Rassegna stampa

Una raccolta dei migliori articoli di giornale sulle pubblicazioni della Nuova Ipsa editore di Palermo

in questa pagina del sito della nostra casa editrice puoi trovare la lista completa di tutti gli articoli dei principali giornali e testate giornalistiche che hanno effettuato le recensioni dei nostri libri

L’Italo-Americano del 11 ottobre 2011
Moonlight serenade
 
 
Moonlight serenade
C’era anche una serenata dentro la valigia di cartone e legata con lo spago dei nostri antenati che partivano in cerca di fortuna, dei nostri emigranti che diffondendosi per il nord dell’Italia, per la Germania, per il Belgio, per la “Merica” portavano un po’ delle proprie radici, come una manciata di quel terreno fertile, di quella terra ingrata, come una zolla di nostalgia da innaffiare coi ricordi per far crescere melodie da ascoltare quando il pane si faceva più duro e il lavoro sempre più amaro e sapeva di dolore.
E c’era tutto un mondo dietro le note dei mandolini, delle chitarre, una malinconia nascosta tra le pieghe dei volti scavati dalla sofferenza e dall’angoscia di un domani sempre più incerto, di un presente da trascinare con caparbietà e insospettabile ottimismo.
Ma poiché la musica sublima i sentimenti, il suono delle note si faceva più dolce e allora le melodie riaffioravano alla mente come gocce di sudore, traspirando dai ricordi, regalando sorrisi.
I Greci la chiamavano paraclausituron (π αρακλαυσίθυρον) cioè “davanti ad una porta chiusa” ed era un motivo letterario della poesia elegiaca greca e latina che fu poi ripreso nel Medio Evo dai “trovatori”.
Beethoven scrisse diverse “sonate” tra cui “Serenata al chiaro di luna”, certamente una delle sue più romantiche e conosciute composizioni per pianoforte.
E “Serenate al chiaro di luna”, è pure il titolo di un libro pubblicato dalla “Nuova Ipsa Editore” di Palermo, il cui direttore, Claudio Mazza, ha creduto nel progetto del maestro Giuseppe Maurizio Piscopo il quale ha raccolto le testimonianze, i ricordi, gli studi di critici, compositori, giornalisti, scrittori, uomini di spettacolo (Michele Guardì, Mario Azzolini, Angelo Scandurra, Giuseppe Quatriglio – per citarne alcuni) e si è avvalso di pittori e grafici quali Pippo Madè, Vincenzo Patti e Andrea Carisi per sopperire con i loro disegni alla mancanza di materiale fotografico.
Per la parte musicale il libro è corredato - e ne è parte integrante e indissolubile – di un CD contenente 14 serenate suonate dalla “Compagnia di canto e musica popolare di Favara” composta da Mimmo Pontillo, Nino Nobile, Peppe Calabrese e lo stesso Giuseppe Maurizio Piscopo.
Uno dei protagonisti del libro, ma solo casualmente, è Giuseppe Giunta, 85 anni, di Favara che sin da ragazzo insieme al padre, lo zio, il suocero e il cognato dietro richiesta si recava la sera sotto i balconi delle ragazze per suonare e cantare le serenate.
Immancabili compagni di queste “notturne” erano il mandolino, la chitarra, il violino, la fisarmonica e come cantante si cimentava, a volte, lo stesso innamorato oppure a cantare le melodie era un membro stesso tra i suonatori.
Nel CD inserito nel libro è inciso un brano dall’ottantacinquenne Giunta che ha voluto dare la sua testimonianza.
La struggente “Serenata degli Angeli”, invece, è stata composta dai musicisti che hanno voluto rendere omaggio alla famiglia (moglie e due figli) di un membro della Compagnia tragicamente scomparsa due anni fa. “È un progetto antico questo realizzato con la Compagnia di Canto e Musica Popolare” ci dice Maurizio Piscopo, e continua “e nasce dal desiderio di pubblicare la memoria storica della Sicilia. È iniziato con il libro “Musica dai saloni” e insieme fanno parte di una quadrilogia che vedrà nel tempo trattata l’emigrazione e le zolfatare”.
Dalle pagine arricchite da illustrazioni, traspare attraverso le parole dei tanti che vi hanno lasciato la loro testimonianza, la storia dell’Unità d’Italia, il dolore per l’emigrazione e la sofferenza dei “carusi” che lavoravano nelle miniere.
Le serenate, dunque, come melodie catartiche capaci di concentrare il dolore, il disinganno della vita, in uno slancio sentimentale, in un sogno desiderato dell’amata che si cerca di raggiungere toccando le corde più sensibili dell’animo attraverso note struggenti e parole che si fanno poesia nel momento in cui esprimono desiderosi e insieme pudichi sentimenti di amore che può farsi passione se corrisposto.
La finestra, chiusa, in attesa di un barlume di luce e del profilo, attraverso il vetro, dell’amata per scoprirne bagliori di felicità e di consenso. Quanto romantiche erano le serenate ma altrettanto feroci potevano esserlo se c’era il diniego a corrispondere a sentimenti di un futuro insieme, promessa di felicità.
Il libro è destinato a un pubblico curioso delle tradizioni quasi del tutto perdute anche nel più profondo cuore della Sicilia. Ma si rivolge anche a chi queste esperienze le ha vissute in prima persona o nel racconto di chi - forse attore o forse spettatore - conserva ancora nel cuore la nostalgia di quel tempo che fu.
Tra i progetti degli autori quello di presentarlo in alcune scuole per dare l’opportunità ai giovani di scoprire un mondo fatto di poesia e un po’ anche scanzonato. Lontano da internet, per una volta, per ascoltare dalla viva voce dei narratori, dei “truvaturi” il suono di quello che fu il “leit motiv” di tante storie d’amore. Sarà un tuffo nel passato, la scoperta di un mondo diverso che forse non sembrerà loro così assurdo, a loro che hanno sete di conoscenza. La Compagnia non si fermerà entro i confini della Sicilia ma – lo ha pure già fatto – porterà in giro per il mondo le sue storie, le sue serenate e dove non potrà, sarà il libro insieme al CD a raccontare antichi suoni di questa terra che ha vissuto anche di poesia.
“Vogliamo recuperare questi sogni.” è sempre Piscopo che parla “Viviamo in un periodo tristissimo e dobbiamo liberarci da questa depressione culturale”.
“In questo lavoro noi pensiamo che ci sia la memoria storica della Sicilia, la Sicilia dal cuore antico, la Sicilia degli scrittori. Questi balconi che si chiudono sulle speranze delle generazioni... e se noi queste cose non le raccontiamo è come se avessimo messo un telo nero, se avessimo cancellato un mondo”.
Le serenate sono nelle opere di Verga, di Brancati e ad ogni ascolto è come tuffarsi tra le pagine della letteratura, come vivere fianco a fianco – almeno per alcuni attimi – allo scrittore, come entrare tra le righe del libro.
“Va, serenata celeste,/celeste come gli occhi di una donna/che rassomiglia tanto a una Madonna”. Così cantava Claudio Villa mentre di struggente passione faceva da contraltare “Lu suli è già spuntatu ‘nta lu mari e vui bidduzza mia dormiti ancora,/l’aceddi sunnu stanchi di cantari e affriddateddi aspettanu ccà fora,/supra stu barcuneddu su pusati e aspettanu quann’è ca v’affacciati” (Il sole è già sorto dal mare e voi bellezza mia dormite ancora,/gli uccelli sono stanchi di cantare e infreddoliti aspettano qui fuori,/sopra questo balconcino sono poggiati e aspettano quando vi affaccerete).
Sono gli uccelli, complici dell’amante che aspettano dietro ad un balcone ancora chiuso; ed è l’elegia greca che ritorna col suo paraclausituron.
Le serenate del libro di Piscopo e Mazza sono originali e tutte rigorosamente in dialetto siciliano. Noi, come preludio all’ascolto di queste nuove composizioni, alleniamo la mente ricordando le parole - non dei testi della Compagnia di canto e musica popolare - ma quelle di un anonimo del ‘700, siciliano, che così recitano:
“Mi votu e mi rivotu suspirannu/passu li notti ‘nteri senza sonnu/e li biddizzi toi ju’ cuntimplannu/mi pari di la notti sianu a ‘gghiornu.//Pi ‘ttia nun pozzu n’ura arripusari/paci non avi ‘cchiu st’afflittu cori/lu voi sapiri quannu t’aju a lassari?/quannu la vita mia finisci e mori. (Mi volto e mi rivolto sospirando/passo le notti intere senza dormire/e immaginando le tue bellezze/mi sembra di vederle come se fosse giorno.//Per causa tua non posso riposare neppure un’ora/non ha più pace questo cuore afflitto/lo vuoi sapere quando ti lascerò?/quando la mia vita avrà fine e morirò).
Teresa Di Fresco

 
 
 
 


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