Medici, chirurgi, barbieri e speziali antichi in sicilia

Curiositá storiche e altri scritti
Medici, chirurgi, barbieri e speziali antichi in sicilia di Giuseppe Pitrè

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ISBN: 978-88-7676-647-3
Edizione 2016, 286 PAGINE


Secoli XIII - XVIII




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Quest’anno ricorre il centenario della morte del grande etnoantropologo e medico Giuseppe Pitrè. La nostra casa editrice ha deciso di commemorare questo grande studioso scegliendo di ripubblicare uno dei suoi più importanti saggi, frutto di anni di ricerche in biblioteche e archivi. Si tratta di uno studio storico, molto documentato, sullo stato dell’arte sanitaria in Sicilia che abbraccia un ampio arco di tempo che va dal 1200 al 1700. La Sicilia, crogiolo di popoli, riesce anche nel campo dell’arte sanitaria a essere specchio di molteplici in-fluenze culturali e il saggio di Pitrè tratteggia dunque una storia della medicina, nel bene e nel male, universale. Basti pensare ai ritratti di medici come Ingrassia, Malpighi, Castelli, Bisso, Fedele… Lo scrupolo dell’autore non lascia mai disinformato il lettore: tutto è documentato nelle copiose note e i glossari spiegano accuratamente i termini desueti. L’edizione è condotta su quella dell’edizione nazionale di tutto il corpus delle opere di Pitrè del 1942, voluta da un comitato promo-tore presieduto da Giovanni Gentile. Questa edizione è arricchita da due scritti introduttivi rispettivamente di Giovanna Fiume, docente di storia moderna, e di Salvatore Amato, presidente dell’Ordine dei Medici di Palermo.

Giuseppe Pitrè

(Palermo 1841-1916), medico, storico, filologo, letterato, si può considerare il fondatore della scienza folcloristica in Italia, poiché diede alle ricerche non solo un grande impulso, ma ordine, sistemazione, metodo. La sua opera resta una sollida base degli studi etnoantropologici italiani e, più particolarmente, siciliani. Giovanissimo prese parte nel 1860 alla impresa di Garibaldi in Sicilia nelle fila della Marina garibaldina.
Con la collaborazione di Salomone-Marino fondò nel 1880 e diresse fino al 1906 l’Archivio per lo studio delle tradizioni popolari.
Nel 1903 fu nominato presidente della Reale Accademia di Scienze e Lettere di Palermo, fu professore di «Demopsicologia» (come egli definiva lo studio della psicologia e degli usi e costumi popolari) all’università di Palermo dal 1910. Nel 1914 per i suoi meriti e la sua fama fu nominato Senatore del Regno, fu nominato inoltre presidente della Società siciliana di storia patria (1914-1916). Fondò il Museo di etnografia siciliana che oggi porta il suo nome.


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