Rassegna stampa

Una raccolta dei migliori articoli di giornale sulle pubblicazioni della Nuova Ipsa editore di Palermo

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Giornale di Sicilia del 02 luglio 2013
L’ultimo sipario quella sera al Politeama
Il dramma di Totò a Palermo, improvvisamente fu il buio...  
 

Il Giornale di Sicilia del 4 maggio 1957 riporta una locandina sulla serata di addio di Totò, l’ultima recita della rivista A prescindere a Palermo. Quella recita, il 6 maggio, non andrà mai in scena. Tre giorni prima, sul palcoscenico del Politeama Garibaldi, Totò è diventato cieco. Palermo, la città dove è nata la madre, Anna Clemente, segna un momento drammatico nella vita del “Principe della risata” che, come vedremo, affrontò con lacrime e lazzi. Da qui nasce Totò, l’ultimo sipario del giornalista palermitano Giuseppe Bagnati (Nuova Ipsa editore, 130 pagine, prefazione di Gianni Riotta, 12 euro). Cosa era successo? Quali furono le conseguenze? Da quel giorno, che sconvolse la vita dell’attore a Palermo, una ricostruzione puntuale e affettuosa, un’inchiesta che svela il cuore di quel giallo, attraverso documenti e testimonianze, immagini dell’epoca.

«Avevo saputo che Totò aveva smesso di recitare in teatro a Palermo per la cecità – racconta Bagnati –. Era una storia che nessuno aveva approfondito. E allora ho iniziato a raccogliere materiale. Una vicenda o un personaggio tirava l’altro, rendendo tutto sempre più appassionante».

Il 3 maggio 1957 Totò arriva a Palermo con la motonave “Calabria”. Con lui la compagna Franca Faldini, la figlia Liliana. Dopo sette anni di assenza e di film esilaranti, è tornato al teatro con una rivista che vive delle sue macchiette, alternate a splendide ballerine inglesi e soubrette: Franca May (compagna dell’impresario Remigio Paone), Yvonne Menard delle Folies Bergère, Franca Gandolfi giovane moglie di Domenico Modugno. La musica è di Carlo Alberto Rossi, che in futuro firmerà E se domani e Le mille bolle blu per Mina.

«Quando facevo teatro –  raccontava Totò – volevo molta luce, per vedere la sala, le facce del pubblico». Ma nella prima recita a Palermo ecco il buio. «Dopo lo sketch di Napoleone – racconta la figlia Liliana – Totò piange e si dispera: sono cieco, non vedo più». «L’attore – racconta Bagnati – riesce a chiudere la serata con una serie di gag e contorsioni ad altissima velocità per abbreviare i tempi». Il pubblico ride e applaude, non sa del suo dramma. Riesce addirittura a fare la passerella, il cappello da bersagliere in testa. Nei giorni seguenti la situazione non migliora, eppure sale sul palcoscenico con occhiali scuri, evitando però la passerella finale.

Il libro riporta la testimonianza dell’oculista palermitano Giuseppe Cascio che lo visita nello studio in via Meccio, mentre fuori la gente fa festa e chiede autografi. Totò scherza: «Dall’ombelico in giù sto benissimo, chiedete a Franca». Ma la diagnosi è di cecità all’occhio destro per una coroidite essudativa. Totò dal 1938 non vedeva dall’occhio sinistro per le conseguenze di un distacco di retina, tanto che poneva sempre a destra in scena la sua storica “spalla” Mario Castellani. L’utima recita a Palermo viene annullata. L’attore è costretto a un lungo periodo di riposo a Roma. Non potrà più recitare davanti al pubblico. Si dedicherà solo al cinema.

«Totò – racconta Bagnati – diceva di essere mezzo palermitano perché era la città di nascita della madre Anna. Non è stato trovato un atto di nascita ma il fatto è certo perché confermato dai familiari, in particolare dalla figlia Liliana». Nannina, un donnone che faceva colazione alle sette con un piatto di spaghetti, sapeva preparare pasta con le sarde, caponata e parmigiana.

Dal ricordo di Lando Buzzanca, tra il pubblico in quella sera al Politeama, all’imitatore Mario Di Gilio, ex carabiniere scampato per un pelo alla strage di Portella della Ginestra, l’inchiesta di Bagnati va avanti. Il 1957 è l’anno della diffusione della televisione in tutto il Paese, anche a Palermo. Le riviste d’avanspettacolo, come A prescindere, lasciano il passo al musical. Totò, il grande guitto, è testimone di un mondo che sta scomparendo. Vivrà altri dieci anni, dopo quel giorno a Palermo, tra film improvvisati e rare perle surreali come Uccellacci uccellini di Pasolini. Lui scherza con la malattia, dice di avere “l’occhio policlinico” e di prendere vita dopo il ciak come se vedesse. In effetti gli sono rimasti solo due decimi. Racconta Federico Fellini: «Totò viene portato nei punti del set dove deve recitare e lì si toglie gli occhiali ed è il miracolo di Totò che improvvisamente ci vede, salta, piroetta». Stop, fine della scena tra le risate dalle troupe. «Totò tende le braccia in attesa che vengano a prenderlo. È tornato un essere incorporeo, un dolcissimo fantasma che ritorna nel buio, nell’oscurità, nella solitudine».

 

Guido Fiorito


 
 
 
 

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