Francesco Busalacchi

La corona di tombacco

La gentilezza del morire
La corona di tombacco di Francesco Busalacchi

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ISBN: 978-88-7676-291-8
Edizione 2005, 64 PAGINE

Editore: Nuova Ipsa Editore
Collana: Colapesce


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Da un superburocrate che va in pensione ti aspetteresti il solito giallo, magari ambientato nelle altrettanto solite stanze del potere, e invece Busalacchi tira fuori questi versi fitti di parole desuete e dietro ai quali si intuisce una ricerca sui vocaboli che puntella una ispirazione spesso felice. La penna di Busalacchi sembra cibarsi delle realtà più disparate e di certo costruisce un teatro di fiori, orchi, richiami storici e pittorici che danno senza dubbio al burocrate in pensione la patente di autore di poesie.

ENRICO DEL MERCATO 
Il rumore degli embrici distrutti (Remainders) di Francesco Busalacchi

Francesco Busalacchi

Lungo i fili che reggono l’ordito della Storia ufficiale dell’Unità d’Italia, il romanzo costruisce una vicenda privata attraversata dall’impresa dei Mille.

È la storia di Serafina, un’orfana che dopo una serie di dolorose vicende personali si pone al seguito dei garibaldini appena sbarcati a Marsala, giunge fino a Gaeta e dopo la fine dei Borbone si unisce a una banda di briganti e disertori che combattono gli invasori piemontesi condividendone il destino.
Alla Storia ufficiale fanno da contraltare Abba, che tra le righe dice di più di quello che vorrebbe dire, poi l’indignato gesuita padre Curci e infine Carmine Crocco, il brigante semi-intellettuale.

Due le chiavi di lettura di questo complesso romanzo. Da un lato la riconduzione a quotidianità, a fatto, di vicende ormai eroicizzate e come tali consegnate alla storia, dall’altro la realizzazione di un esercito di mimesi linguistica, denso di ironia, inteso a ricreare anche a mezzo di un linguaggio alto l’ambientazione ottocentesca.

"...e anche Serafina vide davanti a sé, lontano lontano, l’Etna, immenso, sterminato, nereggiante, con in cima un largo sbuffo di fumo chiaro. Fermò il carro in uno slargo, si inginocchiò e si segnò. Al suo cuore ormai provato la grande montagna apparve come il rampante di un immane, crudele cuneo di roccia tenebrosa e fumigante, scagliato verso il sole da una forza immensa e avversa, sorta dalla profondità degli abissi per innalzare fino alla luce una terra ineguagliabile e inchiodarvela". 

Famiglie! Vi odio! (Remainders) di Francesco Busalacchi

Francesco Busalacchi

Famiglie! Vi odio! è una saga familiare terribile e bellissima, così come terribile e bellissima è l’esistenza. Il romanzo si legge tutto d’un fiato. Coinvolgente e ben scritto, si avvale di un solido impianto narrativo che gli fa assumere un valore universale, e ogni lettore può riscoprire se stesso in qualcuno dei numerosi personaggi che popolano la vicenda.

Famiglie! Vi odio! € 10,20
Famiglie! Vi odio! di Francesco Busalacchi

Francesco Busalacchi

Famiglie! Vi odio! è una saga familiare terribile e bellissima, così come terribile e bellissima è l’esistenza. Il romanzo si legge tutto d’un fiato. Coinvolgente e ben scritto, si avvale di un solido impianto narrativo che gli fa assumere un valore universale, e ogni lettore può riscoprire se stesso in qualcuno dei numerosi personaggi che popolano la vicenda.

Il rumore degli embrici distrutti di Francesco Busalacchi

Francesco Busalacchi

Lungo i fili che reggono l’ordito della Storia ufficiale dell’Unità d’Italia, il romanzo costruisce una vicenda privata attraversata dall’impresa dei Mille.

È la storia di Serafina, un’orfana che dopo una serie di dolorose vicende personali si pone al seguito dei garibaldini appena sbarcati a Marsala, giunge fino a Gaeta e dopo la fine dei Borbone si unisce a una banda di briganti e disertori che combattono gli invasori piemontesi condividendone il destino.
Alla Storia ufficiale fanno da contraltare Abba, che tra le righe dice di più di quello che vorrebbe dire, poi l’indignato gesuita padre Curci e infine Carmine Crocco, il brigante semi-intellettuale.

Due le chiavi di lettura di questo complesso romanzo. Da un lato la riconduzione a quotidianità, a fatto, di vicende ormai eroicizzate e come tali consegnate alla storia, dall’altro la realizzazione di un esercito di mimesi linguistica, denso di ironia, inteso a ricreare anche a mezzo di un linguaggio alto l’ambientazione ottocentesca.

"...e anche Serafina vide davanti a sé, lontano lontano, l’Etna, immenso, sterminato, nereggiante, con in cima un largo sbuffo di fumo chiaro. Fermò il carro in uno slargo, si inginocchiò e si segnò. Al suo cuore ormai provato la grande montagna apparve come il rampante di un immane, crudele cuneo di roccia tenebrosa e fumigante, scagliato verso il sole da una forza immensa e avversa, sorta dalla profondità degli abissi per innalzare fino alla luce una terra ineguagliabile e inchiodarvela". 


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