Rassegna stampa

Una raccolta dei migliori articoli di giornale sulle pubblicazioni della Nuova Ipsa editore di Palermo

in questa pagina del sito della nostra casa editrice puoi trovare la lista completa di tutti gli articoli dei principali giornali e testate giornalistiche che hanno effettuato le recensioni dei nostri libri

Giornale di Sicilia del 06 aprile 2006
Tra il giallo e la cronaca, ecco il nuovo libro di Vecchio
 
 
Salvatore Caruso, cronista e scrittore, è stato ucciso nel primo pomeriggio a Palermo. I postumi del fattaccio sono i soliti: la sagoma tracciata dalla polizia attorno al cadavere, i fiori, gli occhi arrossati degli astanti. Ma cos’è accaduto prima di questa tragedia che apre il romanzo di Angelo Vecchio Il professore è cosa nostra (Nuova Ipsa, 139 pagine, 10 euro)? Appena un anno prima, Caruso era stato un esperto chiamato dal ministero della Pubblica Istruzione nell’ambito di un progetto scolastico sulla legalità e la coscienza civile. Aveva incominciato a parlare di mafia e mafiosi agli studenti, riscuotendo tutta l’attenzione degli ascoltatori e l’invidia malcelata di un suo collega. Gli avvertimenti non tardano ad arrivare. Piccole cose, prima: una telefonata anonima silenziosa, una macchina che sembra sorvegliare Caruso. Poi il padre di uno studente, un "uomo d’ordine" al quale quelle lezioni non piacciono, adotta un metodo più efficace: uno scippo ai danni di Caruso e una "visita" non richiesta a casa sua, insomma quanto basta per far capire alla vittima con chi ha a che fare e con quanta facilità la sua vita personale può essere violata. Eppure non si tratta di vere intimidazioni ma di una manovra di accerchiamento che nel secondo tempo, attraverso inviti, conversazioni e allusioni, serve a tastare il polso di Caruso per capire se davvero "il professore è cosa nostra", come dice uno dei personaggi, e cioè se è disposto a qualche favore speciale e se è sensibile alle lusinghe del potere più che alle minacce dichiarate. C’è chi vuole saperlo, e in fretta, mentre Caruso riempie quaderni su quaderni di rivelazioni sulla mafia che portano verso segreti sconosciuti persino alla polizia e alla magistratura.
Angelo Vecchio ha messo in gioco nel libro (che verrà presentato domani alle 18 alla Libreria Mondadori di piazza Castelnuovo, a Palermo) le sue due metà, il cronista e il narratore, dando più spesso partita vinta al primo e proiettando su di esso la sua personale passione di giornalista che da decenni si occupa di mafia. Applicando alla struttura del romanzo la tesi del protagonista che dice di essere un giornalista che fa lo scrittore, e non viceversa, l’autore segna una specie di biforcazione tra le vicende del professore e le lezioni di quest’ultimo che, isolate dal contesto e ricucite, potrebbero diventare un’opera a parte, una voce enciclopedica sulla mafia dalle origini ai nostri giorni.
Fuori dell’aula c’è la storia non separata ma più emotiva e varia di un uomo forse a tratti ingenuo, invischiato in una trama pericolosa che gli lascia spazio per i ricordi, per un amore o per discorsi da lettore appassionato (vedi la pagina su Manzoni inventore ante lilteram della dissolvenza cinematografica).
Non un eroe da santino, comunque, a meno che non sia da eroi essere se stessi.
Giampiero Cinque
 
 
 
 


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