Rassegna stampa

Una raccolta dei migliori articoli di giornale sulle pubblicazioni della Nuova Ipsa editore di Palermo

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La Sicilia del 07 aprile 2011
Il bandito Giuliano nella “Cupola”
Libro dello storico Vincenzo Prestigiacomo sul principe Lanza di Trabia  
 
Quali misteri nasconde ancora la vita di Salvatore Giuliano? Uno dei punti oscuri è il momento in cui entrò a far parte della Cupola. A svelare il mistero è un prezioso documento inedito del 23 ottobre 1943, di grande rilevanza storica, trovato fra le carte personali del principe Raimondo Lanza di Trabia e inserito nella nuova edizione del libro “Il principe irrequieto. La vita di Raimondo Lanza di Trabia” di Vincenzo Prestigiacomo, con la prefazione di Matto Collura, che sarà presentato oggi al centro Bibli di Roma.
Giuliano a soli 21 anni non era soltanto un picciotto che faceva “borsa nera” ma, stando al documento, era un giovane mafioso ben conosciuto anche agli alleati.
Scrive un amico di Raimondo Lanza di Trabia che si firma “Vento di sera”: “Caro Raimondo, il gen. Harold Rupert Alexander mi ha chiesto tue notizie; io sono stato vago. L’altro ieri ho incontrato Galvano che mi ha raccontato di Cassibile e del suo amico generale Giuseppe Castellano. Intanto a Terre Rosse ci sono diversi accampamenti e puoi immaginare quale confusione regna. Occorre urgetemente una tua presenza in città”.
“Gli Alleati nell’operazione Husky hanno coinvolto personaggi mafiosi come Salvatore Giuliano. Questa notizia riservata l’ho appresa da Robert Kapa; così lo sbarco degli Alleati è stato un gioco. Si dice che possa esserci anche un aiuto di Lucky Luciano, prigioniero negli Stati Uniti”.
Questo documento inedito è destinato a riaccendere le polemiche sul destino del bandito di Montelepre, del quale è stato di recente analizzato il DNA per accertare se sia stato realemente ucciso o se, come qualcuno sostiene, al suo posto fu messo il corpo di qualcun altro mentre lui sarebbe stato aiutato (dalla mafia? Dai servizi americani?) a fuggire negli Stati Uniti.
Quando, il 30 novembre del 1954, Lanza di Trabia si uccise buttandosi dal secondo piano dell’hotel Eden di via Ludovisi, ad accorrere fu tutta la Roma che conta. Tra i primi: Gianni Agnelli, Edda Ciano, Giuseppe Tomasi di Lampedusa. La vita del principe siciliano finì nel modo in cui era andata avanti negli ultimi vent’anni: sotto il flash dei foto­grafi e sulle prime pagine dei settimanali pa­tinati. A sentire l’ultimo respiro c’era Giusep­pe Tomasi di Lampedusa. In questo libro c’è la rappresentazione di im­portanti momenti della storia civile e privata dell’Italia tra le due guerre, c’è il difficile e aspro secondo dopoguerra, c’è l’attenzione minuta alle mode, alle abitudini e alle smanie di certa aristocrazia siciliana e internazionale, c’è la ricostruzione attraverso la memoria di numerosi protagonisti di episodi che finiscono col ricomporre le tessere di quel tempo. E, sopratutto, racconta di come questo personaggio riuscì a stragare Edda e Galeazzo Ciano, Antonello Trombadori, Gianni Agnelli alla cui società Val Salso firmò cambiali per 200 milioni di lire di allora, Olga Villi, Aristotele Onassis, Errol Flynn, Pamela Digby Churchill e Rita Hayworth. Raimondo Lanza di Trabia fu un uomo del suo tempo o, per certi versi, precorse i tempi. Senz’altro, un miscuglio di eccessi, non privi di una componente teatrale, forse al limite delle devianze, con contraddizioni, atteggiamenti gattopardeschi. Ma anche, pirandellianamente, un interprete del dramma di essere sicilia­no.
Anche la sua classificazione sociale appare senza confini ben definiti. Appartenente all’alta nobiltà siciliana, rimase a metà strada tra l’aristocrazia conservatrice e la spinta illuminata verso un progressismo che si apriva al nascente miracolo economico.
Fu il protagonista incontrastato del jet-set internazionale. Amante del lusso, delle macchine di grossa cilindrata e naturalmente delle belle donne, ma forse meno tombeur de femme di quanto volesse apparire, dopo aver sposato la bellissima attrice Olga Villi.
Le sue amicizie per intenderci, svagavano in tutti i campi: dallo Scià di Persia e Soraya, ad Onassis, Porfirio Rubirosa, Errol Flyn, che conobbe in uno dei suoi viaggi ad Hollywood e che ospitò a lungo nella sua villa alle Terre rosse di Trabia. E poi la passione per il calcio. Fu presidente del Palermo nella mitica stagione in serie A, a cavallo degli anni Cinquanta, quando riusciva a strappare giocatori di grande valore alla Juventus del suo amico Gianni Agnelli.
Leggenda metropolitana vuole che, assieme a Gipo Viani, all’Hotel Gallia di Milano sia sta­to il primo a dare vita al calcio mercato. Ma era un calcio un po’ romantico e in bianco e nero. Già, un po’ romantico come il principe Raimondo, che Domenico Modugno immor­talò dedicandogli l’indimenticabile "L’uomo in frack".

 
 
 
 

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