Saggi

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In queste venti lezioni l’autore - uno tra gli studiosi italiani più apprezzati della filosofia antica - conduce i lettori a riscoprire la straordinaria attualità degli antichi pensatori greci e romani. L’esposizione, articolata facendo interagire dialetticamente le voci più significative del pensiero antico, si svolge secondo la successione cronologica dei filosofi, e illustra con piglio sicuro il graduale arricchirsi di un dibattito che finisce con l’esplorare tutti gli interrogativi fondamentali dell’esistenza umana.
Al centro del panorama si stagliano tre figure esemplari, destinate a dominare non soltanto la filosofia antica, ma l’intera cultura occidentale. Sono tre giganti del pensiero, diversissimi fra loro ma insieme complementari: Socrate, Platone e Aristotele. L’autore chiarisce le loro dottrine fondamentali, mostrando al tempo stesso come esse possano fornire dei validi stimoli anche alla riflessione contemporanea.
Nel complesso, dunque, questo libro costituisce, non da ultimo pure per il suo taglio inedito e il suo andamento narrativo, un’introduzione alla filosofia antica di particolare utilità non solo per gli studenti, ma anche per chiunque desideri riscoprire le radici della nostra civiltà e, insieme, valutarne le prospettive future.

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IN PROMOZIONE

“Elaborare il lutto”, è l’imperativo che si impone a tutti coloro che devono affrontare il decesso di un parente. Ma sbarazzarsi dei propri morti non è la regola ottimale cui nessuno può sfuggire se non vuole soffrire troppo?
Vinciane Despret ha cominciato con l’ascolto. “Io dicevo alle persone: sto conducendo un’inchiesta sul modo con il quale i morti entrano nella vita dei viventi; lavoro sull’inventiva dei morti e dei viventi nelle loro relazioni”.
Una storia mi ha condotto a un’altra. “Io ho un’amica che calza le scarpe di sua nonna, perché essa continui a misurare il mondo. Un’altra è partita per scalare una delle montagne più alte con le ceneri di suo padre per condividere con lui le più belle aurore. Il giorno del compleanno della sua defunta moglie, uno dei miei parenti prepara il piatto che lei preferiva, ecc.”
L’autrice ha scoperto la maniera in cui i viventi che essa ha incrociato si rendono capaci di accogliere la presenza dei defunti e dimostra come risolvere il dilemma fra “ciò riguarda l’immaginazione” ed “è tutto semplicemente vero e reale”.
Nella nostra società moderna i morti si sono fatti più discreti, perdendo ogni visibilità. Oggi, potrebbe accadere che le cose cambino e che i morti divengano più attivi. Essi reclamano, propongono il loro aiuto, sostengono o consolano… Lo fanno con tenerezza, spesso con umorismo.
Si afferma troppo raramente fino a qual punto
i morti possano renderci felici!

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€ 16,15 € 19
SCONTO DEL 15%
 L’opera si accosta con un approccio originalissimo di ermeneutica semantica all’alimentazione mediterranea, e in particolare a uno dei suoi cardini: il pane.
L’autore esplora innanzitutto i significati che in vari contesti del mondo antico sono stati attribuiti al pane, allo scopo di individuarne non solo le differenze, ma anche gli eventuali punti di tangenza reciproci. In questo esperimento ermeneutico, condotto con l’ausilio dei più raffinati strumenti interpretativi, emerge, pur nel variare dei quadri culturali indagati, un valore simbolico unitario. Il pane si configura – sia all’interno di discorsi ‘laici’, come quelli svolti dai filosofi presocratici e dagli autori della Collezione Ippocratica – sia in discorsi ispirati invece da preoccupazioni eminentemente religiose e teologiche – come emblema e archetipo dell’unità, intesa quale feconda armonizzazione di una preesistente molteplicità conflittuale. Questa valenza simbolica costituisce a sua volta la spia di un dominante interesse di carattere politico.
Su tale base, nella seconda parte dell’opera viene ricostruita la filosofia della cultura di uno dei pensatori più arditi e profondi della Grecia antica: si tratta dell’autore del trattato ippocratico Sull’antica medicina. L’esame di questo trattato permette di riscoprire una proposta speculativa di sorprendente modernità, alla luce della quale la pratica gastronomica, vista come una forma di proto-medicina, si configura quale processo storico di autopoiesi dell’uomo. In tal modo, l’antico trattato può offrire stimoli preziosi anche alla riflessione attuale sui rapporti tra uomo e ambiente e tra uomo e alimentazione....
€ 17 € 20
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Accurata indagine sull’alimentazione degli antichi Romani che ricostruisce in maniera rigorosa e avvincente la cultura e la società dell’antica Roma. L’autore non presenta soltanto i cibi e le bevande - anche quelli più insoliti - dei Romani, ma illustra anche la "liturgia" dei loro pasti e, più in generale,  la loro visione del mondo e della vita. Ne emerge un quadro esauriente della vita romana, considerata nella sua quotidianità ma anche nei suoi principi ispiratori, quelli che stanno tuttora alla base della civiltà europea.
Inoltre, in una sezione del libro si propongono parecchie ricette romane antiche, corredate da adeguate istruzioni e opportuni adattamenti al gusto attuale, così da renderle realizzabili ancora oggi....
€ 41,65 € 49
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Quest’anno ricorre il centenario della morte del grande etnoantropologo e medico Giuseppe Pitrè. La nostra casa editrice ha deciso di commemorare questo grande studioso scegliendo di ripubblicare uno dei suoi più importanti saggi, frutto di anni di ricerche in biblioteche e archivi. Si tratta di uno studio storico, molto documentato, sullo stato dell’arte sanitaria in Sicilia che abbraccia un ampio arco di tempo che va dal 1200 al 1700. La Sicilia, crogiolo di popoli, riesce anche nel campo dell’arte sanitaria a essere specchio di molteplici in-fluenze culturali e il saggio di Pitrè tratteggia dunque una storia della medicina, nel bene e nel male, universale. Basti pensare ai ritratti di medici come Ingrassia, Malpighi, Castelli, Bisso, Fedele… Lo scrupolo dell’autore non lascia mai disinformato il lettore: tutto è documentato nelle copiose note e i glossari spiegano accuratamente i termini desueti. L’edizione è condotta su quella dell’edizione nazionale di tutto il corpus delle opere di Pitrè del 1942, voluta da un comitato promo-tore presieduto da Giovanni Gentile. Questa edizione è arricchita da due scritti introduttivi rispettivamente di Giovanna Fiume, docente di storia moderna, e di Salvatore Amato, presidente dell’Ordine dei Medici di Palermo.

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La cura implica il conoscere. Il conoscere non può ridursi a utilizzare in modo esclusivo le ragioni di una “mente”, logica e categorizzante e non può esonerare le ragioni di un “cuore” intuitivo e non sistematico.
La stessa distinzione tra spiegazione e comprensione allude a funzioni diverse della mente e del cuore. La relazione di causalità è propria delle spiegazioni della mente, mentre l’attribuzione di un significato, emozionale e affettivo, appartiene alla comprensione del cuore.
Sia le parole di Antoine de Saint Exupéry: “Non si vede bene che con il cuore. L’essenziale è invisibile agli occhi”, sia quelle di Johann Wolfgang Goethe: “Cia-scuno vede bene ciò che si porta nel cuore”, sia quelle di Blaise Pascal: “Il cuore ha le sue ragioni che la ragione non conosce”, come quelle di tanti altri autori, fanno riferimento a modi diversi di percepire, di fare esperienza del mondo, sia interno che esterno.
Tali modi, della mente e del cuore, spesso non s’integrano, ma allora sono piutto-sto le ragioni della mente ad aver bisogno di quelle del cuore che non viceversa, per evitare che la conoscenza e le relazioni siano parziali e/o false.
L’atto di conoscenza implica un intelletto dotato di entrambe queste funzioni. Per questo l’intelligenza non può qualificarsi solo come “razionale”, ma necessita anche dell’attribuzione di “emotiva” e tutto ciò è tanto più evidente quanto più ci facciamo guidare dall’etimologia.
Il termine intelligenza viene fatto derivare sia dal latino intus, dentro, che inter, tra, uniti al verbo legere, ossia leggere.
Pertanto l’intelligenza consiste sia nella capacità di leggere dentro, cioè cogliere gli aspetti nascosti della realtà, sia quella di leggere tra, cioè svelare interconnes-sioni tra gli aspetti della realtà, profondi o superficiali che siano.
Quindi in ogni prendersi cura, sia nella medicina come nella vita, per “intelligere” sia dentro di noi, sia nell’altro-da-noi è necessario ricercare e abbandonarsi a quella conoscenza emozionale che mentre prova a svelare l’orizzonte dell’altro, guida verso la propria direzione interiore.
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€ 12,75 € 15
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Il volume racconta episodi degli ultimi 40 anni di storia siciliana, molti dei quali direttamente vissuti, che si svolgono dietro le quinte dell’ufficialità e dei palazzi del potere. Episodi non narrati dalla storiografia ufficiale, ma importanti per comprendere perché la Sicilia, dotata di un’autonomia speciale, non abbia ad oggi ottenuto lo stesso livello di benessere di altre regioni con la sua stessa particolarità. Si raccontano vicende scottanti che svelano il metodo di gestione delle risorse pubbliche nel corso degli anni, con lo spreco di ingenti somme arrivate nelle casse della Regione, la “privatizzazione” senza scrupoli del denaro pubblico che doveva servire alla crescita e agli investimenti. Malaffare, corruzione, mafiosi che condizionano il voto alle leggi e alle finanziarie, memorabili imboscate che hanno determinato cambi di maggioranze nell’Aula del parlamento regionale, gli omicidi di chi si è messo contro i condizionamenti del crimine sulla politica. Tutto questo ha fatto sì che la Regione sia oggi al limite del default, senza risorse economiche, deserta sul fronte degli investimenti, defraudata dei suoi poteri e condizionata dallo Stato accentratore che attacca l’Autonomia e vuole abolirla. Mentre l’isola resta indifesa agli attacchi centralisti, non protetta dalla sua classe dirigente, sola nella sua arretratezza culturale ed economica. Si racconta nel dettaglio anche la fine dell’era Milazzo, da molti esaltata come governo di svolta, rivelatasi invece un’ingloriosa operazione pilotata dalla sinistra.
Nasce spontanea una riflessione: c’è una coscienza nei siciliani di questa autonomia speciale? È portatrice di guai o di risorse? Qual è oggi il suo valore e vale la pena di sopprimerla oppure di mantenerla o modificarla?  ...
€ 12,75 € 15
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Nel corso degli ultimi 150 anni la Cina è stata ripetutamente umiliata dalle potenze imperiali occidentali e dal suo vicino minore, il Giappone. Per un periodo era sembrato che il “Regno di mezzo” fosse sul punto di diventare una pedi-na nelle mani degli interessi stranieri. In seguito, in circostanze senza analoghi precedenti storici, questa grande cultura iniziò a rinascere vigorosamente dalle ceneri di questa caduta solo apparentemente senza speranza, fino al punto che oggi lo Stato, i suoi leader, la sua economia in espansione e la sua potenza militare sono globalmente riconosciuti e spesso temuti.
Caduta e rinascita della Cina - Guarire dai traumi della Storia traccia lo sviluppo del paese dal diciannovesimo secolo fino ai giorni nostri e fornisce una spiegazione di quella mentalità collettiva che, davanti al confronto con la superiorità della scienza e della tecnologia occidentali, ha messo la Cina in condizione di impegnarsi in una spietata autodiagnosi che le ha consentito la sua impressionante ascesa e la sua radicale trasformazione. Il paese ha identificato gli aspetti della civiltà occidentale che ha dovuto adottare per rimuovere gli ostacoli alla sua rinascita, intraprendendo un cammino di razionalità e di rinnovamento. Profondamente ferita, la Cina ha prescritto a se stessa una terapia che ha seguito lo stesso principio usato in medicina cinese: la causa è, innanzitutto e principalmente, contenuta in se stessi. La prevenzione e il trattamento devono sempre iniziare dalle proprie carenze e dai propri errori.
In questa energica polemica, Paul U. Unschuld presenta una conoscenza e un’analisi completamente innovative del passato della Cina e offre una visione affascinante del suo possibile futuro....
€ 17 € 20
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Soprattutto in questi ultimi anni in cui la crisi economica ha diffuso malumori e disagio nei confronti della politica siciliana, il tema della Autonomia regionale siciliana, come strumento al servizio della crescita economica e sociale dell’isola, è stato all’ordine del giorno del dibattito non solo regionale ma, anche, nazionale. Di fronte all’evidente degrado e ai reiterati eclatanti episodi di malgoverno e di corruzione e di fronte alle innumerevoli inefficienze denunciate dai cittadini, in molti si sono chiesti infatti se la soluzione autonomistica, consacrata nello Statuto del 1946, sia stata quella opportuna o se non sia il caso di archiviarla definitivamente.
A questa domanda, risponde il saggio di Francesco Cangialosi che ripercorre la Storia dell’Autonomia a partire dalla fine del Settecento e che ne racconta le difficoltà cogliendone le tante criticità che l’hanno segnata. La lunga esperienza maturata al vertice burocratico di uno dei parlamenti più antichi del mondo, qual è appunto quello siciliano, consente all’autore meglio d’altri di fotografare dall’interno la vita della Regione. Il volume, che ha il pregio di godere di una cifra di scrittura qualitativamente elevata, può costituire un utilissimo strumento di riflessione per orientarsi con certezza nella complessa tematica.

Francesco Cangialosi (Lercara 1948), appassionato studioso delle vicende isolane, è stato per oltre trent’anni dirigente dell’Assemblea regionale siciliana. Questo osservatorio privilegiato gli ha consentito di approfondire, in presa diretta, gli aspetti storici e giuridici dell’Autonomia regionale e di coglierne quelle criticità che hanno portato all’attuale crisi dell’istituzione regionale.
È anche autore di numerosi saggi di carattere scientifico o divulgativo pubblicati in varie riviste. ...
€ 12,75 € 15
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Quando si vuole definire in qualche modo un periodo storico spesso si va alla ricerca affannosa di un concetto o di un insieme di poche parole che comprendano in sintesi quanto esposto nel volume scritto dall’autore.
Ebbene tra le tante definizioni ritrovate in vari libri sul Fascismo clandestino quella di storia negata ci sembra indiscutibilmente la più consona.
È stato lo storico Vincenzo Caputo, autore di una pubblicazione dall’omonimo titolo, a convincerci della necessità della utilizzazione della suddetta terminologia per identificare i sottaciuti fatti storici riguardanti il fascismo clandestino in Sicilia dal 1943 al 1946. Domenico Lo Iacono si è dato molto da fare al fine di trovare tutta la documentazione possibile sull’argomento.
Non è stato né semplice né facile: bisognava continuare a negare un periodo storico che fra tanti è bene continuare a tenere nel dimenticatoio.
Lo Iacono è riuscito a mettere in luce più di una pagina ritenuta morta e sepolta o, comunque, addirittura inesistente. E, per dirla col Prof. Giuseppe Parlato, l’augurio è semmai che questo volume sia il primo, assieme a quello di Angelo Abis sul Fascismo clandestino in Sardegna, a percorrere la strada del Fascismo clandestino, ben presente in tutta l’Italia centromeridionale occupata dai cosiddetti liberatori angloamericani. ...
€ 12,75 € 15
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l libro dà un contributo eloquente e tempestivo alle discussioni sulle politiche sanitarie, mentre illumina la natura delle dinamiche cognitive in medicina, e stimola il dibattito contemporaneo sull’essenza e l’interpretazione della realtà nei tentativi che la medicina pone in essere per gestire l’organismo umano.

In questo saggio si trova la prima storia comparata di due millenni di medicina occidentale e cinese dalle loro origini nei secoli a.C. fino agli attuali progressi nelle scienze come la biologia molecolare e agli adattamenti occidentali della medicina tradizionale cinese.

Nella sua interpretazione rivoluzionaria delle forze fondamentali che sottendono ai cambiamenti nella teoria medica, Paul U. Unschuld racconta la storia della medicina in Europa e Cina correlata alla politica, all’economia e ad altri fattori contestuali. Basandosi sulla sua propria estesa ricerca delle fonti primarie cinesi, Unschuld argomenta contro eventuali pretese di "verità" dei modelli, sia occidentali che orientali, della fisiologia e della patologia.

 

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€ 21,25 € 25
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Il mio primo approccio con la scrittura del dialetto siciliano fu segnato dallo smarrimento, quando mi resi conto che la grafia di questo linguaggio presentava delle difficoltà che, da parlante, non avevo mai percepito. La lettura di autori come Meli, Martoglio, Buttitta e di altri poeti dialettali contemporanei non mi aiutò a chiarire i dubbi, anzi rafforzò la mia convinzione che nel campo della scrittura dialettale regnava l’arbitrarietà più totale. I testi a cui allora mi rivolgevo per saperne di più erano il vocabolario di Mortillaro, la grammatica di Giuseppe Pitrè e quella di Salvatore Camilleri; testi datati e insufficienti a farmi capire come scrivere il dialetto siciliano nel XXI secolo.
È stato Giovanni Ruffino, docente di Linguistica Italiana presso l’Università di Palermo, a consigliarmi testi più idonei e aggiornati. Oggi, avendo superato molti dei miei dubbi, sento l’esigenza di condividere gli esiti del mio studio con coloro che amano scrivere in dialetto siciliano.

Prima di affrontare le questioni ortografiche, vorrei però rispondere a un quesito che mi viene rivolto quando parlo di questi argomenti: oggi, nell’era della tecnologia e dell’informatica, a che serve conoscere il dialetto siciliano?

Il libro risponde proprio a questa domanda.
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Della Storia d’Italia, dal 1860 ad oggi, molta parte è stata occultata, altra falsata, altra ancora non conosciuta o dimenticata. In un groviglio di tradimenti, menzogne, delitti di Stato, ipocrisie, sete di potere, interessi.
L’autore, giornalista da oltre 50 anni, "cuce" tra loro vicende del Paese, molte seguite personalmente, con dati talora inediti, che conducono alla storia "vera" della nazione. Emergono spettri del passato che trovano una loro collocazione in una storia del tutto diversa da quella ufficiale. Dalle atrocità del Regno d’Italia, all’onta libica, alla vergognosa guerra abissina, ai tradimenti militari che causarono la morte di tanti giovani italiani, note tratte da un ritrovato diario di Rommel, le sconsiderate azioni belliche in Grecia e Russia, la politica del dopoguerra, i massacri contadini del celerini di Scelba, le intrigate e malsane vicende di Gladio e della loggia P2 che, come si dimostra, erano in odore di collusione con la mafia, l’imbroglio Salvatore Giuliano e i seri dubbi sul suo coinvolgimento nella strage di Portella della Ginestra, la conversione religiosa sconosciuta del bandito, i tanti consorzi ed enti utilizzati, per miliardi e miliardi di lire, come cassa dai politici, gli scandali che hanno punteggiato la vita politica, il grande imbroglio Usa-Italia per l’acquisto degli Ercules 130, l’uccisione "interna" di Enrico Mattei, il perché delle Brigate Rosse e dei loro collegamenti, il delitto di Stato Moro, punto per punto, e il collegamento con la morte di J.F. Kennedy, il perché dell’assassinio del giornalista Mino Pecorelli, unitamente a quello di Carlo Alberto Dalla Chiesa, il generale che "sapeva troppo": non un delitto della mafia, ma solo commissionato ad esponenti di mafia.
Infine, il lavoro affronta gli inganni dei nostri giorni: governi incapaci e rapaci, com’è nata la crisi, a chi ha fatto comodo, lo strangolamento dell’euro, le manovre "manovrate": dove sono andati a finire i sacrifici degli italiani, la nuova gestapo della quale nessuno parla.


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Il comportamento politico delle società umane rimane ancora avvolto da molte nubi e pone innumerevoli interrogativi.

Perché gli uomini si aggregano? Perché dimostrano spirito gregario? Perché si possono sondare e prevedere le loro preferenze? Che cosa spinge alcuni di loro a farsi leader? Quando si può datare l’inizio della vicenda politica e sociale dell’umanità? E in essa prevalgono i comportamenti aggressivi o quelli cooperativi?

Sono solo alcune delle domande che ci poniamo quando si analizza la storia del Genus Homo dopo la sua completa emersione cognitiva – una storia assai breve, di qualche migliaio di anni che sono veramente pochi rispetto al lunghissimo periodo della sua selezione biologica e del suo adattamento sociale durato più di un milione di anni.

Ad alcune di queste domande la recente letteratura scientifica e sociologica comincia a offrire risposte documentate ed esaurienti e si concretizza, con questo libro, la possibilità di formulare una teoria generale della politica che si muova su basi meno incerte e pericolanti.
La scienza politica e anche quella economica fino a qualche decennio fa si muovevano ancora nel campo delle congetture e non avevano alcun presupposto rigorosamente scientifico. Nel passato i maggiori interpreti e studiosi della sociologia, dell’economia e della politologia hanno offerto molte teorie – suggestive e interessanti – che però avevano solo il supporto della analisi descrittiva e comparativa delle società umane. La biologia, la antropologia, la paleontologia e le scienze neurologiche hanno potuto svelare – anche con l’aiuto di sofisticate metodologie di indagine funzionale e morfologica del cervello umano – molti dei segreti che si celano dietro il comportamento sociale dell’uomo e le ragioni biologiche e neurofisiologiche della sua libertà comportamentale.

L’autore ha compiuto una vasta disamina di questa letteratura scientifica e attraverso di essa ha osservato e descritto le categorie del comportamento umano nella società. Ha anche individuato, nelle differenze geografiche e fisiche dell’ambientazione umana alcuni dei fattori che hanno sospinto l’umanità a differenziarsi e a caratterizzarsi nella grandi categorie dell’Occidente e dell’Oriente, del Sud e del Nord, delle periferie e delle città, delle regioni costiere e di quelle interne, di quelle calde e di quelle fredde. Infine ha analizzato le tematiche della vita e della morte, della salute e della malattia, del benessere e della alimentazione anche alla luce delle più recenti opzioni legislative che, nei diversi Stati nazionali, animano un incessante dibattito tra i sostenitori di contrapposte tesi bioetiche e biopolitiche.
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€ 25,50 € 30
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Il volume racchiude il lavoro epistemologico e semantico compiuto sul tema delle Medicine Tradizionali e Medicine Non Convenzionali e dell’inestimabile contributo che esse possono apportare in vista di un mutamento del paradigma medico.

Il modello della patogenesi su cui quest’ultimo è incentrato ha difatti fallito mostrando la necessità di un approccio di tipo salutogenico, incentrato quindi sulle cause che conducono alla salute.

L’analisi epistemologica è stata rivolta ai principali modelli della ricerca medica (EBM, modello circolare, modello Evidence House) evidenziando i limiti insiti nel modello gerarchico che, invece, quello circolare proposto dal prof. Harald Walach riesce a superare.

L’indagine semantica si è rivelata necessaria per la comprensione delle Medicine Non Convenzionali e dei termini utilizzati di sovente fraintendendone il significato. Concetti quali malattia, salute, placebo non sono utilizzabili senza una previa analisi approfondita.

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€ 10,20 € 12
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Nel panorama dei libri dedicati alle discipline omeopatiche questo testo ha una caratteristica unica. Si tratta infatti del primo libro che esamina in modo completo tutti gli aspetti teorici alla base dell’omeopatia e li propone in un’opera unica e costantemente aggiornata. Il testo tratta la dottrina dell’omeopatia (leggi fondamentali, teoria delle costituzioni e delle diatesi), descrive le tecniche di preparazione e le forme farmaceutiche dei rimedi omeopatici, propone una revisione critica della ricerca scientifica realizzata in campo omeopatico, affronta i problemi legislativi e medico-legali e avanza nuove ipotesi interpretative. L’opera, giunta adesso alla quarta edizione, deve gran parte del suo meritato successo a questa innovativa e particolare concezione che ha permesso di colmare uno spazio lasciato libero dalle pur numerose pubblicazioni sull’argomento. Il libro risponde in modo semplice, moderno e scientifico alle numerose domande di chi si avvicina per la prima volta all’omeopatia e di chi, pur conoscendola da tempo, vuole approfondire gli aspetti teorici di base. ...
€ 33,15 € 39
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La pediatria di oggi si è globalizzata e socializzata, integrando l’assistenza medica con una forte necessità di supporto sociale.
I due autori, pediatri di chiara fama in Italia e a livello internazionale, hanno scritto e coordinato questa serie di monografie di argomento pediatrico, coinvolgendo nel progetto diversi colleghi.
L’obbiettivo è dare un contributo alla formazione di “nuovi pediatri” attenti a tutti gli aspetti medici dei pazienti ma anche agli stimoli ambientali che bambini e adolescenti ricevono in maniera sempre più diffusa rispetto al passato.
Il testo, suddiviso in 6 sezioni, contiene 28 monografie che spaziano da quelle più centrate su aspetti comunicativi e di rapporto con la società ad alcune altre in cui gli aspetti medico-clinici sono descritti maggiormente ma sempre in relazioni con le interconnessioni con la vita sociale del bambino. Le sezioni:
In puero homo: il bambino, l’adolescente e il pediatra
Il pediatra e il territorio
Il pediatra e l’ospedale
Le frontiere della pediatria
La comunicazione
Il nuovo pediatra ...
€ 33,92 € 39,9
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L’Omeopatia ha sempre avuto una storia controversa per le resistenze da parte della Medicina accademica ufficiale e per le sue scarse capacità di sviluppo scientifico. Questo libro testimonia l’inizio di tali controversie, raccontando eventi e dibattiti avvenuti nei primi decenni dell’Ottocento durante le epidemie di colera...
€ 10,97 € 12,9
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Il libro è frutto di ricerche d’archivio e di consultazione di fonti bibliografiche comprendenti testi specialistici e quotidiani del periodo in esame posto tra i poli temporali dei due Piani regolatori generali della città del 1942 e del 1962. E’ un arco temporale che costituisce il trait d’union tra quanto si era elaborato, ed in parte realizzato, durante il fascismo e quanto si andò ad attuare negli anni ’60.
Il periodo è anche quello della riorganizzazione amministrativa e legislativa della Nazione dopo la caduta della dittatura e della conseguente ristrutturazione degli enti pubblici e territoriali: dall’Alto Commissario per la Sicilia, alla Consulta ed allo Statuto autonomistico regionale, passando per le amministrazioni del Comune e della Provincia palermitana e dalla sanità all’edilizia popolare. Due decenni sintomatici per le nuove problematiche e disfunzioni derivanti anche dalla migrazione interna e dall’inurbamento nel capoluogo di un gran numero di persone dai centri della provincia. La riappropriazione, dunque, di dati, fonti conoscitive e notizie degli interventi pubblici del periodo in oggetto dà certamente la possibilità di approfondire e recuperare la conoscenza e la lettura delle vicende che anticiparono o determinarono scelte riguardanti le mutazioni sociali e le mut(il)azioni urbanistiche. Il libro è un’agile summa del ventennio successivo al 1943, periodo meno analizzato di altri e che dunque necessita di approfondimenti, quanto meno pari ai periodi più eclatanti dello sviluppo edilizio della Palermo del Novecento.
L’opera costituisce una ricognizione sintetica ma, si spera, alquanto esaustiva di quegli anni, dei progetti e delle iniziative, delle trasformazioni sul piano urbanistico e architettonico e delle loro conseguenze sulla comunità. E’ stata elaborata una verifica attraverso una sorta di censimento delle opere di interesse pubblico, fornendone notizie sui progettisti, sui costi, sulla durata della realizzazione, fatti aneddotici, riscontri documentari ed iconografici.
Il corredo iconografico del testo comprende circa 90 immagini dal valore documentale di particolari eventi (progetti, inaugurazioni, fatti di cronaca ecc.). L’analisi storiografica si arricchisce pertanto del riscontro visivo di una città morfologicamente diversa dall’attuale.
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€ 11,90 € 14
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Dare un’idea delle caratteristiche architettoniche di una città come Palermo, non è affatto semplice, specialmente, come in questo caso, in quanto la descrizione storico-architettonica, copre un lunghissimo arco di tempo durante il quale Palermo risentì, in positivo e in negativo, tutti i cambiamenti che comportarono le tante dominazioni, diverse nella storia come nella concezione costruttiva.

Può sembrare assurdo, ma Palermo e la Sicilia in generale, non hanno mai goduto di una loro indipendenza politica: subirono la conquista di svariate dominazioni straniere e questa circostanza fu di giovamento alla sua cultura letteraria, storica e architettonica, ma solo sotto i Normanni e gli Svevi con Federico II, si poté parlare di forme politiche “in fiere”, non determinate dal volere dei conquistatori, ma integrate alla storia locale.

 

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anche in Ebook
Alla morte del suo fondatore il regno di Sicilia è un potente soggetto politico nello scacchiere Mediterraneo. Ruggero II, saggio e lucido sovrano, ne ha consolidato le strutture interne venendo a capo del tradizionale ribellismo dei conti normanni. I suoi nemici tradizionali – il Papa, l’Impero d’Occidente, l’Impero bizantino – sono stati costretti a riconoscerne l’esistenza e a venire a patti con lo stesso. Niente avrebbe fatto immaginare che quel miracolo istituzionale, come da qualcuno è stato definito, sarebbe durato appena quarant’anni. Infatti, già con il suo immediato successore, Guglielmo I, i tradizionali problemi di convivenza fra etnie e culture diverse e le ambizioni dei grandi feudatari, aprirono crepe insanabili nell’edificio ruggeriano mentre le ambizioni dei tradizionali nemici, ripresero vigore determinando una lenta ma inarrestabile agonia. La pessima politica di Guglielmo II segnata da ambiziosi progetti che andavano al di là le possibilità del regno, la assenza della necessaria lucidità che ne contraddistinsero scelte ed azioni, indebolì ulteriormente il regno e lo espose alle pretese dei discendenti di Federico Barbarossa. Per queste ragioni, il generoso tentativo di Tancredi d’Altavilla, ultimo vero re normanno, di salvare il regno, non poteva che dimostrarsi velleitario.
L’autore racconta le fasi di questi intensi quarant’anni, soffermandosi, con dovizia di particolari, sulla strutture politiche, amministrative ed economiche della cosiddetta “età dei Guglielmi”, esaminando i contesti internazionali e negando la sostenuta continuità fra il regno fondato da Ruggero e quello conquistato da Enrico VI con il consenso della moglie Costanza.
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L’opera di Pietro Lanza di Scordia (1807-1855) saggista, storico, pubblicista, si presenta come interessante e, per alcuni aspetti, originale espressione dell’impegno politico e civile di un intellettuale nella Sicilia borbonica. Esponente autorevole e stimato del liberalismo moderato, pretore di Palermo nel 1835-38 e nel 1848, anno in cui, assunto il titolo di principe di Butera, entrò a far parte della Camera dei Pari, ministro nel 1848-49, esule dopo la restaurazione borbonica, Lanza di Scordia unì all’attività politica e di pubblico amministratore la riflessione costante sul passato e soprattutto sul presente dell’isola, esposta in molti dei suoi scritti. Convinto estimatore delle secolari istituzioni siciliane quanto critico attento alle problematiche del tempo, non tralasciò di esercitare attraverso le sue opere quella che riteneva, come molti scrittori in quel periodo, una doverosa azione di incitamento verso gli stessi siciliani e di monito nei confronti del governo borbonico. Sicilianista appassionato, si rivela tuttavia studioso aperto ai ‘tempi’ e alla realtà di stati italiani ed europei più progrediti, riscontrata personalmente nei frequenti viaggi e durante l’esilio, come nei rapporti con esponenti di alto rilievo della cultura, della storiografia e della politica. 

Dall’analisi delle opere e della varia pubblicistica del Lanza di Scordia emergono la personalità culturale e politica, la concezione della storia, l’operosità civile. La monografia propone il profilo di uno studioso sinora trascurato e, insieme, uno spaccato della Sicilia dei primi decenni dell’Ottocento e del rapporto, nella peculiarità che questo assunse nell’isola, fra storiografia e politica, fra intellettuali, società e regime borbonico. 
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Più leggiamo le opere di Hahnemann, il fondatore della Medicina Omeopatica, più ci stupiamo dell’immenso dono che la sua esistenza è stata per l’Umanità.

Sono passati duecento anni da quando egli pose le basi della Medicina Omeopatica, eppure pare quasi impossibile che un uomo del suo tempo sia riuscito a scoprire ciò che egli non solo scoprì, ma anche sperimentò, dimostrò e meravigliosamente codificò. Il tutto con una chiarezza e una lucidità che non possono non stupire.

In questo suo saggio, Hahnemann riflette sul perché un uomo guarisce e deduce che: "Se qualcuno guarisce, significa che può esistere un’Arte del Guarire".

E ancora: "Come può il Creatore di questi miserabili sofferenti non aver provveduto dei rimedi anche per loro, come se per loro non esistesse la Sua Bontà Infinita?".

Ma perché, si chiede ancora Hahnemann, neppure dopo 3500 anni "l’Arte Medica non è sufficientemente progredita?". A quest’ultima domanda egli riesce a trovare una sola risposta: "Quello che i medici hanno finora fatto non è nemmeno la centesima parte di ciò che avrebbero potuto e dovuto fare".

Questo libretto fa riflettere il Lettore, ma è proprio questo l’obiettivo finale

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Nel suo desiderio di cercare un punto di incontro tra l’approcio allopatico e quello omeopatico, l’Autore ha intuito che ci sono due necessità fondamentali per il futuro della Scienza Medica in generale e di quella omeopatica in particolare:
- L’unità di linguaggio scientifico tra l’Omeopatia e la Medicina Accademica
- L’unità di linguaggio scientifico tra gli omeopati. 

Dopo un’analisi approfondita di quello che la Medicina Omeopatica dice a riguardo delle malattie croniche, l’Autore intuisce anche che non è vero che i due approcci terapeutici sono tanto diversi tra loro, anzi, ognuno avrebbe bisogno dell’altro per completarsi e migliorarsi a vantaggio dell’unica Medicina, una Medicina che diventerebbe veramente a dimensione d’uomo.
Infatti, l’Omeopatia ha bisogno di acquisire quello che Samuele Hahnemann, il fondatore dell’Omeopatia, insegnava già due secoli fa e cioè che:
- L’uomo è un essere integrato e unitario, perchè i suoi vari aspetti (fisico, neurologico, psicologico, emozionale, affettivo, sociale e spirituale) costituiscono un’unità inscendibile.
- Le malattie non sono fatti a se stanti, non sono mai localizzate e i loro sintomi hanno sempre una ragione d’essere, per cui il malato va studiato in tutta la sua unità personale con un’attenta raccolta della sua storia biopatografica.
- Ogni terapia o stimolo agisce sulla totalità della persona e ogni medicamento deve essere sperimentato sull’uomo sano.
- La terapia deve essere basata sul’uso del medicamento più simile all’intera e deve essere scelto come quello capace di ristabilire l’equilibrio e l’armonia tra tutte le parti che formano l’individuo, evitando quindi ogni terapia sintomatica o comunque riservandola solo a condizioni che non sono aggredibili in altro modo.
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“Verso le cinque del mattino Hahnemann riapre gli occhi e mormora due volte: “Fiducia e pace ... Fiducia e pace”, poi lo sguardo si vela di ombre e il grande scienziato muore.
Fuori, le campane annunciano l’alba. Parigi si sveglia e riprende la sua vita movimentata e febbrile. Il consueto rumore sale dalle vie poco prima deserte e nulla rivela all’umanità indifferente, avviata verso il lavoro di ogni giorno, che un grand’uomo è morto: un uomo che aveva tanto studiato e lavorato per lei …
La salma di Samuel Hahnemann rimane esposta per dieci giorni. Il volto dello scienziato si è mantenuto sereno anche nella morte e Melania, inginocchiata accanto al letto, lo contempla pensando che, se in un atto di suprema umiltà Samuel ha chiesto di lasciare il suo nome nell’ombra, questo nome invece rimarrà legato per sempre alla Dottrina Omeopatica e le future generazioni gli renderanno un giorno gli onori dovuti …”.
Scrive il Dr. Fortier-Bernoville: “Mai sarei potuto giungere a penetrare lo spirito di Hahnemann senza l’aiuto di Roger Larnaudie e di questa sua opera”.
Ho letto questo libro in pochissimo tempo e mi dispiaceva ogni volta che dovevo interrompere la lettura per dedicarmi ai miei doveri quotidiani. Non conoscevo questi risvolti della vita del nostro Maestro e sono rimasto senza parole. Hahnemann, come altri che sono riusciti ad emergere dalla povertà della loro condizione socio-familiare, ha puntato tutto sulle sue volontà, determinatezza, spirito di sacrificio, capacità di rinuncia… unitamente a molte altre facoltà di cui era dotato: intelligenza, scienza, memoria, altruismo, correttezza, compassione, bontà, ecc.
In genere una persona, partendo da queste premesse, giunge all’orgoglio e all’autoaffermazione di sé, vizi che ostacolano la crescita della persona, ma Hahnemann ha combattuto contro queste tentazioni distruttive e, come spiega l’Autore, grazie ad un intervento straordinario di Dio, ha trovato il coraggio per svuotarsi di sé. È egli stesso che ce lo dice “Ho semplicemente messo in luce una parte infinitesimale dell’oro che Dio ha sparso fra noi con Verità. Io non potevo veder nulla, perché l’orgoglio mi accecava, ma Dio mi ha preso per mano e mi ha condotto dove giace il filone, ordinandomi di vangare il terreno. Non ho dunque fatto altro che obbedirGli”.
Ecco la sua vera grandezza di scienziato e di uomo.
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"... quando veniva in Italia a fare lezione alla LUIMO, ... Il Dr. Paschero leggeva le sue lezioni che aveva molto meditato attraverso la sua straordinaria esperienza … ma come le leggeva! E insistentemente ripeteva: "Avete capito?". Voleva trasmettere l’esperienza trasformata in Amore per penetrare nel Medico che doveva nascere.

Queste ed altre sono le sue lezioni, le ripeteva … ma come le ripeteva!

Lui conosceva le difficoltà di trasformare un Medico in un Medico Omeopata!

Paschero ci ha lasciato molto, ma tre sono i punti su cui ci ha trasmesso sapere ed esperienza:
- il rapporto con il Paziente,
- l’attitudine del medico di fronte al Malato, e soprattutto
- la conoscenza della Psora profonda. ...

La realtà è che Paschero aveva studiato bene Hahnemann e l’aveva letto molto, soprattutto in relazione alle Malattie Croniche. Il conflitto primario, cioè la causa originaria di ogni malattia, è la reazione psorica profonda dell’individuo di fronte all’insulto interno ed esterno. 

Paschero, in questi tempi in cui la Medicina Omeopatica è preda delle più disparate elaborazioni, ci riporta alla sostanza dell’oggetto della cura: l’uomo con la sua storia biopatografica e la totalità dei suoi sintomi. 

Eccoci quindi alla relazione del Medico con il Paziente, quella relazione empatica in cui il Medico compartecipa alla sofferenza del Malato, perché solo così comprende cosa è necessario curare in lui.

Se, leggendo questi insegnamenti … riuscirete a vedere voi stessi … sani o malati… e a vedervi Medici, allora significa che fate parte dei Medici del Futuro, oggi … il futuro dell’altra faccia della Medicina: questa è "la rivoluzione in Medicina"".

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Questa raccolta di Aforismi e Massime di Kent è stata per me una piccola ’rivelazione’. Sapevo che il Pensiero di Kent completava in modo perfetto quello di Hahnemann donando più organicità, maggiore sviluppo e chiarezza metodologica dal punto di vista applicativo e sapevo anche che la lettura dei Classici, specie delle opere dei Fondatori dell’Omeopatia era di estrema importanza per un Omeopata, ma non credevo che il Pensiero di Kent arrivasse a tanto.

Si rinnova in me lo stupore ogni volta che lo leggo e rileggo, perché rimane tuttora innovativo. Mentre lo medito mi chiedo sempre quanti Omeopati odierni possiedono tale conoscenza dell’Uomo e della sua malattia.

Il vero senso della Omeopatia Unicista è quello di somministrare una terapia capace di andare alle ’radici’ della malattia umana e Kent ci svela a che livello è accovacciata questa ’disarmonia’, ma noi facciamo molto poco o quasi nulla in questa direzione.

In conclusione, data la condizione attuale dell’Omeopatia italiana, invito tanto calorosamente quanto umilmente ogni Collega a meditare e lungo questo testo di Kent e altre Opere dei nostri Maestri, non tanto per saper curare meglio i nostri Pazienti (questa sarà una ovvia conseguenza), quanto per guarire noi stessi attraverso la presa di coscienza della propria debolezza umana.

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Il fondatore dell’Omeopatia, Samuele Cristiano Hahnemann nacque a Meissen (Sassonia) il 10 aprile 1755 e conseguì la Laurea in Medicina e Chirurgia all’Università di Eelangen (Germania) il 10 agosto 1779. Era un medico molto colto - conosceva ben 8 lingue - e godeva fama di chimico e minerologo espertissimo.

Il motivo che spinse Hahnemann - uomo di profonda cultura e fede - a cercare un nuovo metodo terapeutico adatto all’uomo infermo fu la sua non rassegnazione di fronte allo stato di estremo abbandono, precarietà ed empirismo della Medicina dell’epoca, ossia, per dirlo con le sue stesse parole: «è penoso vedere come la scienza medica, la più nobile e più utile di tutte, dipenda dal caso, il che fa sempre supporre un gran numero di persone esposte a pericoli». 

E aggiunge ancora: «La Provvidenza, nella sua immensa saggezza, non ha potuto volere che l’arte più importante resti sempre in uno stato così precario. Sarebbe in effetti funesto, per il genere umano, se la sua conservazione dipendesse unicamente dal caso. No, è una consolazione credere che esistano, per ciascun malato e per ciascun caso morboso particolare, dei rimedi specifici e che vi sia un mezzo razionale per arrivare alla loro scoperta».

Questo Saggio è di estremo interesse sia dal punto di vista storico che dal punto di vista medico, in quanto è l’ultimo lavoro di ricerca di Hahnemann prima delle pubblicazioni delle sue grandi opere sull’Omeopatia.
Per la prima volta viene pubblicato in italiano e ci auguriamo che possa contribuire a dare a tutte le persone di buona volontà e di onesta coscienza l’opportunità di integrare le proprie conoscenze della Moderna Medicina che spesso trascura il Malato per correre dietro alla Malattia dimenticando che questa è soltanto l’espressione del profondo disagio in cui viene a trovarsi quel complesso di Spirito-Psiche-Corpo che è l’UOMO....
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Questo lavoro è il frutto di una paziente ricerca, condotta sul territorio della provincia di Palermo e in Archivi Storici per la parte documentale, finalizzata a localizzare quelle costruzioni militari, Fortificazioni Permanenti, che furono utilizzate durante la Seconda Guerra mondiale in Sicilia, comunemente chiamate anche postazioni, fortini o bunker...
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Mauro De Mauro si occupava di cronaca nera e giudiziaria. Qualche giorno prima di morire aveva rivelato a pochi amici che di lì a poco avrebbe pubblicato una grossa inchiesta, una notizia che avrebbe fatto tremare tutta l’Italia......
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La terra cruda non rientra nel consueto novero dei materiali da utilizzare nelle costruzioni, nonostante essa costituisca una presenza diffusa nelle architetture storiche, tradizionali e contemporanee, nei più disparati contesti. L’indiscutibile coerenza col sempre più attuale obiettivo della sostenibilità non riesce a superare i frequenti pregiudizi che ne osteggiano la concreta applicazione nell’odierno scenario delle pratiche costruttive.

La Soprintendenza per i Beni Culturali ed Ambientali di Caltanissetta ha promosso una Giornata di studi per raccogliere contributi sul tema della terra cruda nelle costruzioni, allo scopo di richiamare l’interesse di istituzioni ed operatori sul ruolo che tale materiale può ancora oggi assumere, particolarmente in Sicilia, Regione che custodisce notevoli architetture archeologiche in terra cruda (di cui le mura di Capo Soprano a Gela costituiscono l’esempio più conosciuto) e in cui le strategie di valorizzazione locale del territorio rivestono estrema attualità.

L’iniziativa della Giornata di studi è correlata allo svolgimento di una ricerca, finanziata dal Ministero per l’Università e la Ricerca scientifica, sull’argomento Conoscenze scientifiche, sperimentali e tacite e azioni di conservazione di architetture in terra cruda in Italia del Sud.

La Giornata di studi è stata tenuta a Caltanissetta, presso il Museo Archeologico di Contrada Santo Spirito, il 29 giugno 2007; responsabile scientifico è stata Maria Luisa Germanà, su designazione della Sovrintendente Rosalba Panvini.
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L’era Cristiana comincia con la nascita di Cristo e venne testimoniata dall’arrivo di tre Re: i Re Magi. Questi provenivano dall’Oriente, da quell’Oriente in cui era sorta la civiltà e che aveva dato i primi canoni di tutte le scienze. Ispirati e guidati da un segno divino portarono al Re di tutti i Re dei doni e non a caso erano dei l’armaci regali: l’Oro, l’Incenso e la Mirra. Oggi siamo in grado di valutare il simbolismo terapeutico di quei regali che a loro volta rispecchiano una profonda competenza farmacologia su ciascuno di essi.

I sali d’Oro fanno ormai parte della farmacopea ufficiale moderna e il loro uso fa parte di attuali e sperimentati protocolli terapeutici in una forma particolare di reumatismo articolare che colpisce prevalentemente le giovani generazioni, su base autoimmune.

L’Incenso è una resina. Il suo uso è stato descritto da Erodoto e Celso nel I secolo d. C. ed è conosciuto per le sue ottime capacità cicatrizzanti e come antidoto, se usato come infuso, nell’avvelenamento da cicuta. I Cinesi l’usarono nella cura della lebbra e con queste e altre indicazioni è stato usato per molti secoli. Più recentemente, nel 1600 un farmacista londinese, Nicolas Culpeper lo usò nella cura dell’ulcera peptica.

La Mirra. I Greci l’usavano per le infezioni della bocca e degli occhi, nella cura delle bronchiti e come preventivo per chi si recava in zone in cui vi erano casi di peste. A chi era costretto ad andare in tali regioni o per chi doveva convivere con tali malati, veniva consigliato di masticare Mirra per purificare l’alito, impedendo l’ingresso del male nel proprio corpo e così sfuggire al contagio.

Ma non fu solo questo il suo uso: nella medicina di allora si diffuse anche come anestetico ed è riportato che a Gesù stesso, per un atto di pietà, per lenirne le sofferenze, prima di essere crocifisso, sia stata data a bere una miscela di vino e mirra.


In ultimo, come riferisce Colin Michie, numerosi laboratori farmaceutici hanno dimostrato l’attualità sia dell’incenso che della mirra; sono stati messi in evidenza dei sottoprodotti derivati del benzopirene che oltre ad avere azione antinfiammatoria, broncodilatatrice e leucotrofica, agiscono anche normalizzando i lipidi del siero.

Questi i regali dei Re Magi: medicine per il figlio di Dio che si fece uomo e dei quali poteva anche avere bisogno come i comuni mortali e che poi ebbe a sperimentare nell’ora dolorosa della Sua morte.

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"UNA, SEMPLICE, CONOSCIBILE, SERENA"
La casa della contrada Noce, verso la metà degli anni Ottanta - dove Sciascia mi attendeva, insieme al suo amico d’infanzia e poeta Stefano Vilardo, emanava un corrusco effetto di luce.

Appariva confusa al tremore labile dell’orizzonte cementizio di Agrigento, appena stemperato dal sorri­so amaro dello scrittore di Racalmuto.

Un pomeriggio estivo intenso e silenzioso, innerva­to da una quiete che faceva crescere dentro parte d’ani­ma pronta a entrare in consonanza con quella piega sciasciana fatta d’impegno civile, e sostenuta da un’idea "alta" della politica.

La verità e l’esercizio della protesta, della contraddi­zione, furono, oltre lo spigoloso tema della poesia, i grani essenziali di quel nostro lontano colloquio.

«Ho contraddetto e mi sono contraddetto», diceva Sciascia (e lo ripete, con l’impeto d’una giovinezza in­tellettuale, Gina D’Angelo Matassa, in questa sua taci­tiana verifica dell’ Utopia nel Candido di Sciascia). In questa frase vi aleggia il fondato timore di come le esercitazioni sulla verità, tendano, poi, a renderla non plastica (se non addirittura anaplastica), a ridurre l’es­senza stessa che la governa. Si parlò della morte, del­l’angoscia (temi, qui sviluppati in apertura del volumetto), e del lenimento prodotto dallo stato d’inno­cenza. Argomenti, questi, affrontati, con passione lai­ca, da Gina D’Angelo Matassa, nutriti da una sorta di lucida mestizia, pronti a dipanare vicende della lettera­tura e della storia, con il condimento della memoria, depurata, per fortuna, dalla "infezione" dell’autobiografismo.

Sulla semplicità e sull’evidenza della verità parlam­mo in quel meriggio con l’indagatore del Candido: e ancora della diffidenza da lui avvertita nei confronti della poesia («a me piace dire le cose dalla "a" alla "zeta"», rifletteva; mentre sul suo comodino staziona­vano i versi di Sereni; e, non a caso, diresse, fino alla morte i poetici "Quaderni di Galleria", e, non a caso, le sue prime esperienze furono di carattere poetico).

Le nostre "divergenze" ci portarono, grazie alla sua franca articolazione di raissoneur, verso l’insita bellez­za dell’idea di verità, che proprio in virtù della sua accecante evidenza, veniva "non vista", e, colpevol­mente corrosa, andava mostrando, attraverso la sua iperstruttura, la cancrena tutta umana su cui poggiava. «La verità esiste» - ribadisce Gina - «è una, semplice, conoscibile, serena». Proprio in virtù di questa "strut­turale" grazia, genera inestinguibili complicazioni, fraintendimenti, angosce. È la persistenza di Candido, nella densità "greve" di questo tempo, a darci, forse, un possibile strumento di pietà (utile l’esercizio della pietà sollecitato da Lèvi-Strauss), ma anche a rilevarci la nostra biologica condizione al martirio intellettuale non appena le sovrastrutture culturali s’impossessano della nostra mente.

"Semplicità? Casualità?", con queste parole, ricor­do ci congedammo da Sciascia, dopo aver accennato alle biologiche indicazioni di Monod sul "caso e la necessità" e alle perenni quanto attuali interrogazioni di Sant’Agostino.

Il bagliore che ci aveva accolto, aveva però, a poco a poco, ceduto il posto ad ombre screziate d’un verde cupo, approdo di un inquietante frangersi d’elitre.

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