Rassegna stampa

Una raccolta dei migliori articoli di giornale sulle pubblicazioni della Nuova Ipsa editore di Palermo

in questa pagina del sito della nostra casa editrice puoi trovare la lista completa di tutti gli articoli dei principali giornali e testate giornalistiche che hanno effettuato le recensioni dei nostri libri

La Sicilia -Palermo del 20 gennaio 2007
Il Principe Raimondo si… rivela
Intervista impossibile a Lanza di Trabia  
 
Alla distanza di 53 anni dalla scomparsa, Raimondo Lanza di Trabia è tornato alla ribalta con il vendutissimo libro sulla sua vita scritto dal collega Vincenzo Prestigiacomo. Il principe era personaggio complesso e poliedrico, romantico e sprezzante, sempre pronto al riscio e al gioco, come in un continuo duello, tanto che la lettura ha suscitato in noi il bisogno di contattare "direttamente" il Trabia.
Con il potente mezzo del cellulare siamo riusciti a metterci in contatto con lui in un angolo sconosciuto dell’aldilà riservato alle personalità eccentriche e complesse e a porgli una serie di domande.
come si vive da quelle parti?
"beh, che dire. Anche qui si vive bene"
Anche lassù, dove si trova è arrivata la notizia che "il principe irrequieto" è in testa alla classifica delle vendite?
"Se ne parla anche qui. Ma in molte anime l’invidia preale sui complimenti"
perché piace il libro?
"presenta uno spaccato della storia civile e privata dell’Italia tra le due guerre. E ci sono il difficile e aspro secondo dopoguerra, le smanie di certa aristocrazia siciliana e internzaionale, la ricostruzione attraverso le testimonianze di numoerosi miei amici".
È vero che nella notte tra il 7 e l’8 settembre del ’43 siete stati voi fascisti a consegnare le armi ai partigiani per cacciare i tedeschi da Roma?
"Si"
Sostiene Antonello Trombadori che durante l’incontro lei fumasse sigarette americane
"Verissimo. Erano Lucky Strike. Mio fratello Galvano, il 3 settembre, fece da interprete tra i generali Castellano e Taylor. L’armistizio venne firmato sotto una tenda piantata nella tenuta della marchesa di Cassibile".
Una posizione politica ambigua la sua
"Non direi. In quel momento la nostra collaborazione con i tedeschi era finita".
La sua amicizia con Trombadori a quando risale?
"All’autunno del ’46. Una sera, attraversando piazzetta Fontanella Borghese, lo rividi. Andammo a cenare al ristorante "Da Mariotto". Fraternizzammo subito. La nostra amicizia si fondava sull’affinità dei caratteri"
Come vivrebbe Raimondo nella società odierna?
"Non vivrebbe. Il mondo moderno viaggia nella degenerazione spirituale e morale, in un totale abbandono della dignità e dell’onestà. Si bada soprattutto al denaro e al successo. La politica è spregiudicata, meglio starne alla larga".
Il suo miglior amico?
"Mio fratello Galbano. Poi Stefano La Motta, Gianni Agnelli, Edda Mussolini, Errol Flynn, Antonello Trombadori e altri ancora. Da questo momento, però, sono sicuro che avrò più nemici.".
E Palermo come la vede?
"Una città dai mille volti e dai feroci contrasti"
Quando frequentava il liceo, chi era il suo autore preferito?
"Il mantovano Sordello, il poeta lodato da Dante. La sua è stata una vita avventurosa, aveva un debole per le donne, un senso di forte amicizia, slanci di generosità e frequentava i salotti buoni della società"
Il calcio di oggi le procura emozioni?
"nessuna"
E di Zamparini cosa pensa?
"che dovrebbe stare più vicino alla squadra e dialogare di più con il tecnico"
Il giocatore più amato nel corso della sua stagione?
"Helge Bronèe, una grande mezzala con numeri da pallone d’oro. Ogni tanto lo invitavo a Terre Rosse a prendere un aperitivo. Poi mi piaceva farlo pallegiare nei saloni della villa. Una volta scommettemmo una vettua sportiva se riusciva a non combinare danni. Lui si impegnò al massimo e vinse una Bmw 2000"
Principe, lo scherzo più pesante?
"Non è raccontabile"
Il corridore del passato più amato?
"Il grande Tazio Nuvolari"
Il più antipatico?
"Achille Varzi. Con lui non c’era nessuna forma di dialogo. Troppo freddo."
La sua collezione di antiquariato preferita?
"Vasi da notte. Ne possedevo anche del cinquecento. Alcuni erano stati ustati da vicerè che hanno governato in Sicilia".
 
Antonio Fiasconaro
 
 
 
 

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