La corona di latta

scritti 1928 - 1980
La corona di latta di Giacomo Giardina

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ISBN: 978-88-7676-122-5
Edizione 1995, 112 PAGINE

Editore: Nuova Ipsa Editore
Collana: Colapesce


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Dalla prefazione: “ ...L’innocenza cui Giardina ha aspirato, e che ascrive alla ragazzaglia, è, in fondo quella virtù che noi gli riconosciamo e che abbiamo già ritrovato -come perenne tensione- nell’atto di “fede e d’ingenuità” (così come veniva definita questa tensione da Fausto Pirandello) o in quella esistenza, volta all’ideale della fanciullezza, riscontrabile intatta nella poetica fluviale di un Palazzeschi. Nel cosmo di Giardina ogni cosa si popola di liberi cittadini, di bimbi, di poeti scorribandieri, animate boscaglie, donne in amore dall’olezzo penetrante e modesto del “ Paglieri “, di luminose giornate, tormentate soltanto dalla minaccia oscura della distruzione meccanica, pronta a imbavagliare tutto nel tentativo di una ossessiva cristallizazione, senza alcuna possibilità di riscatto. I ragazzi seguono, stupefatti, il poeta ambulante per le strade di Bagheria, di Godrano, di Villafrati, accomunati da un inno burlesco e ingenuo. Si accende, allora, il grido improvviso che s’innalza sul corpo piatto di Rocca Busambra fino alle brughiere, ai pascoli, ai tetti grigiastri..”

Giacomo Giardina

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La corona di latta (Remainders) di Giacomo Giardina

Giacomo Giardina

Dalla prefazione: “ ...L’innocenza cui Giardina ha aspirato, e che ascrive alla ragazzaglia, è, in fondo quella virtù che noi gli riconosciamo e che abbiamo già ritrovato -come perenne tensione- nell’atto di “fede e d’ingenuità” (così come veniva definita questa tensione da Fausto Pirandello) o in quella esistenza, volta all’ideale della fanciullezza, riscontrabile intatta nella poetica fluviale di un Palazzeschi. Nel cosmo di Giardina ogni cosa si popola di liberi cittadini, di bimbi, di poeti scorribandieri, animate boscaglie, donne in amore dall’olezzo penetrante e modesto del “ Paglieri “, di luminose giornate, tormentate soltanto dalla minaccia oscura della distruzione meccanica, pronta a imbavagliare tutto nel tentativo di una ossessiva cristallizazione, senza alcuna possibilità di riscatto. I ragazzi seguono, stupefatti, il poeta ambulante per le strade di Bagheria, di Godrano, di Villafrati, accomunati da un inno burlesco e ingenuo. Si accende, allora, il grido improvviso che s’innalza sul corpo piatto di Rocca Busambra fino alle brughiere, ai pascoli, ai tetti grigiastri..”
 


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