sia veramente, si fa vivo solo un paio di mesi all’anno per villeggiare nella grande casa che possiede in paese.
Quest’uomo decide di assoldare il protagonista, dapprima come muratore, poi iniziandolo ad una scuola speciale.

Può un’esistenza scendere a compromessi tanto radicali e cambiare assetto in maniera così repentina?

“Senza nome” diventa un truffatore, viaggia, vive col fiato sospeso e gode di atti criminali che hanno per oggetto ricchi diventati tali in maniera poco limpida.
Ogni azione è frutto di mesi di preparazione. Si va avanti così per anni, guadagnando fortune, fino a sfiorare inevitabilmente la malavita organizzata.

Cosa è rimasto di quel ragazzo orfano che non osava chiedere tanto alla vita?
Forse una ragazza straniera, testimone di un delitto, col suo bisogno di amore e protezione, riuscirà a tirare fuori l’ultimo lembo di umanità rimasto nell’animo del nostro antieroe.
...
€ 10,20 € 12
SCONTO DEL 15%
anche in Ebook
Cosa può accadere se, a Milano, in una mattina di fine maggio, un marsigliese tampona con la sua automobile quella di una parigina?
Succede che ha inizio una storia a tinte Bleu Noir.

Bleu come l’amore, il Mediterraneo, il cielo e la loro voglia di vivere. Noir come i loro misteri, i sotterranei del loro inconscio e come qualche sfumatura di questo racconto.

Bleu Noir come Marsiglia!

Da quest’incontro scaturirà un percorso emozionante che permetterà a Julienne e Jean Claude di dare uno scacco matto allo scontento della loro vita.

La loro insolita storia è raccontata in questo suo primo romanzo da Michele Iannelli, medico, psicologo clinico, psicoterapeuta. Alla fine della narrazione, forse, a qualcuno verrà la tentazione di cambiare qualcosa o tutto della propria esistenza.
...
€ 8,50 € 10
SCONTO DEL 15%
L’adolescenza di Leila in Afghanistan, i dissesti della sua patria martoriata e i rovesci che ne hanno determinato l’esilio fanno da piedistallo a una solida vicenda dai risvolti dolorosi ancorché piccanti, che la vede protagonista di un’esperienza di schiavitù coniugale insolita in virtù delle sue peculiarità etnico culturali.

Il burqa integrale, strumento di rispetto verso la femmina imposto da una discutibile interpretazione del Corano nella terra di origine, diventa in Italia arma di asservimento che poggia la propria insidia sulla capacità di suscitare fantasie esotiche. Il mantello e cappuccio intesi a proteggere la donna dalla vista concupiscente degli sconosciuti si fa oggetto di richiamo per una mercificazione altrimenti tristemente comune.

La storia di prostituzione alla periferia di Milano si tinge così di una morbosità stravagante che non basta a stemperare lo squallore e il degrado in cui è immersa la vicenda, né tantomeno ad attenuare la sofferenza narrata dalla protagonista. Leila ne esce come una vittima cosciente della propria sfortuna, una donna di statura morale superiore a quella che lei stessa credeva di possedere.

Pascal Schembri ne trascrive con voce appassionata la discesa agli inferi e la successiva emancipazione, spaziando nello stile dal racconto in prima persona al reportage, fino all’intervista pura e semplice, fornendo un esempio di maturità narrativa degna della sua esperienza impegnata nel sociale.
...
€ 8,50 € 10
SCONTO DEL 15%
anche in Ebook

L’avvento del fascismo crea a Palermo un clima politico teso come nel resto dell’Italia. Gli aderenti al Circolo Universitario Cattolico denunciano aggressioni delle camicie nere locali che strappano ai giovani popolari la loro tessera. A rischio anche la vita di Don Luigi Sturzo, che nel luglio 1923 dà le dimissioni da segretario del Partito Popolare Italiano e si rifugia a Londra.


Nel capoluogo siciliano l’imprenditoria non decolla. Hanno difficoltà a trovare un’occupazione i giovani laureati e i capifamiglia sopra i cinquant’anni. Il 1923 si apre con la tragica notizia della morte di re Costantino di Grecia, che alloggia a Villa Igiea. La figlia Irene grida: “Papà è stato ucciso, non ho dubbi”.


Intanto la città si imbelletta per la visita ufficiale del Duce, che promette: “La Sicilia ha problemi di strade, di acqua, di mafia. Prenderò misure per tutelare i galantuomini”.


Piomba in Sicilia Cesare Mori e con i suoi metodi forti costringe il popolo a collaborare contro la mafia. Nel mirino del “prefetto di ferro” l’on. Alfredo Cucco, il più votato nell’isola dal regime.

Escono dalla scena i Florio, una famiglia che ha dominato in Sicilia e oltre lo Stretto per più di un secolo. La vita mondana è movimentata dalle potenti famiglie aristocratiche più in vista. Palermo si mobilita per le nozze tra Cristoforo di Grecia e Francesca d’Orleans; la cerimonia si svolge alla Cappella Palatina. Intanto sale alla ribalta nello scenario internazionale Fulco della Verdura, che affascina Coco Chanel creando curiose spille a forma di conchiglie.


Negli anni bui della guerra godono di privilegi capi fascisti e alti ufficiali. L’arrivo degli Alleati restituisce ai siciliani speranze di giorni migliori. Il Separatismo vive tra inganni e delusioni.


Il dopoguerra è la stagione delle conquiste con sete di libertà e fame di terra. Dopo i sanguinosi delitti della banda Giuliano, la Sicilia cerca di cambiare volto. Ed è qui che vengono accesi i riflettori sul “Gattopardo” di Giuseppe Tomasi di Lampedusa, mentre entra in vigore la legge Merlin

...
€ 11,90 € 14
SCONTO DEL 15%
“Forse è l’Acquasanta ad avere qualcosa di speciale per via dell’acqua miracolosa che si dice sgorgasse da questo posto”.

Acquasanta è un antico sobborgo marinaro di Palermo. Lungo la strada che lo costeggia un camion travolge una bambina che in fin di vita viene trasportata in ospedale e ricoverata in rianimazione dove l’infermiera che l’accoglie rimane rapita da quel piccolo corpo in coma che “gli occhi li tiene aperti” e odora di buono e finirà col far ruotare la propria vita intorno ai luoghi e alle persone che alla bambina sono legati.
La storia non sembra avere una collocazione temporale, in continuo rimando tra sentimenti perduti di un mondo antico, rappresentato simbolicamente dallo scenario dell’Acquasanta e la drammaticità del reale che accade quotidianamente in una stanza d’ospedale.
L’elemento che affascina e allo stesso tempo inquieta è l’atmosfera rarefatta della storia, sospesa come la bambina nel letto d’ospedale, come una natura morta. Eppure intorno i personaggi si muovono, percorrendo millimetri ogni ora, forse qualche centimetro al giorno nel loro stare al mondo.

Un racconto in cui, sebbene l’assenza di speranza sembri condurre inevitabilmente alla paralisi irreversibile, la forza propulsiva dell’amore stravolge anche gli esiti più prevedibili....
€ 7,65 € 9
SCONTO DEL 15%
Lungo i fili che reggono l’ordito della Storia ufficiale dell’Unità d’Italia, il romanzo costruisce una vicenda privata attraversata dall’impresa dei Mille.

È la storia di Serafina, un’orfana che dopo una serie di dolorose vicende personali si pone al seguito dei garibaldini appena sbarcati a Marsala, giunge fino a Gaeta e dopo la fine dei Borbone si unisce a una banda di briganti e disertori che combattono gli invasori piemontesi condividendone il destino.
Alla Storia ufficiale fanno da contraltare Abba, che tra le righe dice di più di quello che vorrebbe dire, poi l’indignato gesuita padre Curci e infine Carmine Crocco, il brigante semi-intellettuale.

Due le chiavi di lettura di questo complesso romanzo. Da un lato la riconduzione a quotidianità, a fatto, di vicende ormai eroicizzate e come tali consegnate alla storia, dall’altro la realizzazione di un esercito di mimesi linguistica, denso di ironia, inteso a ricreare anche a mezzo di un linguaggio alto l’ambientazione ottocentesca.

"...e anche Serafina vide davanti a sé, lontano lontano, l’Etna, immenso, sterminato, nereggiante, con in cima un largo sbuffo di fumo chiaro. Fermò il carro in uno slargo, si inginocchiò e si segnò. Al suo cuore ormai provato la grande montagna apparve come il rampante di un immane, crudele cuneo di roccia tenebrosa e fumigante, scagliato verso il sole da una forza immensa e avversa, sorta dalla profondità degli abissi per innalzare fino alla luce una terra ineguagliabile e inchiodarvela". 
...
€ 11,90 € 14
SCONTO DEL 15%

Un saggio che attraverso l’esame di molti fatti avvenuti ne contrabbandi come vero uno che avvenuto non è, potrebbe essere l’equivalente in letteratura di quella perversione cinematografica del genere documentario detta docu-drama o docu-fiction, responsabile negli ultimi anni di clamorosi capolavori (Zelig di Woody Allen, Death of a President di Gabriel Range, Bob Roberts di Tim Robbins).

È stato il cineasta Jean Renoir ad affermare che il documentario è la forma di cinema più finta che ci sia. Adottando la medesima trasposizione si potrebbe dire che il saggio è la forma di letteratura più finta che ci sia senza suscitare troppe proteste, alla luce soprattutto di pietre miliari della fantasia quali certi poderosi saggi di Jorge Luis Borges.

Tutto nel presente saggio è stato documentato, per scelta dell’autore, raccogliendo le informazioni nel modo più popolare e attuale che ci sia, ovvero cercando e trovando in internet le fonti enciclopediche ed editoriali più accreditate del momento. Ogni episodio è estremamente documentato, si diceva, tranne uno.
             
L’espediente è semplice quanto ingegnoso: inserire un avvenimento immaginario in mezzo a una lunga teoria di eventi reali, contrapporlo, confrontarlo, paragonarlo e assimilarlo al più emblematico di questi così da renderne plausibile l’esistenza e animare il dibattito sul possibile grazie all’elemento estraneo della fantasia.
             
Concepito più come un trattato sugli attentatori che sulle loro vittime, Kennedy e Berlusconi - Lo stesso destino? osserva il fenomeno dell’aggressione politica sotto la lente dell’emozione psicologica, in un’indagine dell’animo umano individuale e di massa che lascia nelle ultime pagine il sapore dolce amaro della Storia che ritorna e si autoneutralizza, di un’evoluzione civile passibile di revisione e riciclaggio nei suoi diversi stadi di progresso verso una nuova fase alla fine già vista e vissuta.
           
Le spinte a sovvertire, a colpire l’autorità, a eliminare fisicamente l’avversario politico effettivo o presunto, sono tante e tali da riempire una Treccani senza esaurirne le varianti. Eppure, ci insegna Pascal Schembri, le tipologie umane coinvolte sono riconducibili a poche principali linee di azione e reazione, di lotta e complotto, di sfida aperta e congiura.
           
Le pulsioni sono a seconda dei casi eroiche o pusillanimi, spietate o sportive, estemporanee o calcolate, e designano la complessità di un “animale sociale” molto complicato, quasi ingovernabile, in una società “caos” che sui propri sacrifici edifica lezioni future che forse qualcuno ascolterà.
           
La dichiarazione in apertura è tesa ad annoverare il saggio tra le opere di fantasia e salvaguardare l’autore da eventuali conseguenze come nella migliore tradizione della fiction. In un mondo e in un’epoca in cui “storia vera” è diventato il marchio di qualità attribuito alla maggior parte dei romanzi, Schembri va controcorrente e sigla un trattato sugli attentati con la classica avvertenza degli scritti frutto d’invenzione.
           
Come spesso accade, il paradosso è garanzia di autenticità. Alla fine non conta che l’agguato a Berlusconi ipotizzato in un futuro prossimo non sia verosimile o lo sia troppo. Non importa l’avvenimento in sé, quanto il travaso dei generi capace di creare vertigini di significato da realismo a fantasia in un’opera che in questo misuratissimo equilibrio trova il proprio massimo pregio.
...
€ 10,20 € 12
SCONTO DEL 15%
anche in Ebook
Il racconto di una vita non si esaurisce con l’ultima pagina di un libro. Finita la lettura si riapre in noi il desiderio di saperne di più, di comprendere meglio le ragioni, i moventi, le relazioni, quelle che Gadda chiamava le ‘concause’ che infittiscono di non sense e tramano di mistero tutta intera un’esistenza. Nel caso di Raimondo Lanza di Trabia gli elementi per riaccendere le luci della scena subito dopo averle spente ci sono tutti, a cominciare proprio dalla sua fine, il suicidio sull’asfalto di una strada romana, un grigio mattino di novembre. Un volo d’angelo come nel mare siciliano, al sole di Trabia, nel sangue della mattanza; una caduta, l’ultima di tante altre prima. Unico testimone un qualunque benzinaio.

Non diversamente il romanzo del cugino Giuseppe Tomasi, accorso tra gli altri quella mattina, si chiudeva con una caduta: «Pochi minuti dopo, quel che rimaneva di Bendicò venne buttato in un angolo del cortile che l’immondezzaio visitava ogni giorno. Durante il volo giù dalla finestra la sua forma si ricompose un istante: si sarebbe potuto vedere danzare nell’aria un quadrupede dai lunghi baffi, e l’anteriore destro alzato sembrava imprecare». Anche Raimondo, scendendo per l’ultima volta lo scalone della sua villa alle Terre Rosse, aveva guardato sul soffitto il suo stemma, il leone rampante e aveva detto al fratello Galvano: «Non ti sembra un po’ invecchiato e senza voglia di lottare?»

In questo libro c’è molto: c’è la rappresentazione di importanti momenti della storia civile e privata dell’Italia tra le due guerre, c’è il difficile e aspro secondo dopoguerra, c’è l’attenzione minuta alle mode, alle abitudini e alle smanie di certa aristocrazia siciliana e internazionale, c’è la ricostruzione attraverso la memoria di numerosi protagonisti di episodi che finiscono col ricomporre le tessere di quel tempo, c’è perfino l’ammirazione del narratore per i personaggi intervistati, tutti amici, parenti, conoscenti, tutti di alto livello sociale.

Salvo Zarcone

...
€ 11,90 € 14
SCONTO DEL 15%
La serenata continua a sopravvivere, a riscuotere successo, tanto che ormai sono numerosi i gruppi di cantanti e musicisti che offrono questa forma di intrattenimento, soprattutto per matrimoni o in occasione di feste e sagre sparse in tutta la penisola italiana.

Come mai allora gli autori di quest’opera affermano all’unisono che la serenata è estinta? In effetti i racconti e le testimonianze non parlano della serenata in sé – compito invece egregiamente assolto ad apertura del volume dalla “breve storia” di Pavone – ma di tutta una società, quella siciliana in particolare, che è cambiata e narrano con taglio ora letterario ora storico o socio-antropologico l’evoluzione degli usi e costumi di un popolo che si apre alle influenze culturali e comportamentali esterne, sia nel bene che nel male.

Talora, com’era inevitabile, la narrazione diventa struggente nostalgia, seppure sempre disincantata. Si vedano ad esempio i racconti di Guardì, Castiglione, Nobile, Patti, Piscopo, Privitera, Vilardo. In altri contributi prevale il taglio critico letterario, come in Di Marco e Ferlita. Di assoluto interesse le considerazioni socio-antropologiche di Sferrazza o quelle sorprendentemente poetiche come il “cantico” di Arnone. Non possiamo citare qui tutti gli Autori, tutti di gradevole e istruttiva lettura.

I componenti della “Compagnia di canto e musica popolare” pensano, a ragione, che ogni donna sarebbe felice di ascoltare (“ricevere” si diceva) una serenata a lei dedicata; e in effetti, è ciò che fanno oggi tanti innamorati dedicando una canzone all’amata in uno degli innumerevoli programmi musicali delle radio private. Ma certamente questo tipo di dedica non può surrogare il significato profondo della serenata “vera” soprattutto in Sicilia. Prima di tutto l’originalità, spesso il pretendente era l’autore delle parole della serenata da cantare all’amata; poi la sorpresa, con i pericoli a essa connessi, senza dimenticare l’atmosfera sempre notturna, ariosa, liberatoria come un bel sogno. Questo oggi, in aperta contraddizione con l’evoluzione dei costumi, ripropone la Compagnia; e una serenata fatta come si deve non ha nulla a che fare con le folcloristiche esibizioni dei gruppi ai matrimoni. E, coerente con questa proposta, la Compagnia ha inserito nel cd brani sconosciuti o raramente ascoltati: dal breve accenno iniziale intonato con giovanile baldanza dall’ultra ottuagenario Giunta all’ultimo brano solo strumentale di incomparabile dolcezza.
...
€ 17 € 20
SCONTO DEL 15%
A metà tra il romanzo breve e il saggio, Fiesta all’italiana introduce il lettore nel mondo del reality televisivo per poi condurlo fuori dagli studi, all’aria aperta, in una Parigi perfettamente letteraria in cui il picaresco catodico sfuma nel gotico narrativo.

Nel suo racconto di formazione e diseducazione, di riscatto concreto e astratta redenzione, Pascal Schembri ragiona sulla televisione come mezzo pubblicitario, come medium d’intrattenimento e come messaggio stesso della trasmissione nell’etere. Alla facile sfiducia e superiorità del letterato, contrappone il pragmatismo dell’agente letterario che fa i conti con la scarsa visibilità dei propri prodotti, animando una dialettica paradossale che non può che risultare costruttiva.
Il contrasto tra reality e fantastico è solo apparente, la miscela corrosiva dei generi non tarda a mostrare la natura esemplificativa del saggio e quella onirica del racconto in un crogiolo di forze dalla sconcertante efficacia.
Il protagonista Paul Timbri si aggira negli studi della RAI di Roma come un millantatore consumato, un infiltrato che prende spunto dalle proprie per svelare le altrui bassezze. Ci porta per mano attraverso i meccanismi del fasullo televisivo e umano, rivelandone la contiguità, per poi farci uscire “a riveder le stelle” in un cielo non meno disincantato ma senz’altro toccato dal benefico fantasma dell’ideale.


guarda l’intervista a Pascal Schembri...
€ 10,20 € 12
SCONTO DEL 15%
anche in Ebook
Questo libro coglie l’immagine di una città che vive lo sfarzo dell’eleganza e dei sontuosi ricevimenti nelle dimore settecentesche. La follia dilapidatrice di una nobiltà che riceve regnanti e magnati dell’alta finanza organizzando cene e feste da ballo che contrasta con la miseria dei vicoli che circondano le case patrizie.
Nella cronaca mondana Donna Franca Florio occupa sempre la copertina, stupisce non soltanto per l’avvenenza, ma anche per lo stile di vita e l’esclusivo abbigliamento all’ultimo grido. La sua antagonista è la duchessa Marianna Alagona.

In questa città dalle mille contraddizioni, ma affascinante, vivono allegramente politici corrotti appoggiati da una mafia spietata che spedisce lettere di scrocco alle famiglie più facoltose di Palermo.
Tra i protagonisti del romanzo dal genere giornalistico-letterario, un monaco, fin troppo intraprendente, isolato nel monastero ma abile a dialogare con onorevoli, malavitosi e gente del popolo.
Il Novecento si apre con alcuni onesti amministratori che sanno spendere il denaro pubblico e vede il diffondersi dell’attività ludica.
Nel frattempo il sequestro di una adolescente e tre inquietanti omicidi vengono a sconvolgere la vita quotidiana di Palermo, non più “felicissima”....
€ 10,20 € 12
SCONTO DEL 15%
Come in un racconto fiabesco la Vucciria che Giacomo Cimino ci consegna non può che essere quella del … c’era una volta. Una volta, quando? Inevitabilmente nel tempo della memoria di un testimone che ne ha seguito le vicende incarnate nel suo vissuto personale e in quello della sua famiglia, nella culla protettiva del quartiere, madre di mille e una storia, tutte degne di una narrazione. 

Una memoria che affonda le radici negli anni Cinquanta, gli anni in cui Giacomo fa i primi passi sotto lo sguardo vigile dei suoi, titolari di un noto panificio del quartiere, conquistando spazi sempre più ampi negli ambiti prossimi alla bottega e che solo col tempo diventeranno la Vucciria, un seducente caleidoscopio di volti, voci, colori, odori. Ma gli anni Cinquanta sono anche gli anni in cui Palermo con i suoi quartieri storici e i suoi mercati avverte i primi, anche se ancora deboli segnali di una mutazione che ne avrebbe modificato nei due decenni successivi in maniera radicale gli assetti urbanistici e socioantropologici. 

A chi con Giacomo condivide l’impietosa anagrafe incisa nei Cinquanta e che come lui ha sperimentato l’avventura di seguire genitori, nonni o parenti prossimi nei meandri della spesa alla Vucciria o in altri viciniori mercati, quel mondo non poteva che sembrare l’unico possibile, sottratto alla temporalità come in una magia ogni giorno rinnovata sulle balate sempre bagnate, specchio per una moltitudine in movimento di uomini, donne e bambini. Uno spazio che oggi ci piace ripensare come una comunità articolata in ambiti di vicinato che Giacomo ricostruisce con devota attenzione e topografica attitudine, a calata maccarrunara, i cutiddieri, via pannieri, le tre chiese di Sant’Antrìa, San Domenico e infine a chiazza, Piazza Caracciolo e la sua celebre e infida scalinata verso la Via Roma, l’altra città che il progetto ottocentesco aveva sostituito a una parte dell’antico quartiere talmente degradato da preferirne più che la bonifica la distruzione.

La vicenda della ditta Cimino, raccontata con misura e gusto nelle sue alterne vicende e nel drammatico quanto emblematico epilogo, fa da baricentro di una ricostruzione che non si fa schermo di intellettualismi per mettere in ombra la sua schietta natura di narrazione soggettiva nata da un vissuto riproposto senza enfasi e retorica. Nel mosaico di personaggi incastonati in questi ristretti e perciò spesso conflittuali spazi di relazione, alcuni con le loro voci e il loro dialetto si stagliano a tutto tondo e poco importa se per tratti positivi o negativi, quasi a residiare come geni loci uno spazio che anche per merito di Giacomo è destinato a diventare mitico, marca territoriale forte di una identità che continuamente viene rinnovata dall’inesorabile fluire delle generazioni e cui oggi contribuiscono, come nel passato, artisti, fotografi , registi e scrittori più o meno noti.
...
€ 10,20 € 12
SCONTO DEL 15%
anche in Ebook
Due storie ‘siciliane’, singolari e strane eppure ‘storiche’, radicate in un preciso contesto temporale e culturale da cui traggono la loro particolare coloritura e il loro specifico significato, due storie al cui interno l’ambientazione risulta alla fine determinante.

Nella prima Nenè Arena, un pescatore del mare africano che si adatta un po’ a tutti i mestieri, possiede uno sguardo magnetico che eccita e soggioga l’eros delle donne con le quali viene a contatto. Un don Giovanni in Sicilia minore di brancatiana memoria che emerge dalle rive del suo mare isolano alle cronache mondiali degli anni sessanta perché nel tempo ha messo su più che un harem una vera e propria tribù. Una storia semplice, si direbbe, eppure dietro si nascondono le storie a volte toccanti di tanti abbandoni, di tante donne sbandate o perdute alle quali Nenè ha offerto una singolare eppur dignitosa forma di convivenza.

John Spadaro de La villa dell’inganno è «poco più di un ragazzo quando mette per la prima volta piede in Sicilia». È il 10 luglio del ’43 e John fa parte di un piccolo commando alleato che dovrebbe essere paracadutato alle falde dell’Etna per far esplodere un deposito di munizioni e invece si ritrova proprio al centro dei combattimenti nella piana di Catania. Qui conoscerà il barone di Valguarnera, col quale avrebbe dovuto prendere contatto, e soprattutto le figlie, Mafalda dagli occhi verdi e Giuseppina silenziosa e sensuale.

Vecchio riesce a dare a entrambe le ‘storie’ tinte e colori molto materici e, specialmente, nella seconda, una particolare suspence che tiene in sospeso sul filo della trama il lettore fino all’ultima riga.

...
€ 6,80 € 8
SCONTO DEL 15%
Un critico inglese dell’800, Walter Pater, distingueva la grande poesia dalla buona poesia. Per buona poesia intendeva la poesia che si limita a registrare un solo aspetto della vita e dei sentimenti umani visti da un solo punto di osservazione, e quindi personali e provvisori ma oggettivati con passione. Per grande poesia quella che focalizza l’obiettivo sull’uomo nella sua totalità, ne registra la varietà e la mobilità del sentire e del pensare e ne ricostruisce la storia.
La grande poesia, dunque, grazie ai suoi contenuti, coinvolge il lettore che in essa si identifica, in assoluto; e per essa si commuove, si esalta, si adira, si giustifica, si condanna, gioisce o si addolora. E si educa. Perché essa tocca tutte le corde che presiedono alla cosiddetta vita spirituale dell’uomo e ne interessano la “cassa di risonanza”.

Le Metamorfosi di Ovidio sono la storia della vita, animale e vegetale, sulla terra, dalle origini al tempo del poeta, e la storia dell’uomo: del suo vivere sulla terra, tra bellezze e turpitudini, vittorie e sconfitte, generosità e ingiustizie, persecuzioni e delitti, arroganza e sottomissioni.
L’eterna storia, insomma, del rapporto tra chi è armato e chi è inerme; tra uomini che nel mondo si propongono come Dei, contro la vita, e uomini che, rimanendo uomini, volano alto sulle ali della genialità (e dell’intuito) e salvano la vita, nelle sue mille forme e mille identità, dall’aggressione distruttiva del Potere.

Questo è il significato delle Metamorfosi: il trionfo della vita, che gli uomini-Dei pretendono di annientare ma che un Dio-Dio, quale che fosse, trasfigura e salva per mezzo di altri uomini fatti a sua immagine e somiglianza. Le forze demoniache del Potere possono trasfigurare o sfigurare l’energia che genera la vita ma mai sopprimerla.

Gina D’Angelo Matassa
...
€ 20,40 € 24
SCONTO DEL 15%
Il Segmento Aureo è uno stupendo romanzo sulla Storia. La storia dell’uomo, la sua predestinazione, il suo essere parte di un generale e necessario progetto sono uno scenario per parlare di passioni profonde come l’impegno morale, la vendetta, la fede, il tradimento, l’arte e l’amore.

La proporzione divina e la regola di equilibrio dell’universo impongono che esista il male, il dolore e la morte come corrispettivi delle cose sublimi ed eterne che all’uomo sono concesse.

Un invisibile tessitore annoda le trame e gli orditi dei destini umani. Artico Blinder è un predestinato dalla sorte che ha inciso sul suo corpo segni indelebili: la deportazione, il numero della divina proporzione e sublimi ali tatuate. Nell’ultimo giorno della sua vita egli narra l’incredibile racconto della propria reincarnazione da profugo ebreo moribondo ad abile e ricchissimo scopritore dell’oro del Terzo Reich.

Ribattezzato con il nome di un ghiacciaio cieco, disperso e semiaffondato nelle acque di un’esistenza tempestosa in cui annegamento e speranza di emersione si susseguono senza soluzione di continuità e senza un’apparente ragione, Artico Blinder attraversa indenne il sentiero al limitare della morte senza mai cadervi dentro.

Ciò che tiene uniti i tasselli di quel destino (e del destino di milioni di uomini) è l’amore per Eloise Brown.

Il centro narrativo de “Il Segmento Aureo” è proprio l’amore che, a giusta ragione, diventa lo strumento per salvare il mondo.

L’arte sostiene quel sentimento, lo nutre e se ne fa compagna.

Il protagonista rivive con il lettore l’incontro con Henry Matisse e il poeta Louis Aragon nella Francia del 1945 raccontando un particolare inedito della vita del grande artista.

Il romanzo storico si sviluppa da vere fonti degli O.S.S. (uffici dei servizi informativi strategici americani) solo di recente non più segrete. Sconosciuta alla quasi totalità dei lettori, la ricostruzione ha una valenza davvero esplosiva nel giudizio sulla storia contemporanea.
...
€ 10,20 € 12
SCONTO DEL 15%
anche in Ebook
Dal 1881 alla vigilia della prima guerra mondiale, il romanzo narra le vicende di una famiglia, quella dell’ingegner Edmondo Zuelli che sposa Maria Lanzalone e ha due figli: Giannino (1884) e, dopo quasi nove anni, Silvio (1892) che viene seguito dal narratore, appunto, fino alla maggiore età che, nel suo caso, coincide con la vigilia della prima guerra mondiale.

Al racconto del formarsi e del crescere di questa famiglia, nucleo centrale della storia, il narratore intreccia le vicende degli altri numerosi personaggi. In primo luogo dei genitori degli sposi, l’architetto Liborio e la moglie Susanna Zuelli, che vivono a Palermo con i sette figli, e il proprietario terriero don Leoluca Lanzalone con la moglie Maddalena e i loro figli che vivono in un paese, mai nominato, ma che per le allusioni storiche e geografiche il lettore identifica agevolmente con Corleone.

Tra città e campagna, tra continuità e opposizione (non sempre, infatti, i due mondi si scontrano), il romanzo racconta le vicende di numerosi personaggi, dei figli degli uni e degli altri consuoceri in primo luogo, che spesso s’intrecciano ma a volte si accampano senza seguito. Si tratta, in prevalenza (a parte don Liborio, poco rappresentato, e don Leoluca, più visibile sulla scena) di vicende legate a giovani e alla loro crescita, alle loro speranze, ai loro giusti timori, aspettative, ideali, delusioni, dolori e fidanzamenti, rotture, matrimoni, nascite, battesimi e, molte volte, forse troppo spesso, a premature e inquietanti morti. Una sorta di magma familiare, al cui interno si confondono quelli che per il narratore sono gli elementi primordiali di ogni società: la giovinezza del mondo.

Guido Vergani definì Il mondo giovine «l’opera di un "chiarista" nella sottile lucentezza dei paesaggi e nell’approfondita tenerezza con la quale l’autore ha guardato ad un mondo assai meno amaro di quello di Pirandello e meno ironico di quello di Brancati, in una continua vibrazione stilistica che dà alla sua pagina effetti di rara trasparenza.»
Pizzuto ebbe la consapevolezza che il romanzo di Spinelli fosse un capolavoro.

Un romanzo a così alta tenuta narrativa, che non presenta cedimenti e che riesca a coinvolgere, ad avvincere il lettore, per centinaia di pagine, espressione di un ricco universo artistico e umano, non può finire nelle misteriose e bislacche secche della sommersione letteraria.

La presente ristampa, a poco meno di cinquanta anni e nella stesura che ebbe le ultime cure dell’autore, rende giustizia a uno scrittore riservato e di ampia apertura alare, recuperando un capolavoro alla letteratura nazionale ed europea.
...
€ 20,40 € 24
SCONTO DEL 15%
Il diavolo e l’olio santo è un romanzo tra realistico e umoristico, di tipo manzoniano, per la felice convergenza di storia e invenzione e per l’istanza religiosa che vi circola e vi domina; ma è anche un romanzo che non ignora le grandi tendenze novecentesche, in ordine a uno stile che richiama Céline, Gunther Grass e Garcia Marquez e non esclude forme di montaggio figurativo che fanno persino pensare all’École du regard.
Ma è sopra tutto un romanzo interamente siciliano, sia perché ambientato in un paesino della vecchia provincia di Catania, Centorbi (oggi Centuripe, in provincia di Enna), luogo natìo dell’autore, e come tale ricco delle usanze, mentalità, passioni, attese, delusioni dell’universo siciliano (la delusione maggiore, quella amorosa, realmente patita dalla protagonista, madre dello scrittore), tutte colte e rappresentate in una delle fasi più tormentate del Novecento, quella della Prima Guerra mondiale, e tutte concentrate nelle vicende di una famiglia benestante, delle sue aspirazioni e necessità, nonché dei suoi pregiudizi e dei suoi fallimenti, un universo nel quale si proietta pure molto della problematica antropologica e pedagogica, economica e politica del nostro tempo (il rapporto tra religione e sesso, le scelte matrimoniali, il dilemma della pace e della guerra, le questioni di capitale e lavoro, di ricchezza e povertà).
...
€ 20,40 € 24
SCONTO DEL 15%
Un giovane archeologo, Guglielmo T., nel ristrutturare una vecchia villa di Sferra, vicino Palermo, scopre nel cassetto di un vecchio tavolino un anonimo quaderno manoscritto, un diario intimo. La data di chiusura è la Pasqua del 1966, quarant’anni prima, e vi si parla di un incesto.

È l’inizio di una ricerca densa di riflessioni ma piena anche di supense che porterà alla scoperta di una terribile ma insieme imprevedibile verità. A scandirne in prima persona i momenti e le pause sono il narratore Monti e infine l’autore stesso del diario riportato in appendice.

Sullo sfondo, in un’altra villa solitaria e distante dalla prima, a Ficarazzi, Rosalia T., madre di Guglielmo, figura tanto amata dall’unico figlio quanto silenziosa ed enigmatica nel suo essere ‘sempre innamorata di qualcosa’. Non sarà però il ‘professore’ Monti a spiegare il senso del diario ma un neuropsichiatra, Dante Costamagna, che riuscirà a dare significato a quella scrittura simbolica.

Monti costruisce una narrazione che tiene sempre desta l’attenzione del lettore conducendolo attraverso un percorso narrativo avvincente e allo stesso tempo ricco di stazioni meditative, di approfondimenti ma anche, soprattutto nella prima parte, di microstorie singolari e appassionanti.
Il campo privilegiato è quello dell’inconscio e della follia, cui si affiancano i temi assai complessi ma prossimi del senso della vita e soprattutto del dolore che costituisce il terreno di coltura dei temperamenti lirici e quindi della poesia. E lirico è nella sua sostanza il linguaggio, tutto connotativo e simbolico, che struttura le pagine del diario intimo.
Una prosa lirica che ha andamenti ritmici e sonori di notevole musicalità ma soprattutto profondità di temperamento e di visione che a volte riprende e si accosta ai grandi classici, da Shakesperare a Valery, lasciando il lettore fino all’ultima riga nella struggente atmosfera di una condizione contraddittoria che è certamente singolare e fuori dal normale e, nonostante ciò, umana, troppo umana.
...
€ 6,80 € 8
SCONTO DEL 15%
anche in Ebook
In queste pagine prende corpo l’epopea piena di fascino e di memorie della più antica corsa su strada del mondo. Attraverso l’umanissima e singolare vicenda del suo personaggio principale ‘A cursa fa rivivere, infatti, il moderno mito della gloriosa e indimenticabile Targa Florio. E il racconto si fa subito epico non solo per le esaltanti e memorabili imprese dei suoi numerosi e valorosi protagonisti, ma per la singolare e anch’essa leggendaria figura del suo primo fondatore, Vincenzo Florio, e per la sua capacità di interpretare le aspirazioni di un intero popolo che nella corsa in automobile tra le sue pianure e le sue montagne riconosce qualcosa che appartiene al suo spirito indomito, avventuroso e pieno di coraggio. ‘A cursa entra così nell’immaginario collettivo siciliano come momento dell’identità e della partecipazione e l’esserci come attore o come semplice spettatore acquista per tutto un popolo un particolare significato. I protagonisti diventano i suoi eroi, espressione di un comune sentire e di un identico spirito collettivo.

In questo lungo e affascinante romanzo la Targa viene raccontata dallo sguardo innamorato e stupito del poco più che decenne protagonista nella sua difficile e dolorosa crescita attraverso un’adolescenza segnata dai lutti e dalle disgrazie familiari nel corso della quale punto di riferimento costante e sicuro sarà la guida amorevole e appassionata dello zio paterno. Il giovane protagonista crescerà sotto la sua ombra protettiva e insieme con gli insegnamenti finirà con l’adottarne anche i sogni, tra i quali quello della Targa Florio sarà certamente il più decisivo in rapporto con la sua formazione e il suo destino. Così, Franco Giuseppe Villabate non solo prenderà il nome dello zio, ma ne assumerà su di sé anche i sogni e da quel momento vivrà soltanto per partecipare e vincere ‘a cursa, vero e unico scopo di tutta la sua formazione e di tutta la sua vita futura che finirà col condizionare e determinare ogni sua scelta anche più intima e personale.

Merito del romanzo è quello non tanto di risuscitare in belle e appassionanti pagine narrative le vicende reali della Targa Florio, quanto di aver saputo rappresentarle all’interno di una dimensione epica avvincente nella quale il dato storico, anche nelle sue articolazioni più tecniche e aneddotiche, riesce sempre a fondersi con l’esperienza del protagonista e con le sue personali aspirazioni in un’appassionante vicenda individuale. Ne viene fuori un romanzo di formazione che è anche la narrazione delle vicende della cursa che riesce veramente a catturare il lettore e il suo immaginario dalla prima all’ultima pagina facendogli respirare un’aura che, se certamente oramai appartiene a un passato memorabile, fa parte ancora dell’immaginario di tutti.

...
€ 16,15 € 19
SCONTO DEL 15%
Non v’è studioso o cultore di musica popolare siciliana che non si sia imbattuto nelle melodie provenienti dal “saloni”, nei ritornelli delle fisarmoniche, dei mandolini e dei violini – quest’ultimi spesso irrimediabilmente calanti – nonché negli accordi di chitarre risuonanti nelle vecchie sale da barba dei paesi, luoghi di ritrovo e di incontro per naturale antichissima elezione.

Le occasioni d’ascolto della musica dei barbieri si offrivano spontanee, fino a qualche anno fa, nei piccoli comuni dell’isola allorquando si fossero percorsi i centri storici, dove erano allocate le antiche botteghe gestite da incanutiti personaggi, quasi sempre occhialuti, con montature pesanti e scure, adorni di camici bianchi spesso ridotti a gabbanelle, dai quali trasparivano ordinatissimi vestiti, talvolta un po’ lisi e tuttavia corredati da accessori (cravatte, gilet, polsini) indicativi di scelte selettive e identificative di un ceto tendente, se non agognante, ai livelli medio-alti della società.


Prologo di Andrea Camilleri e nota di Sergio Bonanzinga

Contributi di: Nino Agnello, Enzo Alessi, Gaetano Basile, Marco Betta, Daniele Billitteri, Francesco Buzzurro, Giorgio Chinnici, Carmelo Ciringione, Matteo Collura, Nino De Vita, Salvatore Ferlita, Melo Freni, Girolamo Garofalo, Mario Gaziano, Giuseppe Giudice, Pasquale Hamel, Alfonso Lentini, Antonio Liotta, Giovanni Moscato, Giovanni Lo Brutto, Salvatore Giovanni Loforte, Giancarlo Macaluso, Antonio Patti, Giacomo Pilati, Mario Pintagro, Paolo Polizzotto, Vincenzo Prestigiacomo, Otello Profazio, Giuseppe Quatriglio, Alessandro Russo, Nonò Salamone, Gaetano Savatteri, Mario Scamardo, Angelo Scandurra, Salvatore Sciortino, Nuccio Vara, Angelo Vecchio, Carmelo Vetro, Stefano Vilardo, Calogero Zarcone

Fotografie di Antonio Giordano, Giuseppe Leone, Melo Minella

...
€ 17 € 20
SCONTO DEL 15%
E’ un racconto psicologico che si snoda attraverso un grappolo di lettere che il protagonista, dalla clinica psichiatrica dov’è ricoverato per un tentativo di suicidio, spedisce alla moglie Mila.

Temi quale la morte, la solitudine, l’amicizia, il vuoto esistenziale trovano una loro spiegazione alogica e pregrante di sentimento.

Il nucleo del racconto è nell’assunto secondo il quale il tempo non esiste come serie di avvenimenti, ma come un insieme che incombe sull’animo di noi comuni mortali. La non-esistenza del tempo connota la nostra vita di tutto ciò che è accaduto. Il tempo è l’unica cosa veramente eterna. Esso è una sfera all’interno della quale vivono gli avvenimenti del nostro passato.

Dunque, l’inferno non sono gli altri, come dice Sartre; l’inferno è la nostra esistenza intima, perché il passato è l’unica cosa veramente inconoscibile.

...
€ 6,80 € 8
SCONTO DEL 15%
Spaccato antropologico di comportamenti che rivelano chi siamo noi esseri umani molto più di qualsivoglia altro spaccato. Il condominio sollecita ogni sorta di tic, arroganza, nequizia, meschinità, ma anche al contrario inaspettate solidarietà, gesti carichi di inattesa grazia e bonomia che non arginano tuttavia la logica del dispetto e della rappresaglia.

Quando litigo di politica con alcuni dei miei musicisti animati da passione rivoluzionaria da qualche anno riesco a metterli con le spalle al muro con questa stoccata: "partecipate ad una riunione di condominio e capirete perché il socialismo è un’utopia impossibile se non a prezzo di massacranti e umilianti mediazioni".

Il condominio di Trapani (inteso come autore) è però una perla nella repubblica sovietica dei condomini del mondo, i suoi cittadini sono tutti incantevoli per le virtù ma soprattutto per i vizi, li vorresti come tuoi condomini, così come brameresti di avere Saverio per custode del tuo stabile perché Ezio deliberatamente ed astutamente non li approfondisce psicologicamente ma li schizza con pennellate ironiche, li accarezza con l’affetto di quella specialissima malizia palermitana che immediatamente conquista il frequentatore della travagliata ma splendente capitale siciliana che già nel quindicesimo secolo un mio probabile avo grandissimo commentatore delle scritture ebraiche, rabbì Ovadià da Bertinoro magnificava con parole ammirate.
...
€ 8,50 € 10
SCONTO DEL 15%
C’è un’aria di famiglia che circola tra le pagine di Vito Mercadante, un’immagine della Sicilia sulla quale si strutturano i ventitré (più uno) racconti che risale ad una ben codificata tradizione letteraria che sostanzialmente ha delimitato l’Isola come spazio ’diverso’. 

Il ’più uno’ è, in realtà, il primo racconto, "San Pancrazio", Ragalpetra di turno, luogo minimo e, come sempre, metafora utile a conoscere e interpretare la realtà più profonda e vera dell’Isola. San Pancrazio è il menabò che contiene la rappresentazione generale, sintesi di un’attenta e disincantata visione del reale. L’uno spiega gli altri e non perché i ventitré racconti sono semplicemente un’espansione o esplicitazione del primo che li contiene condensati, ma nel senso più preciso che, attraverso un’analisi per grandi linee della storia siciliana e soprattutto del ruolo dei siciliani al suo interno, il primo racconto costituisce la necessaria premessa per interpretare lo sguardo amarissimo che si posa su uomini e cose di Sicilia, senza alcun velo e con la poca pietà che merita chi è causa delle proprie disgrazie. 

Determinante è l’inversione dell’ottica storica, letterariamente di successo e diventata quasi luogo comune, che anche nei suoi esiti artisticamente migliori ha rappresentato il siciliano come un popolo costretto a subire il succedersi delle varie dominazioni straniere, come soggetto passivo in un cristallizzarsi di reazioni destinate alla noia o, peggio, all’indifferenza, che hanno fissato in un carattere definito la sua perpetua esclusione dalla storia rispetto alla quale è diventato alla fine abulico e concretamente estraneo. 

Mercadante, al contrario, rivendica ai siciliani un ruolo fortemente attivo e protagonistico nel costruire la propria storia la cui costante è il tentativo, di volta in volta riuscito in varie forme, da parte della classe dirigente di separare il potere centrale da quello locale così da governare meglio e più direttamente fingendo di subire i duri colpi di una dominazione. 

"Dalla natura - infatti - dei rapporti di uno Stato posto al di là della Sicilia e i potenti di ogni paese e fra questi e la gente derivano i costumi di essa". E posti questi rapporti, i costumi non potevano che essere "la violenza da una parte e il servilismo dall’altra e il mescolarsi di tutte e due le cose, la mancanza di civismo, lo scetticismo sui valori umani, sul progresso e sulla storia, l’individualismo portato all’esasperazione: costumi che sono così fermi da sembrare di carattere universale anche a quei siciliani che sono considerati intellettuali di tipo europeo e che sono invece estremamente provinciali". 

I riferimenti risultano chiari, anche se Mercadante non fa nomi. Ma è proprio questa provvisorietà e storicità di questi caratteri a renderne, se non immediatamente possibile, almeno ammissibile il cambiamento. Cosa che spiega il titolo. 

La visione "amarissima", avrebbe scritto Pirandello, di questa Sicilia parte dalla constatazione che "l’Italia a San Pancrazio, come in ogni centro della Sicilia, è un nome vano come l’Europa, la Terra e il mondo". Da questa nuova formulazione dell’immagine della Sicilia e della sua ’diversità’ ha origine lo sguardo che nei racconti l’attraversa e che ripropone però gli strumenti adatti al cambiamento che già altri scrittori, come ad esempio Sciascia, hanno indicato ("Un’ondata di razionalismo non farebbe male al popolo siciliano") o letterati meridionali come il De Sanctis suggerivano per la nuova Italia: "L’abitudine alla verità, allo studio della realtà". 

Del carattere visibile e ’visivo’ di questo cambiamento si occupa d’altronde un racconto (Il ciclope) che ’del vedere con un occhio solo’ fa una caratteristica dei siciliani da cui discendono "realismo da una parte, sofisma dall’altra". Sta di fatto, comunque, che "amarissimi" sono i ventitré racconti che seguono e che rappresentano il vuoto di ideali e il sostanziale materialismo di base che ordina le aspirazioni, i sogni, i comportamenti dei siciliani. Anche qui essi sono dei ’vinti’ ma non da leggi esterne e superiori ad essi, da una necessità che li sovrasta e che li fa soccombere, ma dall’ordinamento stesso che si sono dati e dal quale finiscono con l’essere alla fine stritolati. 

Questo meccanismo inesorabile non si svela direttamente, ma appare, semplicemente, grottescamente, così come si manifesta nelle piccole assurde quotidianità del professore Giacomo Lauro (L’uomo è forte in Sicilia). Altrove affiorano tipi che nell’angolazione prospettica di cui si diceva si manifestano soprattutto come reliquie di un passato da dimenticare, come apparenze di una realtà contraddittoria da trasformare: la vedova dell’inflessibile colonnello che si consola pur continuando a voler sindacare sul comportamento degli altri (La vedova triste), il professore che durante una conferenza vede scomparire via via il proprio uditorio e riceve successivamente le congratulazioni da parte di quelli stessi che non vi hanno preso parte, la gratitudine di don Sebastiano (Il cappone) che ostinatamente e umoristicamente giunge fin oltre la morte, o lo spettegolamento e l’ipocrisia dei piccoli ambienti (Le Vestali) la vita vissuta a grandi morsi, quale puro edonismo percettivo (Il peccato di gola), l’impossibilità un po’ verghiana di cambiare il proprio destino anche soltanto attraverso i figli (La vera storia di Peppe Fontana), che si concretizza nelle mene per intrappolare nel matrimonio il figlio di uno che è riuscito in qualche misura ad emergere (La trappola) sono tutte, insieme con le altre, figure e situazioni che si imprimono nella memoria non tanto per la scrittura razionale e sempre equilibrata ma per il disincanto realistico e insieme per la profondità con la quale Mercadante riesce a rappresentare l’"amarissima" realtà siciliana. ...
€ 10,20 € 12
SCONTO DEL 15%