Rassegna stampa

Una raccolta dei migliori articoli di giornale sulle pubblicazioni della Nuova Ipsa editore di Palermo

in questa pagina del sito della nostra casa editrice puoi trovare la lista completa di tutti gli articoli dei principali giornali e testate giornalistiche che hanno effettuato le recensioni dei nostri libri

SCRIPTAMANENT.NET - anno III, n. 18 del 01 febbraio 2005
Good morning, monsieur Ovidio
Una bella veste grafica e l’arte del tradurre: continua il progetto multilingue “Aldebaran” di Guido Monte, con un volumetto pubblicato da Nuova Ipsa  
 
Fino a qualche tempo fa le pubblicazioni di poesia edite da piccole case editrici si caratterizzavano purtroppo per l’aspetto “spartano”, spoglio, per non dire sciatto, del formato tipografico e della stessa grafica.
Pertanto, annotiamo con piacere, dai libri che riceviamo, una tendenza a curare tale “nicchia” editoriale con attenzione, buon gusto, talvolta ai limiti della bibliofilia. Avevamo fatto riflessioni simili («Un viaggio interiore vissuto al femminile, dal Sud al Nord», in «Scriptamanent», n. 10, 2004) per «I luoghi del sogno» di Serena Accàscina Polizzi («Presentazione» di Donatella Bisutti, «Commento» di Roberto Caracci, «Lo specchio d’Akkuaria. Collana di letteratura contemporanea diretta da Vera Ambra», Akkuaria, pp. 48, fuori commercio), ora è il caso di un altro volumetto non in vendita che ci è pervenuto recentemente, che abbina, a una sperimentazione poetica interessante, una veste editoriale gradevole ed esteticamente curata.
Si tratta di «Leuconoe. Frammenti di poesia latina» di Guido Monte (con traduzioni in inglese di Laura Costantini e in francese di Rosa Maria Costa, collana «Scrittura mediterranea», Nuova Ipsa, pp. 48, fuori commercio).
 
Il progetto “Aldebaran”
Anche in questo caso va elogiata l’attenta cura dell’aspetto grafico, dalla copertina, con l’immagine misteriosa attraverso la quale sembra di penetrare in un sogno di visioni sovrapposte dalla volatile o marina consistenza, al colore e grana della carta adoperata.
Leuconoe, “mente pura”, è la protagonista di una celebre poesia di Orazio. Sulla scia del progetto “Aldebaran”, ideato da Monte, progetto che ripropone celebri testi classici, traducendoli in altre lingue, l’opera è un’antologia di frammenti latini, da Ennio a Petronio, passando per Catullo, Lucrezio, Virgilio, Orazio, Ovidio, tradotti in italiano, inglese, francese.
Come avevamo già notato («Scriptamanent» n. 8, 2003), nel commentare un’altra sperimentazione dell’autore, «Aldebaran n. 1: Genesis (Création)», leggere lo stesso famoso testo in una lingua diversa offre brividi di piacere dettati dalla suggestione dell’inconsueta versione, nella quale suoni e significati si rinnovano, ridando vita e novità a brani forse usurati dalla loro stessa notorietà (in questo caso le versioni latine e italiane). Così, nuovi, esoterici fruscii ci provengono dal significante e inconsueti scenari connotativi si schiudono davanti a noi sul piano dei contenuti.
«Where mistery is» di Lucrezio
Ecco Lucrezio («De rerum natura», I, vv. 144-145),
 
«clara tuae possim praepandere
lumina menti
res quibus occultas
penitus convisere possis»,
 
che diventa in italiano:
 
«e spero di espandere nella tua mente
immagini luminose
e attraverso tu t’immerga
dentro i misteri»,
 
in lingua inglese:
 
«I just hope to lit
your brightest light
so I know you’ll finally see
deep down
at the very bottom
where mystery is»,
 
in francese:
 
«et j’espère éclairer ta pensée
afin que tu puisses te plonger
dans les mystères».
 
«Et voilà la nuit» di Virgilio
Oppure Virgilio («Eneide», II, vv. 8-9),
 
«et iam nox umida
caelo praecipitat»,
viene tradotto nelle tre lingue:
 
«ecco l’umida notte
che scivola dal cielo»;
 
«here is in the humid night
sneaking in from the blue»;
 
«et voilà la nuit
humide qui tombe
du ciel».
 
Le soavi dissolvenze poetiche delle varie lingue.
Come si vede, le traduzioni, ovviamente, non sono pedissequamente letterali e nella versione in più lingue il lettore può cogliere echi radicalmente diversi.
La nostra impressione è che, delle tre lingue, la più “poetica” sia quella francese, capace di sonorità volatili e trasognate. L’italiano possiede una sua straordinaria duttilità, mentre l’inglese meglio si adatta a rappresentare il pensiero logico o solenne. Ma si tratta solo di impressioni dello scrivente.
Sia il lettore a far rifrangere nel proprio spirito e nella propria interiorità le soavi dissolvenze poetiche delle varie lingue.
Rino Tripodi
 
 
 
 


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