L’illegalità protetta

L’illegalità protetta di Rocco Chinnici

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ISBN: 9788898741342
Edizione 2017, 220 PAGINE

Editore: Glifo Edizioni



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Uno per uno ci scelse: noi magistrati che solo dopo la sua morte avremmo costituito il così detto «pool antimafia». Paolo Borsellino, Prefazione, dicembre 1989

A ventisette anni dalla prima edizione, torna su carta L’illegalità protetta, l’unica raccolta di scritti di Rocco Chinnici (1925-1983). Il volume, che contiene la preziosa prefazione di Paolo Borsellino – una delle pagine più belle e significative mai scritte sul giudice Chinnici –, è incentrato sui temi della criminalità mafiosa, del contrabbando della droga e del suo impatto socio-economico, e sull’importanza del coinvolgimento dei giovani per la nascita di una cultura della legalità. Nuovi contributi approfondiscono la figura di colui che, dopo l’assassinio di Cesare Terranova, divenne il capo dell’Ufficio istruzione del Tribunale di Palermo in un momento chiave della storia della lotta alla mafia. Un testo fondamentale per conoscere il metodo innovativo di Rocco Chinnici, il primo magistrato moderno, il primo ad aver capito che la lotta alla mafia si fa insieme. Il libro raccoglie anche autorevoli contributi di Antonio Balsamo, Attilio Bolzoni, Giulio Borrelli, Caterina Chinnici, Giovanni Chinnici, Donato Di Trapani, Antonio La Spina, Francesco Petruzzella, Lillo Venezia.

Rocco Chinnici

Rocco Chinnici (Misilmeri, 1925 – Palermo, 1983), dopo aver conseguito la laurea in Giurisprudenza, viene assegnato al Tribunale di Trapani come uditore giudiziario. Nel 1966 è trasferito a Palermo come giudice istruttore. Nel 1975 è magistrato di Corte d’Appello e consigliere istruttore aggiunto al Tribunale di Palermo. Nominato magistrato di Cassazione, nel 1979, dopo l’uccisione del giudice Cesare Terranova, diviene capo dell’Ufficio istruzione. Chinnici intuisce l’importanza della condivisione delle informazioni e del lavoro di squadra: raccoglie intorno a sé un gruppo qualificato di magistrati (Giovanni Falcone, Paolo Borsellino e Giuseppe Di Lello) dando vita a quello che successivamente verrà chiamato «pool antimafia». Dopo aver firmato l’arresto del capomafia Michele Greco e aver indagato sugli «intoccabili» esattori Antonino e Ignazio Salvo, muore la mattina del 29 luglio 1983 a causa dell’esplosione di un’auto-bomba. Nell’attentato perdono la vita anche i due agenti della scorta, Mario Trapassi e Salvatore Bartolotta, e il portiere dello stabile in cui viveva, Stefano Li Sacchi. Il giorno dopo i giornali titolano: «Palermo come Beirut».

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