Venere in burqa

una storia violenta
Venere in burqa di Pascal Schembri

valuta questo libro


ISBN: 978-88-7676-484-4
Edizione 2012, 92 PAGINE

Editore: Nuova Ipsa Editore
Collana: Mnemosine


€ 8,50    € 10

sconto del 15%
risparmi: 1,50

Altri libri dello stesso argomento
Con gli occhi di Franca di Salvatore Requirez
Uomini in gonnella di Pascal Schembri
Utopia Mediterranea di Giuseppe Giaconia di Migaido
Il segreto dell’anfora di Salvatore Requirez
L’adolescenza di Leila in Afghanistan, i dissesti della sua patria martoriata e i rovesci che ne hanno determinato l’esilio fanno da piedistallo a una solida vicenda dai risvolti dolorosi ancorché piccanti, che la vede protagonista di un’esperienza di schiavitù coniugale insolita in virtù delle sue peculiarità etnico culturali.

Il burqa integrale, strumento di rispetto verso la femmina imposto da una discutibile interpretazione del Corano nella terra di origine, diventa in Italia arma di asservimento che poggia la propria insidia sulla capacità di suscitare fantasie esotiche. Il mantello e cappuccio intesi a proteggere la donna dalla vista concupiscente degli sconosciuti si fa oggetto di richiamo per una mercificazione altrimenti tristemente comune.

La storia di prostituzione alla periferia di Milano si tinge così di una morbosità stravagante che non basta a stemperare lo squallore e il degrado in cui è immersa la vicenda, né tantomeno ad attenuare la sofferenza narrata dalla protagonista. Leila ne esce come una vittima cosciente della propria sfortuna, una donna di statura morale superiore a quella che lei stessa credeva di possedere.

Pascal Schembri ne trascrive con voce appassionata la discesa agli inferi e la successiva emancipazione, spaziando nello stile dal racconto in prima persona al reportage, fino all’intervista pura e semplice, fornendo un esempio di maturità narrativa degna della sua esperienza impegnata nel sociale.

Pascal Schembri

Nato a Realmonte, in provincia di Agrigento, e residente a Parigi da più di trent’anni, Pascal Schembri costituisce un caso raro nel panorama editoriale internazionale. Con questo nome fa la sua comparsa in Italia nel 2008, con il romanzo Il miracolo di San Calogero, dopo aver operato sotto altri pseudonimi tanto in Francia, quanto nel belpaese influenzando il dibattito sociale con libri inchiesta sulla violenza coniugale e con romanzi sulla libertà sessuale e di opinione. Nessun genere è precluso alle capacità e all’interesse di questo versatile scrittore: pamphlet, gialli psicologici, racconti erotici e riflessioni filosofiche tracciano un percorso segreto difficilmente ricostruibile.

Uomini in gonnella € 11,90
Uomini in gonnella di Pascal Schembri

Pascal Schembri

Dopo romanzi, thriller, inchieste sulla violenza coniugale e in generale sulle donne, dopo saggi biografici su grandi personaggi della cultura internazionale e del cinema, Pascal Schembri approda con quest’opera all’autofiction, mantenendo ad altezza d’uomo il bersaglio del tema sociale e ben calibrata la tensione tra i generi.
Il libro nasce come un’altra inchiesta, un’indagine sulla femminizzazione del maschio coniugato e i rapporti di potere all’interno della coppia e della famiglia, per poi svelarsi un lavoro motivato da un intimismo che ne traccia con sincerità le intenzioni aggiungendo il valore della genuinità alle riflessioni di un uomo perfettamente calato nei problemi del suo tempo.

Famiglie divise in cui i genitori paterni non possono frequentare i nipotini, mogli che dominano apertamente o in modo subdolo, consapevolmente o d’istinto il maschio con cui condividono la vita, gattemorte e tiranne, poveri frustrati e maschi asserviti si avvicendano nel panorama di queste pagine in cui l’infelicità relazionale si erge a protagonista di un’epoca socialmente confusa.

Kennedy e Berlusconi  di Pascal Schembri

Pascal Schembri

Un saggio che attraverso l’esame di molti fatti avvenuti ne contrabbandi come vero uno che avvenuto non è, potrebbe essere l’equivalente in letteratura di quella perversione cinematografica del genere documentario detta docu-drama o docu-fiction, responsabile negli ultimi anni di clamorosi capolavori (Zelig di Woody Allen, Death of a President di Gabriel Range, Bob Roberts di Tim Robbins).

È stato il cineasta Jean Renoir ad affermare che il documentario è la forma di cinema più finta che ci sia. Adottando la medesima trasposizione si potrebbe dire che il saggio è la forma di letteratura più finta che ci sia senza suscitare troppe proteste, alla luce soprattutto di pietre miliari della fantasia quali certi poderosi saggi di Jorge Luis Borges.

Tutto nel presente saggio è stato documentato, per scelta dell’autore, raccogliendo le informazioni nel modo più popolare e attuale che ci sia, ovvero cercando e trovando in internet le fonti enciclopediche ed editoriali più accreditate del momento. Ogni episodio è estremamente documentato, si diceva, tranne uno.
             
L’espediente è semplice quanto ingegnoso: inserire un avvenimento immaginario in mezzo a una lunga teoria di eventi reali, contrapporlo, confrontarlo, paragonarlo e assimilarlo al più emblematico di questi così da renderne plausibile l’esistenza e animare il dibattito sul possibile grazie all’elemento estraneo della fantasia.
             
Concepito più come un trattato sugli attentatori che sulle loro vittime, Kennedy e Berlusconi - Lo stesso destino? osserva il fenomeno dell’aggressione politica sotto la lente dell’emozione psicologica, in un’indagine dell’animo umano individuale e di massa che lascia nelle ultime pagine il sapore dolce amaro della Storia che ritorna e si autoneutralizza, di un’evoluzione civile passibile di revisione e riciclaggio nei suoi diversi stadi di progresso verso una nuova fase alla fine già vista e vissuta.
           
Le spinte a sovvertire, a colpire l’autorità, a eliminare fisicamente l’avversario politico effettivo o presunto, sono tante e tali da riempire una Treccani senza esaurirne le varianti. Eppure, ci insegna Pascal Schembri, le tipologie umane coinvolte sono riconducibili a poche principali linee di azione e reazione, di lotta e complotto, di sfida aperta e congiura.
           
Le pulsioni sono a seconda dei casi eroiche o pusillanimi, spietate o sportive, estemporanee o calcolate, e designano la complessità di un “animale sociale” molto complicato, quasi ingovernabile, in una società “caos” che sui propri sacrifici edifica lezioni future che forse qualcuno ascolterà.
           
La dichiarazione in apertura è tesa ad annoverare il saggio tra le opere di fantasia e salvaguardare l’autore da eventuali conseguenze come nella migliore tradizione della fiction. In un mondo e in un’epoca in cui “storia vera” è diventato il marchio di qualità attribuito alla maggior parte dei romanzi, Schembri va controcorrente e sigla un trattato sugli attentati con la classica avvertenza degli scritti frutto d’invenzione.
           
Come spesso accade, il paradosso è garanzia di autenticità. Alla fine non conta che l’agguato a Berlusconi ipotizzato in un futuro prossimo non sia verosimile o lo sia troppo. Non importa l’avvenimento in sé, quanto il travaso dei generi capace di creare vertigini di significato da realismo a fantasia in un’opera che in questo misuratissimo equilibrio trova il proprio massimo pregio.

Fiesta all’italiana di Pascal Schembri

Pascal Schembri

A metà tra il romanzo breve e il saggio, Fiesta all’italiana introduce il lettore nel mondo del reality televisivo per poi condurlo fuori dagli studi, all’aria aperta, in una Parigi perfettamente letteraria in cui il picaresco catodico sfuma nel gotico narrativo.

Nel suo racconto di formazione e diseducazione, di riscatto concreto e astratta redenzione, Pascal Schembri ragiona sulla televisione come mezzo pubblicitario, come medium d’intrattenimento e come messaggio stesso della trasmissione nell’etere. Alla facile sfiducia e superiorità del letterato, contrappone il pragmatismo dell’agente letterario che fa i conti con la scarsa visibilità dei propri prodotti, animando una dialettica paradossale che non può che risultare costruttiva.
Il contrasto tra reality e fantastico è solo apparente, la miscela corrosiva dei generi non tarda a mostrare la natura esemplificativa del saggio e quella onirica del racconto in un crogiolo di forze dalla sconcertante efficacia.
Il protagonista Paul Timbri si aggira negli studi della RAI di Roma come un millantatore consumato, un infiltrato che prende spunto dalle proprie per svelare le altrui bassezze. Ci porta per mano attraverso i meccanismi del fasullo televisivo e umano, rivelandone la contiguità, per poi farci uscire “a riveder le stelle” in un cielo non meno disincantato ma senz’altro toccato dal benefico fantasma dell’ideale.


guarda l’intervista a Pascal Schembri

Macelleria siciliana di Pascal Schembri

Pascal Schembri

Il corpo di un uomo viene trovato, orribilmente mutilato e irriconoscibile, in una cascina della provincia di Agrigento.
Appare subito evidente che le indagini sull’identità della vittima e del suo assassino incontreranno non pochi ostacoli.

Il silenzio che circonda il delitto è radicato nella struttura sociale dell’isola e la collaborazione con le forze dell’ordine all’epoca della vicenda, i primi anni Sessanta, non è annoverata tra le abitudini della popolazione.
Un giornalista alle prime armi e un disincantato maresciallo investigano parallelamente, talora incrociandosi, per arrivare ciascuno al medesimo risultato.

Un thriller dall’andamento pacato, di taglio vagamente filosofico, un anomalo noir psicologico che conferma le capacità narrative di Pascal Schembri. 


argomenti trattati in
Venere in burqa

Maggiori informazioni:

risolvi ogni tuo dubbio inviandoci una email: