Rassegna stampa

Una raccolta dei migliori articoli di giornale sulle pubblicazioni della Nuova Ipsa editore di Palermo

in questa pagina del sito della nostra casa editrice puoi trovare la lista completa di tutti gli articoli dei principali giornali e testate giornalistiche che hanno effettuato le recensioni dei nostri libri

La Sicilia - Palermo del 03 gennaio 2007
La Divina Commedia in siciliano di Canalella e Caputo
 
 
È un ragginato connubio tra pittura e versi la Divina Commedia in lingua siciliana edita da Nuova Ipsa. Il progetto innovativo è opera di due uomini abilissimi, uno nel verseggiare in dialetto (Domenico Canalella) e l’altro nell’adoperare i colori (Salvatore Caputo).
Il primo è un prete di mussomeli, scomparso a Palermo nel 1978, che dedicò molto del suo tempo libero alla Divina Commedia traducendola in siciliano. Caputo è artista vero, uomo che esprime la mediterraneità con il cromatismo. Lui nella sua opera svela e fonde continuamente segno e colore, reale e ideale, figura e sfondo, realizzando una vera e propria compenetrazione tra colore e luce, soprattutto nelel tavole che riguardano il Paradiso. La figura di Dante brilla di chiarore. E il sommo poeta declama: "Cussi m’atturnia ’na luce viva". Salvatore Caputo alla Divina Commedia dedica dodici tavole, quattro per ogni cantica. Nell’inferno prevale la tonalità verde; giallo e azzurro si caratterizzano nelle altre due cantiche. Nell’opera emergono l’oscurità (il pessimismo), la penombra (il voler vivere), la luce (l’ottimismo).
La mediterraneità di Caputo si avvicina alla poetica del barone Lucio Piccolo di Calanovella, che svela il "gioco" diurno e notturno con l’ombra del cosidetto "dormiveglia mediterraneo".
Scrive Piccolo: "questa mia predicazione per l’oscurtà, per la penombra, non come potrebbe sembrare, un atteggiamento esteriore; risponde ad un’esigenza interna comune a noi siciliani credo, quasi a contrasto della troppa luce che ci circonda. Rifugiarci nell’oscurità di noi stessi, è ritrovare quanto abbiamo perduto, esorcizzare il tempo e la morte". E addentriamoci nell’Inferno.
Canto I "Vosco scuru. Ncontro cu Virgiliu":"Mt’u mezzu du caminu di la vita ntra un voscu scuru iu mi ritruvaiu, ca a un trattu la via dritta avia smarrita. Quantu a diri qual’era doli assai stu voscu rampianti e sdirrupusu tremu a pinsarlu comu ddà cc’era di l’antrù vistu vi dirrò ccà iusu. Trasivu ’un sacciu cchiu’ di chi manera, nni ddu puntu tant’era nsunnacchiatu chi fori mi trovai di la via vera, Quannu ad u cozzu mpedi era addicatu, unni giustu dda vaddi fini avia...".
V.P.
 
 
 
 

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