Rassegna stampa

Una raccolta dei migliori articoli di giornale sulle pubblicazioni della Nuova Ipsa editore di Palermo

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La Sicilia - Palermo del 15 novembre 2008
Spinelli “oscurato” dal Lampedusa
Nei giorni in cui impazzava “Il Gattopardo”, non trovava spazi “Il mondo giovine”  
 
Palermo, città senza memoria. Integrata con i suoi figli. Il 1958 è una data memorabile per la narrativa siciliana con l’uscita a Milano di due affreschi letterari ambientati in Sicilia: “Il mondo giovine” di Salvatore Spinelli e “Il Gattopardo” di Giuseppe Tomasi di Lampedusa. Il primo vide la luce in un corposo romanzo di cinquecento pagine (editore Ceschina) scritto da un avvocato palermitano trapiantato nelle nebbie della Lombardia, dove aveva fatto carriera nell’amministrazione ospedaliera. “Il Gattopardo”, invece, era la creatura di Tomasi di Lampedusa, un principe da poco scomparso. Dunque, sul palcoscenico della letteratura abbiamo nel 1958 due scrittori della stessa città, ancora sconosciuti.
Immergiamoci nella trama dell’opera di Spinelli. Il suo romanzo è ambientato tra il 1880 e lo scoppio della prima guerra mondiale. Narra le vicende della famiglia dell’ingegner Edmondo Zuelli, che sposa Maria Lanzalone e ha due figli: Giannino e Silvio. Nella storia si intrecciano altri personaggi.
Tra città (Palermo) e campagna (Corleone), continuità e opposizione, il romanzo racconta vicende di numerosi personaggi, con rispettivi figli e suoceri, vicende che spesso s’intrecciano ma a volte rimangono isolate storie di giovani legati alla loro crescita, alle loro speranze, aspettative e delusioni, ai loro giusti timori, ideali, dolori, a fidanzamenti, matrimoni, battesimi e inquietanti morti.
“Il mondo giovine” cattura subito l’attenzione di Orio Vergani, che in un articolo del Corriere della Sera scrive: “opera di un chiarista nella sottile lucentezza dei paesaggi e dell’approfondita tenerezza con la quale l’autore ha guardato ad un mondo assai meno amaro di quello di Pirandello e meno ironico di quello di Brancati, in una continua vibrazione stilistica che dà alla sua pagina effetti di rara trasparenza”.
Lo scrittore Antonio Pizzuto divora il volume e ha immediatamente la consapevolezza che il romanzo di Spinelli è un capolavoro. A distanza di circa cinquant’anni l’opera è tornata nelle librerie, riproposta da “nuova ipsa editore”, nella collana di letteratura Mnemosine diretta da Salvatore Zarcone.
Scrive Lucio Zinna nella introduzione: “Il Gattopardo andrà ad incidere sulla diffusione e affermazione di Spinelli. I due libri furono pubblicati quasi contemporaneamente: nel mese di luglio quello di Spinelli, in novembre quello di Lampedusa; inizialmente si mossero affiancati e cominciarono a suscitare curiosità. Nel marzo dell’anno successivo, ad esempio, a Palermo, il prof. Ferdinando Albeggiani, docente di Storia della Filosofia nell’Ateneo, tenne nella sede della Società Siciliana di Storia Patria una conferenza sui due nuovi romanzi che apparivano in libreria, dando preminenza a quello spinelli ano. Ma ben presto il Gattopardo spiccò il volo e il suo successo finì per travolgere il poderoso volume di Spinelli, che tuttavia non mancò di suscitare interesse”.
I due autori palermitani, pur essendo della stessa generazione, non ebbero mai il piacere di conoscersi. Entrambi hanno composto il libro della vita privilegiando l’immagine di una Sicilia viva, animata da uno spirito alacre e modernissimo.
Lampedusa, purtroppo, non poté godere dell’enorme successo; anzi, poco prima che si spegnesse, ricevette una lettera dalla Mondadori, a firma di Elio Vittorini, che gli comunicava: “come recensione non c’è male, ma pubblicazione niente”. Bella soddisfazione per uno che stava per recarsi all’altro mondo.
Continua Zinna nell’introduzione: “I romanzi di Lampedusa e di Spinelli sono, per alcuni aspetti, correlabili: per la concezione del genere ‘romanzo’, di matrice ottocentesca, filtrata da una vasta conoscenza di testi narrativi contemporanei; per l’ambientazione (la Sicilia, Palermo); per il periodo storico: nel Gattopardo l’azione si svolge, in gran parte, nel 1860 per concludersi, con dei vuoti, nel 1910, mentre ne ‘Il mondo giovine’ si snoda dagli anni susseguenti all’unità d’Italia alle soglie della prima guerra mondiale”.

Vincenzo Prestigiacomo
 
 
 
 

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