Bruno De Michele

Bruno De Michele (Lecce, 1942), in Sicilia dal 1950, si stabilì a Palermo nei primi anni ’60. E’ stato cronista e critico letterario; successivamente imprenditore, amministratore di un’Azienda pubblica durante la sindacatura di Leoluca Orlando, per decenni Direttore dell’Intersind di Sicilia e Calabria (Industrie a Partecipazione Statale), infine dirigente dell’Associazione degli industriali.

Antonio, il protagonista di questa favola surrealista, dopo aver combattuto nella Legione Straniera, ha deciso di isolarsi a casa sua, senza quasi più contatti con il mondo, esclusi l’amico Roberto e la sua donna, Adalgisa.
Ha strane abitudini Antonio, personaggio eccentrico forse, ma tanto sensibile; ama le donne, il caffè, fare lunghe camminate e l’idea che ha del tempo e delle ore che scorrono è un concetto tutto suo particolare.
Stimato in paese, nonostante la sua ritrosia nei rapporti interpersonali, un giorno gli viene chiesto di candidarsi a sindaco destituendo quello in carica. Antonio non è il tipo, non riprenderebbe mai i contatti con il mondo, e mai e poi mai con la politica. Ma un’apparizione, una vecchina rugosa che sbuca da dietro un roseto in giardino, col suo sguardo ambiguo, quasi indagatorio, lo costringe a porsi tante domande. La vecchina non ha mai parlato, se non una volta sola; le sue rughe sono storie, i suoi occhi verdi uno specchio infinito. Sta sempre in giardino ad aspettarlo, nessuno tranne lui può vederla e a volte è quasi inquietante. E così Antonio ci prova, ma non ha il coraggio di andare fino in fondo, ed eletto quasi all’unanimità, si dimette dopo 39 secondi e va via. In viaggio per un anno con l’amico Roberto, sotto consiglio di Adalgisa, che lo vede sconvolto da tutti questi avvenimenti.
Il protagonista viaggia tanto, infine approda nella Capitale dove viene a conoscenza di una storia che lo colpisce tanto. Gli raccontano di un palazzo in costruzione in cui avveniva un fenomeno alquanto strano: di giorno si erigeva un piano, e nottetempo il piano appena costruito spariva. Almeno così dicevano i giornali, la radio e la televisione. La gente era stupefatta, ma c’era un tale Lorenzo però che non vedeva il fenomeno, e che giurava che non era sparito niente, e che i piani del palazzo erano quelli di sempre.
Allora Antonio si rende conto che ci sono uomini che vedono cose che altri uomini non vogliono vedere. “Aquile” e uomini sinceri, chiamati ingenui da queste parti.
 
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