Rassegna stampa

Una raccolta dei migliori articoli di giornale sulle pubblicazioni della Nuova Ipsa editore di Palermo

in questa pagina del sito della nostra casa editrice puoi trovare la lista completa di tutti gli articoli dei principali giornali e testate giornalistiche che hanno effettuato le recensioni dei nostri libri

La Repubblica - Palermo del 27 dicembre 2007
Il doppio gioco dell’infiltrato nella Palermo degli inganni
L’immaginaria requisitoria contro il perbenismo degli ottusi “per convenienza”  
 
Nella palude palermitana un carabiniere, L’infiltrato (nuova ipsa editore), prova il doppio gioco e incontra l’amore. Si confronta con una rete di interessi e connivenze insospettabili. Scende agli inferi di una città in cui il potere rappresenta se stesso nel calore confortevole di salotti che puzzano di delitto, su divani soffici che ospitano politici collusi, palazzinari e trafficanti di armi, divise sporche e toghe compromesse.
C’è la Palermo peggiore, ispirata drammaticamente a una realtà non diversa, in questa fiction per la scrittura che Angelo Vecchio, recordman degli instantbook, porta in stampa come sua ultimo pezzo di una produzione vastissima, apprezzata da un pubblico eterogeneo, e perfino dai protagonisti in carne e ossa dei suoi scritti.
Se, come ha documentato una recentissima operazione antimafia, un boss vero, Gaspare Di Maggio, figlio del patriarca Procopio, collezionava i volumi del giornalista e scrittore, licatese d’origine, catanese per trascorsi e palermitano d’adozione. Secondo la definizione che ne ha dato Francesco Renda, richiamata nella prefazione di Mario Celi, Vecchio, autore di saggi sulla storia della mafia, accanto a pièce teatrali e a romanzi, è soprattutto un cronoscrittore. È cioè uno che dalla cronaca trae tutto. Dalla fredda ricostruzione dei fatti, all’ispirazione per liberare la fantasia, sempre e comunque intorno a temi di stringente attualità.
C’è ovunque e comunque la mafia, indagata nel suo rapporto con la città indifferente. C’è un livello altro e alto, quello degli affari che si nutre di omicidi e che riesce a ingaggiare una guerra vincente con l’esercito regolare dei picciotti. C’è l’orrore e il sangue. Il lutto e il piombo. Ma c’è, nel fondo dei racconti e in questo L’infiltrato in particolare, la maledizione di una terra che continua a produrre mafia, nel quotidiano dei comportamenti e delle scelte.
Così anche “una brillante operazione”, non chiude la partita, anzi ne apre un’altra il cui esito non si intravede affatto, lasciando addosso un pessimismo che sgomenta.
Asciutti, piano, senza troppe concessioni ai trucchi di un mestiere che Vecchio conosce da cronista di strada, come si diceva un tempo, L’infiltrato è assolutamente realistico nei suoi tratti fondamentali. Di una autenticità che può perfino disturbare. Risultare molesta a chi usa il vieto argomento di “verità complesse” per erigere cortine fumogene e viziate di giustificazionismo di fronte a uomini delle istituzioni che in una parola hanno “tradito”
Il protagonista è un eroe buono, svestito dalla retorica dell’eroismo, Terreno e carnale, come lo è la donna che incontra in un accidentato percorso di insanie che lo porta a scoprire anche l’acume di un anziano. È Vecchio che ricorre all’espediente di un vecchio abituato a leggere dietro le cose, che si concede l’analisi spietata, condensata in poche battute, incalzanti come un’immaginaria requisitoria contro il perbenismo degli ottusi per convenienza.
Non c’è epopea e non c’è trionfo, neppure quando il mistero, che non è fino in fondo un mistero, volge al termine e la vicenda si dipana avviandosi a soluzione. Il protagonista arriva al punto, in mezzo alle fiamme di un inferno, nel quale si muove rischiando, con la coscienza a posto e la serenità di chi sta concludendo un lavoro. Un mandato. Quello che gli è chiesto. Nulla di più, niente di meno. Perché la partita è aperta. 
 
Alessandra Muschella
 
 
 
 


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