Pueti comu a mia - poeti come me

Pueti comu a mia - poeti come me di Giuseppe Schiera

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ISBN: 978-88-7676-156-0
Edizione 2018, 116 PAGINE



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Chi era Giuseppe Schiera? Sostanzialmente uno sbandato, un vagabondo, uno stravagante che visse nella Palermo della prima metà del secolo, un uomo quasi incolto, un illetterato figlio del popolo, che di fame visse e con essa convisse, “senza arte né parte” si potrebbe dire, ma egli invece un’arte professò, ed era quella di improvvisare rime. Soltanto in pochissimi tuttavia hanno potuto raccontare, nei tratti essenziali, la sua vita.
Ben presto la sua figura magra e allampanata divenne popolare a Palermo, soprattutto quando le sue filastrocche satireggiavano contro la fame e la miseria che lo attanagliavano, contro il regime fascista e i suoi boriosi gerarchi, contro la guerra.
In questo libro, attingendo alle fonti scritte disponibili, alle fonti orali e della memoria, viene presentata un’ampia scelta di testi di Giuseppe Schiera non solo per farli conoscere e riconoscere, non anche per dare un contributo alla restituzione di questo cantore popolare e irriverente alla memoria storica di Palermo.

Giuseppe Schiera

Giuseppe Schiera detto "a muddichedda":

Giuseppe “Peppe” Schiera (1898-1943) era un uomo del popolo con scarsa istruzione, ma con capacità sorprendente di improvvisare rime pungenti ed argute ispirate ad avvenimenti politici e sociali dell’epoca che gli valsero l’appellativo di poeta di strada. Nacque in un rione periferico di Palermo nella prima metà del secolo scorso, figlio di un poverissimo bracciante agricolo sposato tre volte e con diciotto figli, e di una casalinga Maria Marino detta “a cunigghia” (la coniglia per la sua capacità di proliferare). Peppesoprannominato “a muddichedda” per la sua piccola statura, fu costretto già dalla più tenera età a misurarsi con le difficoltà della sopravvivenza fatta di privazioni anche estreme. La sua vita sostanzialmente sbandata fu caratterizzata dall’improvvisazione e dalla costante mancanza di cibo che lo costrinsero fin da piccolo a rubacchiare olive nei campi da rivendere al mercato allo scopo di mettere qualcosa sotto i denti almeno una volta al giorno. Peppe Schiera visse tutta la sua vita in grandi difficoltà economiche, ogni giorno cercava di sbarcare il lunario sfruttando la sua innata capacità di improvvisare rime su qualsiasi argomento mettendosi agli angoli delle strade cercando di attirare l’attenzione dei passanti osservandoli e prendendoli in giro con delle simpatiche ed argute rime, nel tentativo di vendere dei foglietti con su scritte le sue poesie. Uno dei temi ricorrenti nelle sue composizioni fu la privazione del cibo, il patimento della fame, argomento che malgrado la sua tragicità fu trattato da Schiera con estrema ironia. 


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