Storia della Sicilia

Alla riscoperta delle nostre radici e delle nostre tradizioni attraverso i personaggi che hanno costruito la Storia. Da Federico II alla famiglia Florio fino ai giorni nostri.

Anni fa, parlando delle ultime due regine del regno di Sicilia, Maria di Sicilia e Bianca di Navarra, avevo notato che una regina è come le bamboline russe dette matrioske: diverse immagini femminili, inscatolate una dentro l’altra, tutte simili e tutte differenti e di differente grandezza, ognuna delle quali corrisponde ad un diverso aspetto di quella cultura femminile, ma non esclusiva delle donne, che si esprime nell’abbigliamento, nel sostegno agli altri, nella capacità di comunicare (ma anche nel senso dell’umorismo e nell’arte di narrare), e che è stata sepolta dalla valanga della storiografia femminista. E dunque una regina è, ovviamente e innanzi tutto, un corpo di donna o meglio un utero, la cui funzionalità assicura alla sua famiglia la sopravvivenza e il mantenimento del potere. Poi è anche un’immagine, un’icona della regalità; è una moglie e, se ha figli, una madre, con un ruolo più o meno attivo nel sostenere il marito e i figli; è una straniera, perché in genere viene da un paese diverso da quello su cui regna; e infine è un ricordo, che può anche trasformarsi in un mito.

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Antonino Giuffrida ci mostra con questa pregevole e agile pubblicazione una “Tessera del mosaico Palermo”, capitale del Regno di Sicilia, sovrano dal 1130 al 1816, da Ruggero II al Regno delle Due Sicilie.

La tessera del XVI secolo in pieno periodo vicereale; un secolo a Palermo fortemente segnato dagli effetti degli editti del 1492 dei Reali di Spagna contro ebrei e musulmani, che troncarono per secoli i rapporti di Palermo con la realtà mediorientale, mediterranea. Giuffrida illustra con grande efficacia narrativa i tratti salienti di una città con meno di 30000 abitanti e in trasformazione:


a) nuovi grossi dirigenti con “uomini nuovi”, emergenti quali Don Cola Bologna e Giovanni Sollima.

b) La istituzione del primo banco pubblico, la tavola, formalmente riunito il 1.2.1553 sotto la presidenza di don Ottavio Spinola, Pretore della città.

c) Nuove sensibilità culturali con librai, tipografi e rilegatori che introducono il commercio del libro e trovano rappresentazione emblematica alla fine del XVI secolo nella Bottega di Achille Piffari, e che si collegano in qualche misura alla figura di Pietro Agostino, grande “commis” con una nuova ascesa sociale legata ad una accorta politica matrimoniale, ma anche numismatico, collezionista, astrologo.

d) l’effimero delle cerimonie civili e religiose espresso da archi trionfali e scene mitologiche quale conferma e preludio di nuove sensibilità architettoniche;

e) grandi catastrofi con numerosi terremoti ed alluvioni e migliaia di vittime ma anche la bonifica delle paludi del Papireto;

f) rivolte e tensioni sociali frutto “naturale” del percorso di
trasformazione;

g) la indimenticabile, e ancora oggi in dimenticata, storica visita a Palermo, capitale, di Carlo V nel 1535.

Tutto ciò - ricorda il Giuffrida - ha caratterizzato il sorgere e il declino del progetto di Palermo “capitale felicissima”, un progetto alimentato dal grande sviluppo economico dei primi decenni e mortificato dalla crisi economica degli ultimi decenni del XVI secolo.

Cosa resta di quel secolo a Palermo? Tanto certamente... ma in particolare il tentativo di fare di Palermo “capitale” una realtà urbana, una “città” e non soltanto luogo fisico di residenze sfarzose o miserabili, di ricchezze e povertà, fortemente e prevalentemente legata ad una economia agricola e feudale. Vieni alla memoria - ma non è oggetto di questa opera di Giuffrida - la dimensione urbana, di Palermo non più capitale, realizzata alcuni secoli dopo dalla colta ed innovativa borghesia imprenditoriale dell’epoca dei Florio, che ha lasciato una impronta mitteleuropea alla città al di fuori del centro storico, il sacco di Palermo del secondo dopoguerra e l’attuale cammino di rinascita, altre tessere della stessa Palermo. Resta la gratitudine che desidero esprimere per il professor Giuffrida per aver rispolverato una delle tessere del complesso e multicolore “Mosaico Palermo”.

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La storia moderna del vino e dell’enologia siciliana percorre strade affascinanti che intrecciano i destini della Casa di Francia degli Orléans, di Horatio Nelson e della sua flotta, dei mercanti-imprenditori britannici e di quella piccola parte dell’aristocrazia siciliana che potremmo definire illuminata. Da questo punto di vista, il libro di Rosario Lentini è un romanzo storico straordinario.
Non è solo il resoconto di un’incredibile capacità di visione e di una rivoluzione tecnologica che accomuna tutti i protagonisti dai Woodhouse, agli Ingham, ai Whitaker, agli Orléans, agli Alliata; è la storia di un intero territorio e di una, fortissima ma quanto disperata, ambizione di fare della Sicilia un centro, se non il centro, di un’economia agroalimentare di livello mondiale. Perché questa è la tensione che si legge tra le righe e nelle lettere dei protagonisti. La voglia di essere nel mondo; di essere il mondo di riferimento. Un’agricoltura figlia dell’Illuminismo e avida di scienza, che ambisce a divenire industria, l’unica possibile, e a cimentarsi sui mercati internazionali, senza confini alle proprie ambizioni, senza complessi.
Francia, Regno Unito, Stati Uniti d’America, Corti europee: questo è lo scenario di riferimento di questi pionieri dell’agroindustria siciliana. Colti, ognuno di loro capace di vedere ben oltre i propri confini di imprenditore del vino. Capaci di costruire opifici e palazzi e ville di grandissimo valore architettonico e, allo stesso tempo, di immaginare sistemi produttivi e prodotti con l’ambizione di rivaleggiare, vincendo, con i più blasonati prodotti francesi, portoghesi e inglesi. In grado di vincere la fillossera, di importare i vitigni francesi, il mitico Sauternes tra tutti; di studiare i processi e i sistemi di vinificazione. Le battaglie di sempre e di oggi dell’agricoltura siciliana. Storie che pongono domande ancora oggi importanti, come per esempio sono quelle legate all’imprenditoria di stampo familiare. Storie che ci fanno capire come di passi avanti a volte rivoluzionari sia fatta quella che oggi chiamiamo la tradizione viticola ed enologica siciliana. Storie che, ancora oggi, insegnano a tutti, all’impresa, alla politica, alla ricerca, la necessità di avere un progetto, una visione del futuro, una strategia. Si fondono insieme il pensiero illuminista, la grandeur ottocentesca e la Belle Époque siciliana, con il suo rapido declino che segue gli ultimi trionfi, come le luci di un fuoco di artificio. Emergono personaggi che non è esagerato definire “giganteschi” nella loro capacità di credere, a dispetto di un sistema sociale, burocratico, politico che allora, come oggi, fa fatica a immaginare un futuro. Si avvertono gli echi della sciasciana “colpa del fare”. Non c’è finalmente, nulla di gattopardesco. Non è una Sicilia di lamentosi gattopardi, disillusi quanto cinici. È del tutto diversa. È una Sicilia responsabile, operosa, fantasiosa, creativa, quella che emerge. Non ha poi neanche tanta importanza, alla fine, se l’impresa specifica abbia avuto o meno successo. Rimane tantissimo di quel periodo, rimane un patrimonio di reputazione che si è costruito nel tempo e che oggi è un patrimonio di tutti e del quale tutti i protagonisti dovrebbero sentire la responsabilità.

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«Questo libro racconta della Prima Repubblica e di tangentopoli, dell’avvento di Berlusconi e del suo disegno per distruggere le cooperative. Parla, poi, della cooperazione siciliana e del suo duro lavoro per contrastare i tentativi di infiltrazione da parte di Cosa Nostra. Una visione di parte, certo. Ma documentata. In grado di riavvolgere il nastro della storia e rileggere fatti, circostanze e trame emerse dentro le aule di giustizia ma poco conosciute all’esterno. Fatti lontani nel tempo di cui spesso si è perso il filo. Troppo spesso l’espressione “coop rosse” viene ripetuta a indicare in modo dispregiativo un’epoca ed un sistema di interessi e tangenti per finanziare la politica e il partito.
«Questo libro dimostra, carte alla mano – documenti storici, cronache giornalistiche e verbali di inchiesta – che tutto questo non c’è stato. E che quando c’è stato ha coinvolto individui non il sistema. Non la Lega delle cooperative. Racconta anche dei tentativi fatti da Legacoop e dalla sinistra per liberare l’economia dalla mafia. E dei dibattiti interni alla società e alla politica negli anni Ottanta e Novanta». [dalla prefazione di Mauro Lusetti]

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Tra il 1943 e il 1971 l’area urbanizzata di Palermo si amplia da 600 a 5.000 ettari. È il cosiddetto “sacco di Palermo”, un’espansione edilizia incontrollata, che porta il capoluogo siciliano ad essere la città italiana con più vani inabitati in relazione a quelli edificati, mentre nei «catoi» del suo centro storico migliaia di persone rimangono relegate ad una vita di stenti. Una storia diventata un topos nel racconto della città, con i suoi momenti di climax, rappresentati dalla distruzione delle ville della Palermo del Liberty. Il lavoro di ricerca dell’autore porta a un racconto a più voci che, pur senza sminuire le gravi responsabilità della politica e il pesante intervento di Cosa Nostra nella sistematica cementificazione dei giardini della Conca d’Oro, inserisce questa vicenda nel suo contesto storico, quello di una generale e corale corsa verso la modernità, che passa, qui come altrove in Italia, dalla separazione fisica dei ceti, che da verticale si fa orizzontale, creando zone che siano prova e certificazione dello status sociale acquisito o conquistato. Una storia che, depurata dal rimpianto per ciò che è stato perso e dalla facile individuazione di pochi responsabili, determina ancora l’identità contemporanea della città.

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La Prima guerra mondiale è l’evento epocale che segna l’inizio del Novecento. Questo volume si pone l’obiettivo di indagare l’impatto del conflitto sulla Sicilia nell’ambito di una rinnovata linea di ricerca.
Cento anni fa, nel 1917, dopo Caporetto, prese corpo una raccolta di lettere e altri testi di e su 23 militari siciliani, mai pubblicata e qui presentata in edizione critica e accompagnata da un saggio di storia. Il libro dà conto di come la cosiddetta borghesia patriottica dell’isola visse e percepì l’inedita e sconvolgente esperienza bellica.

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Diciassette cunti autentici, raccontati da chi degli stessi è stato testimone. Piera Bivona raccoglie in questo libro storie di donne e uomini che hanno vissuto il passato di un piccolo centro in collina, restituendo storie familiari appartenenti alla memoria collettiva della Sicilia e riconoscibili da ognuno come proprie pur nella loro specificità.
Un salto poetico indietro nel tempo, a sbirciare dentro le antiche case, a rivivere atmosfere e contesti oramai perduti.

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Il nuovo libro di Valeria La Motta ricostruisce la fondazione del tribunale in Spagna e in Sicilia, descrivendone la struttura, le sedi e il funzionamento. L’Inquisizione spagnola di Sicilia sottopose a giudizio ebrei, rinnegati, negromanti, streghe, protestanti ed eretici provenienti da tutta Europa; tramite uno strutturato sistema di ufficiali, familiari e collaboratori, mantenne il controllo del dissenso politico e religioso dalla fine del Quattrocento fino al 1782, condizionando la vita sociale e istituzionale del viceregno.
Attraverso una ricca congerie di fonti provenienti dagli archivi di Palermo, Madrid e Simancas, il libro ricostruisce le vicende legate alla fondazione del tribunale in Spagna e in Sicilia, descrivendone la struttura, le sedi e il funzionamento. L’analisi della documentazione suggerisce l’ipotesi per cui il modello medievale siciliano costituì il precedente storico a cui si ispirarono Ferdinando e Isabella per la fondazione dell’Inquisizione in Spagna. Le carte contabili dell’amministrazione inquisitoriale, solitamente sottovalutate dagli studiosi, rivelano aspetti poco noti della vita all’interno della sede inquisitoriale: frodi, furti e conflitti giurisdizionali che caratterizzarono lungo tutto il Cinquecento la storia dell’Inquisizione in Sicilia.

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€ 14,25 15
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Questo libro viene pubblicato in occasione del centenario della nascita di Renzo Barbera (19 aprile 1920) e del cinquantenario della presidenza del Palermo (4 maggio 1970)


Un avvincente racconto che parte dalle origini della famiglia Barbera, della nascita dell’azienda del latte, sullo sfondo di una Palermo che cambia.

C’è poi la vita di Barbera, raccontata in prima persona dallo stesso Renzo.

Quindi la storia delle dieci stagioni alla presidenza del Palermo: di ogni campionato ci sono le testimonianze dei protagonisti da Vanello a Chimenti, da Majo a Silipo.

Di ogni campionato anche curiosità, documenti d’epoca, storie, cifre, momenti particolari che vanno oltre la vicenda sportiva. Ci sono poi i racconti di personaggi che hanno attraversato la vita di Barbera come Ignazio Arcoleo e Silvio Palazzotto.


Un capitolo è dedicato alla Juventina, la squadra di cui Barbera negli anni Cinquanta è stato presidente con le testimonianze dei protagonisti di quel periodo.
C’è anche la storia della Polisportiva Palermo, che durante la presidenza Barbera, aveva dato vita alle squadre rosanero di atletica leggera, basket e pallavolo, anche questa raccontata da chi ha partecipato a quell’esperienza.

 

Quando è morto Renzo Barbera suo figlio Ferruccio ha chiesto a Giuseppe Bagnati e a Vincenzo Prestigiacomo di scrivere un libro sul padre. Bagnati, compagno di classe alle elementari di Ferruccio, aveva seguito da vicino per il Giornale di Sicilia i dieci anni della presidenza Barbera, non soltanto nei momenti più importanti (promozione in A del 1972 e le due finali di coppa Italia del 1974 e del 1979), ma anche intervistandolo più volte e raccontando altri episodi di quei dieci anni. A Prestigiacomo, suo amico di vecchia data, Barbera aveva affidato le sue memorie, raccontandogli, nel corso degli anni, la sua storia.

Due i momenti particolarmente toccanti di questi incontri: il primo è legato all’8 settembre 1986, il tragico giorno della radiazione del Palermo dai quadri federali del mondo del calcio. Quel pomeriggio Barbera ha cominciato a raccontare la sua vita. 

L’altro momento importante è quello del 15 maggio 2002. Con Prestigiacomo quel pomeriggio c’è Silvio Palazzotto, per dieci anni suo fedele segretario in viale del Fante. Renzo e Silvio sono seduti in un divano dandosi la mano per quasi tutto il lungo tempo dell’incontro. Renzo ha il volto scavato, divorato dalla malattia che l’ha colpito. Morirà quattro giorni dopo.

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La famiglia Ahrens è protagonista di una stagione magnifica nella storia di Palermo: la “Palermo felicissima” del primo Novecento. Albert, il patriarca arrivato nel 1875 dalla Germania, diventa un entusiasta imprenditore di successo e sposa Johanna Benjamin, che sarà la madre dei suoi otto figli. Fra campagna e città fa costruire una superba villa sulla cui facciata spicca la scritta lik dör (“La luce è là”), e sono anni di prosperità, di successo, di unità.
Seguono in sequenza eventi che intaccano la serenità della famiglia: il terremoto di Messina, la Prima guerra mondiale, la morte dei due figli maschi, e infine le leggi razziali che restituiscono gli Ahrens alla loro identità ebraica.
Lo sfacelo economico conduce a un declino che non impedisce a Marta, Vera, Berta e Margherita di portare innanzi la “luce” dei valori che hanno sempre ispirato la famiglia: coraggio, dignità, rigore, speranza. La fusione fra storie individuali e Storia movimenta il quadro di una saga che lascia al centro almeno tre figure femminili memorabili: Johanna, intrepida e saggia costruttrice di fortune accanto al marito; Marta, afflitta da una severa sordità che non le impedisce di “sentire” dove va il mondo e di governare gli affari; Vera, ispirata dalla determinazione che era stata del padre.
Una saga famigliare maestosa. Una Palermo “tedesca”. Una città operosa e prospera che il tempo ha quasi cancellato. Un coro femminile che non si dimentica.
Agata Bazzi è una discendente della famiglia Ahrens: questa storia è ispirata dal ritrovamento di un diario e dai racconti ascoltati.

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€ 18,05 19
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Un quadro appassionante dell’antica letteratura greca, nelle sue figure principali e nei suoi generi più rappresentativi, all’insegna della ricerca di una definizione dell’uomo e dei suoi caratteri essenziali. Alberto Jori, uno dei massimi studiosi italiani della cultura antica, accostandosi ai capolavori letterari dei greci, si domanda, in primo luogo, quale contributo essi abbiano dato all’elaborazione di quell’umanesimo che, trasmesso ai romani, ha fornito in seguito il solido fondamento alla cultura moderna. Nell’indagine, l’autore propone una lettura personale ma al tempo stesso rigorosa e documentata di testi e autori classici, consentendo al lettore di familiarizzarsi con i temi e i problemi della cultura greca. Ne risulta una carrellata affascinante di figure e di opere che, saggiate nell’universalità del loro messaggio, rimangono ogni volta impresse nella memoria con i loro tratti peculiari.
Nella seconda parte del volume, Jori propone un utile panorama della cultura letteraria, filosofica e scientifica della Sicilia greca, soffermandosi su autori e correnti che hanno dato un apporto essenziale allo sviluppo della civiltà ellenica e che, al tempo stesso, costituiscono parte integrante del nostro patrimonio spirituale.

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€ 19 20
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Questo libro, con vibranti cronache di ogni edizione, fa rivivere un’indimenticabile epopea dell’automobilismo sportivo: quel Giro Automobilistico di Sicilia che faceva alzare nel cuore della notte milioni di siciliani, grandi e piccini, per assistere al passaggio di leggendari piloti alla guida di bolidi che attraversavano i loro territori ricchi di storia e bellezza.

Centinaia di foto in b/n e a colori corredano il testo.

 

Prefazione di Vincenzo Prestigiacomo

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€ 37,05 39
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Questo libro ricostruisce la storia dell’attività che diede maggior prestigio
e potenza economica alla famiglia Florio: l’armamento e la navigazione.
In una sintesi dettagliata, l’autore restituisce la storia delle compagnie di
navigazione fondate a Palermo da Vincenzo e Ignazio Florio; dai velieri ai
primi vapori a ruote ottocenteschi, ai grandi piroscafi transatlantici fino
alle moderne motonavi degli anni Venti.
I Florio furono i più grandi armatori siciliani dell’Ottocento, i primi che
collegarono la Sicilia con il continente, i primi ad attivare le rotte transatlantiche
tra la penisola italiana e il Nord America con servizi regolari di
linea. Nel 1881 fondarono l’imponente Navigazione Generale Italiana fondendo
la loro flotta con quella genovese di Rubattino, la grande compagnia
avrebbe dominato per oltre quarant’anni le rotte commerciali e postali del
Mediterraneo con collegamenti verso l’America e oltre Suez.
Il libro comprende anche un capitolo dedicato agli yacht e alle barche da
regata di Ignazio Florio e uno al cantiere navale di Palermo, fondato dallo
stesso imprenditore.
Infine è pubblicato per la prima volta l’elenco completo delle navi appartenute
alla famiglia Florio con schede tecniche e biografiche di ogni unità.
Il testo è corredato da un’ampia iconografia per la più parte inedita. Disegni
delle navi, dipinti, fotografie e materiale pubblicitario d’epoca consentono
uno sguardo sulla storia marittima dei Florio.

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€ 38 40
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Gli Altavilla fecero della Sicilia una nazione; se, infatti, «la Sicilia è l’unica fra le regioni italiane ad essersi identificata per lungo tempo come ‘nazione’», ciò lo si deve alla costruzione politica che ne fecero proprio gli Altavilla. 

Una nazione che, per qualche tempo, era stata potenza mediterranea con ambizioni, legittimate da antiche concezioni, perfino imperiali. Non è un caso che Cicerone, riferendosi proprio all’isola la consideri “primus gradus ad imperium”, il primo gradino per un impero mediterraneo. 

Una nazione che rispetto alle altre godeva non solo di uno status politico di notevole peso, ma che, soprattutto, godeva di un benessere e di una ricchezza che non aveva pari nel suo tempo. Il regno di Ruggero II era infatti un regno ricco, come prima del suo arrivo non lo era stato, ma, soprattutto, non lo sarebbe stato mai più. 

Un regno ricco non solo in quanto a risorse economiche, ma ricco anche dal punto di vista culturale. Infatti, se non bisogna nascondere che i Normanni furono portatori di una cultura modesta rispetto a quella (o a quelle) che fiorivano in Sicilia, non si può neppure dimenticare che proprio grazie ai Normanni stessi, e agli Altavilla in particolare, quelle culture furono messe in grado di esprimere tutte le potenzialità di cui erano portatrici e di realizzare, fra l’altro, quel miracolo artistico che viene denominato gotico-normanno.

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€ 46,55 49
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“I Florio. Regnanti senza corona” è la storia appassionante e drammatica di quattro generazioni della famiglia che ha modificato il corso della storia della Sicilia.
L’autore ripropone una nuova e più accurata versione della storia dei Florio. Anni di ricerche negli archivi privati e nel mondo del collezionismo hanno portato alla luce una grande mole di fotografie e documenti inediti che smentiscono molte leggende legate alla famiglia originaria di Bagnara Calabra. Pagine che hanno consentito di creare un nuovo percorso sulla storia siciliana dei Florio a partire dal 1786, da quando a Napoli si incontrano il bagnaroto Paolo Florio e il palermitano Giovanni Custos.

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€ 14,25 15
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anche in Ebook

La vita di Donna Franca Florio rivive, in forma diaristica, nell’appassionante ricostruzione di Salvatore Requirez. Una sequenza infinita di fatti ed eventi (storicamente accertati) che la videro protagonista vengono restituiti alla coeva atmosfera intrisa dei bagliori della Belle Époque ma anche dei disagi di due consecutive Guerre Mondiali. Con l’ausilio di documenti inediti, di testimonianze dirette raccolte nel tempo e di specifici approfondimenti, accanto alle feste e alle cerimonie che fecero della Palermo Liberty una capitale capace di attrarre, per anni, il soggiorno di principi e teste coronate di tutta Europa, trovano spazio le complicate dinamiche finanziarie che condussero all’inesorabile declino dell’impero economico dei Florio scrupolosamente annotate in ogni frangente. Alle impegnative frequentazioni con gli artisti più in vista del periodo, agli insistiti corteggiamenti, allo stile di vita lussuoso e frenetico che rompeva i ritmi di un’aristocrazia sonnolenta e alle spensierate gioie assaporate a Londra, Parigi, Berlino o nelle principali stazioni turistiche europee, si affiancano le note sofferte di un rapporto amoroso complesso e dei più tremendi dolori sopportabili per una madre. Ne viene fuori un ritratto dalle mille sfaccettature che, lontano da ogni tentazione agiografica, offre, per la prima volta, la revisione obiettiva e completa di una vita entrata nel mito. Una vera fotografia senza ritocco.

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€ 16,15 17
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Il Neogotico siciliano è uno stile che attraversò il XIX secolo, convisse col Liberty influenzandolo in molti dei suoi elementi, per arrendersi infine – nel primo trentennio del XX secolo – alle avanguardie moderniste.

corredato da quasi 500 immagini e 16 pagg. di Tavole a colori fuori testo

 

 

 

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€ 37,05 39
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“I Florio. Regnanti senza corona” è la storia appassionante e drammatica di quattro generazioni della famiglia che ha modificato il corso della storia della Sicilia.
Il noto giornalista palermitano Vincenzo Prestigiacomo ripropone una nuova e più accurata versione della storia dei Florio. Anni di ricerche negli archivi privati e nel mondo del collezionismo hanno portato alla luce una grande mole di fotografie e documenti inediti che smentiscono molte leggende legate alla famiglia originaria di Bagnara Calabra. Pagine che hanno consentito di creare un nuovo percorso sulla storia siciliana dei Florio a partire dal 1786, da quando a Napoli si incontrano il bagnaroto Paolo Florio e il palermitano Giovanni Custos.
Il testo racconta della ricchezza e del dissesto, di nascite, malattie, lutti, vizi, sontuosi ricevimenti con re e regine, imperatori e imperatrici, zar e zarine tutte storie documentate e scrupolosamente verificate. C’è il mondo dell’alta finanza con i Rothschild, i Morgan, i Lipton. Insomma, tutto lo splendore e il declino della famiglia Florio, che raggiunge l’apice
della potenza con Vincenzo I e la consolida con Ignazio senior. Fino agli ultimi eredi, Ignazio junior e Vincenzo III, che fanno calare il sipario sulla drammatica storia dei Florio. Nel quadro della narrazione si descrive anche la vita e gli avvenimenti di una Palermo che non esiste più. In primo piano Donna Franca, toccata dal successo ma anche da tanto dolore.
È una delle “dame di Corte” più influenti d’Italia fino all’avvento del fascismo. Donna di forte temperamento, giustifica persino i tradimenti del marito. La scomparsa di tre figli in poco più di un anno conduce alla depressione di Donna Franca e al pessimismo schopenhaueriano di Ignazio: “Dio mi perdoni, comincio a dubitare della giustizia, di tutto”.
Il fratello minore, Vincenzo III, irrequieto sin dalla nascita, fu un pioniere della comunicazione e un vulcano di idee.
Ricco, colto, moderno. Qualità che fanno di questo gentleman un indimenticabile eroe del Novecento. Nel silenzio dell’Olivuzza, fra l’altro, il giovane Florio matura l’idea di allestire una grande competizione automobilistica tra festoni di ulivi e ginestre nelle tortuose strade delle Madonie. La chiama “Targa Florio”. Il 6 maggio 1906 le vetture scattano rombanti e fumanti. La corsa diventa subito una leggenda.
Il reportage storico della famiglia è completato e arricchito dalla figura discreta di Lucie Hanry, la seconda moglie di Vincenzo III. Donna affascinante dai modi gentili, amante dei salotti e delle buone maniere. Modella francese contesa da pittori famosi come Federico Beltràn Masses, Vincenzo la conosce nel 1912, in una libreria all’ombra della Tour Eiffel.
Lei è colta, brillante, sportiva. Tra i due è subito colpo di fulmine.
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€ 26,60 28
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Quest’anno la Targa Florio celebra la sua 100^ edizione.

Il libro ripercorre la storia delle 100 edizioni della Targa Florio sotto nuovi e diversi profili, comprendendo diverse aree:
· Cronaca con riferimento ai fatti storici contestuali e un accenno ai regolamenti organizzativi che disciplinavano la gara.
· Tecnica dove sono passate in rassegna tutte le principali auto da corsa che hanno scelto il circuito delle Madonie per consacrare i loro successi.
 
· I migliori piloti di tutti i tempi che durante le 57 edizioni della Targa Florio ebbero modo di confrontarsi direttamente ingaggiando duelli entusiasmanti, dai pionieri ai formulisti degli ultimi anni.
· Figure chiave della storia della corsa siciliana: Vincenzo Florio, Raimondo Lanza di Trabia e Nino Sansone.
· Rapporto tra la Targa Florio e la cultura del tempo.
· Influenza che la Targa Florio dei tempi migliori ha avuto nel contesto sociale siciliano cogliendo numerosi aspetti anche nell’ambito folcloristico.
 
Al libro è allegato un dvd contenente i documentari Moderno Mito Siciliano (realizzato da Nuova Ipsa Editore), Mountain Legend, Targa Florio 1965, una galleria fotografica e l’Albo d’oro.
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€ 46,55 49
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Soprattutto in questi ultimi anni in cui la crisi economica ha diffuso malumori e disagio nei confronti della politica siciliana, il tema della Autonomia regionale siciliana, come strumento al servizio della crescita economica e sociale dell’isola, è stato all’ordine del giorno del dibattito non solo regionale ma, anche, nazionale. Di fronte all’evidente degrado e ai reiterati eclatanti episodi di malgoverno e di corruzione e di fronte alle innumerevoli inefficienze denunciate dai cittadini, in molti si sono chiesti infatti se la soluzione autonomistica, consacrata nello Statuto del 1946, sia stata quella opportuna o se non sia il caso di archiviarla definitivamente.
A questa domanda, risponde il saggio di Francesco Cangialosi che ripercorre la Storia dell’Autonomia a partire dalla fine del Settecento e che ne racconta le difficoltà cogliendone le tante criticità che l’hanno segnata. La lunga esperienza maturata al vertice burocratico di uno dei parlamenti più antichi del mondo, qual è appunto quello siciliano, consente all’autore meglio d’altri di fotografare dall’interno la vita della Regione. Il volume, che ha il pregio di godere di una cifra di scrittura qualitativamente elevata, può costituire un utilissimo strumento di riflessione per orientarsi con certezza nella complessa tematica.

Francesco Cangialosi (Lercara 1948), appassionato studioso delle vicende isolane, è stato per oltre trent’anni dirigente dell’Assemblea regionale siciliana. Questo osservatorio privilegiato gli ha consentito di approfondire, in presa diretta, gli aspetti storici e giuridici dell’Autonomia regionale e di coglierne quelle criticità che hanno portato all’attuale crisi dell’istituzione regionale.
È anche autore di numerosi saggi di carattere scientifico o divulgativo pubblicati in varie riviste. ...
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Quando si vuole definire in qualche modo un periodo storico spesso si va alla ricerca affannosa di un concetto o di un insieme di poche parole che comprendano in sintesi quanto esposto nel volume scritto dall’autore.
Ebbene tra le tante definizioni ritrovate in vari libri sul Fascismo clandestino quella di storia negata ci sembra indiscutibilmente la più consona.
È stato lo storico Vincenzo Caputo, autore di una pubblicazione dall’omonimo titolo, a convincerci della necessità della utilizzazione della suddetta terminologia per identificare i sottaciuti fatti storici riguardanti il fascismo clandestino in Sicilia dal 1943 al 1946. Domenico Lo Iacono si è dato molto da fare al fine di trovare tutta la documentazione possibile sull’argomento.
Non è stato né semplice né facile: bisognava continuare a negare un periodo storico che fra tanti è bene continuare a tenere nel dimenticatoio.
Lo Iacono è riuscito a mettere in luce più di una pagina ritenuta morta e sepolta o, comunque, addirittura inesistente. E, per dirla col Prof. Giuseppe Parlato, l’augurio è semmai che questo volume sia il primo, assieme a quello di Angelo Abis sul Fascismo clandestino in Sardegna, a percorrere la strada del Fascismo clandestino, ben presente in tutta l’Italia centromeridionale occupata dai cosiddetti liberatori angloamericani. ...
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Alla morte del suo fondatore il regno di Sicilia è un potente soggetto politico nello scacchiere Mediterraneo. Ruggero II, saggio e lucido sovrano, ne ha consolidato le strutture interne venendo a capo del tradizionale ribellismo dei conti normanni. I suoi nemici tradizionali – il Papa, l’Impero d’Occidente, l’Impero bizantino – sono stati costretti a riconoscerne l’esistenza e a venire a patti con lo stesso. Niente avrebbe fatto immaginare che quel miracolo istituzionale, come da qualcuno è stato definito, sarebbe durato appena quarant’anni. Infatti, già con il suo immediato successore, Guglielmo I, i tradizionali problemi di convivenza fra etnie e culture diverse e le ambizioni dei grandi feudatari, aprirono crepe insanabili nell’edificio ruggeriano mentre le ambizioni dei tradizionali nemici, ripresero vigore determinando una lenta ma inarrestabile agonia. La pessima politica di Guglielmo II segnata da ambiziosi progetti che andavano al di là le possibilità del regno, la assenza della necessaria lucidità che ne contraddistinsero scelte ed azioni, indebolì ulteriormente il regno e lo espose alle pretese dei discendenti di Federico Barbarossa. Per queste ragioni, il generoso tentativo di Tancredi d’Altavilla, ultimo vero re normanno, di salvare il regno, non poteva che dimostrarsi velleitario.
L’autore racconta le fasi di questi intensi quarant’anni, soffermandosi, con dovizia di particolari, sulla strutture politiche, amministrative ed economiche della cosiddetta “età dei Guglielmi”, esaminando i contesti internazionali e negando la sostenuta continuità fra il regno fondato da Ruggero e quello conquistato da Enrico VI con il consenso della moglie Costanza.
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L’avvento del fascismo crea a Palermo un clima politico teso come nel resto dell’Italia. Gli aderenti al Circolo Universitario Cattolico denunciano aggressioni delle camicie nere locali che strappano ai giovani popolari la loro tessera. A rischio anche la vita di Don Luigi Sturzo, che nel luglio 1923 dà le dimissioni da segretario del Partito Popolare Italiano e si rifugia a Londra.


Nel capoluogo siciliano l’imprenditoria non decolla. Hanno difficoltà a trovare un’occupazione i giovani laureati e i capifamiglia sopra i cinquant’anni. Il 1923 si apre con la tragica notizia della morte di re Costantino di Grecia, che alloggia a Villa Igiea. La figlia Irene grida: “Papà è stato ucciso, non ho dubbi”.


Intanto la città si imbelletta per la visita ufficiale del Duce, che promette: “La Sicilia ha problemi di strade, di acqua, di mafia. Prenderò misure per tutelare i galantuomini”.


Piomba in Sicilia Cesare Mori e con i suoi metodi forti costringe il popolo a collaborare contro la mafia. Nel mirino del “prefetto di ferro” l’on. Alfredo Cucco, il più votato nell’isola dal regime.

Escono dalla scena i Florio, una famiglia che ha dominato in Sicilia e oltre lo Stretto per più di un secolo. La vita mondana è movimentata dalle potenti famiglie aristocratiche più in vista. Palermo si mobilita per le nozze tra Cristoforo di Grecia e Francesca d’Orleans; la cerimonia si svolge alla Cappella Palatina. Intanto sale alla ribalta nello scenario internazionale Fulco della Verdura, che affascina Coco Chanel creando curiose spille a forma di conchiglie.


Negli anni bui della guerra godono di privilegi capi fascisti e alti ufficiali. L’arrivo degli Alleati restituisce ai siciliani speranze di giorni migliori. Il Separatismo vive tra inganni e delusioni.


Il dopoguerra è la stagione delle conquiste con sete di libertà e fame di terra. Dopo i sanguinosi delitti della banda Giuliano, la Sicilia cerca di cambiare volto. Ed è qui che vengono accesi i riflettori sul “Gattopardo” di Giuseppe Tomasi di Lampedusa, mentre entra in vigore la legge Merlin

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Avuta la fortuna di avere tra le mani ben quattordici faldoni del carteggio riguardante la “Tonnara di Mondello”, documenti che completano in termini pratici il carteggio (sei faldoni) che l’Archivio storico Comunale di Palermo ha ottenuto tra acquisti e donazioni.
Che si tratti di un solo archivio storico è fuor di dubbio, tuttavia l’avidità ha voluto spezzettarne il contenuto in tre lotti, non tanto omogenei ma trattanti lo stesso argomento, in quanto di unica provenienza.
Avendo seguito corsi di conoscenza specifica di tipo paleografico, sono stato messo in condizione di conoscerne il contenuto, assemblarlo e ricavarne una chiara analisi dei luoghi, dell’attività, della titolarità e delle vicissitudini della tanto ricercata “Tonnara di Mondello”; alcuni disegni e schizzi hanno permesso di completare un lavoro organico ed esaustivo, risultato determinato dalla lettura (non sempre agevole) di oltre 35.000 fogli, tanto da farne un carteggio storico di tutto rispetto e completo.
 
Tutta la documentazione e il carteggio riprodotti fanno parte della Fondazione Moncada di Monforte.

 
 
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Questo libro coglie l’immagine di una città che vive lo sfarzo dell’eleganza e dei sontuosi ricevimenti nelle dimore settecentesche. La follia dilapidatrice di una nobiltà che riceve regnanti e magnati dell’alta finanza organizzando cene e feste da ballo che contrasta con la miseria dei vicoli che circondano le case patrizie.
Nella cronaca mondana Donna Franca Florio occupa sempre la copertina, stupisce non soltanto per l’avvenenza, ma anche per lo stile di vita e l’esclusivo abbigliamento all’ultimo grido. La sua antagonista è la duchessa Marianna Alagona.

In questa città dalle mille contraddizioni, ma affascinante, vivono allegramente politici corrotti appoggiati da una mafia spietata che spedisce lettere di scrocco alle famiglie più facoltose di Palermo.
Tra i protagonisti del romanzo dal genere giornalistico-letterario, un monaco, fin troppo intraprendente, isolato nel monastero ma abile a dialogare con onorevoli, malavitosi e gente del popolo.
Il Novecento si apre con alcuni onesti amministratori che sanno spendere il denaro pubblico e vede il diffondersi dell’attività ludica.
Nel frattempo il sequestro di una adolescente e tre inquietanti omicidi vengono a sconvolgere la vita quotidiana di Palermo, non più “felicissima”....
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Come in un racconto fiabesco la Vucciria che Giacomo Cimino ci consegna non può che essere quella del … c’era una volta. Una volta, quando? Inevitabilmente nel tempo della memoria di un testimone che ne ha seguito le vicende incarnate nel suo vissuto personale e in quello della sua famiglia, nella culla protettiva del quartiere, madre di mille e una storia, tutte degne di una narrazione. 

Una memoria che affonda le radici negli anni Cinquanta, gli anni in cui Giacomo fa i primi passi sotto lo sguardo vigile dei suoi, titolari di un noto panificio del quartiere, conquistando spazi sempre più ampi negli ambiti prossimi alla bottega e che solo col tempo diventeranno la Vucciria, un seducente caleidoscopio di volti, voci, colori, odori. Ma gli anni Cinquanta sono anche gli anni in cui Palermo con i suoi quartieri storici e i suoi mercati avverte i primi, anche se ancora deboli segnali di una mutazione che ne avrebbe modificato nei due decenni successivi in maniera radicale gli assetti urbanistici e socioantropologici. 

A chi con Giacomo condivide l’impietosa anagrafe incisa nei Cinquanta e che come lui ha sperimentato l’avventura di seguire genitori, nonni o parenti prossimi nei meandri della spesa alla Vucciria o in altri viciniori mercati, quel mondo non poteva che sembrare l’unico possibile, sottratto alla temporalità come in una magia ogni giorno rinnovata sulle balate sempre bagnate, specchio per una moltitudine in movimento di uomini, donne e bambini. Uno spazio che oggi ci piace ripensare come una comunità articolata in ambiti di vicinato che Giacomo ricostruisce con devota attenzione e topografica attitudine, a calata maccarrunara, i cutiddieri, via pannieri, le tre chiese di Sant’Antrìa, San Domenico e infine a chiazza, Piazza Caracciolo e la sua celebre e infida scalinata verso la Via Roma, l’altra città che il progetto ottocentesco aveva sostituito a una parte dell’antico quartiere talmente degradato da preferirne più che la bonifica la distruzione.

La vicenda della ditta Cimino, raccontata con misura e gusto nelle sue alterne vicende e nel drammatico quanto emblematico epilogo, fa da baricentro di una ricostruzione che non si fa schermo di intellettualismi per mettere in ombra la sua schietta natura di narrazione soggettiva nata da un vissuto riproposto senza enfasi e retorica. Nel mosaico di personaggi incastonati in questi ristretti e perciò spesso conflittuali spazi di relazione, alcuni con le loro voci e il loro dialetto si stagliano a tutto tondo e poco importa se per tratti positivi o negativi, quasi a residiare come geni loci uno spazio che anche per merito di Giacomo è destinato a diventare mitico, marca territoriale forte di una identità che continuamente viene rinnovata dall’inesorabile fluire delle generazioni e cui oggi contribuiscono, come nel passato, artisti, fotografi , registi e scrittori più o meno noti.
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