Cinema e Gruppalità

Percorso individuativo-formativo
Cinema e Gruppalità di Daniele Borinato

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ISBN: 978-88-7676-751-7
Edizione 2020, 118 PAGINE

Editore: Nuova Ipsa Editore
Collana: Saggi


€ 18,00   


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L’idea di partenza di questo lavoro è quella di coniugare psicoanalisi di gruppo e cinema. 
Si ritiene che vi sia un nesso particolarmente interessante tra queste due aree disciplinari apparentemente diverse. Il focus di questo trait d’union potrebbe essere rappresentato dal fatto che entrambe permettono di esplicitare l’indicibile e rendere visibile l’invisibile. Sulla base di questo presupposto sono stati selezionati dieci film (che affrontano particolari aspetti tecnici gruppali utili per la formazione) e ne è stata  proposta la visione ad un piccolo gruppo di allievi della scuola di formazione del Cipa Meridionale. Ai partecipanti è stato richiesto, dopo avere assistito ai film, di sviluppare e amplificare un pensiero gruppale, un pensiero cioè che può essere messo in comune, utilizzando gli strumenti del “piccolo gruppo”.  Durante la discussione, conseguente la visione di ogni film, si è cercato di valorizzare il contributo di ciascuno, al fine di avvalorare  quell’unicità che ognuno porta con sé e di attivare il processo individuativo gruppale, che rappresenta uno strumento prezioso nel percorso di formazione degli allievi. 
All’interno del gruppo si sono manifestati in maniera circolare ed in modo automatico i processi di associazione e di amplificazione dei contenuti di ogni singolo partecipante e ciò  ha permesso di attivare la funzione trascendente, senza la quale ogni processo individuativo personale e gruppale, rischia di naufragare. In assetto gruppale, infatti, s’impara  a conoscere come l’Io, dialogando e sintonizzandosi con le figure del “piccolo popolo”, entra in contatto e sviluppa l’appartenenza con il Sé.
L’obiettivo che ci siamo dati è stato quello di far sperimentare agli allievi un progressivo sentimento di appartenenza, condizione preliminare per rendere possibile l’adozione di un pensiero simile al pensiero onirico, quindi accompagnare il gruppo nell’esperienza del sognare insieme quel “sogno del gruppo”, espressione ultima del Sé gruppale.

Daniele Borinato

BORINATO DANIELE. Psicologo Analista, docente e supervisore  CIPA. Svolge attività clinica privata a Palermo

Anna Maria Costantino

ANNA MARIA COSTANTINO. Psicologa e psicoterapeuta ad orientamento junghiano. È esperta  in abuso e maltrattamento e svolge attività di cura e prevenzione contro la violenza di genere.
Diplomata presso l’Accademia Internazionale di Butoh di Sayoko Onishi, ha  analizzato la danza butoh da un punto di vista psicologico e ha pubblicato diversi articoli sull’argomento in italia e all’estero. Conduce attività laboratoriali incentrate sul movimento e lo sviluppo della consapevolezza corporea con donne che vivono in contesti di svantaggio sociale e con persone con disabilità psichica, utilizzando le tecniche della danza butoh che sono importanti strumenti di esplorazione ed integrazione psicosomatica.

Il decalogo e la gruppalità di daniele borinato

daniele borinato

dalla Prefazione
... E da qui, incantamenti, fughe, arresti ideativi, abaissement du niveau mental, ma anche fantasie, intuizioni, libere associazioni... insomma la bellezza di esperire un “non luogo” nella nostra mente, quello spazio ideale e utopico che riesce a esprimere, in certe circostanze, quel centro – il proprio e quello dell’universo – che non è situato in nessun dove, ma che è, irreale o no, vero o falso, soggettivo o fantastico, – non importa – perché “quando questa esperienza riesce a dare forma sensibile alle cose o alle loro immagini, se la coscienza si eleva oltre le forze elementari della sensorialità”, allora assurge a un respiro vitale ma anche a una poetica regressione, che al di là di ogni riconoscibile e umana aderenza alla realtà, apre pure a una forma del sublime e dello spirituale come essenza di “areità” che pure ci appartiene e che ci proietta, oltre che nell’Immaginale, anche nel trascendente e nel metafisico.
Questa è la magia del cinema, la settima arte secondo la definizione di Ricciotto Canudo, il cinema, l’illusione di un’immagine in movimento, la possibilità di “mettere in quadro” eventi, storie, stati d’animo così per come possono essere descritti, meccanicamente, come nella “verità vera” del cinema realista di Bazin, o come nel cinema di J. Mitry in cui prevale la “filosofia decostruttiva” nel senso delle descrizioni detta-gliate di sfaccettature o particolari di ogni struttura operativa del film; ma è anche la “finzione” illusoria e fantasticata, leggera ed evasiva – pure questo – di cui ognuno di noi ha pure bisogno  per illuderci appunto, per negare certe realtà quando amare, insopportabili, ma per sognare, per regredire, per giocare...

Il decalogo e la gruppalità di daniele borinato

daniele borinato

dalla Prefazione
... E da qui, incantamenti, fughe, arresti ideativi, abaissement du niveau mental, ma anche fantasie, intuizioni, libere associazioni... insomma la bellezza di esperire un “non luogo” nella nostra mente, quello spazio ideale e utopico che riesce a esprimere, in certe circostanze, quel centro – il proprio e quello dell’universo – che non è situato in nessun dove, ma che è, irreale o no, vero o falso, soggettivo o fantastico, – non importa – perché “quando questa esperienza riesce a dare forma sensibile alle cose o alle loro immagini, se la coscienza si eleva oltre le forze elementari della sensorialità”, allora assurge a un respiro vitale ma anche a una poetica regressione, che al di là di ogni riconoscibile e umana aderenza alla realtà, apre pure a una forma del sublime e dello spirituale come essenza di “areità” che pure ci appartiene e che ci proietta, oltre che nell’Immaginale, anche nel trascendente e nel metafisico.
Questa è la magia del cinema, la settima arte secondo la definizione di Ricciotto Canudo, il cinema, l’illusione di un’immagine in movimento, la possibilità di “mettere in quadro” eventi, storie, stati d’animo così per come possono essere descritti, meccanicamente, come nella “verità vera” del cinema realista di Bazin, o come nel cinema di J. Mitry in cui prevale la “filosofia decostruttiva” nel senso delle descrizioni detta-gliate di sfaccettature o particolari di ogni struttura operativa del film; ma è anche la “finzione” illusoria e fantasticata, leggera ed evasiva – pure questo – di cui ognuno di noi ha pure bisogno  per illuderci appunto, per negare certe realtà quando amare, insopportabili, ma per sognare, per regredire, per giocare...


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