Letteratura

Selezione di testi di varia: biografie, carteggi, gialli, classici, poesia, racconti, romanzi storici, romanzi, noir, storia della Sicilia, storia e tradizioni popolari.

Mi chiedo cosa ne è di te, ormai. Di te che un tempo mi hai indicato una via sconosciuta, ma da subito foriera della meta del possibile; di te che un tempo, con quell’intento ancora in divenire, mi hai guidato là dove il possibile può iniziare veramente, sancendo l’avventura straordinaria di un padre e un figlio. Non era frode, quel proposito conduceva veramente al traguardo, a quel luogo imprecisato in cui un giorno sarei approdato per non trovarti e dal quale avrei indicato a qualcun altro una nuova via, pronto a sparire a mia volta. Quella via era la storia di un orizzonte e unitamente di un viaggio, era un percorso, un itinerario verso il possibile, cui molti padri e figli hanno solo intrapreso, altri appena perlustrato, altri ancora già smarrito per fretta  per indugio. Una storia cominciata in un tempo lontano e in un luogo dove non sapevamo di andare e tuttavia conduceva: una storia futura, sempre già passata, sempre presente. Una storia senza tempo, qual è la storia di te mio padre e di me tuo figlio.

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€ 7,60 8
SCONTO DEL 5%

«Alle 17:10, al primo calare del sole, il coprifuoco avrebbe trasformato il suk dentro le mura di Bologna in una città fantasma, accecata dall'oscuramento e muta, a parte gli scarponi delle pattuglie o quelli dei partigiani. Ma fino a quel momento, quella casbah fradicia e sporca, che scoppiava di voci rombando sorda come un treno in una galleria, brulicava di gente che cercava qualcosa, la neve, il burro, una sigaretta, un attimo in piú per superare quello che per tutti, dall'inizio della guerra, forse da sempre, era l'inverno piú ruvido e freddo. L'inverno piú nero»

Per risolvere un caso De Luca è disposto a tutto, perfino a vendere l'anima al diavolo. Questa volta, però, ha l'occasione di fare la cosa giusta nel modo giusto. 1944, Bologna sta vivendo il suo «inverno piú nero». La città è occupata, stretta nella morsa del freddo, ferita dai bombardamenti. Ai continui episodi di guerriglia partigiana le Brigate Nere rispondono con tale ferocia da mettere in difficoltà lo stesso comando germanico. Anche per De Luca, ormai inquadrato nella polizia politica di Salò, quei mesi maledetti sono un progressivo sprofondare all'inferno. Poi succede una cosa. Nella Sperrzone, il centro di Bologna sorvegliato dai soldati della Feldgendarmerie, pieno di sfollati, con i portici che risuonano dei versi degli animali ammassati dalle campagne, vengono ritrovati tre cadaveri. Tre omicidi su cui il commissario è costretto a indagare per conto di tre committenti diversi e con interessi contrastanti. Convinti che solo lui possa aiutarli.

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€ 17,10 18
SCONTO DEL 5%

«Nell'estate del 1995 trovai, tra vecchie carte di casa, un decreto ministeriale per la concessione di una linea telefonica privata. Il documento presupponeva una così fitta rete di più o meno deliranti adempimenti burocratico-amministrativi da farmi venir subito voglia di scriverci sopra una storia di fantasia» (Andrea Camilleri). Ritorna in una nuova edizione accresciuta il romanzo faldone di Andrea Camilleri pubblicato per la prima volta nel 1998.

Nell'estate del 1995 trovai, tra vecchie carte di casa, un decreto ministeriale (che riproduco nel romanzo) per la concessione di una linea telefonica privata. Il documento presupponeva una così fitta rete di più o meno deliranti adempimenti burocratico-amministrativi da farmi venir subito voglia di scriverci sopra una storia di fantasia (l'ho terminata nel marzo del 1997). La concessione risale al 1892, cioè a una quindicina d'anni dopo i fatti che ho contato nel Birraio di Preston e perciò qualcuno potrebbe domandarmi perché mi ostino a pistiare e a ripistiare sempre nello stesso mortaio, tirando in ballo, quasi in fotocopia, i soliti prefetti, i soliti questori, ecc. Prevedendo l'osservazione, ho messo le mani avanti. La citazione ad apertura di libro è tratta da I vecchi e i giovani di Pirandello e mi pare dica tutto. Nei limiti del possibile, essendo questa storia esattamente datata, ho fedelmente citato ministri, alti funzionari dello stato e rivoluzionari col loro vero nome (e anche gli avvenimenti di cui furono protagonisti sono autentici). Tutti gli altri nomi e gli altri fatti sono invece inventati di sana pianta. Andrea Camilleri

Tradotto in: Brasile Editora Bertrand, Francia Librairie Arthème Fayard, Germania Verlag Klaus Wagenbach, Grecia Oceanida Publication, Spagna castigliano Ediciones Destino, Spagna catalano Edicions 62, Portogallo Editorial Presença, Svezia Fischer & Co. Bokforlaget, Israele Hakibbutz Hameuchad, Russia Inostranka Publishers, Corea Saemulgyul Publishing House.

Con uno scritto di Raffaele La Capria

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€ 12,35 13
SCONTO DEL 5%

«Alle 17:10, al primo calare del sole, il coprifuoco avrebbe trasformato il suk dentro le mura di Bologna in una città fantasma, accecata dall'oscuramento e muta, a parte gli scarponi delle pattuglie o quelli dei partigiani. Ma fino a quel momento, quella casbah fradicia e sporca, che scoppiava di voci rombando sorda come un treno in una galleria, brulicava di gente che cercava qualcosa, la neve, il burro, una sigaretta, un attimo in piú per superare quello che per tutti, dall'inizio della guerra, forse da sempre, era l'inverno piú ruvido e freddo. L'inverno piú nero»

Per risolvere un caso De Luca è disposto a tutto, perfino a vendere l'anima al diavolo. Questa volta, però, ha l'occasione di fare la cosa giusta nel modo giusto. 1944, Bologna sta vivendo il suo «inverno piú nero». La città è occupata, stretta nella morsa del freddo, ferita dai bombardamenti. Ai continui episodi di guerriglia partigiana le Brigate Nere rispondono con tale ferocia da mettere in difficoltà lo stesso comando germanico. Anche per De Luca, ormai inquadrato nella polizia politica di Salò, quei mesi maledetti sono un progressivo sprofondare all'inferno. Poi succede una cosa. Nella Sperrzone, il centro di Bologna sorvegliato dai soldati della Feldgendarmerie, pieno di sfollati, con i portici che risuonano dei versi degli animali ammassati dalle campagne, vengono ritrovati tre cadaveri. Tre omicidi su cui il commissario è costretto a indagare per conto di tre committenti diversi e con interessi contrastanti. Convinti che solo lui possa aiutarli.

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€ 17,10 18
SCONTO DEL 5%

Jack Burdette è troppo grande per la città di Holt e per i suoi abitanti. Ex giocatore di football, cacciato dal college con un’accusa di furto, poi militare in missione all’estero, quando sembra aver messo la testa a posto lascia improvvisamente la sua fidanzata per sposare un’altra donna conosciuta dodici ore prima. A ogni ritorno, Holt gli sembra sempre più stretta e scomoda... finché Jack non scompare con la cassa dell’azienda per cui lavora, lasciando la moglie e due figli. Dieci anni dopo, la città non ha perdonato né dimenticato. Eppure Jack torna un’ultima volta, con una macchina vistosa e un passato ingombrante, per far saltare di nuovo ogni convenzione e ogni certezza, senza alcun rimpianto. Ancora una volta Kent Haruf, con la sua scrittura tenera e implacabile e il suo sguardo asciutto ed empatico sulla vita e il destino, ci racconta la storia di un’umanità fragile, ostinata e tenace.

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€ 17,10 18
SCONTO DEL 5%

Sul fianco scosceso di Kujira-yama, la Montagna della Balena, si spalanca un immenso giardino chiamato Bell Gardia. In mezzo è installata una cabina, al cui interno riposa un telefono non collegato, che trasporta le voci nel vento. Da tutto il Giappone vi convogliano ogni anno migliaia di persone che hanno perduto qualcuno, che alzano la cornetta per parlare con chi è nell'aldilà. Quando su quella zona si abbatte un uragano di immane violenza, da lontano accorre una donna, pronta a proteggere il giardino a costo della sua vita. Si chiama Yui, ha trent'anni e una data separa quella che era da quella che è: 11 marzo 2011. Quel giorno lo tsunami spazzò via il paese in cui abitava, inghiottì la madre e la figlia, le sottrasse la gioia di essere al mondo. Venuta per caso a conoscenza di quel luogo surreale, Yui va a visitarlo e a Bell Gardia incontra Takeshi, un medico che vive a Tokyo e ha una bimba di quattro anni, muta dal giorno in cui è morta la madre. Per rimarginare la vita serve coraggio, fortuna e un luogo comune in cui dipanare il racconto prudente di sé. E ora che quel luogo prezioso rischia di esserle portato via dall'uragano, Yui decide di affrontare il vento, quello che scuote la terra così come quello che solleva le voci di chi non c'è più. E poi? E poi Yui lo avrebbe presto scoperto. Che è un vero miracolo l'amore. Anche il secondo, anche quello che arriva per sbaglio. Perché quando nessuno si attende il miracolo, il miracolo avviene. Laura Imai Messina ci conduce in un luogo realmente esistente nel nord-est del Giappone, toccando con delicatezza la tragedia dello tsunami del 2011, e consegnandoci un mondo fragile ma denso di speranza, una storia di resilienza la cui più grande magia risiede nella realtà.

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€ 17,10 18
SCONTO DEL 5%

«Nell'estate del 1995 trovai, tra vecchie carte di casa, un decreto ministeriale per la concessione di una linea telefonica privata. Il documento presupponeva una così fitta rete di più o meno deliranti adempimenti burocratico-amministrativi da farmi venir subito voglia di scriverci sopra una storia di fantasia» (Andrea Camilleri). Ritorna in una nuova edizione accresciuta il romanzo faldone di Andrea Camilleri pubblicato per la prima volta nel 1998.

Nell'estate del 1995 trovai, tra vecchie carte di casa, un decreto ministeriale (che riproduco nel romanzo) per la concessione di una linea telefonica privata. Il documento presupponeva una così fitta rete di più o meno deliranti adempimenti burocratico-amministrativi da farmi venir subito voglia di scriverci sopra una storia di fantasia (l'ho terminata nel marzo del 1997). La concessione risale al 1892, cioè a una quindicina d'anni dopo i fatti che ho contato nel Birraio di Preston e perciò qualcuno potrebbe domandarmi perché mi ostino a pistiare e a ripistiare sempre nello stesso mortaio, tirando in ballo, quasi in fotocopia, i soliti prefetti, i soliti questori, ecc. Prevedendo l'osservazione, ho messo le mani avanti. La citazione ad apertura di libro è tratta da I vecchi e i giovani di Pirandello e mi pare dica tutto. Nei limiti del possibile, essendo questa storia esattamente datata, ho fedelmente citato ministri, alti funzionari dello stato e rivoluzionari col loro vero nome (e anche gli avvenimenti di cui furono protagonisti sono autentici). Tutti gli altri nomi e gli altri fatti sono invece inventati di sana pianta. Andrea Camilleri

Tradotto in: Brasile Editora Bertrand, Francia Librairie Arthème Fayard, Germania Verlag Klaus Wagenbach, Grecia Oceanida Publication, Spagna castigliano Ediciones Destino, Spagna catalano Edicions 62, Portogallo Editorial Presença, Svezia Fischer & Co. Bokforlaget, Israele Hakibbutz Hameuchad, Russia Inostranka Publishers, Corea Saemulgyul Publishing House.

Con uno scritto di Raffaele La Capria

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€ 12,35 13
SCONTO DEL 5%

Una famiglia divisa dalla guerra. Un eroe nato dalla tragedia. Un legame destinato a durare tutta la vita.

1754. Nati e cresciuti a Madras, Theo Courtney e sua sorella Connie sono sempre stati inseparabili, ma la tragica morte dei genitori li separa bruscamente. Theo, tormentato dai sensi di colpa, cerca il riscatto arruolandosi nell'esercito britannico e combattendo nella Guerra franco - indiana. Connie, convinta di essere stata abbandonata dal fratello, dopo aver subito ogni sorta di abusi e angherie da chi avrebbe dovuto proteggerla, riesce infine a fuggire in Francia e a farsi accettare nell'alta società parigina. Ma ancora una volta si ritrova alla mercé di uomini crudeli e senza scrupoli, la cui sete di potere e di gloria finisce per condurla suo malgrado sul fronte nordamericano della Guerra dei sette anni. Quando le loro strade si incontrano di nuovo, i due fratelli si rendono conto che la vendetta e la redenzione che entrambi stanno disperatamente cercando potrebbero costare loro la vita... Una nuova generazione di Courtney lotta per la libertà in un susseguirsi di dolorose tragedie e grandi passioni, atti di eroismo e orribili tradimenti, che portano il lettore nel cuore pulsante della Guerra franco-indiana.

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€ 20,90 22
SCONTO DEL 5%

Due storie parallele, due storiacce di guardie e di ladri, due storie nere, anzi nerissime. È la Milano di Alessandro Robecchi, la capitale morale, l’epicentro dei Tempi nuovi, la città di Carlo Monterossi. E quelle due storie sono un romanzo di ossessione e riscatto, di giustizia solitaria e vendetta. Con il passato che sempre incombe, e si allarga ad avvolgere il presente, come i cerchi nell’acqua dopo una sassata.

«La macchina puzza di fumo vecchio e cane bagnato, ogni tanto Carella pensa che quello sia l’odore della polizia». Si è messo a caccia. Da solo, senza dirlo a nessuno. Ferie arretrate, un po’ di soldi da parte, una vecchia faccenda da sistemare. Una di quelle per cui Carella - lo sbirro, il segugio che contesta gli ordini e fa sempre di testa sua - può perderci il sonno. Si è appostato con la macchina di fronte al carcere di Bollate, a osservare il suo uomo mentre esce dalla galera dopo cinque anni di reclusione. Carella chiude gli occhi, si sente calmo, freddo e calmo. «Ti prendo», si dice. «Sono la Franca, Ghezzi, si ricorda?». Il sovrintendente Ghezzi se la ricorda bene. Era l’inizio della sua carriera, sono passati trent’anni, un’indagine che l’aveva portato al suo primo arresto. Per il giovane Ghezzi quella donna era stata bellissima. Le fossette scavate nelle guance, il mistero e l’erotismo di una che faceva le marchette, simpatica e innamorata del suo uomo. Erano una bella coppia. E ora l’uomo è scomparso, e la donna è tornata, davanti casa addirittura, e vuole l’aiuto di Ghezzi. Come fa a tirarsi indietro? Persino la Rosa, la moglie, l’ha capito subito. «Tu fai il difficile, ma domani mattina sei già lì che fai domande, ti conosco»

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€ 14,25 15
SCONTO DEL 5%

Un tavolino, un caffè, una scelta. Basta solo questo per essere felici.

«Una meravigliosa lettura su una caffetteria in cui tutto è possibile» Publishers Weekly

ECCO LE 5 REGOLE DA SEGUIRE:
1. Sei in una caffetteria speciale. C’è un unico tavolino e aspetta solo te.
2. Siediti e attendi che il caffè ti venga servito.
3. Tieniti pronto a rivivere un momento importante della tua vita.
4. Mentre lo fai ricordati di gustare il caffè a piccoli sorsi.
5. Non dimenticarti la regola fondamentale: non lasciare per alcuna ragione che il caffè si raffreddi.

In Giappone c’è una caffetteria speciale. È aperta da più di cento anni e, su di essa, circolano mille leggende. Si narra che dopo esserci entrati non si sia più gli stessi. Si narra che bevendo il caffè sia possibile rivivere il momento della propria vita in cui si è fatta la scelta sbagliata, si è detta l’unica parola che era meglio non pronunciare, si è lasciata andare via la persona che non bisognava perdere. Si narra che con un semplice gesto tutto possa cambiare. Ma c’è una regola da rispettare, una regola fondamentale: bisogna assolutamente finire il caffè prima che si sia raffreddato. Non tutti hanno il coraggio di entrare nella caffetteria, ma qualcuno decide di sfidare il destino e scoprire che cosa può accadere. Qualcuno si siede su una sedia con davanti una tazza fumante. Fumiko, che non è riuscita a trattenere accanto a sé il ragazzo che amava. Kotake, che insieme ai ricordi di suo marito crede di aver perso anche sé stessa. Hirai, che non è mai stata sincera fino in fondo con la sorella. Infine Kei, che cerca di raccogliere tutta la forza che ha dentro per essere una buona madre. Ognuna di loro ha un rimpianto. Ognuna di loro sente riaffiorare un ricordo doloroso. Ma tutti scoprono che il passato non è importante, perché non si può cambiare. Quello che conta è il presente che abbiamo tra le mani. Quando si può ancora decidere ogni cosa e farla nel modo giusto. La vita, come il caffè, va gustata sorso dopo sorso, cogliendone ogni attimo.
Finché il caffè è caldo è diventato un caso editoriale in Giappone, dove ha venduto oltre un milione di copie. Poi ha conquistato tutto il mondo e le classifiche europee a pochi giorni dall’uscita. Un romanzo pieno di fascino e mistero sulle occasioni perdute e sull’importanza di quelle ancora da vivere.

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€ 15,20 16
SCONTO DEL 5%

Una famiglia divisa dalla guerra. Un eroe nato dalla tragedia. Un legame destinato a durare tutta la vita.

1754. Nati e cresciuti a Madras, Theo Courtney e sua sorella Connie sono sempre stati inseparabili, ma la tragica morte dei genitori li separa bruscamente. Theo, tormentato dai sensi di colpa, cerca il riscatto arruolandosi nell'esercito britannico e combattendo nella Guerra franco - indiana. Connie, convinta di essere stata abbandonata dal fratello, dopo aver subito ogni sorta di abusi e angherie da chi avrebbe dovuto proteggerla, riesce infine a fuggire in Francia e a farsi accettare nell'alta società parigina. Ma ancora una volta si ritrova alla mercé di uomini crudeli e senza scrupoli, la cui sete di potere e di gloria finisce per condurla suo malgrado sul fronte nordamericano della Guerra dei sette anni. Quando le loro strade si incontrano di nuovo, i due fratelli si rendono conto che la vendetta e la redenzione che entrambi stanno disperatamente cercando potrebbero costare loro la vita... Una nuova generazione di Courtney lotta per la libertà in un susseguirsi di dolorose tragedie e grandi passioni, atti di eroismo e orribili tradimenti, che portano il lettore nel cuore pulsante della Guerra franco-indiana.

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€ 20,90 22
SCONTO DEL 5%

Prima del Racconto dell’ancella di Margaret Atwood, prima di Philip K. Dick, c’era La notte della svastica. Pubblicato nel 1937 racconta una storia che era ancora tutta da scrivere proiettandoci in un mondo in cui i nazisti hanno vinto e creato un impero, la donna è ridotta ad una macchina finalizzata a procreare soldati, memoria e identità personali demoni da distruggere.

Il Nazismo ha trionfato. Settecento anni dopo il pianeta si trova diviso in due soli potenti domini: l’impero tedesco e l’impero giapponese. E nella parte tedesca si trova aggiogato a un’assurda religione, imposta dall’abolizione della memoria e nata dall’oblio di ogni scienza e tecnologia, arte, letteratura e filosofia. Il nuovo Credo ha deificato Hitler, trasformato in un dio mitologico, «non nato da grembo di donna, ma esploso dalla testa del padre suo, Dio del Tuono». Un mondo brutalizzato e brutale, ritornato a una specie di feudalesimo mistico, di cui le prime vittime, che non si possono del tutto eliminare, sono le donne. Eppure qualcuno, nella lunga notte dei secoli, è riuscito a custodire un barlume della memoria (un libro, una fotografia), estremo antidoto, ultimo riparo contro l’annichilimento dell’umano.
La notte della svastica fu scritto, incredibilmente, nel 1937, cioè prima della Seconda guerra mondiale e prima dell’alleanza bellica tra il Giappone e la Germania. Immagina e prevede l’una e l’altra. E comprende del Nazismo un carattere che verrà rilevato decenni dopo: il legame strutturale tra il totalitarismo e il misticismo irrazionale. Ma è forse il tema del rapporto tra biologia e potere, tra violenza e sessualità, quello che emerge in modo più inquietante dalle pagine di questa scrittrice: la riduzione della donna ad una macchina finalizzata a procreare soldati, il disprezzo misogino, la distruzione di memoria e identità personali anticipano e piantano le radici della futura fantascienza femminista (alla Atwood, per esempio). Dietro le sue spalle ci sono Wells, Huxley e le altre ucronie e distopie. E prima del 1984 di George Orwell (che uscirà nel 1948) inscena gli effetti di una società in cui la Storia è stata abolita.

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€ 14,25 15
SCONTO DEL 5%

Storie di donne ribelli, di coraggio e di resistenza. Sullo sfondo di una Sicilia che dalla Spagna passa ai Savoia, poi agli Asburgo e quindi ai Borbone di Spagna, Maria Attanasio attraverso il racconto storico si riappropria del passato e lo interpreta con sensibilità e forza. Ci rende consapevoli di figure ai margini della storia, rendendole protagoniste grazie anche alla sua scrittura poetica efficace e assolutamente unica.

«Si nasce per caso in un luogo, che può diventare scelta, destino. E destino di scrittura è stata per me Caltagirone, l’immaginaria Calacte della maggior parte di questi racconti. Storie soprattutto di donne – ribelli non rassegnate – di cui spesso resta solo un gesto, un dettaglio, impigliato in vecchi libri o nelle scritture di cronisti locali: frammenti dell’immemore genealogia delle madri, che arrivano a me, si insediano in me, fino a quando non restituisco loro parola e identità. Ricostruendo, tra immaginario storico e tracce documentali, il pensare e l’operare di Catarina, Francisca, Annarcangela, Ignazia, ma anche delle protagoniste degli altri racconti, la mia vita si è fusa con la loro in una sorta di transfert, di autobiografia traslata nel tempo dell’esclusione dal linguaggio che ha caratterizzato l’identità di genere; dove però è possibile ritrovare sorprendenti storie di coraggio e di resistenza alla discriminazione e all’ingiustizia» (Maria Attanasio, dalla Nota introduttiva).
Raccogliere in un unico volume questi racconti, variamente editi tra il 1994 e il 2014, corrisponde alla necessità di dare più completa conoscenza ai lettori di una scrittrice appartata ma la cui opera è accompagnata oggi da una crescente attenzione, da una continua curiosità. Il volume mette assieme: la lunga novella, quasi un breve romanzo, Correva l’anno 1698, che dissotterra la vicenda di Francisca, uomo-femmina, «masculu fora e fimmina intra»; la bellissima Lo splendore del niente – storia di potenza flaubertiana di Ignazia Perremuto, di superba e nobile famiglia, che a lussi, amori e doveri propri del suo stato preferisce contemplare il nulla, prefigurando le ribellioni alla sottomissione femminile –, oltre a più rapide escursioni attraverso destini di donne del Settecento. Recuperati, tutti, dalle antiche cronache e riportati in vita da una scrittura che suscita immagini a ogni rigo.

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€ 13,30 14
SCONTO DEL 5%

“ Ho deciso di raccontarmi per quella che sono: senza finzioni o giri di parole, nel mio lato gioioso ed entusiasta come in quello più malinconico.”

Marta Losito mostra per la prima volta la ragazza che è fuori dai social. Genuina e immediata, la sua visione della vita è molto simile a quella di tanti altri della sua generazione, una generazione che ha qualcosa da dire e da dare. Perché oltre ai social, “C’è molto di più”.

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€ 15,20 16
SCONTO DEL 5%

«D'un tratto lo sento, chiarissimo, prendo coscienza. Sotto gli occhi degli ottantamila, sono testimone del mio addio. Marco van Basten, il calciatore, non esiste più. State guardando uno che non è più. State applaudendo un fantasma. Corro e batto le mani, ma già non ci sono più. Oggi sono morto come calciatore. Sono qui, ospite al mio funerale.» A San Siro, in una triste sera d'estate del 1995, Marco van Basten disse addio al calciatore che era stato, dopo aver lottato invano contro le sue caviglie di cristallo. Per tutti, non solo per lui, fu l'addio alla bellezza, alla perfezione, alla determinazione, alla vittoria come cifra stilistica. «E a un certo punto tutto s'interrompe, e tu ti senti malissimo. Non puoi credere che una cosa del genere sia capitata a te.» Quell'addio arrivò all'improvviso e lasciò tutti con la tristezza nel cuore e migliaia di domande che nessuno ebbe la forza di fargli. «Fragile» è l'autobiografia che risponde finalmente a tutte le curiosità degli appassionati di sport, e delle sfumature umane che colorano le imprese sportive. In queste pagine, scritte con il suo piglio da centravanti infallibile, Van Basten ripercorre la sua vita e la sua carriera, prima, dopo e durante il grande buio che si è impossessato del suo corpo salendo implacabile dalle caviglie. L'infanzia a Utrecht con un padre allenatore-tifoso, il passaggio del testimone con Cruijff, il Milan degli Invincibili, il gol più bello del mondo con la Nazionale olandese («con una caviglia sana non avrei mai calciato in quel modo»), l'operazione galeotta, il recupero impossibile, le notti a carponi per conquistare il bagno e la battaglia esistenziale per recuperare una normalità dopo essere stato eccezionale.

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€ 19 20
SCONTO DEL 5%

«Inserire epoche storiche tanto diverse in una sola composizione», ha scritto Milan Kundera, è «una delle nuove possibilità, un tempo inconcepibili, che si sono aperte all’arte del romanzo del XX secolo non ap­pena ha saputo superare i limiti della fasci­nazione per le psicologie individuali e dedicarsi alla problematica esistenziale nel­l’accezione più ampia, generale, sovraindi­viduale della parola»; per poi proseguire: «...faccio riferimento ai Sonnambuli, dove Hermann Broch, per mostrarci l’esistenza europea travolta dal torrente della “degra­dazione dei valori”, si sofferma su tre distin­te epoche storiche: i tre gradini che l’Euro­pa scendeva verso il crollo finale della sua cultura e della sua ragion d’essere». Un torrente che parte, in questo primo pan­nello della trilogia romanzesca di Broch, dal tardo Ottocento, con lo smarrito Joa­chim von Pasenow, giovane Junker prussia­no, incerto se trasgredire i doveri di fami­glia e vivere alla giornata con la piccola Ru­zena, entraîneuse incontrata allo Jaeger­kasino, a Berlino, oppure seguire la via dell’«onore» e della tradizione, e chiedere in sposa l’avvenente Elisabeth, figlia di un proprietario terriero.
Ma è soprattutto nella forma letteraria, ag­giunge ancora Kundera, che Broch ha osa­to l’innovazione più audace, facendo en­trare nel romanzo il pensiero: una riflessio­ne che si rivela «tenacemente autonoma rispetto a ogni sistema di idee precostitui­te; non giudica; non proclama verità; si interroga, si stupisce, sonda; assume le forme più diverse: metaforica, ironica, ipotetica, iperbolica, aforistica, divertente, provoca­toria, estrosa; e soprattutto: non abbando­na mai il cerchio magico della vita dei per­sonaggi; è la vita dei personaggi ad alimen­tarla».

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€ 19 20
SCONTO DEL 5%

Palermo, le sue vie, i suoi quartieri e i segreti di Ballarò, palcoscenico dalle varie scenografie, popolare e multietnico, di giorno enorme mercato dove si trova ogni merce e persona, legale e illegale, di notte anima di una vita notturna eccitante e confusa. E ad infiltrarsi nelle sue viscere Angela Mazzola, «sbirra» allegra e credibile, sulle tracce dell’assassino di un rampollo di una famiglia molto ricca dell’aristocrazia.

A Ballarò, il vasto quartiere popolare del centro storico di Palermo, una notte, nel pieno della movida, un proiettile colpisce alla testa un giovane uomo che cade di schianto. È Ernesto Altavilla, di una famiglia molto ricca dell’aristocrazia. Il modo di vita e le caratteristiche del personaggio non sembrano adatti a spiegare l’omicidio: un proiettile vagante, uno scambio di persona o il vero obiettivo raggiunto?
Ballarò è un palcoscenico dalle varie scenografie. Ha i molti volti della comunità multietnica che ci vive integrata, quasi ricordando l’antica capitale siciliana che mescolava popoli. Di giorno è l’enorme mercato dove si trova ogni merce e persona, legale e illegale. Di notte cambia un’altra volta e diventa l’anima di una vita notturna eccitante e confusa.
Il capo della Omicidi gira ad Angela Mazzola, agente semplice, l’incarico di infiltrarsi nei segreti di Ballarò. La scusa è la competenza vinaiola della ragazza, ma la poliziotta sa benissimo che la ragione è un’altra. Angela, bella e piena di vita, attrae gli uomini come una calamita. Però, e anche i capi cominciano a scoprirlo, ha l’istinto, la curiosità, la capacità di ricordare particolari dimenticati che poi potrà unire ad altri elementi per profilare un indizio, una pista da battere. È insomma una «sbirra» nata. Inoltre, la sua origine da una famiglia povera le dà quel desiderio di affermarsi con il lavoro.
Lei nota sui muri del quartiere uno strano simbolo che l’ha già incuriosita in qualche altro posto, in un’altra città. Un’ascia nera. Cos’è l’Ascia nera: una setta, una banda criminale, una rete di club? Angela aggancia un giovane nigeriano, il primo anello della lunga catena che la porterà dentro le viscere del quartiere. Dove si trovano sfruttamento, disperazione, alleanze tra vecchia e nuova criminalità, ma anche voglia di una vita degna, Ma è qui che bisogna cercare la verità?
Gian Mauro Costa dà ai suoi personaggi una speciale vividezza sociale, con cui rappresentare, contro banali cliché, tutto un popolo. Nel movimento del racconto c’è una affettuosa familiarità con i luoghi che si trasmette al lettore. E così la città diventa la vera, indispensabile protagonista dell’intreccio poliziesco.

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€ 13,30 14
SCONTO DEL 5%

«Inserire epoche storiche tanto diverse in una sola composizione», ha scritto Milan Kundera, è «una delle nuove possibilità, un tempo inconcepibili, che si sono aperte all’arte del romanzo del XX secolo non ap­pena ha saputo superare i limiti della fasci­nazione per le psicologie individuali e dedicarsi alla problematica esistenziale nel­l’accezione più ampia, generale, sovraindi­viduale della parola»; per poi proseguire: «...faccio riferimento ai Sonnambuli, dove Hermann Broch, per mostrarci l’esistenza europea travolta dal torrente della “degra­dazione dei valori”, si sofferma su tre distin­te epoche storiche: i tre gradini che l’Euro­pa scendeva verso il crollo finale della sua cultura e della sua ragion d’essere». Un torrente che parte, in questo primo pan­nello della trilogia romanzesca di Broch, dal tardo Ottocento, con lo smarrito Joa­chim von Pasenow, giovane Junker prussia­no, incerto se trasgredire i doveri di fami­glia e vivere alla giornata con la piccola Ru­zena, entraîneuse incontrata allo Jaeger­kasino, a Berlino, oppure seguire la via dell’«onore» e della tradizione, e chiedere in sposa l’avvenente Elisabeth, figlia di un proprietario terriero.
Ma è soprattutto nella forma letteraria, ag­giunge ancora Kundera, che Broch ha osa­to l’innovazione più audace, facendo en­trare nel romanzo il pensiero: una riflessio­ne che si rivela «tenacemente autonoma rispetto a ogni sistema di idee precostitui­te; non giudica; non proclama verità; si interroga, si stupisce, sonda; assume le forme più diverse: metaforica, ironica, ipotetica, iperbolica, aforistica, divertente, provoca­toria, estrosa; e soprattutto: non abbando­na mai il cerchio magico della vita dei per­sonaggi; è la vita dei personaggi ad alimen­tarla».

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€ 19 20
SCONTO DEL 5%

Avere una madre come Flora Wellman, stare accanto a una donna che parlava di spiritismo ed era attaccata alla terra, deve pur aver contato qualcosa per diventare "il migliore". Per diventare Jack London.

Romana Petri ha raccolto una delle sfide più fascinose che una scrittrice poteva intravvedere: quella di raccontare la furia di vivere di un uomo che ha fatto il pugile, il cacciatore di foche, l'agente di assicurazioni, il cercatore d'oro, che ha amato l'ombra azzurra delle foreste e la smagliante solarità dei mari, che ha guardato, ceruleo d'occhi e di pensieri, l'anima dei popoli in lotta e il cuore delle donne. E qui le donne sono il vero motore del racconto: la fragranza piccolo-borghese di Mabel, la concretezza di Bessie, il fascino intellettuale di Anna Strunsky, la determinazione di Charmian ("essere molte donne in una"), l'insostituibilità della sorella Eliza. Eppure Romana Petri non ha scritto una biografia: "Figlio del lupo" è un romanzo che srotola il filo di una storia vera, così come è vera la storia dei personaggi che abbiamo amato. E allora ecco sciorinate le vicende di un uomo sospeso fra il rovello ispirato del grande narratore e la voce dispiegata del socialista che vuol parlare, da rivoluzionario, a sette milioni di lavoratori ma non rinuncia a farsi allacciare le scarpe perché non ha tempo da perdere, sospeso fra il gioco dell'amore promesso, vissuto, tradito sempre ad alte temperature e il tormento di un fallimento incombente, malgrado il clangore del mondo e il fuoco alto della fama.

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€ 19 20
SCONTO DEL 5%

Quando Georges Simenon, che di noir se ne intendeva, lesse questo romanzo cupo, implacabile e lacerante, disse semplicemente: «Non so che età abbia l'autore. Se è alla sua prima prova, credo che farà strada».

Esiste il delitto perfetto? Gastmann, «demonio in forma umana», ne è convinto, e per dimostrarlo al commissario Bärlach – e vincere la temeraria scommessa fatta in una bettola sul Bosforo – getta uno sconosciuto dal ponte di Galata. Ormai i due sono incatenati l'uno all'altro. Per oltre quarant'anni il commissario seguirà imperterrito le orme di Gastmann, nel vano tentativo di fornire le prove dei delitti via via più audaci, efferati e sacrileghi che costui ha commesso per capriccio. Finché un giorno l'assassinio dell'ispettore Schmied della polizia di Berna – la città dove Bärlach è nato, e che lui chiama il suo «aureo sepolcro» – lo metterà nuovamente di fronte al suo nemico, e al sinistro viluppo di trame politiche e finanziarie di cui questi tira le fila. A Bärlach non resta molto da vivere: giusto il tempo di regolare i conti una volta per tutte. Ormai ha emesso il suo verdetto – ed è una condanna a morte.

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€ 9,50 10
SCONTO DEL 5%

L’avventura di Colombo liberata dal mito che aveva circondato la scoperta dell’America. Non un ritratto biografico, bensì un vero romanzo che sottrae la vicenda di Colombo agli storici e la restituisce agli uomini, facendone al contempo un inesauribile e divertente motivo di finzione letteraria.

Cristoforo Colombo confessa la sua storia; spiega perché s’è lanciato nell’impresa; racconta le sue avventure e la vita, trascorsa per lo più senza accecanti bagliori di grandezza, con l’eccezione forse dell’amore grande per la regina Isabella (alla quale, però, solo con uno stratagemma riuscì a strappare il consenso e i soldi per il viaggio oltre l’Oceano).
Alejo Carpentier ha sempre rivendicato nei suoi romanzi storici il diritto dei latinoamericani ad avere una storia propria, una precisa identità, che non fosse semplice riflesso di quella europea. Come narratore di vicende quasi sempre a cavallo dell’Oceano, è stato forse il primo a ribaltare il cliché di una «America povera di storia quanto ricca di colori locali tutti in superficie» (come scriveva Angelo Morino nella Nota riproposta in questa nuova edizione di un classico).
Nell’Arpa e l’ombra Colombo dice la verità su se stesso, fin dall’ispirazione per la «scoperta» che gli venne proprio dall’apprendere che l’America era stata già «scoperta»: «oscuro marinaio, allevato tra i formaggi e i vini d’una taverna », in un suo viaggio al Nord venne a conoscere il «gran libro di Adamo di Brema» dov’era svelato come gli antichi vichinghi avessero spinto le navi verso Ovest fino a una Terra del vino, una Terra delle selve. Da quel momento, il tarlo dell’idea che navigando con il Sole si incontra una terra ferma, lo mette in moto e gli accende l’ambizione. A soddisfare la quale dedica le innumerevoli peripezie in giro per l’Europa dell’intera esistenza. E così come il suo non è un salto audace verso l’ignoto, un ignoto che già prevedeva, allo stesso modo non è il desiderio di evangelizzare che lo motiva, bensì obiettivi più terra terra.
Per quanto «verosimile» e non vera questa Vita di Cristoforo Colombo, l’autore non inventa; la costruisce sulla base delle carte e dei diari. La scelta è quella del «primo personaggio in transito fra Europa e America» (Morino), allo scopo di riumanizzarne il mito, di toglierlo dalla sfera dei fini superiori di una storia tutta europea. Ed anche l’espediente narrativo da cui tutto comincia è storicamente fondato: il papa Pio IX che vorrebbe beatificare colui che aprì alla fede cristiana il mondo nuovo. E allora Cristoforo inizia a confessarsi, perché non è all’altezza dell’aureola.

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€ 13,30 14
SCONTO DEL 5%

Angelica, giovane e ambiziosa cronista di un piccolo giornale romano, si trova per le strade periferiche della capitale quando assiste alla morte di un uomo. Spinta da Alberto, autorevole cinquantenne editorialista e suo amante, la donna comincia a indagare sul tragico evento ma finisce per imbattersi in un'altra intricata vicenda: la scomparsa dell'attrice Stella Panama. Improvvisi colpi di scena ribalteranno il corso degli eventi e il destino di tutti i personaggi di un romanzo che, fino alle ultime pagine, è regolato dalle leggi della suspense e da un sottile ma efficace sarcasmo.

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€ 15,20 16
SCONTO DEL 5%

L’avventura di Colombo liberata dal mito che aveva circondato la scoperta dell’America. Non un ritratto biografico, bensì un vero romanzo che sottrae la vicenda di Colombo agli storici e la restituisce agli uomini, facendone al contempo un inesauribile e divertente motivo di finzione letteraria.

Cristoforo Colombo confessa la sua storia; spiega perché s’è lanciato nell’impresa; racconta le sue avventure e la vita, trascorsa per lo più senza accecanti bagliori di grandezza, con l’eccezione forse dell’amore grande per la regina Isabella (alla quale, però, solo con uno stratagemma riuscì a strappare il consenso e i soldi per il viaggio oltre l’Oceano).
Alejo Carpentier ha sempre rivendicato nei suoi romanzi storici il diritto dei latinoamericani ad avere una storia propria, una precisa identità, che non fosse semplice riflesso di quella europea. Come narratore di vicende quasi sempre a cavallo dell’Oceano, è stato forse il primo a ribaltare il cliché di una «America povera di storia quanto ricca di colori locali tutti in superficie» (come scriveva Angelo Morino nella Nota riproposta in questa nuova edizione di un classico).
Nell’Arpa e l’ombra Colombo dice la verità su se stesso, fin dall’ispirazione per la «scoperta» che gli venne proprio dall’apprendere che l’America era stata già «scoperta»: «oscuro marinaio, allevato tra i formaggi e i vini d’una taverna », in un suo viaggio al Nord venne a conoscere il «gran libro di Adamo di Brema» dov’era svelato come gli antichi vichinghi avessero spinto le navi verso Ovest fino a una Terra del vino, una Terra delle selve. Da quel momento, il tarlo dell’idea che navigando con il Sole si incontra una terra ferma, lo mette in moto e gli accende l’ambizione. A soddisfare la quale dedica le innumerevoli peripezie in giro per l’Europa dell’intera esistenza. E così come il suo non è un salto audace verso l’ignoto, un ignoto che già prevedeva, allo stesso modo non è il desiderio di evangelizzare che lo motiva, bensì obiettivi più terra terra.
Per quanto «verosimile» e non vera questa Vita di Cristoforo Colombo, l’autore non inventa; la costruisce sulla base delle carte e dei diari. La scelta è quella del «primo personaggio in transito fra Europa e America» (Morino), allo scopo di riumanizzarne il mito, di toglierlo dalla sfera dei fini superiori di una storia tutta europea. Ed anche l’espediente narrativo da cui tutto comincia è storicamente fondato: il papa Pio IX che vorrebbe beatificare colui che aprì alla fede cristiana il mondo nuovo. E allora Cristoforo inizia a confessarsi, perché non è all’altezza dell’aureola.

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€ 13,30 14
SCONTO DEL 5%

Una nuova indagine per Rocco Schiavone costretto ad indagare da un letto di un ospedale per un caso di malasanità. E intanto il vicequestore ha quasi cinquant’anni, certe durezze si attenuano, forse un amore si affaccia. Sullo sfondo prendono più rilievo le vicende private della squadra. E immancabilmente un’ombra, di quell’oscurità che mai lo lascia, osserva da un angolo della strada lì fuori.

Rocco Schiavone, vicequestore ad Aosta, è ricoverato in ospedale. Un proiettile lo ha colpito in un conflitto a fuoco, ha perso un rene ma non per questo è meno ansioso di muoversi, meno inquieto. Negli stessi giorni, durante un intervento chirurgico analogo a quello da lui subito, un altro paziente ha perso la vita: Roberto Sirchia, un ricco imprenditore che si è fatto da sé. Un errore imperdonabile, uno scandalo clamoroso. La vedova e il figlio di Sirchia, lei una scialba arricchita, lui, molto ambizioso, ma del tutto privo della energia del padre, puntano il dito contro la malasanità. Ma, una sacca da trasfusione con il gruppo sanguigno sbagliato, agli occhi di Rocco che si annoia e non può reprimere il suo istinto di sbirro, è una disattenzione troppo grossolana. Sente inoltre una profonda gratitudine verso chi sarebbe il responsabile numero uno dell’errore, cioè il primario dottor Negri; gli sembra una brava persona, un uomo malinconico e disincantato come lui. Nello stile brusco e dissacrante che è parte della sua identità, il vicequestore comincia a guidare l’indagine dai corridoi dell’ospedale che clandestinamente riempie di fumo di vario tipo.
Se si tratta di delitto, deve esserci un movente, e va ricercato fuori dall’ospedale, nelle pieghe della vita della vittima.
Dentro i riti ospedalieri, gli odori, il cibo immangiabile, i vicini molesti, Schiavone si sente come un leone in gabbia. Ma è un leone ferito: risulta faticoso raccogliere gli indizi, difficile dirigere a distanza i suoi uomini, non può che affidarsi all’intuito, alle impressioni sulle persone, ai dati sul funzionamento della macchina sanitaria. E l’autore concede molto spazio alla psicologia e alle atmosfere. Rocco Schiavone ha quasi cinquant’anni, certe durezze si attenuano, forse un amore si affaccia. Sullo sfondo prendono più rilievo le vicende private della squadra.E immancabilmente un’ombra, di quell’oscurità che mai lo lascia, osserva da un angolo della strada lì fuori.

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€ 14,25 15
SCONTO DEL 5%

Sono passati più di ventidue anni da quando Quincy Miller, un giovane di colore, è stato arrestato dalla polizia della cittadina di Seabrook, in Florida, con l'accusa di aver ucciso l'avvocato Keith Russo, di cui era stato cliente. Quincy viene frettolosamente processato sulla base di testimonianze e prove poco attendibili e di un movente poco credibile. Ciononostante viene condannato all'er­gastolo. Per tutto il tempo l'uomo si professa innocente senza venire mai ascoltato da nessuno, fino al giorno in cui, disperato, scrive una lettera alla Guardian Ministries, i "padri guardiani", una fondazione no profit che si occupa di dimostrare l'innocenza dei suoi assistiti salvandoli dalla pena di morte. Cullen Post è a capo di questa piccola e agguerrita organizzazione, ha all'attivo otto casi risolti e una storia personale sui generis: quando era un giovane avvocato alle prime armi e pieno di ideali, era rimasto fortemente deluso dal sistema giudiziario e dopo una profonda crisi aveva deciso di diventare pastore episcopale, per dedicarsi poi anima e corpo a combattere le condanne ingiuste e assistere gratuitamente solo clienti dimenticati dal sistema. Accettando di dimostrare l'innocenza di Quincy Miller, strappandolo all'ergastolo, Cullen deve partire alla ricerca dei vecchi testimoni e smontare le false prove che erano state prodotte, mettendo a rischio la sua vita. Perché il suo cliente è stato incastrato da criminali senza scrupoli che non vogliono certo che lui esca vivo dalla prigione. Hanno già ucciso un avvocato ventidue anni prima e possono benissimo eliminarne un altro senza pensarci due volte. Corruzione, abuso di potere ed errore giudiziario sono gli elementi portanti di questo nuovo legal thriller scritto da John Grisham con impeccabile maestria e con un ritmo incalzante.

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€ 20,90 22
SCONTO DEL 5%

Davide Faraone dà voce ai suoi silenzi più intimi e lo fa con l’amore profondo di un padre. Con gli occhi di Sara è lo straordinario racconto del rapporto con sua figlia Sara, una ragazza di sedici anni autistica. L’autismo scoperto quando Sara aveva poco più di due anni e raccontato nelle fasi più importanti della sua vita. Il libro è l’occasione per l’autore di mettersi a nudo e di guardare il mondo con occhi scevri da ogni pregiudizio. Le esperienze di padre e di uomo politico si intersecano con altre difficili storie di vita vissuta e con volti incontrati durante il suo cammino. Una narrazione intima e un’occasione unica per guardare con consapevolezza un futuro tutto da costruire.

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€ 13,30 14
SCONTO DEL 5%

Alla vigilia di una missione spaziale top secret, il capitano Calli Chase si rende conto che nei tunnel sotterranei del centro di ricerca della NASA qualcosa non va. Pilota della NASA, ingegnere aerospaziale e investigatrice specializzata in cybercriminalità, Calli sa bene che una tempesta incombente, unita a un guasto nei sistemi di sicurezza, può fornire la copertura perfetta per un sabotaggio, con conseguenze fatali. Ma il pericolo è persino peggiore: tracce di sangue secco nei sotterranei, un badge di sicurezza mancante, uno strano suicidio… tutto fa convergere i sospetti sulla gemella di Calli, Carme, scomparsa in missione da giorni. Nel disperato tentativo di evitare la catastrofe e riabilitare l'immagine della sorella, il capitano Chase deve mettere in campo tutte le sue conoscenze e affrontare un passato familiare doloroso. Mentre il tempo sta per scadere, Calli si rende conto che fallire significa mettere la parola fine non solo a un importante programma spaziale ma alla sicurezza di un'intera nazione.

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€ 20,90 22
SCONTO DEL 5%

Dopo sei anni tornano finalmente le avventure e le investigazioni della famiglia Mangiaracina, e in tanto tempo le cose cambiano anche per Terio e Fana. Dalla colorita realtà di Borgo Vecchio la famiglia si trasferisce all’Acquasanta, regalandoci un nuovo scorcio di Palermo. Acquasanta è infatti il nuovo titolo di questo romanzo della serie, nel quale un misterioso crimine che toccherà da vicino l’anima di Terio si intreccerà con le riprese di un film al quale Fana collabora con passione, innamorandosi profondamente di quest’arte… e non solo. Sullo sfondo una Palermo dipinta in chiaroscuro con tutte le sue contraddizioni, culla di misteri e di culti pagani legati a una arcaica dea madre. Una figura potente, quest’ultima, che emerge dai resti antichi della città lasciando il proprio segno sul luogo del delitto: una mano insanguinata, che ricorda un’altra storia cara alla memoria della Sicilia, quella della Baronessa di Carini.

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€ 14,25 15
SCONTO DEL 5%

La famiglia Ahrens è protagonista di una stagione magnifica nella storia di Palermo: la “Palermo felicissima” del primo Novecento. Albert, il patriarca arrivato nel 1875 dalla Germania, diventa un entusiasta imprenditore di successo e sposa Johanna Benjamin, che sarà la madre dei suoi otto figli. Fra campagna e città fa costruire una superba villa sulla cui facciata spicca la scritta lik dör (“La luce è là”), e sono anni di prosperità, di successo, di unità.
Seguono in sequenza eventi che intaccano la serenità della famiglia: il terremoto di Messina, la Prima guerra mondiale, la morte dei due figli maschi, e infine le leggi razziali che restituiscono gli Ahrens alla loro identità ebraica.
Lo sfacelo economico conduce a un declino che non impedisce a Marta, Vera, Berta e Margherita di portare innanzi la “luce” dei valori che hanno sempre ispirato la famiglia: coraggio, dignità, rigore, speranza. La fusione fra storie individuali e Storia movimenta il quadro di una saga che lascia al centro almeno tre figure femminili memorabili: Johanna, intrepida e saggia costruttrice di fortune accanto al marito; Marta, afflitta da una severa sordità che non le impedisce di “sentire” dove va il mondo e di governare gli affari; Vera, ispirata dalla determinazione che era stata del padre.
Una saga famigliare maestosa. Una Palermo “tedesca”. Una città operosa e prospera che il tempo ha quasi cancellato. Un coro femminile che non si dimentica.
Agata Bazzi è una discendente della famiglia Ahrens: questa storia è ispirata dal ritrovamento di un diario e dai racconti ascoltati.

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€ 18,05 19
SCONTO DEL 5%

Tanti anni prima Lorenza era una ragazza bella e insopportabile, dal fascino abbagliante. La donna che un pomeriggio di fine inverno Guido Guerrieri si trova di fronte nello studio non le assomiglia. Non ha nulla della lucentezza di allora, è diventata una donna opaca. Gli anni hanno infierito su di lei e, come se non bastasse, il figlio Iacopo è in carcere per omicidio volontario. Guido è tutt'altro che convinto, ma accetta lo stesso il caso; forse anche per rendere un malinconico omaggio ai fantasmi, ai privilegi perduti della giovinezza. Comincia cosí, quasi controvoglia, una sfida processuale ricca di colpi di scena, un appassionante viaggio nei meandri della giustizia, insidiosi e a volte letali.

Proposto da Sabino Cassese per il Premio Strega 2020: «Una donna, una persona ambigua e sfuggente, un vecchio amore, ricompare nella vita di un avvocato, attento ma insicuro (i due ritratti sono delineati con grande maestria) e gli chiede di difendere suo figlio, imputato di omicidio. Da qui si dipanano due storie, costruite in un montaggio alternato, alla Griffith, verso il passato di quell'amore e il futuro della sentenza attesa. Una sapiente costruzione, in cui si riflettono le inquietudini del nostro tempo, e il cui protagonista è proprio il tempo (donde il titolo), che si incarica di trovare una soluzione alle due storie. Dal processo emergerà una nuova verità, ma non un nuovo colpevole, che sarà alla fine individuato in altro modo. Sotto queste vicende si nasconde un vero e proprio "conte philosophique". Dietro l'apparenza del “giallo" si celano insegnamenti profondi: la pluralità dei punti di vista; i diversi modi in cui si presenta la realtà; l'invito a dubitare della verità stessa. Due citazioni, una del capolavoro di Kurosawa e una di Canetti, in pagine diverse, rafforzano queste conclusioni. Carofiglio si conferma come una delle voci più importanti della narrativa italiana.»

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€ 17,10 18
SCONTO DEL 5%

Il maresciallo Calà da tre anni vive in una specie di inferno: alcol, indumenti sporchi per tutta la casa, mozzicone di sigaro sempre in bocca, gli fanno compagnia mentre tenta di convivere con i suoi demoni. È ubriaco quando il brigadiere Giuffrè lo chiama. C’è stato un omicidio e Calà deve riprendersi in fretta: il cadavere è stato abbandonato in una grotta ed è senza testa. Presto si scopre che la vittima è l’onorevole D’Amato e il maresciallo comincia a indagare sulla sua vita privata e sulle sue faccende politiche. La narrazione si dipana intrecciando le storie di personaggi diversi: l’avvenente Gabriella, amante gelida che nasconde un’adolescenza sofferta; Fofò, storico, meteorologo, poeta e pittore; e il misterioso Giulio Ugolino. Su quest’ultimo il maresciallo Calà concentra le sua attenzione quando scopre che il ragazzo sta mentendo sulla sua identità. Di chi si tratta? E in che modo è collegato all’omicidio dell’onorevole? Lui continua a dirsi innocente ma come fa a sapere tutte quelle cose? L’epilogo è del tutto inaspettato: il finto Giulio sconvolgerà il commissario e il lettore quando svelerà la sua vera identità.

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€ 14,25 15
SCONTO DEL 5%

Perseguitato dalle visioni provocate dallo shining, la luccicanza, il dono maledetto con il quale è nato, e dai fantasmi dei vecchi ospiti dell'Overlook Hotel dove ha trascorso un terribile inverno da bambino, Dan ha continuato a vagabondare per decenni. Una disperata vita on the road per liberarsi da un'eredità paterna fatta di alcolismo, violenza e depressione. Oggi, finalmente, è riuscito a mettere radici in una piccola città del New Hampshire, dove ha trovato un gruppo di amici in grado di aiutarlo e un lavoro nell'ospizio in cui quel che resta della sua luccicanza regala agli anziani pazienti l'indispensabile conforto finale. Aiutato da un gatto capace di prevedere il futuro, Torrance diventa Doctor Sleep, il Dottor Sonno. Poi Dan incontra l'evanescente Abra Stone, il cui incredibile dono, la luccicanza più abbagliante di tutti i tempi, riporta in vita i demoni di Dan e lo spinge a ingaggiare una poderosa battaglia per salvare l'esistenza e l'anima della ragazza. Sulle superstrade d'America, infatti, i membri del Vero Nodo viaggiano in cerca di cibo. Hanno un aspetto inoffensivo: non più giovani, indossano abiti dimessi e sono perennemente in viaggio sui loro camper scassati. Ma come intuisce Dan Torrance, e come imparerà presto a sue spese la piccola Abra Stone, si tratta in realtà di esseri quasi immortali che si nutrono proprio del calore dello shining. Uno scontro epico tra il bene e il male, una storia agghiacciante e meravigliosa, un ritorno al fantastico e all'horror dei primi lavori di King. Doctor Sleep inquieta e fa paura, ma soprattutto commuove ed emoziona.

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€ 19 20
SCONTO DEL 5%

Il nuovo libro di Fabio Volo è il racconto di una crisi di coppia e del viaggio, fisico e interiore, per affrontarla. Un romanzo sincero, diretto, che sa fotografare le pieghe e le piccole contraddizioni dei nostri rapporti. Una storia in cui ritrovarsi, emozionarsi e capire se esiste, a un certo punto, un modo nuovo di stare insieme.

"Svegliarsi una mattina e non sapere più se ami ancora la donna che hai vicino, la donna con cui hai costruito una famiglia, una vita. Non sai come sia potuto accadere. Non è stato un evento, una situazione, un tradimento ad allontanarvi. È successo senza esplosione, in silenzio, lentamente, con piccoli, impercettibili passi. Un giorno, guardando l'uno verso l'altra, vi siete trovati ai lati opposti della stanza. Ed è stato difficile perfino crederci."

Quello di Marco e Anna sembrava un amore in grado di mantenere le promesse. Adesso Marco non riesce a ricordare qual è stata la prima sera in cui non hanno acceso la musica, in cui non hanno aperto il vino. La prima in cui per stanchezza non l'ha accarezzata. Quando la complicità si è trasformata in competizione. Forse l'amore, come le fiamme, ha bisogno di ossigeno e sotto una campana si spegne. Forse, semplicemente, è tutto molto complicato.

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€ 18,05 19
SCONTO DEL 5%

«A qualunque età, la vita è uno spettacolo che non finisce mai di sorprendere»

Kaitlin Whittier è una brillante giornalista molto amata dal pubblico femminile. È spesso ospite di programmi televisivi e talk show e da quasi vent'anni, attraverso la sua rubrica, risponde alle numerose domande delle lettrici, dispensando consigli con intelligenza e sensibilità. A cinquantaquattro anni, si dice appagata dalla sua vita: nonostante due matrimoni alle spalle, ha un lavoro che ama, tre figli ormai adulti che adora, anche se lontani, ed energie da vendere. Ma, soprattutto, non ha mai perso l'attrazione per le nuove sfide. Così, quando una sera a cena da amici la sua strada incrocia quella del produttore televisivo Zack Winter, Kait non si lascia sfuggire l'occasione. Quell'incontro casuale, infatti, la sprona a mettersi alla prova con un nuovo progetto: scrivere il soggetto per una serie tv ispirata alla storia della sua indomabile nonna. Kait si getta a capofitto in questa avventura. All'improvviso, il vuoto lasciato dai figli, trasferitisi altrove per occuparsi delle loro carriere, non è più così opprimente. Catapultata in un mondo per lei inedito, Kait conosce gente interessante, stringe nuove amicizie e si costrui­sce una vita diversa partendo da zero. Eppure, proprio nel mezzo di questo momento magico, sarà costretta ad affrontare la sfida più difficile in cui una madre possa mai imbattersi.

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€ 19 20
SCONTO DEL 5%

Reginald Dwight, questo il suo vero nome, era un bambino timido con l'improbabile sogno di diventare una stella del pop. All'età di ventitré anni si esibì nel suo primo concerto in America, di fronte a un pubblico sbalordito dal suo abbigliamento: salopette giallo canarino, maglietta coperta di stelle e scarponi con le ali. Era nato Elton John, e il mondo della musica non sarebbe stato più lo stesso. Me è un racconto pieno di eccessi e colpi di scena: dal rifiuto delle prime canzoni scritte con l'amico Bernie Taupin alle follie da superstar in cima alle classifiche; dall'amicizia con John Lennon, Freddie Mercury e George Michael ai balli con la regina; dai tentati suicidi alla tossicodipendenza che, all'insaputa di tutti, lo avrebbe tormentato per oltre un decennio. Con il suo tono schietto e appassionato, Elton John ci parla del suo percorso di disintossicazione e della creazione della AIDS Foundation, delle vacanze con Versace e del funerale della principessa Diana. Racconta come ha conosciuto il vero amore grazie a David Furnish e descrive l'esatto momento in cui ha compreso di voler diventare padre, stravolgendo ancora una volta la propria vita. Allegro e toccante, divertente e sincero, Me è un viaggio intimo nella vita di una leggenda vivente.

Quella di Elton John è una vita straordinaria, costellata di incredibili alti e bassi. Finalmente ha deciso di condividerla con noi, senza reticenze, nei suoi momenti più spassosi ma anche in quelli più difficili, a partire dall'infanzia nel sobborgo londinese di Pinner e dal complicato rapporto con i genitori.

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€ 22,80 24
SCONTO DEL 5%
Un inganno, nato in una baracca fatiscente della periferia di Lagos, in Nigeria, che diverrà un viaggio lungo e terribile verso una falsa speranza, costellato di violenze e soprusi ai
limiti della dignità umana. Un percorso fatto da molte ragazze che, come la giovane Ibuku, si illudono di avviarsi a un lavoro in un altro paese, un cammino che subito si rivelerà la discesa in un vortice che conduce all’inferno. Un racconto crudo e feroce che mostra, a chi non è consapevole, la realtà vissuta da queste giovani fanciulle, illuse, umiliate, schiavizzate.
 
Perché mai come in questo caso, la verità deve far male, anzi malissimo.
“Caddi, urlando aiuto al cielo. L’eco risputò indietro il mio angosciato appello...”
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€ 7,60 8
SCONTO DEL 5%

È il 1946 quando Amerigo lascia il suo rione di Napoli e sale su un treno. Assieme a migliaia di altri bambini meridionali attraverserà l'intera penisola e trascorrerà alcuni mesi in una famiglia del Nord; un'iniziativa del Partito comunista per strappare i piccoli alla miseria dopo l'ultimo conflitto. Con lo stupore dei suoi sette anni e il piglio furbo di un bambino dei vicoli, Amerigo ci mostra un'Italia che si rialza dalla guerra come se la vedessimo per la prima volta. E ci affida la storia commovente di una separazione. Quel dolore originario cui non ci si può sottrarre, perché non c'è altro modo per crescere.

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€ 17,10 18
SCONTO DEL 5%

In un mattino di primavera una giovane donna entra nello studio di un illustre penalista di Tokyo. È Kiriko. Ha appena vent’anni, il volto pallido dai tratti ancora infantili, ma qualcosa di inflessibile nello sguardo, «come fosse stata forgiata nell’acciaio». Non ha un soldo e ha attraversato il Giappone dal lontano Kyūshū per arrivare fin lì, a implorare il suo aiuto. Il fratello, accusato di omicidio, è appena stato arrestato, e Kiriko è la sola a crederlo innocente. L’avvocato rifiuta il caso: non ha tempo da perdere, tanto meno per una difesa che dovrebbe assumersi senza essere retribuito. Kiriko si scusa con un piccolo inchino, esce dallo studio e così come è arrivata scompare. Il fratello verrà condannato e morirà in carcere qualche mese dopo, poco prima che l’esecuzione abbia luogo.
È solo l’antefatto da cui prende il via questo gelido noir di Matsumoto. Dove un caso-fantasma, ripercorso nei minimi dettagli, lascia spazio a una vendetta esemplare che si fa strada da lontano. E mentre ogni colpa – consapevole o inconsapevole – viene pesata accuratamente, come su una bilancia cosmica, una tensione impalpabile, un «rumore di nebbia» accompagnano questa storia da cima a fondo. Finché lei, Kiriko, la ragazza del Kyūshū, non otterrà ciò che le spetta.

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€ 17,10 18
SCONTO DEL 5%

Giorni di festa sono quelli dei ricami floreali, del servizio buono, del salotto della nonna; dei vapori di una cucina avvolta in una nube di aromi, odori, sapori dove il dio Vulcano fonde i suoi metalli; sono i giorni delle luminarie, della passeggiata sul corso al crepuscolo, dei vestiti della domenica. 
Giorni di festa sono i ricordi di un passato che ritorna trasfigurato dal tempo, i ricordi che cercano pietosamente ospitalità nel presente, che bussano alla nostra porta ora laceri, feriti, sanguinanti, ora nitidi, vigorosi, possenti. 
 E sono proprio i ricordi del passato che Emanuele Lanzetta vuole evocare nella sua terza raccolta “Giorni di festa”, i ricordi di un amore consumato e concluso o ancora inappagato; di notti che risuonano di lacrime e di risa, che odorano di desiderio e di pudore; di una donna che è porto di quiete ma anche ramo senza foglie, una donna che atterra e suscita, che affanna e che consola;  i ricordi di luoghi dell’anima  che quell’anima l’hanno intrappolata; i ricordi di amici che si fanno nostalgia, di fanciulli che si fanno rimpianto.

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€ 9,50 10
SCONTO DEL 5%

Una nuova indagine per il commissario Castrogiovanni, stavolta coinvolto in un affare di “global mafia”. Il momento non è dei migliori per il nostro protagonista, sopravvissuto miracolosamente a una raffica di pallottole. Difficile individuare i mandanti dell’attentato: da quando il siciliano è a capo al commissariato di Grotte, vicino Napoli, sono tanti i bastoni che ha messo tra le ruote della malavita e dei poteri forti locali. Come se non bastasse, una volta dimesso dall’ospedale, scopre di essere stato trasferito in una nuova sede al confine con la Svizzera. I suoi fedeli uomini, però, non intendono restare con le mani in mano: pur “orfani” del loro superiore, sono più che mai decisi a scovare i responsabili dell’agguato. Una storia complessa che sembra coinvolgere un integerrimo avvocato che amministra i beni confiscati alla mafia e un onesto magistrato affogato dai debiti di gioco nella gestione di una grossa azienda petrolifera posta sotto sequestro, che da un lato nasconde ancora infiltrazioni mafiose, dall’altro è stata quasi acquisita da un’azienda di Stato.

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€ 14,25 15
SCONTO DEL 5%

Tutto è indecidibile, sogno e realtà, vero e falso, maschera e volto, farsa e tragedia, allucinazione e organizzata teatralità di mosse e contromosse beffarde, in questo thriller che impone al lettore, tallonato dal dubbio e portato per mano dentro la luce fosca e i gomiti angustiosi dell’orrore, una lettura lenta del ritmo accanito dell’azione. Tutti si acconciano a recitare, nel romanzo: che si apre drammaticamente con i licenziamenti degli impiegati e degli operai di una fabbrica di scafi gestita da un padroncino vizioso e senza ritegno, detto Giogiò; e con il suicidio, nello squallore di un capannone, di un padre di famiglia disperato. Da qui partono e si inanellano le trame macchinose e la madornalità di una vicenda che comprende, per «stazioni», lo smantellamento del commissariato di Vigàta, la solitudine scontrosa e iraconda del sopraffatto Montalbano, lo sgomento di Augello e di Fazio (e persino dello sgangherato Catarella), l’inspiegabile complotto del Federal Bureau of Investigation, l’apparizione nebbiosa di «’na granni navi a vela», Alcyon, una goletta, un vascello fantasma, che non si sa cosa nasconda nel suo ventre di cetaceo (una bisca? Un postribolo animato da escort procaci? Un segreto più inquietante?) e che evoca tutta una letteratura e una cinematografia di bucanieri dietro ai quali incalza la mente gelida di un corsaro, ovvero di un più aggiornato capufficio dell’inferno e gestore del delitto e del disgusto. «L’Alcyon [...] aviva la bella bitudini di ristari dintra a un porto il minimo ’ndispensabili e po’ scompariri».
Il romanzo ha, nella suggestione di un sogno, una sinistra eclisse di luna che incombe (detto alla Bernanos) su «grandi cimiteri». La tortuosità della narrazione è febbrile. Prende il lettore alla gola. Lo disorienta con le angolazioni laterali; e, soprattutto, con il tragicomico dei mascheramenti e degli equivoci tra furibondi mimi truccati da un mago della manipolazione facciale. Sorprendente è il duo Montalbano-Fazio. Il commissario e l’ispettore capo recitano come due «comici» esperti. «Contami quello che capitò», dice a un certo punto Montalbano a Fazio. E in quel «contami» si sente risuonare un antico ed epico «cantami»: «Cantami, o Diva, del pelide Achille l’ira funesta che infiniti addusse lutti agli Achei [...]».
Il cuoco dell’Alcyon è «una Iliade di guai».

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€ 13,30 14
SCONTO DEL 5%

“La favola imbandita” è un libro scritto per tutti i bambini che fanno capricci all'ora dei pasti. Nelle storie pubblicate nel libro, il cibo non è l'elemento principale, ma ne fa parte integrante. Lo scopo è di incuriosire il bambino e invogliarlo a mangiare l'alimento citato nella favola. Alla fine di ogni storia, viene riportata la ricetta di riferimento sotto forma di filastrocca. I versi ottonari in rima sono facili da rimandare a memoria e costituiscono una divertente variante alle ricette culinarie tout court, oltre ad educare l'orecchio dei piccoli al ritmo e alla musicalità. Il libro è corredato anche da originali disegni in colori pastello, che stimolano la fantasia dei bambini e li aiutano a immergersi nelle storie.

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€ 17,10 18
SCONTO DEL 5%

Libro per ragazzi da 8 a 15 anni.

È un viaggio in un mondo magico, in cui il bambino trova l'opportunità di fare preziosi incontri, di scoprire luoghi fantastici, di risvegliare i sensi, di conoscere "mondi" nuovi, di "giocare il suo gioco".
È per l'educatore un racconto " ambientato", cioè uno strumento adeguato per stimolare nel fanciullo la scoperta di sé, degli altri, del pianeta.
La proposta educativa coincide con un percorso che, attraverso l'ambiente fantastico, permette agli adulti di raggiungere facilmente il mondo dei bambini, suggerendo modelli da seguire e consentendo loro di "imparare facendo" attraverso il gioco.
 

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€ 17,10 18
SCONTO DEL 5%

Dal momento in cui sbarcano a Palermo da Bagnara Calabra, nel 1799, i Florio guardano avanti, irrequieti e ambiziosi, decisi ad arrivare più in alto di tutti. A essere i più ricchi, i più potenti. E ci riescono: in breve tempo, i fratelli Paolo e Ignazio rendono la loro bottega di spezie la migliore della città, poi avviano il commercio di zolfo, acquistano case e terreni dagli spiantati nobili palermitani, creano una loro compagnia di navigazione... E quando Vincenzo, figlio di Paolo, prende in mano Casa Florio, lo slancio continua, inarrestabile: nelle cantine Florio, un vino da poveri - il marsala - viene trasformato in un nettare degno della tavola di un re; a Favignana, un metodo rivoluzionario per conservare il tonno - sott'olio e in lattina - ne rilancia il consumo in tutta Europa... In tutto ciò, Palermo osserva con stupore l'espansione dei Florio, ma l'orgoglio si stempera nell'invidia e nel disprezzo: quegli uomini di successo rimangono comunque «stranieri», «facchini» il cui «sangue puzza di sudore». Non sa, Palermo, che proprio un bruciante desiderio di riscatto sociale sta alla base dell'ambizione dei Florio e segna nel bene e nel male la loro vita; che gli uomini della famiglia sono individui eccezionali ma anche fragili e - sebbene non lo possano ammettere - hanno bisogno di avere accanto donne altrettanto eccezionali: come Giuseppina, la moglie di Paolo, che sacrifica tutto per la stabilità della famiglia, oppure Giulia, la giovane milanese che entra come un vortice nella vita di Vincenzo e ne diventa il porto sicuro.

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€ 17,10 18
SCONTO DEL 5%

Come nelle precedenti raccolte, in questa Ncuntràiu lu mari, arricchita dalle suggestive immagini di Rossella Granata, lo sguardo di Maria Nivea Zagarella penetra negli angoli più intimi della vita quotidiana di ieri e di oggi, ma rielabora anche gli eventi più traumatici del nostro tempo: le guerre, gli esodi e le apocalittiche migrazioni. Uno sguardo reso lucente da una robusta passione civile, intellettuale, morale, che in taluni casi induce l’Autrice a fi ssare la data nella quale i versi sono scaturiti dal profondo di una coscienza turbata da fatti sconvolgenti.
Una disseminazione di pulsioni lirico-emozionali che, per quanto pos-sano emergere dai più lontani luoghi della Terra, stanno interamente dentro una “sicilianità” che ancora una volta non è perimetro chiuso, ma spazio culturale aperto nel quale le dimensioni spaziale e tempo-rale si riempiono delle digressioni più seducenti, attuate non soltanto – come abbiamo osservato – con occhio dolente, ma anche vivido di accattivante gaiezza:

Scinnìu l’acqua d’o celu…
Chi duci piuliata,
risatedda scurdata!

versi scritti nel gennaio dello scorso anno, metafora della pioggia sulla terra riarsa, che prelude all’altra grande connotazione della poesia di Maria Nivea Zagarella: il sentimento dei luoghi, che è il sentimento della storia di quei luoghi, un sentimento che attraversa il tempo e le generazioni, e che può essere il sentimento dello spazio pieno, tattile, sonoro, o dello spazio vuoto, che è poi tutto interno a noi.

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€ 9,50 10
SCONTO DEL 5%

Una mistica, fluida, concreta, semplice, sapienziale e vera quoti-dianità, permea la poetica di Ermanno Mirabello. I temi che tratta sono universali e sono fatti di attimi, lampi, guizzi di un male del vivere, conscio della sua esperienza di uomo e di poeta, che elar-gisce come dono d’amore, verso questa arte ed ai suoi estimatori, quasi come una confessione. La poesia è confessione e oserei dire preghiera. La medesima preghiera e confessione che poi è la verve ri-trovata e mai smarrita di Ermanno Mirabello “poeta”.

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€ 11,40 12
SCONTO DEL 5%

“E ne vale la pena?”. “Ma almeno ti pagano?”. “Sì, ma il tuo vero lavoro qual è?”. Queste domande – e tante altre – hanno affollato e affollano la lunga e difficile strada professionale del giornalista. È così da sempre, e lo è ancor di più dopo la rivoluzione digitale. È così per tutti, e lo è ancor di più se si è donne. Diciassette giornaliste in diciassette racconti narrano momenti di vita e di carriera vissuta: gli inizi, gli ostacoli, i compromessi, le rinunce, ma anche le vittorie, la passione, gli amori, quel certo “non so che” che le obbliga ancora oggi, a distanza di anni, a non staccare l’orecchio dal telefono e le mani dalla tastiera. Perché il giornalismo, quello vero, era ed è una brutta malattia, una dipendenza difficile da curare, perché nel bene e nel male, facendo il verso al grande Humphrey Bogart, possiamo ancora affermare: “È la stampa, bellezze! E voi non potete farci niente! Niente!”.

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€ 13,30 14
SCONTO DEL 5%

Pietro Fenoglio, un vecchio carabiniere che ha visto di tutto, e Giulio, un ventenne intelligentissimo, sensibile, disorientato, diventano amici nella piú inattesa delle situazioni. I loro incontri si dipanano fra confidenze personali e il racconto di una formidabile esperienza investigativa, che a poco a poco si trasforma in riflessione sul metodo della conoscenza, sui concetti sfuggenti di verità e menzogna, sull'idea stessa del potere. La versione di Fenoglio è un manuale sull'arte dell'indagine nascosto in un romanzo avvincente, popolato da personaggi di straordinaria autenticità: voci da una penombra in cui si mescolano buoni e cattivi, miserabili e giusti.

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€ 15,20 16
SCONTO DEL 5%

Andrea è un uomo inquadrato, preciso, ordinato. Una moglie, due figli, un lavoro, una vita che sembra perfetta ma che sarà del tutto sconvolta da un incontro inaspettato. Lui è Kuno, disordinato, amante dei libri, sognatore, eccentrico. Basta uno sguardo in una notte di pioggia a cambiare le loro vite. Nel breve tempo che sarà loro concesso condivideranno un amore travolgente e sconvolgente. La passione crescerà con la medesima intensità della ricerca interiore e spirituale, fino a quando la malattia e la morte di Kuno non rappresenteranno l’apoteosi del cambiamento di Andrea, regalandogli un dolore catartico che farà di lui una persona nuova. Il romanzo contiene al suo interno il Monologo dei colori.

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€ 11,40 12
SCONTO DEL 5%

Continua la poderosa impresa di pubblicare l’opera omnia di Giovanni Meli. Il progetto è stato approntato dal compianto professor Salvo Zarcone e prevede la pubblicazione, in edizione critica, di tutte le opere del grande poeta, compresi testi scientifici finora inediti.
Ogni volume, curato da noti studiosi, comprende Introduzione, Commento, Note al testo e Apparato, Note biografiche, Bibliografia.

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€ 28,50 30
SCONTO DEL 5%

«Quello che tenevo compresso dentro di me, nell’ora di educazione fisica o durante i film di Maciste, o certe sere quando andavo a dormire e avevo paura, era l’angoscia di dimostrare di essere maschio. Doverlo far vedere a tutti, ogni ora, ogni giorno, ogni settimana. E ogni volta misurare la mia inadeguatezza».

«Se c’è qualcosa che mi dispiace molto, se ho un dolore fisico, se ho una scadenza, se devo risolvere un tarlo interiore, se ho dei dubbi, se ingrasso, se mi colpisce un lutto molto doloroso, se faccio un incidente per strada – ignoro; ignoro tutto. Vado avanti, non voglio intoppi. Continuo».
Quella che Francesco Piccolo racconta è la formazione di un maschio contemporaneo, specifico e qualsiasi. Il tentativo fallimentare, comico e drammatico, di sfuggire alla legge del branco – e nello stesso tempo, la resa alla sua forza. La lotta indecidibile e vitale tra l’uomo che si vorrebbe essere e l’animale che ci si porta dentro.
Perché esiste un codice dei maschi; quasi tutte le sue voci sono difficili da ripetere in pubblico, eppure non c’è verso di metterle a tacere. Tanti anni passati a cercare di spegnere quel ronzio collettivo per poi ritrovarsi ad ascoltarlo, nel proprio intimo, nei momenti piú impensati. «Dentro di me continuerò sempre a chiedermi: siete contenti di me? sono come mi volevate?»
In un mondo da sempre governato dai maschi, capirli è la chiave per guardare piú in là. Per questo il racconto si nutre di tutto ciò che incontra – Sandokan e Malizia, i brufoli e il sesso, l’amore e il matrimonio, l’egoismo e la tenerezza – in un andamento vivissimo ma riflessivo, a tratti persino saggistico, che ci interroga e ci risponde, fino a ridisegnare il nostro sguardo.

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€ 19 20
SCONTO DEL 5%

“I Florio. Regnanti senza corona” è la storia appassionante e drammatica di quattro generazioni della famiglia che ha modificato il corso della storia della Sicilia.
L’autore ripropone una nuova e più accurata versione della storia dei Florio. Anni di ricerche negli archivi privati e nel mondo del collezionismo hanno portato alla luce una grande mole di fotografie e documenti inediti che smentiscono molte leggende legate alla famiglia originaria di Bagnara Calabra. Pagine che hanno consentito di creare un nuovo percorso sulla storia siciliana dei Florio a partire dal 1786, da quando a Napoli si incontrano il bagnaroto Paolo Florio e il palermitano Giovanni Custos.

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€ 14,25 15
SCONTO DEL 5%

Il sostituto procuratore Fabio De Falco è tornato a Palermo e questa volta avrà a che fare con una lunga serie di omicidi, compiuti con modalità simili, ma di cui sfugge il movente. Risalire al serial killer non sarà facile e una falsa pista rischierà di mandare a monte l’intera indagine. Ma il pm dovrà fare i conti ancora una volta con la parte più scura della sua anima, con il suo voler agire fuori dalla legge per perseguire i propri interessi. Riuscire a scoprire la verità, tenendo alla larga gli altri dal suo groviglio di bugie e menzogne, sarà più difficile del previsto. In questa nuova indagine “lo spregevole” De Falco si muoverà tra rabbia e senso di colpa, convinto di poter aggirare la legge e di poterla fare franca ancora una volta.

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€ 15,20 16
SCONTO DEL 5%

Chi era Giuseppe Schiera? Sostanzialmente uno sbandato, un vagabondo, uno stravagante che visse nella Palermo della prima metà del secolo, un uomo quasi incolto, un illetterato figlio del popolo, che di fame visse e con essa convisse, “senza arte né parte” si potrebbe dire, ma egli invece un’arte professò, ed era quella di improvvisare rime. Soltanto in pochissimi tuttavia hanno potuto raccontare, nei tratti essenziali, la sua vita.
Ben presto la sua figura magra e allampanata divenne popolare a Palermo, soprattutto quando le sue filastrocche satireggiavano contro la fame e la miseria che lo attanagliavano, contro il regime fascista e i suoi boriosi gerarchi, contro la guerra.
In questo libro, attingendo alle fonti scritte disponibili, alle fonti orali e della memoria, viene presentata un’ampia scelta di testi di Giuseppe Schiera non solo per farli conoscere e riconoscere, non anche per dare un contributo alla restituzione di questo cantore popolare e irriverente alla memoria storica di Palermo.

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€ 5,70 6
SCONTO DEL 5%

Prese da un angolo una vanga arrugginita e iniziò a scavare. Dopo un poco, la vanga urtò contro qualcosa. Era una specie di sarcofago, dentro c’erano il libro e il diario di nonna Adele.

Lelluccia si accucciò in un angolo polveroso e cominciò a leggere.


Una storia d’amore tra Adele, farmacista e maga, e Alonzo, uomo dal passato misterioso. La storia s’intreccia con le ingiunzioni delle ombre dei sette fratelli di Adele assassinati che pretendono di determinare i destini, in una famiglia del Sud, nel caldo e nella disperazione dell’isolamento, alla ricerca del libro dei libri in biblioteche dove i libri hanno un’anima e sussurrano.

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€ 13,30 14
SCONTO DEL 5%

Per uno strano disegno del destino, le vite di due giovani, totalmente diversi tra loro, subiranno una svolta con la partecipazione all’impresa dei Mille. Vivere tra le file dei volontari, giorno dopo giorno, contribuirà a cambiarli. Emanuele, genovese, benestante e di buona famiglia, è costretto ad abbandonare precipitosamente la sua città per sfuggire all’infamante e falsa accusa di una truffa perpetrata ai danni della banca nella quale lavora. Fefè, ladruncolo di Marsala, ignorante e sfortunato, discendente da una “nobile schiatta di artisti del furto”, a causa di un equivoco, si troverà con indosso una camicia rossa al seguito di quel Canibbardo del quale non aveva mai sentito parlare ma di cui, ben presto, subirà il carismatico fascino. Conclusasi l’avventura dei Mille, la vita di Emanuele subirà una svolta decisiva grazie a quel piccolo siciliano, nero come un tizzone di carbone e furbo come una volpe che, in un crescendo di emozionanti colpi di scena, riuscirà a far riabilitare l’amico, anche se per far ciò dovrà mettere in gioco la propria vita. Le vicende vissute in prima persona dai due giovani, analizzate dall’occhio dei protagonisti in un rapporto epistolare con le rispettive famiglie, contribuiranno a “raccontare” la storia dell’impresa di Garibaldi da un’angolazione diversa rispetto a quella della storia ufficiale.

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€ 14,25 15
SCONTO DEL 5%

Una Sicilia saggia e antica, e insieme una terra ambigua, divisa tra impeti eroici e piccolezze umane: questo è lo scenario dei racconti di Vento di scirocco. Come questo vento, che avvolge implacabilmente nelle sue spire, così anche gli eventi si stringono attorno ai protagonisti delle storie di Salvatore Sutera, che spesso si trovano a combattere contro il proprio destino. Con uno stile delicato, dove si alternano l’ironia e la malinconia, la satira sottile e la denuncia, l’autore ci porta in giro negli spazi e nei tempi dell’Isola, dai moti garibaldini ai giorni nostri, fino ad approdare a storie senza tempo che scandagliano glorie e miserie dell’animo umano. Perché Vento di scirocco, prima di tutto, indaga l’universalità dei sentimenti, che possono appartenere a chiunque, in ogni luogo e a ogni età: l’amore per la natura e per tutti gli esseri viventi, l’anelito di libertà, l’attaccamento ai buoni valori della tradizione e il desiderio di cambiare la propria vita.

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€ 13,30 14
SCONTO DEL 5%

Dopo romanzi, thriller, inchieste sulla violenza coniugale e in generale sulle donne, dopo saggi biografici su grandi personaggi della cultura internazionale e del cinema, Pascal Schembri approda con quest’opera all’autofiction, mantenendo ad altezza d’uomo il bersaglio del tema sociale e ben calibrata la tensione tra i generi.
Il libro nasce come un’altra inchiesta, un’indagine sulla femminizzazione del maschio coniugato e i rapporti di potere all’interno della coppia e della famiglia, per poi svelarsi un lavoro motivato da un intimismo che ne traccia con sincerità le intenzioni aggiungendo il valore della genuinità alle riflessioni di un uomo perfettamente calato nei problemi del suo tempo.

Famiglie divise in cui i genitori paterni non possono frequentare i nipotini, mogli che dominano apertamente o in modo subdolo, consapevolmente o d’istinto il maschio con cui condividono la vita, gattemorte e tiranne, poveri frustrati e maschi asserviti si avvicendano nel panorama di queste pagine in cui l’infelicità relazionale si erge a protagonista di un’epoca socialmente confusa.

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€ 13,30 14
SCONTO DEL 5%
“I Florio. Regnanti senza corona” è la storia appassionante e drammatica di quattro generazioni della famiglia che ha modificato il corso della storia della Sicilia.
Il noto giornalista palermitano Vincenzo Prestigiacomo ripropone una nuova e più accurata versione della storia dei Florio. Anni di ricerche negli archivi privati e nel mondo del collezionismo hanno portato alla luce una grande mole di fotografie e documenti inediti che smentiscono molte leggende legate alla famiglia originaria di Bagnara Calabra. Pagine che hanno consentito di creare un nuovo percorso sulla storia siciliana dei Florio a partire dal 1786, da quando a Napoli si incontrano il bagnaroto Paolo Florio e il palermitano Giovanni Custos.
Il testo racconta della ricchezza e del dissesto, di nascite, malattie, lutti, vizi, sontuosi ricevimenti con re e regine, imperatori e imperatrici, zar e zarine tutte storie documentate e scrupolosamente verificate. C’è il mondo dell’alta finanza con i Rothschild, i Morgan, i Lipton. Insomma, tutto lo splendore e il declino della famiglia Florio, che raggiunge l’apice
della potenza con Vincenzo I e la consolida con Ignazio senior. Fino agli ultimi eredi, Ignazio junior e Vincenzo III, che fanno calare il sipario sulla drammatica storia dei Florio. Nel quadro della narrazione si descrive anche la vita e gli avvenimenti di una Palermo che non esiste più. In primo piano Donna Franca, toccata dal successo ma anche da tanto dolore.
È una delle “dame di Corte” più influenti d’Italia fino all’avvento del fascismo. Donna di forte temperamento, giustifica persino i tradimenti del marito. La scomparsa di tre figli in poco più di un anno conduce alla depressione di Donna Franca e al pessimismo schopenhaueriano di Ignazio: “Dio mi perdoni, comincio a dubitare della giustizia, di tutto”.
Il fratello minore, Vincenzo III, irrequieto sin dalla nascita, fu un pioniere della comunicazione e un vulcano di idee.
Ricco, colto, moderno. Qualità che fanno di questo gentleman un indimenticabile eroe del Novecento. Nel silenzio dell’Olivuzza, fra l’altro, il giovane Florio matura l’idea di allestire una grande competizione automobilistica tra festoni di ulivi e ginestre nelle tortuose strade delle Madonie. La chiama “Targa Florio”. Il 6 maggio 1906 le vetture scattano rombanti e fumanti. La corsa diventa subito una leggenda.
Il reportage storico della famiglia è completato e arricchito dalla figura discreta di Lucie Hanry, la seconda moglie di Vincenzo III. Donna affascinante dai modi gentili, amante dei salotti e delle buone maniere. Modella francese contesa da pittori famosi come Federico Beltràn Masses, Vincenzo la conosce nel 1912, in una libreria all’ombra della Tour Eiffel.
Lei è colta, brillante, sportiva. Tra i due è subito colpo di fulmine.
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€ 26,60 28
SCONTO DEL 5%

Lontano dalla verità, ma sulla prima pagina dei giornali. Fabio De Falco, sostituto procuratore ambizioso ed egoista, da anni attende quell’indagine che potrebbe cambiargli la carriera. Una notte scompare l’aereo a bordo del quale viaggiava il Presidente del Senato, Enrico de Vita: il pm capisce che è arrivato il suo turno. Si espone, rilascia interviste, ammira la sua foto sulle riviste, la divisione tra bene comune e interesse personale è sempre meno marcata. Poi però i fatti si complicano, ci finiscono in mezzo interessi mafiosi, figli contro padri, lotte politiche e perfino i Servizi Segreti. De Falco, a quel punto, vuole vederci chiaro: tassello dopo tassello, si muoverà su un terreno franoso e rischierà di pagarla cara. Si avvicinerà alla verità, ma riuscirà ad afferrarla?

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€ 15,20 16
SCONTO DEL 5%

Sebastiano Camarrone è solo un giovane pizzicagnolo del Capo – quartiere di Palermo famoso per il suo mercato –, quando scoppiano le prime insurrezioni del Risorgimento siciliano. Il giovane, insieme con l’amico Domenico Cucinotta, inizia a frequentare gli ambienti rivoluzionari e capisce ben presto che la vita da bottegaio non è l’unica possibile. Il bisogno di fare qualcosa per liberare la sua città dall’oppressione delle forze regie sarà la spinta decisiva che lo consacrerà alla storia come una delle tredici vittime.

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€ 14,25 15
SCONTO DEL 5%

Lontano dalla verità, ma sulla prima pagina dei giornali. Fabio De Falco, sostituto procuratore ambizioso ed egoista, da anni attende quell’indagine che potrebbe cambiargli la carriera. Una notte scompare l’aereo a bordo del quale viaggiava il Presidente del Senato, Enrico de Vita: il pm capisce che è arrivato il suo turno. Si espone, rilascia interviste, ammira la sua foto sulle riviste, la divisione tra bene comune e interesse personale è sempre meno marcata. Poi però i fatti si complicano, ci finiscono in mezzo interessi mafiosi, figli contro padri, lotte politiche e perfino i Servizi Segreti. De Falco, a quel punto, vuole vederci chiaro: tassello dopo tassello, si muoverà su un terreno franoso e rischierà di pagarla cara. Si avvicinerà alla verità, ma riuscirà ad afferrarla?

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€ 15,20 16
SCONTO DEL 5%
anche in Ebook

La frenetica ricerca, da più parti e attraverso i secoli, degli averi nascosti di un mercante siracusano accusato di eresia fa da trama ad una vicenda in cui si stratificano fatti storici e di fantasia.

Conflitti di pensiero, aberrazioni religiose, crisi mistiche, deliri di potere si alternano in un incalzante sequela di avvenimenti tutti fermamente aderenti (con precisione di data) alla storia della Sicilia spagnola. Il contradditorio ruolo del Tribunale dell’Inquisizione, la teatralità delle pene ingiuste, i contrasti per l’esercizio del potere, la Palermo nuova che nasce all’insegna del barocco, fanno da scenario a vicende personali che ne escono schiacciate.

Storie d’amore incrociate navigano verso un incerto destino. Credenze popolari e linee di pensiero umanistico si oppongono al nascente razionalismo scientifico mentre nell’ombra operano alchimisti e indovini alle formule dei quali, molti, di ogni strato sociale, demandano il rapporto con il sovrannaturale.

Una serrata lotta contro enigmi, esposti in sequenza dai messaggi segreti, coinvolge intelligenze distanti trecento anni. Verranno risolti in chiave colta consultando l’opera postuma dell’abate Tritemio e comparando revisioni storiche con ricerche d’archivio.

Colpi di scena improvvisi, eventi tragici o misteriosi lasciano spazio, infine, al tema di fondo che vuol far luce sul bisogno di una corretta formazione culturale, morale e umana degli operatori religiosi, non sempre adeguata ai tempi ed ai climi sociali e soffocata, oggi come allora, da fuorvianti motivazioni ed esposta all’insidia delle umane debolezze.

Il collante narrativo è ridotto al minimo, in una storia che con formula diaristica procede per scene e dialoghi, lasciando spesso al lettore il gusto dei collegamenti necessari allo sviluppo della vicenda.

Salvatore Requirez, nato a Palermo nel 1957, medico, ha diretto diverse aziende sanitarie del servizio pubblico. Nel 1991 è vincitore del secondo premio di Storiografia Municipale bandito dalla Provincia Regionale di Palermo con l’opera inedita Una città tra le ville. Ha fino ad oggi pubblicato: Le Ville di Palermo (1996), presentazione di Dacia Maraini; Targa Florio (1997) con la presentazione di Luca Cordero di Montezemolo che nel 1998 riceve la targa d’onore al Premio Bancarella Sport; I campioni della Targa Florio (2003); il romanzo Il Leone di Palermo (2005) e Storia dei Florio (2007); il romanzo Di nessun colore è stato pubblicato nel 2008. Nel 2013 pubblica La regina delle Madonie. 

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€ 18,05 19
SCONTO DEL 5%

Questa volta il prolifico giornalista-scrittore Vincenzo Prestigiacomo ci fa conoscere le avventurose vicende dell’antiquario palermitano Mario De Ciccio. La vita di questo mercante si intreccia, nel primo Novecento, con la colpevole miopia della decandente aristocrazia siciliana e con l’ascesa di un’avida borghesia che sotterrerà il dominio degli ultimi Gattopardi. Infatti, l’aristocrazia chiede aiuto alle banche private, che aprono i loro forzieri ma sul lato destro della bilancia caricano interessi da capogiro, al punto da costringere i clienti a svendere le loro terre ad amministratori furbi e cinici che si ingrassano alle spalle dei padroni. De Ciccio, che conosce bene la nobiltà e i suoi vizi, parte per Parigi alla ricerca delle opere d’arte svendute per far fronte alle improduttive spese di sfarzose feste. Prestigiacomo segue le tracce di De Ciccio, dei suoi ritrovamenti di opere d’arte e dell’incredibile clientela che frequenta la sua bottega in corso Vittorio Emanuele a Palermo, da Wagner a Freud.
Una mattina del luglio 1907 il napoletano duca d’Angiò affida a De Ciccio una tela di Rembrandt da vendere. È ritratta la palermitana Giulia Gezio, o più verosimilmente Saskia Rembrandt? È un luglio rovente e per De Ciccio inizia la ricerca di un compratore della preziosa tela che si concluderà nella Russia zarista.

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€ 13,30 14
SCONTO DEL 5%

Nel quarto centenario (1605-2005) della prima edizione del capolavoro di Miguel de Cervantes, che ha reso immortali e proverbiali in tutto il mondo i personaggi dell’intrepido e avventuroso hidalgo e del suo fedele scudiero Sancio Panza, Nuova Ipsa Editore propone un altro capolavoro, del più grande poeta siciliano di tutti i tempi, Giovanni Meli (1740-1815), tradotto in mirabili e limpidi versi endecasillabi da Gina D’Angelo, interamente restaurato nelle sue incisioni originali, restituito nella veste definitiva voluta dall’Autore (sull’ultima edizione del 1814) e splendidamente illustrato da Sveva Santamaura. Il poema è suddiviso in tredici canti per un totale di 1074 ottave (8592 versi).
In Appendice le regole grammaticali e il glossario siciliano-italiano composti dallo stesso Meli.

Don Chisciotti e Sanciu Panza continuano le loro straordinarie avventure per un lettore moderno e attento alle riscoperte. Un’occasione per ritrovare intatta la tradizione e le sue voci più intense ed autentiche.

Meli lavorò fino all’ultimo a quest’opera, la più vasta e significativa della sua notevole produzione letteraria.

La Sicilia con i suoi intensi panorami, la vita degli umili, dei contadini, dei pastori e dei pescatori, i loro amori, i problemi e le lotte sociali del Settecento europeo, le utopie, le speranze, i sentimenti di una realtà varia e complessa, ricchissima di ansie e di fermenti in un periodo decisivo della storia tra rivoluzione francese e restaurazione.

Un’opera centrale della letteratura italiana del Settecento che nella forma del poema mette in scena avventure esilaranti, episodi indimenticabili e dialoghi intensi e ricchi di un humor divertente e graffiante, ironico e critico che precorre, come è stato scritto, il teatro di Luigi Pirandello.

Caratteristiche

Volume di grande formato (cm 24,5 x 34,5), di 450 pagine, stampato su carta avoriata Burgo di g 120, rilegato in cartocino goffrato Cedro Burgo di g 250 in quadricromia. All’interno, fuori testo, la riproduzione su tela (cm 21 x 29,7), stampata singolarmente a 7 colori, del dipinto realizzato da Sveva Santamaura.


 

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€ 46,55 49
SCONTO DEL 5%

 I racconti, popolati di oggetti e animali che offrono il loro peculiare punto di vista, condividendo con gli umani molte forme di ego-centrismo, sostengono incontri e scambi (apparentemente) impossibili, consentendo a personaggi incongrui una condivisione su un ideale piano temporale. Così antichi personaggi possono mescolarsi ai contemporanei, mentre sulle stesse passerelle narrative salgono eroi del passato e miti mediatici, ad offrire nuove interpretazioni di storie personali e collettive. Al centro: il punto di vista di coloro che di solito non hanno voce. Inconsapevoli del proprio destino i protagonisti delle storie possono essere gli ultimi a comprendere la rete di eventi che li unisce, l’intreccio prende forma loro malgrado e l’attenzione si rivolge più all’interiorizzazione dei fatti da parte dei personaggi che ai fatti stessi.
In questi racconti lo stesso tipo di considerazione viene dedicata all’infanzia come alla vecchiaia, al mondo animale e vegetale, perché in ogni età e in ogni forma di vita si manifesta l’anelito al legame più profondo, al raggiungimento dell’unione. Ognuno cerca la felicità, spesso senza riuscirci (la felicità sembra essere da qualche altra parte, forse è momentaneamente occupata), e il senso di solitudine dell’animo umano scaturisce dalla continua ricerca dell’infinito in un altro essere finito.

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€ 13,30 14
SCONTO DEL 5%

Sal Paradise, un giovane newyorkese con ambizioni letterarie, incontra Dean Moriarty, un ragazzo dell'Ovest. Uscito dal riformatorio, Dean comincia a girovagare sfidando le regole della vita borghese, sempre alla ricerca di esperienze intense. Dean decide di ripartire per l'Ovest e Sal lo raggiunge; è il primo di una serie di viaggi che imprimono una dimensione nuova alla vita di Sal. La fuga continua di Dean ha in sé una caratteristica eroica, Sal non può fare a meno di ammirarlo, anche quando febbricitante, a Città del Messico, viene abbandonato dall'amico, che torna negli Stati Uniti. Postfazione di Fernanda Pivano.

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€ 13,30 14
SCONTO DEL 5%

 I racconti, popolati di oggetti e animali che offrono il loro peculiare punto di vista, condividendo con gli umani molte forme di ego-centrismo, sostengono incontri e scambi (apparentemente) impossibili, consentendo a personaggi incongrui una condivisione su un ideale piano temporale. Così antichi personaggi possono mescolarsi ai contemporanei, mentre sulle stesse passerelle narrative salgono eroi del passato e miti mediatici, ad offrire nuove interpretazioni di storie personali e collettive. Al centro: il punto di vista di coloro che di solito non hanno voce. Inconsapevoli del proprio destino i protagonisti delle storie possono essere gli ultimi a comprendere la rete di eventi che li unisce, l’intreccio prende forma loro malgrado e l’attenzione si rivolge più all’interiorizzazione dei fatti da parte dei personaggi che ai fatti stessi.
In questi racconti lo stesso tipo di considerazione viene dedicata all’infanzia come alla vecchiaia, al mondo animale e vegetale, perché in ogni età e in ogni forma di vita si manifesta l’anelito al legame più profondo, al raggiungimento dell’unione. Ognuno cerca la felicità, spesso senza riuscirci (la felicità sembra essere da qualche altra parte, forse è momentaneamente occupata), e il senso di solitudine dell’animo umano scaturisce dalla continua ricerca dell’infinito in un altro essere finito.

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€ 13,30 14
SCONTO DEL 5%

Il furto di un’alzatina in argento a casa di un onorevole, l’arresto di un camorrista latitante, la scomparsa di un informatico e un triplice omicidio di stampo mafioso. Come possono essere collegati episodi così distanti tra loro, anche territorialmente? Per dipanare l’intricata matassa occorrerà l’ingegno e l’ironia del commissario Mario Castrogiovanni che, tra la Campania e la Sicilia, scoprirà che niente è come sembra. Per farlo avrà bisogno dell’aiuto di tanti amici e colleghi, che spesso costringerà a essere suoi “complici”, di abbuffate luculliane e di decine di caffè. Un romanzo che passo dopo passo ricostruisce una vicenda criminale che a cascata coinvolge personaggi illustri, mercenari e mafiosi, ognuno a ricoprire un ruolo preciso in una storia che – purtroppo – può sembrare fin troppo familiare. Ma alla fine, la verità porterà alla giustizia?

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€ 14,25 15
SCONTO DEL 5%
La Fata Galanti (1762) è il primo poema in versi composto e recitato dal ventenne Giovanni Meli nella moderna accademia, la Galante Conversazione, che il principe di Campofranco aveva aperto nel suo palazzo di Palermo (oggi palazzo Valguarnera-Gangi) nel 1760. L’opera sviluppa finalità diverse: encomiastiche, nei confronti del padrone di casa, ma anche e sullo stesso piano dei confratelli massoni; volontà di mostrare le proprie ampie e sicure conoscenze della tradizione letteraria, filosofica e scientifica; desiderio di distinguersi intelligentemente in un’innovazione moderata, in nuove combinazioni della tradizione e soprattutto nel saperla piegare con una sorta di sorriso ironico e divertito, che a volte diviene riso aperto, nelle forme e nei modi della cultura cittadina, soprattutto popolare, dell’epoca; mostrare, per questa via, un punto di vista interno ma superiore rispetto a questa classe di appartenenza; far conoscere la propria ortodossia (religiosa e filosofica) e quindi presentarsi quale legittimo candidato per la confraternita massonica del Campofranco che con la sua Conversazione portava a Palermo ciò che aveva sperimentato nelle sue frequentazioni parigine.

Ne viene fuori un poemetto dalla vena leggera e delicata, tra Ariosto e Berni (non senza però la lettura di Giulio Cesare Cortese) che trascorre dal serio e rispettoso al tono decisamente comico e irriverente e svela nel Meli capacità evidenti di abile verseggiatore.

La nuova edizione ne restaura l’ultima volontà dell’Autore riportando il testo dell’edizione 1814 e, insieme con le varianti dei manoscritti, ne riporta quelle dei testi a stampa delle edizioni ’62, ’69, ’87.

L’analisi critica dell’opera e dei suoi rapporti intertestuali è preceduta da un’ampia ricostruzione della vita culturale di Palermo e della Sicilia della metà del Settecento e, in particolare, da una completa ricognizione sulle accademie siciliane e, in particolare, della Galante Conversazione e sugli intellettuali che ad essa aderirono.  ...
€ 28,50 30
SCONTO DEL 5%

"Un conto è guardare e un conto è vedere, e io per troppi anni ho guardato senza voler vedere." Liliana ha otto anni quando, nel 1938, le leggi razziali fasciste si abbattono con violenza su di lei e sulla sua famiglia. Discriminata come "alunna di razza ebraica", viene espulsa da scuola e a poco a poco il suo mondo si sgretola: diventa "invisibile" agli occhi delle sue amiche, è costretta a nascondersi e a fuggire fino al drammatico arresto sul confine svizzero che aprirà a lei e al suo papà i cancelli di Auschwitz. Dal lager ritornerà sola, ragazzina orfana tra le macerie di una Milano appena uscita dalla guerra, in un Paese che non ha nessuna voglia di ricordare il recente passato né di ascoltarla. Dopo trent'anni di silenzio, una drammatica depressione la costringe a fare i conti con la sua storia e la sua identità ebraica a lungo rimossa. "Scegliere di raccontare è stato come accogliere nella mia vita la delusione che avevo cercato di dimenticare di quella bambina di otto anni espulsa dal suo mondo. E con lei il mio essere ebrea". Enrico Mentana raccoglie le memorie di una testimone d'eccezione in un libro crudo e commovente, ripercorrendo la sua infanzia, il rapporto con l'adorato papà Alberto, le persecuzioni razziali, il lager, la vita libera e la gioia ritrovata grazie all'amore del marito Alfredo e ai tre figli.

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€ 9,50 10
SCONTO DEL 5%
Nella letteratura europea del Settecento l’antica tradizione della poesia pastorale conosce una ripresa vigorosa e viene reinterpretata alla luce di interessi del tutto moderni: la riflessione sull’ordine cosmico e il suo sistema di forze inaugurata dalle ricerche newtoniane, l’approccio filosofico allo studio del tempo naturale e del tempo storico (regolati entrambi da un andamento ciclico), la diffusione dei modelli di sviluppo economico fondati sulle teorie fisiocratiche.

In questa nuova prospettiva si colloca anche il progetto de La Buccolica di Giovanni Meli, poema composto di egloghe e idilli in dialetto siciliano, suddiviso in quattro sezioni intitolate alle stagioni dell’anno e pubblicato fra il 1787 e il 1814. Sia nell’ampiezza che nella varietà dei metri e dei registri quest’opera rivela la felice disponibilità dell’autore ad assimilare e rifondere originalmente alcuni recenti esempi europei (da Pope a Thomson, da Saint-Lambert a Gessner) e l’illustre tradizione ‘sicula’, ricondotta con orgoglio a Teocrito.

Così, sotto il segno di Pan, nei versi meliani si alternano segmenti lirici in cui l’amore è celebrato, lucrezianamente, come «focu dilicatu» che «scurri e va di cosa in cosa», e terzine celebrative di un mondo agricolo dai connotati utopici, pacifico e laborioso, retto dalla giustizia e dalla fratellanza. E ancora, alla rivendicazione della necessità di educare gli uomini così come si coltivano le piante (temperando «pri la via di lu cori e di la menti» la forza selvaggia dell’istinto) si accostano le lodi dell’antica sovranità di Gelone siracusano, che impiegò la sua forza non per spargere il sangue ma «a stabiliri in tronu la raggiuni», o la contemplazione ammirata delle infinite specie che popolano l’aria, le acque e la terra, fino all’«occulti vii» delle sue profondità, in cui la natura custodisce pietre e metalli preziosi confusi «tra rocchi, crita e fangu».

Il volume presenta il testo Buccolica nella redazione critica già felicemente messa a punto da Giorgio Santangelo, ma con una nuova traduzione italiana di Michele Purpura, l’introduzione e il commento di Francesca Fedi.
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€ 23,75 25
SCONTO DEL 5%

Il colonnello Gheddafi trascorre nel tormento le sue ultime ore. Abbandonato da tutti, assalito dai dubbi, si è reso conto troppo tardi della devastazione in cui versa il suo paese, e adesso la solitudine lo costringe a guardarsi dentro e a ripercorrere nella memoria la propria vita.
La megalomania l’ha spinto a credere di poter incarnare la sua stessa nazione, convinto che da sovrano assoluto potesse regnare liberamente. Narcisista ed esuberante, esaltato dalla sua lotta salvifica, il «più umile dei Signori» ha infierito sul popolo per servirlo al meglio, eliminando i calunniatori e sfidando senza ritegno i potenti della terra. Ma cosa resta della sua follia ora che la sua stessa gente, dopo averlo acclamato e osannato, si prepara a linciarlo?
L’ultima notte del Rais immagina e racconta il volto di un uomo nato sotto il segno dell’ingiustizia, che sogna un riscatto individuale e collettivo. Nelle ore fatali del declino, il Rais torna all’infanzia, ripensa ai primi amori, alla ribellione e all’irrequietezza che sempre lo hanno segnato. Rivede i momenti in cui ha avuto fede in sé e nella sua nazione e ha cercato di sollevarla dalla povertà, dallo sfruttamento, per creare un grande paese e un grande popolo. Fin quando l’immensità di quella visione, e di quel potere, si è trasformata in terrore e autoritarismo. Con una lingua brillante, autentica trasposizione letteraria del personaggio storico e del suo mistero, il romanzo scruta l’irriducibile rivoluzionario e il sognatore sanguinario, prigioniero delle sue azioni e delle sue angosce, di eccessi e ossessioni. Raccontando in prima persona la vita del Rais, Yasmina Khadra inventa un’illusione e coinvolge il lettore per delineare il ritratto di un personaggio di grande complessità, crudele e fragile al medesimo tempo di fronte al crollo di un mondo, reale e immaginario, di cui è stato autore e principale attore. Un dio in terra che di colpo si è scoperto uomo. 

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€ 14,25 15
SCONTO DEL 5%

Ludovico Aldisi, un ambizioso giornalista della "Nazione", conosciuto per le aperte simpatie interventiste, vede nella guerra appena dichiarata un'occasione di prestigio e ascesa sociale. È un uomo affascinante, che ha come amante Claudia, la bella moglie di un ricco avvocato, cui non esita a chiedere soldi e favori. La sua esistenza subisce una svolta quando, durante una manifestazione pacifista, rivede Dante, amico e compagno di università. In quell'occasione conosce anche Irene, una ragazza francese, figlia di un suo ex professore universitario. La giovane lo impressiona per la verve intellettuale e la libertà di pensiero, oltre che per la fede pacifista. L'amicizia tra i due non attecchisce subito. L'uomo, infatti, si reca sulla Marna come inviato di guerra e qui si unisce a un battaglione scozzese. Conoscerà da vicino l'orrore delle battaglie, e questi eventi lo cambieranno profondamente. Al ritorno, Ludovico non è più il giornalista spregiudicato di quando era partito, ma un uomo confuso e tormentato. Mentre il rapporto con Claudia comincia a sfaldarsi, l'unico a dargli una mano è Dante, che lo invita nella sua tenuta nel Chianti, la Torricella. Lì c'è anche Irene. Tra i due si crea un legame che aiuterà Ludovico a far chiarezza dentro di sé e a comprendere cosa ha davvero perduto, proprio quando anche su Firenze e sull'Italia cominciano ad allungarsi le ombre minacciose della prima guerra mondiale.

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€ 17,10 18
SCONTO DEL 5%
Beppe Galasso, medico e poeta, nasce a Palermo nel novembre del 1955, cresciuto sotto la guida di Cesare Sermenghi, poeta, archeologo, scultore e pittore, buon amico di Sciascia e Guttuso, che lo educa allo studio dei poeti contemporanei. Consegue la maturità al liceo classico Meli ai tempi del professore Cannata, guida di giovani promesse, fra cui Gianni Riotta e ne subisce il fascino rivoluzionario.
Dal ’74 all’81 completa gli studi di medicina specializzandosi in nutrizione e diventando esperto in omeopatia e agopuntura... Quandi si trasferisce a Bergamo e Milano, dove tutt’ora vive e lavora.
Dopo un intimo travaglio, approda, spronato da Anna, figlia di Cesare, alla sua prima silloge poetica, raccogliendo frammenti ed esperienze personali, maturate nella sua vasta esperienza di medico e studioso dell’animo umano. ...
€ 9,50 10
SCONTO DEL 5%
Una intensa ed emozionata poetica della memoria che caratterizza la silloge "È luntana la sira" di Tania Fonte trova nella verità del dialetto siciliano il veicolo espressivo e comunicativo più autentico. La raccolta rivela, sotto il profilo letterario, il proprio maggior pregio nella qualità alta del dettato linguistico, riuscendo a conferire a ogni lirica un pathos di nostalgie e di speranze.  ...
€ 9,50 10
SCONTO DEL 5%
anche in Ebook

Amaritudine è un termine, già utilizzato nel 1977 dall'autore Carlo Bagni, che indica Amarezza, rancore o cruccio persistente... il termine perfetto per questa raccolta di poesie della Gariglio

«Può la parola poetica trasformare un amore, uno dei tanti e infiniti, in un amore unico? Può la Poesia lenire le ferite con il canto? Ed aprire la solitudine ad una avventura ardua ed esaltante alla scoperta del sé, sorridere degli idoli da noi creati, e donarci infine la primordiale armonia con il tutto?
Si diceva un tempo che la voce umana può levarsi fino ai seggi di antichi dèi a testimonianza delle nostre passioni: partecipi, essi immortali e noi eterni viandanti, che vibriamo dello stesso fuoco eterno. Può un libro raccontare tutto questo?»
(Domenico Diafèria)

 

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€ 9,50 10
SCONTO DEL 5%
anche in Ebook
Pino Leto (Palermo, 1957) è stato otto volte campione italiano di boxe (dal 1985 al 1988) e campione europeo dei pesi superwelter nel 1989.
La sua infanzia è stata quella di ogni bambino degli anni ’60 cresciuto in uno dei quartieri poveri di Palermo: una famiglia umile, la strada come scuola, insegnanti severi e poco comprensivi. Il bisogno di lavorare che si palesa immediatamente. Le tentazioni del malaffare, la mafia sempre in agguato.
Pino però guarda oltre, non si accontenta di campare alla giornata facendo lavori saltuari e spesso massacranti. Scopre la sua forte attitudine per la boxe e da lì inizia la sua carriera di pugile.
Durante la sua scalata Pino non si è mai montato la testa, è rimasto il ragazzo della Vucciria e ha cercato di migliorare il suo quartiere. Il suo intento è sempre stato quello di togliere i ragazzi dalla strada, insegnando loro a seguire una passione. E con una Palermo “matrigna” non è stato facile.
Il suo contributo dà speranza, dimostra che volendo si può uscire dagli stereotipi, si può lavorare, sudare e patire per una buona causa, che il divertimento non è fare un torto a qualcuno o esercitare l’odiosa arroganza mafiosetta di certa gente convinta che “la mafia è bella, la mafia è potere”, ma c’è dell’altro.
Negli anni ’90, purtroppo, una brutta vicenda lo vede protagonista delle pagine di cronaca dei quotidiani e lo segna profondamente.
La sua storia va dalla strada al ring e porta con sé i ricordi, gli entusiasmi e soprattutto il riscatto di un uomo.
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€ 14,25 15
SCONTO DEL 5%

Palermo, 1560. Tra l’antica città con le sue strade storiche, e le avventure corsare sul mare solcato da imponenti armate navali, si snoda l’affascinante vicenda raccontata nel libro di Luigi Natoli Il Capitan Terrore che vede incrociare i destini di Juan de la Cerda, vicerè di Sicilia, con Ludovico Sclafani e Galvano di Valverde da una parte, e dall’altra con donna Laura Serra e la cortigiana Mariquita le quali, inizialmente ignare l'una dell'altra, perseguono a proprio modo i favori del medesimo uomo.

È lui ad assumere l'identità di Capitan Terrore divenendo il flagello dei mari, nella convinzione che la passione, come la vendetta, non sia compiuta. Le storie tormentate non finiscono mai, alimentandosi della distanza come una specie di forza primordiale. La vendetta, ben più crudele, va ponderata in attesa del momento propizio. Tra figure di grande idealismo e personaggi marcatamente grotteschi, Luigi Natoli racconta una storia che stringe la mente del lettore in una morsa, fino allo scoccare dell'ultima parola, mentre la tensione monta, riga dopo riga, pagina dopo pagina, sino all'imponderabile.

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€ 15,20 16
SCONTO DEL 5%
anche in Ebook
In questo originale romanzo sono riportate le prime esperienze erotico-affettive e le curiosità linguistiche di un bimbo che, sul finire dell’ultima guerra, è stato costretto a un avventuroso viaggio a piedi in Romagna e in Toscana. Sullo sfondo di luoghi danteschi, attraverso indimenticabili incontri, il piccolo protagonista – stimolato dalla misteriosa natura di donne e fanciulle – conoscerà le varietà aromatiche dei loro corpi, apprenderà nuove espressioni in italiano, in dialetto, in inglese. Indagherà su avvenimenti, anche segreti, di illustri personaggi. Avrà notizie sconcertanti sulle vicende del popolo ebraico. Apprezzerà il vero aspetto fisico di Dante, il suo carattere, le più belle parole che scrisse e scoprirà le figure femminili che il Poeta conobbe e il modo in cui le amò.
Una narrazione lieta e drammatica, piacevolmente insolita, avvincente, ricca di parole antiche e nuove....
€ 14,25 15
SCONTO DEL 5%
Vincitore del 40° premio internazionale di poesia città di Marineo.
"Giunto alla sua quarantesima edizione il Premio Internazionale di poesia "Città di Marineo" ha voluto ulteriormente approfondire e verificare l’efficacia della sua formula per dare maggiore pregnanza alla lingua siciliana, quale fulcro insostituibile della nostra identità. Nella fattispecie abbiamo voluto creare per l’inedito in dialetto, una sezione che ponesse in evidenza non la singola lirica, bensì un’opera compiuta di trenta poesie, con diritto alla pubblicazione da parte di una nota casa editrice, quale nel nostro caso la Nuova Ipsa di Palermo, che potesse diffondere meglio il messaggio di un poeta o di una poetessa di valore. In questo modo siamo riusciti ad ottenere una nutrita partecipazione di molti autori dialettali che certamente hanno voglia di affermarsi nel panorama culturale nazionale..."  ...
€ 9,50 10
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L'opera di Luigi Natoli I morti tornano, mai ripubblicata dopo il 1950, è ambientata nel 1800, durante l’epidemia di colera che flagella Palermo. Per tentare di sfuggire al contagio, due famiglie dai solidi principi religiosi e morali, almeno in apparenza, - quella di Giovanni e Rosalia, e quella di Andrea e Carlotta - si rifugiano a Mezzomonreale e si trovano a convivere nella stessa casa. Inevitabile fa capolino l'imprevisto: l'uomo dell'una insidia la donna dell'amico la quale, pur se riluttante, cederà alle lusinghe. La vendetta che ne scaturisce e l’aggrovigliarsi dei fili del destino danno corpo a una storia che travolge cose e persone in un susseguirsi di sentimenti e di situazioni appassionanti e sempre più intricati. Quando alla fine i tasselli della verità, come in un gioco di specchi, sembreranno ormai materializzarsi e comporsi, l’ultimo inesorabile colpo di scena spariglierà definitivamente tutto.

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€ 14,25 15
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Ci sono due tipi di uomini. C’è chi segue la strada dei codici morali e chi no.

Il fuorilegge è un barbaro, impugna le armi e distrugge. È una verità crudele.
Invece, l’uomo corretto crede nel proprio lavoro. Lo sceglie, come ciascuno di noi imbocca una via piuttosto che un’altra.

Nessuno ha mai potuto raccontare di essere stato colpito in pieno petto da un fulmine. ...
€ 9,50 10
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Da dove nascono le storie? Cos’è che spinge uno scrittore a immaginare e raccontare le vite di mondi che furono, saranno, o non sono mai stati?

Ci sono germi che insidiano l’anima, che premono affinché le storie nascano, affinché prendano forma bozzetti, suggestioni, profili di personaggi di passaggio.

In questa raccolta di racconti c’è tutto questo: c’è una Sicilia antica, le passeggiate per i viali, i tradimenti insospettabili, gli amori inespressi, le violenze silenziose, le verità imbarazzanti, i limiti violati, gli angeli spaventosi, il disincanto e l’ironia.

Tredici microcosmi prendono vita in poche righe, le pennellate sono sapienti, i personaggi li conosciamo già prima che parlino, l’ambientazione ci è familiare appena lette le prime righe.

Non servono pretesti per scrivere storie, lo sa anche l’autore, il suo è solo un accenno al pensiero che è passato furtivo dalla sua mente seminando i germi della parola che si è fatta carta.
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€ 13,30 14
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 Soffia un Bandoneon tra il canto dei porteni...
e le danze e il mate...
e il tempo al passo di milonga triste 
che scorre verso bocche languide...
Melanconie!

Ivan La Mantia, come si evince dal suo Diario, ha vissuto, come un mareado, i crepuscoli e le notti di Buenos Aires con la sottile intensità derivata dal carattere provvisorio della sua permanenza. I suoi Tangueros e Milonguitas, personaggi apparentemente lontani dal suo mondo e dal suo tempo, forse non sono altro che il risveglio di un antico “morbo in due-quarti” contratto chissà quando e chissà perché. E, visto che un paio di zapàtos sono sempre nel bagagliaio perché non si può mai sapere, la Giuni la canterebbe così: Che i tuoi sogni o El Mirinda siano infiniti come le tue milonghe.
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Palermo, venerdì 14 luglio 1933, il facchino Antonio Kreuz rinviene, nella stanza 224 del Grand Hôtel et des Palmes, il corpo senza vita dello scrittore francese Raymond Roussel.
Il narratore, in questo soggiorno palermitano è accompagnato da Charlotte Dufrène considerata la sua platonica amante, ma anche governante e amministratrice, e da un enigmatico autista ingaggiato per l’occasione a Parigi.
Il cadavere è disteso su un materasso poggiato a terra, con accanto due guanciali e un pitale con poca urina.

Quella morte turba, e non poco, i già difficili rapporti diplomatici tra l’Italia fascista e la Francia democratica.
Dopo la scoperta del corpo, vengono chiamati alcuni funzionari di Polizia, ai quali si aggiungono poco dopo il Pretore e un perito medico. Il decesso di Roussel viene sbrigativamente archiviato nel giro di poche ore come “morte naturale, probabilmente legata all’uso dissennato di sonniferi”.
Non si parlerà mai negli atti ufficiali di suicidio, malgrado al tempo qualcuno pensò bene di far passare quella morte come volontaria, senza avere però uno straccio di prova.

Nel 1964, il giornalista Mauro De Mauro tenta di riportare alla ribalta il “caso Roussel” con un articolo frutto di testimonianze pubblicato sul quotidiano “L’Ora”, allo scopo di indagare ulteriormente su quella morte che presenta parecchi lati oscuri. Ci prova anche Leonardo Sciascia, sette anni più tardi, con Atti relativi alla morte di Raymond Roussel, dopo aver esaminato il dossier 6425 - oggi misteriosamente scomparso - ma anche lo scrittore siciliano non riesce a trovare la chiave giusta per dipanare le trame di una oscura vicenda irrisolta. La questione è rimasta aperta per quasi 80 anni.

Con Morte d’autore a Palermo, grazie a ricerche capillari svolte da Fiasconaro in Italia e in Francia, si vuole ancora una volta entrare nel cuore di questa storia, portare alla luce le inadempienze, le omissioni e la superficialità con cui è stato archiviato il caso, per arrivare finalmente a dare una verità il più possibile vicina all’enigma della fine di Raymond Roussel, scrittore surrealista, personaggio eccentrico, uomo ambiguo che ha lasciato dietro di sé una scia di affascinanti misteri.

Non manca il colpo di scena.
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€ 11,40 12
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Il conciso canzoniere della poetessa contiene varie caratteristiche delle maqamat, dalla mistica alla musica. La composizione unisce la semplicità ad una misteriosità accompagnata dalla musica, peculiarità connaturale alla forma poetica in generale e, in particolare, derivata
dalla melodia e dall’armonia d’ogni singolo verso, ma più importante di tutto è il lato esoterico e arcano di questa raccolta poetica.
I tòpoi utilizzati nel divan della Gherib si riscontrano abbondantemente fra le opere della mistica islamica in entrambe le sue lingue principali, cioè il persiano e l’arabo.

La dimora delle quindici prostrazioni dal punto di vista prosodico è un componimento moderno e i versi non seguono le regole della metrica quantitativa della letteratura classica arabofona. Probabilmente tra i vari temi presenti nella poesia della Gherib, il più interessante da trattare in questa breve introduzione è il dialogo surreale che emerge ampiamente nel corso del divan. Si tratta di domande, risposte, apostrofi e dialoghi esoterici che si svolgono fra i vari personaggi presenti nell’opera: ad esempio, tra la poetessa e il Signore, oppure il Veglio, o comunque un’altra esistenza suprema; personaggi sconosciuti e misteriosi che interloquiscono fra loro medesimi con un linguaggio pieno di riferimenti mistici e trascendentali.

Per quanto riguarda la retorica, il canzoniere è abbastanza denso, con similitudini, allusioni, metafore, ripetizioni e paronomasie facilmente rintracciabili; ma in questo quadro retorico la figura più rilevante è l’allegoria: una specie di tota allegoria che narra la storia dello sviluppo mentale e spirituale della poetessa, in un percorso immaginario e soprannaturale.
Un percorso che invita il lettore a scoprire lo splendore di un reame ignoto, situato tra l’Oriente e l’Occidente, la luce e l’oscurità, la realtà e l’immaginazione, lo spirito e la materia. ...
€ 9,50 10
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Com’è stata la notte nell’oblio? La notte dell’anima, di una vita mal spesa, di un tunnel di cui non si vedrà la fine?

Un uomo un giorno si sveglia e non si riconosce: la moglie, la casa, il suo lavoro, tutto è come dentro un caleidoscopio, dentro un contenitore che gli appare del tutto estraneo. L’unica via è la fuga.
In un lungo peregrinare si intrecciano storie, un cane irlandese diventa il più intimo amico e una donna mulatta lo battezza, donandogli un nome nuovo, forse una speranza.

Ma è forse un nome a definire una persona? A dirci chi siamo?

Una storia che arricchisce chi la legge, piena di suggestioni, di testo nel testo, di una voce elegante che parla, sussurra, riflette.

L’autore riprende un’eco pirandelliana, la sviluppa e la porta avanti con raffinatezza e un’innata dolcezza, sembra quasi mettersi (o metterci?) una mano sulla coscienza, sul riassunto di una vita… vissuta?
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€ 13,30 14
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Totò, dopo oltre sei anni di assenza in cui si dedica al cinema, torna al teatro nel 1956 con A prescindere. Con questa rivista chiuderà per sempre la sua attività teatrale per la malattia agli occhi che lo rende cieco in scena: è successo il 3 maggio 1957 al teatro Politeama di Palermo.
Avrà la forza di andare in scena anche il 4 e il 5 maggio, ma il giorno dopo arriva lo stop definitivo che fa saltare l’ultima replica a Palermo del 6 maggio.

Questo libro ripercorre la tournée di A Prescindere nei teatri italiani, attraverso retroscena mai raccontati.

Sulla malattia agli occhi di Totò si scatenano polemiche, gli impresari della rivista chiedono i danni all’attore e lo portano in tribunale. C’è anche un tentativo di corruzione, non riuscito, da parte di alcuni impresari nei confronti dell’oculista palermitano che aveva curato Totò. Ci sono le testimonianze dei protagonisti di quello spettacolo: Franca Faldini, Franca Gandolfi, moglie di Domenico Modugno, Mario Di Gilio, l’imitatore prediletto da Totò, Lando Buzzanca, allora giovane spettatore in loggione.
Liliana De Curtis racconta la nonna Anna Clemente, la madre di Totò che era nata a Palermo. Quindi la faticosa ripresa dell’attività cinematografica con una commossa testimonianza di Federico Fellini. La malattia agli occhi di Totò è stata l’argomento di una tesi di laurea. Il fotografo palermitano Gigi Petyx racconta gli scatti a teatro e a Villa Igiea. 

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È una storia come tante, quella narrata ne Il vurricatore: Lillino Palazzolo è giovane siciliano, entrato a far parte di Cosa nostra senza un vero perché. Da picciotto, diventa col tempo il seppellitore ufficiale della famiglia mafiosa cui si è affiliato. Una parabola ascendente che si incrina nel periodo turbolento della latitanza e che termina bruscamente nella laboriosa rete tesa dagli uomini della Catturandi. Le vicende e la vita di Lillino Palazzolo sono liberamente ispirate a quelle reali di un mafioso legato alla famiglia di Carini, oggi collaboratore di giustizia. I nomi, i fatti e le circostanze narrate ne Il vurricatore sono in parte frutto della fantasia dell’autore, che tuttavia ci ricorda, pagina dopo pagina, che la realtà è fin troppo spesso “più dura e cruenta di quella descritta sulla carta”.

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In un piccolo e imprecisato paese del sud abita un ragazzo solo. Il suo nome è un mistero, la sua famiglia non è mai esistita, l’unico amore che conosce è quello a pagamento.
Un avvenire piatto e senza speranze gli  si profila davanti, ma un uomo cambia il corso delle cose: l’Ingegnere.
Nessuno sa da dove venga né chi sia veramente, si fa vivo solo un paio di mesi all’anno per villeggiare nella grande casa che possiede in paese.
Quest’uomo decide di assoldare il protagonista, dapprima come muratore, poi iniziandolo ad una scuola speciale.

Può un’esistenza scendere a compromessi tanto radicali e cambiare assetto in maniera così repentina?

“Senza nome” diventa un truffatore, viaggia, vive col fiato sospeso e gode di atti criminali che hanno per oggetto ricchi diventati tali in maniera poco limpida.
Ogni azione è frutto di mesi di preparazione. Si va avanti così per anni, guadagnando fortune, fino a sfiorare inevitabilmente la malavita organizzata.

Cosa è rimasto di quel ragazzo orfano che non osava chiedere tanto alla vita?
Forse una ragazza straniera, testimone di un delitto, col suo bisogno di amore e protezione, riuscirà a tirare fuori l’ultimo lembo di umanità rimasto nell’animo del nostro antieroe.
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L’adolescenza di Leila in Afghanistan, i dissesti della sua patria martoriata e i rovesci che ne hanno determinato l’esilio fanno da piedistallo a una solida vicenda dai risvolti dolorosi ancorché piccanti, che la vede protagonista di un’esperienza di schiavitù coniugale insolita in virtù delle sue peculiarità etnico culturali.

Il burqa integrale, strumento di rispetto verso la femmina imposto da una discutibile interpretazione del Corano nella terra di origine, diventa in Italia arma di asservimento che poggia la propria insidia sulla capacità di suscitare fantasie esotiche. Il mantello e cappuccio intesi a proteggere la donna dalla vista concupiscente degli sconosciuti si fa oggetto di richiamo per una mercificazione altrimenti tristemente comune.

La storia di prostituzione alla periferia di Milano si tinge così di una morbosità stravagante che non basta a stemperare lo squallore e il degrado in cui è immersa la vicenda, né tantomeno ad attenuare la sofferenza narrata dalla protagonista. Leila ne esce come una vittima cosciente della propria sfortuna, una donna di statura morale superiore a quella che lei stessa credeva di possedere.

Pascal Schembri ne trascrive con voce appassionata la discesa agli inferi e la successiva emancipazione, spaziando nello stile dal racconto in prima persona al reportage, fino all’intervista pura e semplice, fornendo un esempio di maturità narrativa degna della sua esperienza impegnata nel sociale.
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L’avvento del fascismo crea a Palermo un clima politico teso come nel resto dell’Italia. Gli aderenti al Circolo Universitario Cattolico denunciano aggressioni delle camicie nere locali che strappano ai giovani popolari la loro tessera. A rischio anche la vita di Don Luigi Sturzo, che nel luglio 1923 dà le dimissioni da segretario del Partito Popolare Italiano e si rifugia a Londra.


Nel capoluogo siciliano l’imprenditoria non decolla. Hanno difficoltà a trovare un’occupazione i giovani laureati e i capifamiglia sopra i cinquant’anni. Il 1923 si apre con la tragica notizia della morte di re Costantino di Grecia, che alloggia a Villa Igiea. La figlia Irene grida: “Papà è stato ucciso, non ho dubbi”.


Intanto la città si imbelletta per la visita ufficiale del Duce, che promette: “La Sicilia ha problemi di strade, di acqua, di mafia. Prenderò misure per tutelare i galantuomini”.


Piomba in Sicilia Cesare Mori e con i suoi metodi forti costringe il popolo a collaborare contro la mafia. Nel mirino del “prefetto di ferro” l’on. Alfredo Cucco, il più votato nell’isola dal regime.

Escono dalla scena i Florio, una famiglia che ha dominato in Sicilia e oltre lo Stretto per più di un secolo. La vita mondana è movimentata dalle potenti famiglie aristocratiche più in vista. Palermo si mobilita per le nozze tra Cristoforo di Grecia e Francesca d’Orleans; la cerimonia si svolge alla Cappella Palatina. Intanto sale alla ribalta nello scenario internazionale Fulco della Verdura, che affascina Coco Chanel creando curiose spille a forma di conchiglie.


Negli anni bui della guerra godono di privilegi capi fascisti e alti ufficiali. L’arrivo degli Alleati restituisce ai siciliani speranze di giorni migliori. Il Separatismo vive tra inganni e delusioni.


Il dopoguerra è la stagione delle conquiste con sete di libertà e fame di terra. Dopo i sanguinosi delitti della banda Giuliano, la Sicilia cerca di cambiare volto. Ed è qui che vengono accesi i riflettori sul “Gattopardo” di Giuseppe Tomasi di Lampedusa, mentre entra in vigore la legge Merlin

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Chi ha tanti soldi è sempre in movimento, da un punto all’altro della terra, in cerca di qualche cosa. A volte di un’opera d’arte, della quale vuole l’esclusiva, anche se la chiude in una cassaforte e la guarda di tanto in tanto. Il ricco se ne frega se priva il resto del mondo del piacere di poterla contemplare, sia pure per un istante. Figuriamoci quando si tratta di qualcosa che non è in commercio. Il ricco sa come fare per procurarsela, conosce i canali, sa a chi rivolgersi e non bada a spese.

Ancora una volta Angelo Vecchio in questo giallo scandaglia le più basse perversioni umane nascoste dietro il perbenismo. ...
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"Vi fu un imprevisto risveglio e un attimo di coscienza prima della morte.
L’uomo sulla settantina dai sottili capelli bianchi e dagli occhi azzurri come il cielo spalancati e al contempo già ciechi, seppe di non ricordare più il suo nome. Avvertiva sapore di sangue in bocca e sapeva di essere legato e nudo ma non ricordava né chi lo aveva costretto lì né perché..." ...
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Il titolo provocatorio scelto da Lise Bourbeau per raccontarci la sua autobiografia sta a ricordarci che in ognuno di noi c’è una dimensione divina, che aspetta d’essere pienamente realizzata proprio attraverso la vita.

L’Autrice di tanti best-seller e fondatrice della scuola Ascolta il tuo corpo si svela integralmente; lasciandosi guidare dall’intuizione che è spesso, in ciascuno di noi, la voce di questa nostra dimensione straordinaria, ci racconta, come si fa con amici fraterni, molti risvolti anche intimi della sua vita: relazioni coniugali, studi, lavoro, fallimenti e successi dei suoi molti progetti... Tutto viene usato generosamente perché i lettori ritrovino in questo percorso di vita una guida pratica per riprendere contatto con la loro natura divina interiore, rendendosi conto che il Divino è ovunque, anche in loro. E persino in parti di noi che difficilmente accettiamo di avere.

Lise Bourbeau ha fondato la scuola Ascolta il tuo corpo in Canada ventisette anni fa: oggi i seminari di questa scuola sono presenti in 22 Paesi, Italia compresa, e i suoi libri si sono venduti a milioni di esemplari in tutto il mondo. 

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Seconda opera dopo La corona di tombacco, I guardiani del sì è una prova di maturità poetica, la costruzione di un percorso poetico saldo e maturo. Questo si avverte già nell’approccio alla scrittura, che trae origine dal robusto patrimonio culturale dell’autore, ma che sa farsi anche indipendente dall’autore stesso, riuscendo a instaurare un rapporto di comunicazione diretta con il lettore e creando sul piano stilistico una poesia che pone la propria forza precipuamente nell’evocatività della parola, che si fa specchio, scrittura sull’acqua. È questa la chiave di lettura della scelta di utilizzare una parola dotta e colta che richiama alla memoria archetipi ancestrali. Il mito è infatti una delle chiavi di volta dell’opera, il mito classico, la Thule, gli dei della tradizione. A fare però da contrappunto a questo vi è sicuramente la tradizione veterotestamentaria, che si percepisce spesso come uno dei passaggi principali di questa scrittura.
E poi vi è la Cabala, lo studio dei significanti, il nome di Dio che racchiude il senso del mondo. La ricerca di un dio infatti sembra essere uno degli obiettivi della silloge, di un dio che sappia vestirsi dei panni di meta e di strumento di realizzazione: “non sei un guerriero, / tu sei un apostolo pellegrino, / ma se dimentichi la tua causa / sarai solo un randagio”.

Nella costante rievocazione da parte dell’autore è possibile trovare in chiave rivissuta quasi tutta l’opera della tradizione letteraria.

Questo presuppone una abitudine ai classici forte, una pregnanza che deriva non dal mero citazionismo o dalla piacevole esibizione di conoscenza, ma da una interiorizzazione di quel tipo di cultura, che emerge quindi come un fatto naturale.

Ecco quindi che i riferimenti diventano spontanei e vengono integrati in maniera armoniosa con il tessuto della scrittura.

Accanto questo tipo di riflessioni, l’autore si ritaglia occasionalmente, specie nella prima parte della antologia, degli spazi più intimi, nei quali, complessivamente, pur mantenendo lo spirito che lo contraddistingue, racconta del proprio sentire e in particolare del proprio sentire amoroso.

Siamo di fronte ad una poesia di grande complessità e di non facile decifrazione: la decodifica infatti passa non solo per il mondo concettuale cui appartiene e da cui trae origine, ma soprattutto per l’atmosfera emotiva che contribuisce a creare, un’atmosfera di grande sospensione, quasi di attesa in alcuni passi, e comunque di grande fascino.

Questi sono dunque i temi principali della poetica de I guardiani del sì, temi difficili che si appoggiano sulla solida roccia di una struttura metrica curatissima, di una versificazione colta e dotta, eppure fresca e misurata. 

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Solo chi si è lasciato (almeno) mezzo secolo di vita alle spalle, può rievocare l’emozione intima trasmessa da quei capolavori di gusto ed eleganza che furono i calendarietti tascabili, con i fogli tenuti insieme da un leggiadro cordoncino di seta con nappa, offerti in bustine trasparenti di carta velina e spesso profumati d’essenze penetranti. 

Oggetti ormai anacronistici, ma proprio per questo degni d’esser rivalutati e non solo dai tanti collezionisti che con feticistica goduria continuano a trattarli con la cura e la dedizione che di solito si riserva ai gioielli d’inestimabile valore o agli animali in via d’estinzione. Tanta dedizione per i nostri... eroi è meritata e ha una profonda ragion d’essere. 

Non furono infatti, e a lungo, dei semplici prodotti commerciali o pubblicitari, il cadeau di fine anno per clienti di riguardo, ovvero il subdolo strumento di propagande insinuanti e occulte. No. Costituirono il biglietto d’ingresso in un mondo poetico e romantico che l’inesistenza degli attuali mezzi di comunicazione rendeva semmai ancor più ampio e sconfinato. In certi ambienti – nei villaggi rurali, ad esempio, o nelle
suburre urbane – rappresentavano un autentico passepartout, talvolta l’unico, per i paradisi fittizi del sogno. Una sorta di tessera d’adesione al club dei viveur… sia pur di poche pretese.
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Carlo è un musicista e un musicoterapista. In realtà non sa bene se è più l’uno o l’altro. È sposato con Lisa, ma dopo un aborto i due tristemente si lasciano. Il dolore è troppo grande, Carlo si ammala e rimane per mesi in una clinica in una località isolata per curare i suoi polmoni.
Si fa degli amici, soprattutto uno che chiama Schik (Schikaneder), mentre lui si fa chiamare Moz, come il suo musicista preferito, Mozart. Nella noia dell’ospedale emergono discussioni di largo respiro sulla vita e sulla morte e sulla dubbia paternità di alcune opere attribuite a Mozart. Carlo sta scrivendo una commedia sul suo eroe. Commedia che collima spesso con la sua vita. Dopo i mesi di isolamento Carlo matura e si rende conto di chi è, trova dentro sé una musica che ha sempre posseduto e che pensava di aver irrimediabilmente perso.
Concepito come un valzer, in tre tempi diversi che si incrociano, questo romanzo svela la tragedia e la commedia del quotidiano, si interseca con il Requiem mozartiano lasciandoci la percezione che, comunque vada la nostra vita, nessuno può toglierci la musica che abbiamo suonato insieme agli altri e che da sempre ci portiamo dentro.
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“Forse è l’Acquasanta ad avere qualcosa di speciale per via dell’acqua miracolosa che si dice sgorgasse da questo posto”.

Acquasanta è un antico sobborgo marinaro di Palermo. Lungo la strada che lo costeggia un camion travolge una bambina che in fin di vita viene trasportata in ospedale e ricoverata in rianimazione dove l’infermiera che l’accoglie rimane rapita da quel piccolo corpo in coma che “gli occhi li tiene aperti” e odora di buono e finirà col far ruotare la propria vita intorno ai luoghi e alle persone che alla bambina sono legati.
La storia non sembra avere una collocazione temporale, in continuo rimando tra sentimenti perduti di un mondo antico, rappresentato simbolicamente dallo scenario dell’Acquasanta e la drammaticità del reale che accade quotidianamente in una stanza d’ospedale.
L’elemento che affascina e allo stesso tempo inquieta è l’atmosfera rarefatta della storia, sospesa come la bambina nel letto d’ospedale, come una natura morta. Eppure intorno i personaggi si muovono, percorrendo millimetri ogni ora, forse qualche centimetro al giorno nel loro stare al mondo.

Un racconto in cui, sebbene l’assenza di speranza sembri condurre inevitabilmente alla paralisi irreversibile, la forza propulsiva dell’amore stravolge anche gli esiti più prevedibili....
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Non è facile leggere le opere di Adeeb Kamal Ad-Deen e non lo è neanche tradurle! Bisogna innamorarsi del suo alfabeto e sopratutto imparare, prima di decidere di tuffarvisi sentro, ad ammirare da lontano le coste e le onde del suo mare......
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La serenata continua a sopravvivere, a riscuotere successo, tanto che ormai sono numerosi i gruppi di cantanti e musicisti che offrono questa forma di intrattenimento, soprattutto per matrimoni o in occasione di feste e sagre sparse in tutta la penisola italiana.

Come mai allora gli autori di quest’opera affermano all’unisono che la serenata è estinta? In effetti i racconti e le testimonianze non parlano della serenata in sé – compito invece egregiamente assolto ad apertura del volume dalla “breve storia” di Pavone – ma di tutta una società, quella siciliana in particolare, che è cambiata e narrano con taglio ora letterario ora storico o socio-antropologico l’evoluzione degli usi e costumi di un popolo che si apre alle influenze culturali e comportamentali esterne, sia nel bene che nel male.

Talora, com’era inevitabile, la narrazione diventa struggente nostalgia, seppure sempre disincantata. Si vedano ad esempio i racconti di Guardì, Castiglione, Nobile, Patti, Piscopo, Privitera, Vilardo. In altri contributi prevale il taglio critico letterario, come in Di Marco e Ferlita. Di assoluto interesse le considerazioni socio-antropologiche di Sferrazza o quelle sorprendentemente poetiche come il “cantico” di Arnone. Non possiamo citare qui tutti gli Autori, tutti di gradevole e istruttiva lettura.

I componenti della “Compagnia di canto e musica popolare” pensano, a ragione, che ogni donna sarebbe felice di ascoltare (“ricevere” si diceva) una serenata a lei dedicata; e in effetti, è ciò che fanno oggi tanti innamorati dedicando una canzone all’amata in uno degli innumerevoli programmi musicali delle radio private. Ma certamente questo tipo di dedica non può surrogare il significato profondo della serenata “vera” soprattutto in Sicilia. Prima di tutto l’originalità, spesso il pretendente era l’autore delle parole della serenata da cantare all’amata; poi la sorpresa, con i pericoli a essa connessi, senza dimenticare l’atmosfera sempre notturna, ariosa, liberatoria come un bel sogno. Questo oggi, in aperta contraddizione con l’evoluzione dei costumi, ripropone la Compagnia; e una serenata fatta come si deve non ha nulla a che fare con le folcloristiche esibizioni dei gruppi ai matrimoni. E, coerente con questa proposta, la Compagnia ha inserito nel cd brani sconosciuti o raramente ascoltati: dal breve accenno iniziale intonato con giovanile baldanza dall’ultra ottuagenario Giunta all’ultimo brano solo strumentale di incomparabile dolcezza.
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€ 19 20
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L’attività intellettuale di ‘Ali Mustafà al-Misrati si è subito contraddistinta per i molteplici interessi storici, artistici e letterari. Studioso poliedrico ed eclettico, dotato di una prolifica vena letteraria, ha al suo attivo circa quaranta titoli, alcuni dei quali più volte ristampati. La sua produzione saggistica e scientifica può essere censita entro tre principali settori: la storia, soprattutto moderna e contemporanea, includendovi l’interesse biografico per alcuni personaggi libici; la letteratura, con le edizioni critiche e gli studi di critica letteraria; gli scritti di tradizioni popolari e di dialettologia....
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Con la traduzione italiana di alcuni racconti di Ziyad ‘Ali, uno tra i più eminenti scrittori contemporanei della Libia, l’Accademia Libica in Italia si propone di offrire al lettore italiano un lavoro serio e impegnativo nel quadro dei rapporti storico-culturali tra la Libia, l’Italia e l’Occidente europeo. L’Accademia cerca di perseguire due obiettivi: la valorizzazione e la diffusione della cultura arabo-libica in Italia, soprattutto attraverso lo studio e la traduzione di opere dalla lingua araba a quella italiana; la promozione dell’incontro, del dialogo e dello scambio tra le culture del Mediterraneo in generale con il fine precipuo di rafforzarne i legami, sì da permetterne un arricchimento reciproco.

Ziyad ‘Ali è nato a Tripoli il 23 agosto 1949 ed è uno dei maggiori rappresentanti della narrativa araba contemporanea, intellettuale impegnato, membro dell’Associazione del Racconto e del Romanzo e della Lega degli Scrittori e dei Letterati Libici.

Scrittore e intellettuale con interessi molteplici, partecipa attivamente alla scena culturale internazionale, grazie anche a lunghi soggiorni all’estero che gli hanno consentito di allargare i propri interessi e di stringere relazioni con intellettuali appartenenti ad altre culture. Nonostante le prolungate assenze dal proprio paese, lo scrittore non ha mai dimenticato la cultura e le tradizioni della Libia, tant’è che la sua produzione letteraria trae motivo di ispirazione proprio dal suo paese natio, ricordato e rappresentato con arte esperta all’interno dei racconti qui proposti.

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Questa antologia offre una panoramica sulla letteratura araba della Libia contemporanea, attraverso la riesamina e la traduzione di alcuni racconti di tre illustri scrittori contemporanei: Ahmad Ibrahim al-Faqih, ‘Ali Mustafà al-Misrati e Ziyad ‘Ali. Purtroppo, fino ad oggi, la letteratura araba di questo paese è poco conosciuta, principalmente a causa del ruolo spesso marginale ricoperto dalla Libia sulla scena internazionale, tanto che anche quando si parla, in generale, del Maghreb arabo, essa è citata raramente.

 

Nonostante gli interessanti contributi di Isabella Camera D’Afflitto e l’importante studio condotto da Elvira Diana sulla letteratura in Libia, le pubblicazioni e le traduzioni in lingua italiana sulla letteratura araba della Libia risultano ancora poche e poco rappresentative della ricca produzione letteraria del paese. La conseguente scarsità di fonti e dati, da una parte, contribuisce a rendere difficile il reperimento di informazioni e, dall’altra, non favorisce la conoscenza e l’approfondimento di una produzione letteraria, alla quale, invece, bisognerebbe dedicare molta più attenzione. Queste le ragioni principali per cui abbiamo scelto di realizzare la presente antologia.

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Questo libro coglie l’immagine di una città che vive lo sfarzo dell’eleganza e dei sontuosi ricevimenti nelle dimore settecentesche. La follia dilapidatrice di una nobiltà che riceve regnanti e magnati dell’alta finanza organizzando cene e feste da ballo che contrasta con la miseria dei vicoli che circondano le case patrizie.
Nella cronaca mondana Donna Franca Florio occupa sempre la copertina, stupisce non soltanto per l’avvenenza, ma anche per lo stile di vita e l’esclusivo abbigliamento all’ultimo grido. La sua antagonista è la duchessa Marianna Alagona.

In questa città dalle mille contraddizioni, ma affascinante, vivono allegramente politici corrotti appoggiati da una mafia spietata che spedisce lettere di scrocco alle famiglie più facoltose di Palermo.
Tra i protagonisti del romanzo dal genere giornalistico-letterario, un monaco, fin troppo intraprendente, isolato nel monastero ma abile a dialogare con onorevoli, malavitosi e gente del popolo.
Il Novecento si apre con alcuni onesti amministratori che sanno spendere il denaro pubblico e vede il diffondersi dell’attività ludica.
Nel frattempo il sequestro di una adolescente e tre inquietanti omicidi vengono a sconvolgere la vita quotidiana di Palermo, non più “felicissima”....
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La Poesia è “il linguaggio che canta”. Canta, anche quando la disperazione, l’angoscia, l’ansia ne turbano le note, perché essa reca sempre con sé un’intelligenza profonda, una “ragione” basata sull’istinto, sulla sensibilità, sul desiderio appassionato di “esserci”.
Quale dimensione e qualità generata dallo spirito che individua nella nostra esistenza, quello strano alchemico impasto d’eternità e quotidianità, la Poesia, incontrastata protagonista, veste il colore del tempo, ovvero quella particolare sfumatura che sa offrirci un soffio d’attualità....
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Oltre 200 voci per descrivere con franchezza e con brio vari aspetti del mondo scolastico: un solidale passaggio di informazioni, da Sala Professori, tra un’insegnante di lunga e variegata esperienza professionale e i giovani colleghi, in particolare i volenterosi che intraprendono l’insegnamento nella Scuola Media. Il docente agli esordi può trovare in queste pagine suggerimenti per il proprio lavoro; il prof in piena attività testimonianze attendibili e spunti di riflessione; chi ha lasciato, o si appresta a lasciare la scuola, un’occasione per ricordare momenti trascorsi. Il libro è consentito anche ai genitori che desiderano sapere qualcosa di più sulla scuola, e non è vietato agli studenti che vorrebbero capire un po’ meglio i loro insegnanti.

All’età di dieci anni, l’aveva dichiarato in un tema di prima media, non aveva ancora idea del lavoro che un giorno avrebbe svolto, affermava però di sapere con certezza cosa non avrebbe mai fatto: l’insegnante. L’autrice racconta di essere entrata nella scuola «senza entusiasmo, per momentaneo ripiego, nella vaga e indeterminata attesa di fare altro. Avvenne poi come per quel giovane della parabola, il quale, al padre che gli diceva di andare a lavorare nella vigna, aveva risposto di no, che non ci sarebbe andato, ma poi ci andò e lavorò alacremente, fino al tramonto».
Oggi, dopo quarant’anni di servizio, di cui la maggior parte nella scuola media, scrive: «La mia carriera di docente, che cronologicamente si avvia alla conclusione, in un certo senso non finirà mai, perché un insegnante resta un insegnante per sempre, proprio come avviene per i preti e per i carabinieri». ...
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Come in un racconto fiabesco la Vucciria che Giacomo Cimino ci consegna non può che essere quella del … c’era una volta. Una volta, quando? Inevitabilmente nel tempo della memoria di un testimone che ne ha seguito le vicende incarnate nel suo vissuto personale e in quello della sua famiglia, nella culla protettiva del quartiere, madre di mille e una storia, tutte degne di una narrazione. 

Una memoria che affonda le radici negli anni Cinquanta, gli anni in cui Giacomo fa i primi passi sotto lo sguardo vigile dei suoi, titolari di un noto panificio del quartiere, conquistando spazi sempre più ampi negli ambiti prossimi alla bottega e che solo col tempo diventeranno la Vucciria, un seducente caleidoscopio di volti, voci, colori, odori. Ma gli anni Cinquanta sono anche gli anni in cui Palermo con i suoi quartieri storici e i suoi mercati avverte i primi, anche se ancora deboli segnali di una mutazione che ne avrebbe modificato nei due decenni successivi in maniera radicale gli assetti urbanistici e socioantropologici. 

A chi con Giacomo condivide l’impietosa anagrafe incisa nei Cinquanta e che come lui ha sperimentato l’avventura di seguire genitori, nonni o parenti prossimi nei meandri della spesa alla Vucciria o in altri viciniori mercati, quel mondo non poteva che sembrare l’unico possibile, sottratto alla temporalità come in una magia ogni giorno rinnovata sulle balate sempre bagnate, specchio per una moltitudine in movimento di uomini, donne e bambini. Uno spazio che oggi ci piace ripensare come una comunità articolata in ambiti di vicinato che Giacomo ricostruisce con devota attenzione e topografica attitudine, a calata maccarrunara, i cutiddieri, via pannieri, le tre chiese di Sant’Antrìa, San Domenico e infine a chiazza, Piazza Caracciolo e la sua celebre e infida scalinata verso la Via Roma, l’altra città che il progetto ottocentesco aveva sostituito a una parte dell’antico quartiere talmente degradato da preferirne più che la bonifica la distruzione.

La vicenda della ditta Cimino, raccontata con misura e gusto nelle sue alterne vicende e nel drammatico quanto emblematico epilogo, fa da baricentro di una ricostruzione che non si fa schermo di intellettualismi per mettere in ombra la sua schietta natura di narrazione soggettiva nata da un vissuto riproposto senza enfasi e retorica. Nel mosaico di personaggi incastonati in questi ristretti e perciò spesso conflittuali spazi di relazione, alcuni con le loro voci e il loro dialetto si stagliano a tutto tondo e poco importa se per tratti positivi o negativi, quasi a residiare come geni loci uno spazio che anche per merito di Giacomo è destinato a diventare mitico, marca territoriale forte di una identità che continuamente viene rinnovata dall’inesorabile fluire delle generazioni e cui oggi contribuiscono, come nel passato, artisti, fotografi , registi e scrittori più o meno noti.
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L’ambizione, il denaro, il potere. La freddezza nel commissionare delitti, l’indifferenza davanti alla morte violenta. Sono qualità che mostrano il lato oscuro degli esseri umani.

Racchiuso in queste pagine c’è un uomo che, dietro un perbenismo senza veli, umilia la specie. ...
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Memorie gastronomiche della città perduta è il suggestivo racconto dell’iniziazione ai piaceri del gusto e del palato di un adoloscente, Giancarlo Lo Sicco, diventato nella maturità uno dei più raffinati e apprezzati gourmet siciliani.

Un percorso formativo alimentato e sostenuto dalle tradizioni e dai riti culinari che, nella Palermo degli anni Sessanta del secolo scorso, si svolgevano, soprattutto nelle ricorrenze festive, nella sua “patriarcale” e perciò numerosa famiglia paterna.
Questo libro, tuttavia, non è soltanto una sorta di memoriale della cucina panormita “dei tempi andati “, ma anche uno struggente “amarcord” della città, e degli stili di vita in essa, prima che il “sacco edilizio” ne devastasse irrimediabilmente l’identità e l’immagine.
Il cibo e il suo consumo conviviale, pertanto, come espressione di una Palermo laboriosa, ancora ricca di relazioni umane, di buone maniere, insomma di civiltà.
Dunque, una riflessione sul passato rivisitato guardando con lenti critiche all’oggi, al nostro presente, caratterizzato, secondo l’autore, dal preoccupante prevalere, anche nelle tavole dei palermitani, dei cibi surgelati e dei prodotti fast-food. Ad essi egli contrapponne le ricette della sana e gustosa cucina familiare, fatta di elementi semplici e genuini, di prodotti di stagione, realizzabile senza fatica e, soprattutto, in tempi brevi.

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Non ho la presunzione di pensare a me come ad un poeta; illustri autori, infinitamente bravi e più coinvolgenti di me, hanno scritto opere che rimarranno indelebili nelle menti e nei cuori di noi tutti. Con questi piccoli componimenti ho voluto soltanto riversare un po’ di me in parole, con la speranza di suscitare in chi legge anche solo una piccola emozione.

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Quando, come e perché i Florio si trasferirono e si radicarono in Sicilia? Quanti orafi operavano a Palermo nel ‘500? Chi ha progettato il palazzo Rammacca in piazza del Garraffello? A queste e ad altre mille domande simili questo libro dà una risposta.

La storia millenaria di Palermo viene indagata con acume e rigoroso metodo storico dall’Autore che si basa su inoppugnabili documenti; e l’immagine di Palermo che Prestigiacomo ci restituisce diventa viva e di palpitante attualità, pur nella dolorosa consapevolezza del degrado. Un libro diverso dai tanti testi che hanno come soggetto Palermo in quanto città di mafia o "felicissima". Qui invece il lettore viene guidato nei meandri e nei segreti di una grande capitale attraverso le miriadi di storie di personaggi e di famiglie la cui memoria ci è tramandata da ogni singola pietra.
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Due storie ‘siciliane’, singolari e strane eppure ‘storiche’, radicate in un preciso contesto temporale e culturale da cui traggono la loro particolare coloritura e il loro specifico significato, due storie al cui interno l’ambientazione risulta alla fine determinante.

Nella prima Nenè Arena, un pescatore del mare africano che si adatta un po’ a tutti i mestieri, possiede uno sguardo magnetico che eccita e soggioga l’eros delle donne con le quali viene a contatto. Un don Giovanni in Sicilia minore di brancatiana memoria che emerge dalle rive del suo mare isolano alle cronache mondiali degli anni sessanta perché nel tempo ha messo su più che un harem una vera e propria tribù. Una storia semplice, si direbbe, eppure dietro si nascondono le storie a volte toccanti di tanti abbandoni, di tante donne sbandate o perdute alle quali Nenè ha offerto una singolare eppur dignitosa forma di convivenza.

John Spadaro de La villa dell’inganno è «poco più di un ragazzo quando mette per la prima volta piede in Sicilia». È il 10 luglio del ’43 e John fa parte di un piccolo commando alleato che dovrebbe essere paracadutato alle falde dell’Etna per far esplodere un deposito di munizioni e invece si ritrova proprio al centro dei combattimenti nella piana di Catania. Qui conoscerà il barone di Valguarnera, col quale avrebbe dovuto prendere contatto, e soprattutto le figlie, Mafalda dagli occhi verdi e Giuseppina silenziosa e sensuale.

Vecchio riesce a dare a entrambe le ‘storie’ tinte e colori molto materici e, specialmente, nella seconda, una particolare suspence che tiene in sospeso sul filo della trama il lettore fino all’ultima riga.

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E’ un racconto psicologico che si snoda attraverso un grappolo di lettere che il protagonista, dalla clinica psichiatrica dov’è ricoverato per un tentativo di suicidio, spedisce alla moglie Mila.

Temi quale la morte, la solitudine, l’amicizia, il vuoto esistenziale trovano una loro spiegazione alogica e pregrante di sentimento.

Il nucleo del racconto è nell’assunto secondo il quale il tempo non esiste come serie di avvenimenti, ma come un insieme che incombe sull’animo di noi comuni mortali. La non-esistenza del tempo connota la nostra vita di tutto ciò che è accaduto. Il tempo è l’unica cosa veramente eterna. Esso è una sfera all’interno della quale vivono gli avvenimenti del nostro passato.

Dunque, l’inferno non sono gli altri, come dice Sartre; l’inferno è la nostra esistenza intima, perché il passato è l’unica cosa veramente inconoscibile.

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In queste pagine prende corpo l’epopea piena di fascino e di memorie della più antica corsa su strada del mondo. Attraverso l’umanissima e singolare vicenda del suo personaggio principale ‘A cursa fa rivivere, infatti, il moderno mito della gloriosa e indimenticabile Targa Florio. E il racconto si fa subito epico non solo per le esaltanti e memorabili imprese dei suoi numerosi e valorosi protagonisti, ma per la singolare e anch’essa leggendaria figura del suo primo fondatore, Vincenzo Florio, e per la sua capacità di interpretare le aspirazioni di un intero popolo che nella corsa in automobile tra le sue pianure e le sue montagne riconosce qualcosa che appartiene al suo spirito indomito, avventuroso e pieno di coraggio. ‘A cursa entra così nell’immaginario collettivo siciliano come momento dell’identità e della partecipazione e l’esserci come attore o come semplice spettatore acquista per tutto un popolo un particolare significato. I protagonisti diventano i suoi eroi, espressione di un comune sentire e di un identico spirito collettivo.

In questo lungo e affascinante romanzo la Targa viene raccontata dallo sguardo innamorato e stupito del poco più che decenne protagonista nella sua difficile e dolorosa crescita attraverso un’adolescenza segnata dai lutti e dalle disgrazie familiari nel corso della quale punto di riferimento costante e sicuro sarà la guida amorevole e appassionata dello zio paterno. Il giovane protagonista crescerà sotto la sua ombra protettiva e insieme con gli insegnamenti finirà con l’adottarne anche i sogni, tra i quali quello della Targa Florio sarà certamente il più decisivo in rapporto con la sua formazione e il suo destino. Così, Franco Giuseppe Villabate non solo prenderà il nome dello zio, ma ne assumerà su di sé anche i sogni e da quel momento vivrà soltanto per partecipare e vincere ‘a cursa, vero e unico scopo di tutta la sua formazione e di tutta la sua vita futura che finirà col condizionare e determinare ogni sua scelta anche più intima e personale.

Merito del romanzo è quello non tanto di risuscitare in belle e appassionanti pagine narrative le vicende reali della Targa Florio, quanto di aver saputo rappresentarle all’interno di una dimensione epica avvincente nella quale il dato storico, anche nelle sue articolazioni più tecniche e aneddotiche, riesce sempre a fondersi con l’esperienza del protagonista e con le sue personali aspirazioni in un’appassionante vicenda individuale. Ne viene fuori un romanzo di formazione che è anche la narrazione delle vicende della cursa che riesce veramente a catturare il lettore e il suo immaginario dalla prima all’ultima pagina facendogli respirare un’aura che, se certamente oramai appartiene a un passato memorabile, fa parte ancora dell’immaginario di tutti.

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€ 18,05 19
SCONTO DEL 5%
Il Segmento Aureo è uno stupendo romanzo sulla Storia. La storia dell’uomo, la sua predestinazione, il suo essere parte di un generale e necessario progetto sono uno scenario per parlare di passioni profonde come l’impegno morale, la vendetta, la fede, il tradimento, l’arte e l’amore.

La proporzione divina e la regola di equilibrio dell’universo impongono che esista il male, il dolore e la morte come corrispettivi delle cose sublimi ed eterne che all’uomo sono concesse.

Un invisibile tessitore annoda le trame e gli orditi dei destini umani. Artico Blinder è un predestinato dalla sorte che ha inciso sul suo corpo segni indelebili: la deportazione, il numero della divina proporzione e sublimi ali tatuate. Nell’ultimo giorno della sua vita egli narra l’incredibile racconto della propria reincarnazione da profugo ebreo moribondo ad abile e ricchissimo scopritore dell’oro del Terzo Reich.

Ribattezzato con il nome di un ghiacciaio cieco, disperso e semiaffondato nelle acque di un’esistenza tempestosa in cui annegamento e speranza di emersione si susseguono senza soluzione di continuità e senza un’apparente ragione, Artico Blinder attraversa indenne il sentiero al limitare della morte senza mai cadervi dentro.

Ciò che tiene uniti i tasselli di quel destino (e del destino di milioni di uomini) è l’amore per Eloise Brown.

Il centro narrativo de “Il Segmento Aureo” è proprio l’amore che, a giusta ragione, diventa lo strumento per salvare il mondo.

L’arte sostiene quel sentimento, lo nutre e se ne fa compagna.

Il protagonista rivive con il lettore l’incontro con Henry Matisse e il poeta Louis Aragon nella Francia del 1945 raccontando un particolare inedito della vita del grande artista.

Il romanzo storico si sviluppa da vere fonti degli O.S.S. (uffici dei servizi informativi strategici americani) solo di recente non più segrete. Sconosciuta alla quasi totalità dei lettori, la ricostruzione ha una valenza davvero esplosiva nel giudizio sulla storia contemporanea.
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€ 11,40 12
SCONTO DEL 5%
Non v’è studioso o cultore di musica popolare siciliana che non si sia imbattuto nelle melodie provenienti dal “saloni”, nei ritornelli delle fisarmoniche, dei mandolini e dei violini – quest’ultimi spesso irrimediabilmente calanti – nonché negli accordi di chitarre risuonanti nelle vecchie sale da barba dei paesi, luoghi di ritrovo e di incontro per naturale antichissima elezione.

Le occasioni d’ascolto della musica dei barbieri si offrivano spontanee, fino a qualche anno fa, nei piccoli comuni dell’isola allorquando si fossero percorsi i centri storici, dove erano allocate le antiche botteghe gestite da incanutiti personaggi, quasi sempre occhialuti, con montature pesanti e scure, adorni di camici bianchi spesso ridotti a gabbanelle, dai quali trasparivano ordinatissimi vestiti, talvolta un po’ lisi e tuttavia corredati da accessori (cravatte, gilet, polsini) indicativi di scelte selettive e identificative di un ceto tendente, se non agognante, ai livelli medio-alti della società.


Prologo di Andrea Camilleri e nota di Sergio Bonanzinga

Contributi di: Nino Agnello, Enzo Alessi, Gaetano Basile, Marco Betta, Daniele Billitteri, Francesco Buzzurro, Giorgio Chinnici, Carmelo Ciringione, Matteo Collura, Nino De Vita, Salvatore Ferlita, Melo Freni, Girolamo Garofalo, Mario Gaziano, Giuseppe Giudice, Pasquale Hamel, Alfonso Lentini, Antonio Liotta, Giovanni Moscato, Giovanni Lo Brutto, Salvatore Giovanni Loforte, Giancarlo Macaluso, Antonio Patti, Giacomo Pilati, Mario Pintagro, Paolo Polizzotto, Vincenzo Prestigiacomo, Otello Profazio, Giuseppe Quatriglio, Alessandro Russo, Nonò Salamone, Gaetano Savatteri, Mario Scamardo, Angelo Scandurra, Salvatore Sciortino, Nuccio Vara, Angelo Vecchio, Carmelo Vetro, Stefano Vilardo, Calogero Zarcone

Fotografie di Antonio Giordano, Giuseppe Leone, Melo Minella

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€ 19 20
SCONTO DEL 5%

Spaccato antropologico di comportamenti che rivelano chi siamo noi esseri umani molto più di qualsivoglia altro spaccato. Il condominio sollecita ogni sorta di tic, arroganza, nequizia, meschinità, ma anche al contrario inaspettate solidarietà, gesti carichi di inattesa grazia e bonomia che non arginano tuttavia la logica del dispetto e della rappresaglia.

Quando litigo di politica con alcuni dei miei musicisti animati da passione rivoluzionaria da qualche anno riesco a metterli con le spalle al muro con questa stoccata: "partecipate ad una riunione di condominio e capirete perché il socialismo è un’utopia impossibile se non a prezzo di massacranti e umilianti mediazioni".

Il condominio di Trapani (inteso come autore) è però una perla nella repubblica sovietica dei condomini del mondo, i suoi cittadini sono tutti incantevoli per le virtù ma soprattutto per i vizi, li vorresti come tuoi condomini, così come brameresti di avere Saverio per custode del tuo stabile perché Ezio deliberatamente ed astutamente non li approfondisce psicologicamente ma li schizza con pennellate ironiche, li accarezza con l’affetto di quella specialissima malizia palermitana che immediatamente conquista il frequentatore della travagliata ma splendente capitale siciliana che già nel quindicesimo secolo un mio probabile avo grandissimo commentatore delle scritture ebraiche, rabbì Ovadià da Bertinoro magnificava con parole ammirate.

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€ 9,50 10
SCONTO DEL 5%
anche in Ebook
Dal 1881 alla vigilia della prima guerra mondiale, il romanzo narra le vicende di una famiglia, quella dell’ingegner Edmondo Zuelli che sposa Maria Lanzalone e ha due figli: Giannino (1884) e, dopo quasi nove anni, Silvio (1892) che viene seguito dal narratore, appunto, fino alla maggiore età che, nel suo caso, coincide con la vigilia della prima guerra mondiale.

Al racconto del formarsi e del crescere di questa famiglia, nucleo centrale della storia, il narratore intreccia le vicende degli altri numerosi personaggi. In primo luogo dei genitori degli sposi, l’architetto Liborio e la moglie Susanna Zuelli, che vivono a Palermo con i sette figli, e il proprietario terriero don Leoluca Lanzalone con la moglie Maddalena e i loro figli che vivono in un paese, mai nominato, ma che per le allusioni storiche e geografiche il lettore identifica agevolmente con Corleone.

Tra città e campagna, tra continuità e opposizione (non sempre, infatti, i due mondi si scontrano), il romanzo racconta le vicende di numerosi personaggi, dei figli degli uni e degli altri consuoceri in primo luogo, che spesso s’intrecciano ma a volte si accampano senza seguito. Si tratta, in prevalenza (a parte don Liborio, poco rappresentato, e don Leoluca, più visibile sulla scena) di vicende legate a giovani e alla loro crescita, alle loro speranze, ai loro giusti timori, aspettative, ideali, delusioni, dolori e fidanzamenti, rotture, matrimoni, nascite, battesimi e, molte volte, forse troppo spesso, a premature e inquietanti morti. Una sorta di magma familiare, al cui interno si confondono quelli che per il narratore sono gli elementi primordiali di ogni società: la giovinezza del mondo.

Guido Vergani definì Il mondo giovine «l’opera di un "chiarista" nella sottile lucentezza dei paesaggi e nell’approfondita tenerezza con la quale l’autore ha guardato ad un mondo assai meno amaro di quello di Pirandello e meno ironico di quello di Brancati, in una continua vibrazione stilistica che dà alla sua pagina effetti di rara trasparenza.»
Pizzuto ebbe la consapevolezza che il romanzo di Spinelli fosse un capolavoro.

Un romanzo a così alta tenuta narrativa, che non presenta cedimenti e che riesca a coinvolgere, ad avvincere il lettore, per centinaia di pagine, espressione di un ricco universo artistico e umano, non può finire nelle misteriose e bislacche secche della sommersione letteraria.

La presente ristampa, a poco meno di cinquanta anni e nella stesura che ebbe le ultime cure dell’autore, rende giustizia a uno scrittore riservato e di ampia apertura alare, recuperando un capolavoro alla letteratura nazionale ed europea.
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€ 22,80 24
SCONTO DEL 5%
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In queste pagine prende corpo l’epopea piena di fascino e di memorie della più antica corsa su strada del mondo. Attraverso l’umanissima e singolare vicenda del suo personaggio principale ‘A cursa fa rivivere, infatti, il moderno mito della gloriosa e indimenticabile Targa Florio. E il racconto si fa subito epico non solo per le esaltanti e memorabili imprese dei suoi numerosi e valorosi protagonisti, ma per la singolare e anch’essa leggendaria figura del suo primo fondatore, Vincenzo Florio, e per la sua capacità di interpretare le aspirazioni di un intero popolo che nella corsa in automobile tra le sue pianure e le sue montagne riconosce qualcosa che appartiene al suo spirito indomito, avventuroso e pieno di coraggio. ‘A cursa entra così nell’immaginario collettivo siciliano come momento dell’identità e della partecipazione e l’esserci come attore o come semplice spettatore acquista per tutto un popolo un particolare significato. I protagonisti diventano i suoi eroi, espressione di un comune sentire e di un identico spirito collettivo.

In questo lungo e affascinante romanzo la Targa viene raccontata dallo sguardo innamorato e stupito del poco più che decenne protagonista nella sua difficile e dolorosa crescita attraverso un’adolescenza segnata dai lutti e dalle disgrazie familiari nel corso della quale punto di riferimento costante e sicuro sarà la guida amorevole e appassionata dello zio paterno. Il giovane protagonista crescerà sotto la sua ombra protettiva e insieme con gli insegnamenti finirà con l’adottarne anche i sogni, tra i quali quello della Targa Florio sarà certamente il più decisivo in rapporto con la sua formazione e il suo destino. Così, Franco Giuseppe Villabate non solo prenderà il nome dello zio, ma ne assumerà su di sé anche i sogni e da quel momento vivrà soltanto per partecipare e vincere ‘a cursa, vero e unico scopo di tutta la sua formazione e di tutta la sua vita futura che finirà col condizionare e determinare ogni sua scelta anche più intima e personale.

Merito del romanzo è quello non tanto di risuscitare in belle e appassionanti pagine narrative le vicende reali della Targa Florio, quanto di aver saputo rappresentarle all’interno di una dimensione epica avvincente nella quale il dato storico, anche nelle sue articolazioni più tecniche e aneddotiche, riesce sempre a fondersi con l’esperienza del protagonista e con le sue personali aspirazioni in un’appassionante vicenda individuale. Ne viene fuori un romanzo di formazione che è anche la narrazione delle vicende della cursa che riesce veramente a catturare il lettore e il suo immaginario dalla prima all’ultima pagina facendogli respirare un’aura che, se certamente oramai appartiene a un passato memorabile, fa parte ancora dell’immaginario di tutti.

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Il Segmento Aureo è uno stupendo romanzo sulla Storia. La storia dell’uomo, la sua predestinazione, il suo essere parte di un generale e necessario progetto sono uno scenario per parlare di passioni profonde come l’impegno morale, la vendetta, la fede, il tradimento, l’arte e l’amore.

La proporzione divina e la regola di equilibrio dell’universo impongono che esista il male, il dolore e la morte come corrispettivi delle cose sublimi ed eterne che all’uomo sono concesse.

Un invisibile tessitore annoda le trame e gli orditi dei destini umani. Artico Blinder è un predestinato dalla sorte che ha inciso sul suo corpo segni indelebili: la deportazione, il numero della divina proporzione e sublimi ali tatuate. Nell’ultimo giorno della sua vita egli narra l’incredibile racconto della propria reincarnazione da profugo ebreo moribondo ad abile e ricchissimo scopritore dell’oro del Terzo Reich.

Ribattezzato con il nome di un ghiacciaio cieco, disperso e semiaffondato nelle acque di un’esistenza tempestosa in cui annegamento e speranza di emersione si susseguono senza soluzione di continuità e senza un’apparente ragione, Artico Blinder attraversa indenne il sentiero al limitare della morte senza mai cadervi dentro.

Ciò che tiene uniti i tasselli di quel destino (e del destino di milioni di uomini) è l’amore per Eloise Brown.

Il centro narrativo de “Il Segmento Aureo” è proprio l’amore che, a giusta ragione, diventa lo strumento per salvare il mondo.

L’arte sostiene quel sentimento, lo nutre e se ne fa compagna.

Il protagonista rivive con il lettore l’incontro con Henry Matisse e il poeta Louis Aragon nella Francia del 1945 raccontando un particolare inedito della vita del grande artista.

Il romanzo storico si sviluppa da vere fonti degli O.S.S. (uffici dei servizi informativi strategici americani) solo di recente non più segrete. Sconosciuta alla quasi totalità dei lettori, la ricostruzione ha una valenza davvero esplosiva nel giudizio sulla storia contemporanea.
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Dal 1881 alla vigilia della prima guerra mondiale, il romanzo narra le vicende di una famiglia, quella dell’ingegner Edmondo Zuelli che sposa Maria Lanzalone e ha due figli: Giannino (1884) e, dopo quasi nove anni, Silvio (1892) che viene seguito dal narratore, appunto, fino alla maggiore età che, nel suo caso, coincide con la vigilia della prima guerra mondiale.

Al racconto del formarsi e del crescere di questa famiglia, nucleo centrale della storia, il narratore intreccia le vicende degli altri numerosi personaggi. In primo luogo dei genitori degli sposi, l’architetto Liborio e la moglie Susanna Zuelli, che vivono a Palermo con i sette figli, e il proprietario terriero don Leoluca Lanzalone con la moglie Maddalena e i loro figli che vivono in un paese, mai nominato, ma che per le allusioni storiche e geografiche il lettore identifica agevolmente con Corleone.

Tra città e campagna, tra continuità e opposizione (non sempre, infatti, i due mondi si scontrano), il romanzo racconta le vicende di numerosi personaggi, dei figli degli uni e degli altri consuoceri in primo luogo, che spesso s’intrecciano ma a volte si accampano senza seguito. Si tratta, in prevalenza (a parte don Liborio, poco rappresentato, e don Leoluca, più visibile sulla scena) di vicende legate a giovani e alla loro crescita, alle loro speranze, ai loro giusti timori, aspettative, ideali, delusioni, dolori e fidanzamenti, rotture, matrimoni, nascite, battesimi e, molte volte, forse troppo spesso, a premature e inquietanti morti. Una sorta di magma familiare, al cui interno si confondono quelli che per il narratore sono gli elementi primordiali di ogni società: la giovinezza del mondo.

Guido Vergani definì Il mondo giovine «l’opera di un "chiarista" nella sottile lucentezza dei paesaggi e nell’approfondita tenerezza con la quale l’autore ha guardato ad un mondo assai meno amaro di quello di Pirandello e meno ironico di quello di Brancati, in una continua vibrazione stilistica che dà alla sua pagina effetti di rara trasparenza.»
Pizzuto ebbe la consapevolezza che il romanzo di Spinelli fosse un capolavoro.

Un romanzo a così alta tenuta narrativa, che non presenta cedimenti e che riesca a coinvolgere, ad avvincere il lettore, per centinaia di pagine, espressione di un ricco universo artistico e umano, non può finire nelle misteriose e bislacche secche della sommersione letteraria.

La presente ristampa, a poco meno di cinquanta anni e nella stesura che ebbe le ultime cure dell’autore, rende giustizia a uno scrittore riservato e di ampia apertura alare, recuperando un capolavoro alla letteratura nazionale ed europea.
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€ 22,80 24
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C’è un’aria di famiglia che circola tra le pagine di Vito Mercadante, un’immagine della Sicilia sulla quale si strutturano i ventitré (più uno) racconti che risale ad una ben codificata tradizione letteraria che sostanzialmente ha delimitato l’Isola come spazio ’diverso’. 

Il ’più uno’ è, in realtà, il primo racconto, "San Pancrazio", Ragalpetra di turno, luogo minimo e, come sempre, metafora utile a conoscere e interpretare la realtà più profonda e vera dell’Isola. San Pancrazio è il menabò che contiene la rappresentazione generale, sintesi di un’attenta e disincantata visione del reale. L’uno spiega gli altri e non perché i ventitré racconti sono semplicemente un’espansione o esplicitazione del primo che li contiene condensati, ma nel senso più preciso che, attraverso un’analisi per grandi linee della storia siciliana e soprattutto del ruolo dei siciliani al suo interno, il primo racconto costituisce la necessaria premessa per interpretare lo sguardo amarissimo che si posa su uomini e cose di Sicilia, senza alcun velo e con la poca pietà che merita chi è causa delle proprie disgrazie. 

Determinante è l’inversione dell’ottica storica, letterariamente di successo e diventata quasi luogo comune, che anche nei suoi esiti artisticamente migliori ha rappresentato il siciliano come un popolo costretto a subire il succedersi delle varie dominazioni straniere, come soggetto passivo in un cristallizzarsi di reazioni destinate alla noia o, peggio, all’indifferenza, che hanno fissato in un carattere definito la sua perpetua esclusione dalla storia rispetto alla quale è diventato alla fine abulico e concretamente estraneo. 

Mercadante, al contrario, rivendica ai siciliani un ruolo fortemente attivo e protagonistico nel costruire la propria storia la cui costante è il tentativo, di volta in volta riuscito in varie forme, da parte della classe dirigente di separare il potere centrale da quello locale così da governare meglio e più direttamente fingendo di subire i duri colpi di una dominazione. 

"Dalla natura - infatti - dei rapporti di uno Stato posto al di là della Sicilia e i potenti di ogni paese e fra questi e la gente derivano i costumi di essa". E posti questi rapporti, i costumi non potevano che essere "la violenza da una parte e il servilismo dall’altra e il mescolarsi di tutte e due le cose, la mancanza di civismo, lo scetticismo sui valori umani, sul progresso e sulla storia, l’individualismo portato all’esasperazione: costumi che sono così fermi da sembrare di carattere universale anche a quei siciliani che sono considerati intellettuali di tipo europeo e che sono invece estremamente provinciali". 

I riferimenti risultano chiari, anche se Mercadante non fa nomi. Ma è proprio questa provvisorietà e storicità di questi caratteri a renderne, se non immediatamente possibile, almeno ammissibile il cambiamento. Cosa che spiega il titolo. 

La visione "amarissima", avrebbe scritto Pirandello, di questa Sicilia parte dalla constatazione che "l’Italia a San Pancrazio, come in ogni centro della Sicilia, è un nome vano come l’Europa, la Terra e il mondo". Da questa nuova formulazione dell’immagine della Sicilia e della sua ’diversità’ ha origine lo sguardo che nei racconti l’attraversa e che ripropone però gli strumenti adatti al cambiamento che già altri scrittori, come ad esempio Sciascia, hanno indicato ("Un’ondata di razionalismo non farebbe male al popolo siciliano") o letterati meridionali come il De Sanctis suggerivano per la nuova Italia: "L’abitudine alla verità, allo studio della realtà". 

Del carattere visibile e ’visivo’ di questo cambiamento si occupa d’altronde un racconto (Il ciclope) che ’del vedere con un occhio solo’ fa una caratteristica dei siciliani da cui discendono "realismo da una parte, sofisma dall’altra". Sta di fatto, comunque, che "amarissimi" sono i ventitré racconti che seguono e che rappresentano il vuoto di ideali e il sostanziale materialismo di base che ordina le aspirazioni, i sogni, i comportamenti dei siciliani. Anche qui essi sono dei ’vinti’ ma non da leggi esterne e superiori ad essi, da una necessità che li sovrasta e che li fa soccombere, ma dall’ordinamento stesso che si sono dati e dal quale finiscono con l’essere alla fine stritolati. 

Questo meccanismo inesorabile non si svela direttamente, ma appare, semplicemente, grottescamente, così come si manifesta nelle piccole assurde quotidianità del professore Giacomo Lauro (L’uomo è forte in Sicilia). Altrove affiorano tipi che nell’angolazione prospettica di cui si diceva si manifestano soprattutto come reliquie di un passato da dimenticare, come apparenze di una realtà contraddittoria da trasformare: la vedova dell’inflessibile colonnello che si consola pur continuando a voler sindacare sul comportamento degli altri (La vedova triste), il professore che durante una conferenza vede scomparire via via il proprio uditorio e riceve successivamente le congratulazioni da parte di quelli stessi che non vi hanno preso parte, la gratitudine di don Sebastiano (Il cappone) che ostinatamente e umoristicamente giunge fin oltre la morte, o lo spettegolamento e l’ipocrisia dei piccoli ambienti (Le Vestali) la vita vissuta a grandi morsi, quale puro edonismo percettivo (Il peccato di gola), l’impossibilità un po’ verghiana di cambiare il proprio destino anche soltanto attraverso i figli (La vera storia di Peppe Fontana), che si concretizza nelle mene per intrappolare nel matrimonio il figlio di uno che è riuscito in qualche misura ad emergere (La trappola) sono tutte, insieme con le altre, figure e situazioni che si imprimono nella memoria non tanto per la scrittura razionale e sempre equilibrata ma per il disincanto realistico e insieme per la profondità con la quale Mercadante riesce a rappresentare l’"amarissima" realtà siciliana. ...
€ 11,40 12
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Un critico inglese dell’800, Walter Pater, distingueva la grande poesia dalla buona poesia. Per buona poesia intendeva la poesia che si limita a registrare un solo aspetto della vita e dei sentimenti umani visti da un solo punto di osservazione, e quindi personali e provvisori ma oggettivati con passione. Per grande poesia quella che focalizza l’obiettivo sull’uomo nella sua totalità, ne registra la varietà e la mobilità del sentire e del pensare e ne ricostruisce la storia.
La grande poesia, dunque, grazie ai suoi contenuti, coinvolge il lettore che in essa si identifica, in assoluto; e per essa si commuove, si esalta, si adira, si giustifica, si condanna, gioisce o si addolora. E si educa. Perché essa tocca tutte le corde che presiedono alla cosiddetta vita spirituale dell’uomo e ne interessano la “cassa di risonanza”.

Le Metamorfosi di Ovidio sono la storia della vita, animale e vegetale, sulla terra, dalle origini al tempo del poeta, e la storia dell’uomo: del suo vivere sulla terra, tra bellezze e turpitudini, vittorie e sconfitte, generosità e ingiustizie, persecuzioni e delitti, arroganza e sottomissioni.
L’eterna storia, insomma, del rapporto tra chi è armato e chi è inerme; tra uomini che nel mondo si propongono come Dei, contro la vita, e uomini che, rimanendo uomini, volano alto sulle ali della genialità (e dell’intuito) e salvano la vita, nelle sue mille forme e mille identità, dall’aggressione distruttiva del Potere.

Questo è il significato delle Metamorfosi: il trionfo della vita, che gli uomini-Dei pretendono di annientare ma che un Dio-Dio, quale che fosse, trasfigura e salva per mezzo di altri uomini fatti a sua immagine e somiglianza. Le forze demoniache del Potere possono trasfigurare o sfigurare l’energia che genera la vita ma mai sopprimerla.

Gina D’Angelo Matassa
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C’è un’aria di famiglia che circola tra le pagine di Vito Mercadante, un’immagine della Sicilia sulla quale si strutturano i ventitré (più uno) racconti che risale ad una ben codificata tradizione letteraria che sostanzialmente ha delimitato l’Isola come spazio ’diverso’. 

Il ’più uno’ è, in realtà, il primo racconto, "San Pancrazio", Ragalpetra di turno, luogo minimo e, come sempre, metafora utile a conoscere e interpretare la realtà più profonda e vera dell’Isola. San Pancrazio è il menabò che contiene la rappresentazione generale, sintesi di un’attenta e disincantata visione del reale. L’uno spiega gli altri e non perché i ventitré racconti sono semplicemente un’espansione o esplicitazione del primo che li contiene condensati, ma nel senso più preciso che, attraverso un’analisi per grandi linee della storia siciliana e soprattutto del ruolo dei siciliani al suo interno, il primo racconto costituisce la necessaria premessa per interpretare lo sguardo amarissimo che si posa su uomini e cose di Sicilia, senza alcun velo e con la poca pietà che merita chi è causa delle proprie disgrazie. 

Determinante è l’inversione dell’ottica storica, letterariamente di successo e diventata quasi luogo comune, che anche nei suoi esiti artisticamente migliori ha rappresentato il siciliano come un popolo costretto a subire il succedersi delle varie dominazioni straniere, come soggetto passivo in un cristallizzarsi di reazioni destinate alla noia o, peggio, all’indifferenza, che hanno fissato in un carattere definito la sua perpetua esclusione dalla storia rispetto alla quale è diventato alla fine abulico e concretamente estraneo. 

Mercadante, al contrario, rivendica ai siciliani un ruolo fortemente attivo e protagonistico nel costruire la propria storia la cui costante è il tentativo, di volta in volta riuscito in varie forme, da parte della classe dirigente di separare il potere centrale da quello locale così da governare meglio e più direttamente fingendo di subire i duri colpi di una dominazione. 

"Dalla natura - infatti - dei rapporti di uno Stato posto al di là della Sicilia e i potenti di ogni paese e fra questi e la gente derivano i costumi di essa". E posti questi rapporti, i costumi non potevano che essere "la violenza da una parte e il servilismo dall’altra e il mescolarsi di tutte e due le cose, la mancanza di civismo, lo scetticismo sui valori umani, sul progresso e sulla storia, l’individualismo portato all’esasperazione: costumi che sono così fermi da sembrare di carattere universale anche a quei siciliani che sono considerati intellettuali di tipo europeo e che sono invece estremamente provinciali". 

I riferimenti risultano chiari, anche se Mercadante non fa nomi. Ma è proprio questa provvisorietà e storicità di questi caratteri a renderne, se non immediatamente possibile, almeno ammissibile il cambiamento. Cosa che spiega il titolo. 

La visione "amarissima", avrebbe scritto Pirandello, di questa Sicilia parte dalla constatazione che "l’Italia a San Pancrazio, come in ogni centro della Sicilia, è un nome vano come l’Europa, la Terra e il mondo". Da questa nuova formulazione dell’immagine della Sicilia e della sua ’diversità’ ha origine lo sguardo che nei racconti l’attraversa e che ripropone però gli strumenti adatti al cambiamento che già altri scrittori, come ad esempio Sciascia, hanno indicato ("Un’ondata di razionalismo non farebbe male al popolo siciliano") o letterati meridionali come il De Sanctis suggerivano per la nuova Italia: "L’abitudine alla verità, allo studio della realtà". 

Del carattere visibile e ’visivo’ di questo cambiamento si occupa d’altronde un racconto (Il ciclope) che ’del vedere con un occhio solo’ fa una caratteristica dei siciliani da cui discendono "realismo da una parte, sofisma dall’altra". Sta di fatto, comunque, che "amarissimi" sono i ventitré racconti che seguono e che rappresentano il vuoto di ideali e il sostanziale materialismo di base che ordina le aspirazioni, i sogni, i comportamenti dei siciliani. Anche qui essi sono dei ’vinti’ ma non da leggi esterne e superiori ad essi, da una necessità che li sovrasta e che li fa soccombere, ma dall’ordinamento stesso che si sono dati e dal quale finiscono con l’essere alla fine stritolati. 

Questo meccanismo inesorabile non si svela direttamente, ma appare, semplicemente, grottescamente, così come si manifesta nelle piccole assurde quotidianità del professore Giacomo Lauro (L’uomo è forte in Sicilia). Altrove affiorano tipi che nell’angolazione prospettica di cui si diceva si manifestano soprattutto come reliquie di un passato da dimenticare, come apparenze di una realtà contraddittoria da trasformare: la vedova dell’inflessibile colonnello che si consola pur continuando a voler sindacare sul comportamento degli altri (La vedova triste), il professore che durante una conferenza vede scomparire via via il proprio uditorio e riceve successivamente le congratulazioni da parte di quelli stessi che non vi hanno preso parte, la gratitudine di don Sebastiano (Il cappone) che ostinatamente e umoristicamente giunge fin oltre la morte, o lo spettegolamento e l’ipocrisia dei piccoli ambienti (Le Vestali) la vita vissuta a grandi morsi, quale puro edonismo percettivo (Il peccato di gola), l’impossibilità un po’ verghiana di cambiare il proprio destino anche soltanto attraverso i figli (La vera storia di Peppe Fontana), che si concretizza nelle mene per intrappolare nel matrimonio il figlio di uno che è riuscito in qualche misura ad emergere (La trappola) sono tutte, insieme con le altre, figure e situazioni che si imprimono nella memoria non tanto per la scrittura razionale e sempre equilibrata ma per il disincanto realistico e insieme per la profondità con la quale Mercadante riesce a rappresentare l’"amarissima" realtà siciliana. ...
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Come una sorta di micro-epopea etnica (sangue siculo-alba­nese) si offre questo «anacronistico», ma gustoso "reprint" del romanzo siciliano di Nicola Di Marco Cuccia, dal titolo L’ombra, pubblicato dal supplemento Domenica del «Gior­nale di Sicilia» dal maggio 1945 al gennaio 1946, in 30 pun­tate, firmate con lo pseudonimo Rocco Santamaria. E appaiono manifeste le ascendenze con i padri del romanzo popolare e veristico: da Vincenzo Linares al Verga, meno a quelle proprie del ’feuilleton’ caro all’inventiva di William Galt, per il quale manca l’esasperazione dell’intreccio stori­co, la passione per le architetture urbane e la toponomastica. Qui, invece, troviamo un’affollata ritrattistica (il truce Ros-somaligno, la dolce Santa d’Ignoti dalla carnagione d’avorio, l’irruente Turi di Padron Gaspare Lena, la volitiva Ntonietta di padron Carmine Papa, don Rocco Manolesta, zu’ Giurlanno Massaru Ciccu, Mastro Angelo Testalonga, i beccamorti Massaro Ntoni Coppola, Mastro Costantino lo Scimunitu, il papas Simone Castriota, la gna’ Carminuzza Linguacciuta, Massaro Ntoni Capra, donna Rosa, Nofrio Nzinzula con lo spirito del gigante Ferraù, e tanti altri); essa accompagna nel suo essere un’interessante lettura sociopsicologica e antropo­logica, innervata da un cromatismo linguistico e paremiologico che non può non ricondurci al Pitré demopsicologo, alle pieghe di una tradizione orale d’ampia efficacia e icasti­ca pregnanza. L’ombra della morta ammazzata, portatrice di sventure (un’ombra da scacciare a colpi di croci), sacrificata dalla cecità dei costumi e delle miopi usanze, vaga per il paese di Contessa Entellina, si sposta per le campagne di Chiusa; in questi luoghi, amori, umori, enfasi sentimentali, iracondie e bigotte osservanze destrutturano un minuscolo cosmo votato all’oscurantismo, avvertendo, comunque, nel picaresco incedere degli eventi, dove ruota l’amore tra Turi e Santa, il declino d’una civiltà. Nicola Di Marco Cuccia (che rileggiamo a quaranta anni dalla scomparsa) tratta tutto que­sto materiale con vivacità espressionistica, leggendo, quasi attraverso una fisiognomica darwiniana, tracce di vicende e volti, esilaranti accadimenti umani e ambientali.

Aldo Gerbino
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Nessun lamento è vano e non c’è carne umana
che non voglia far ritorno alla sua dimora
quando l’anima ascolta il rumore della foglia
che si stacca dal suo ramo.

Sono così lontano dalla vita
da non desiderare neppure di morire...
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Un poemetto che si dipana attraverso una serie di quadri che, nel loro complesso, costituiscono una trama e, quindi, un romanzo in versi. Si potrebbe dire, nel senso nietzchiano del termine, un’opera inattuale, e per questo attualissima. Una cronistoria che parte da uno spezzato (il testo come somma di frammenti) e arriva a un continuo, dato l’uso che Monti fa dei versi come unico blocco, sebbene morbido. QUi il pathos sintattico o metrico-sintattico entra in contrasto con la marmorietà apparente del blocco. Tutto questo materiale poetico subisce una forte voltura drammatica, come se le sensazioni fossero lì per sfuggire o, al contrario, per caricarsi di peso. Ma qui c’è anche il passaggio da una realtà già impreganata di mito a un mito che s’appoggia alla realtà. La conclusione è un bellissimo esempio di discesa dal sovrareale al reale. Si tocca, in sostanza, l’ambiguità concettuale tra la nobilitazione di ciò che vive e la sua immersione in una sorta d’irrealtà ultramondana...
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Ben due lavori della presente trilogia nascono dalla collaborazione con il compositore Mario Modestini, a cui mi legano sentimenti di sincera amicizia.
Melopea per Mothia - operapoesia è concepita come “messa in scena” con voce narrante, canto, danza, una violoncellista e musica registrata. Hetaera Rosalia è invece un “oratorio” con voce narrante, soprano e orchestra.

Sua l’idea di fare un lavoro nuovo, con partiture orchestrali e testo poetico, su questa figura insieme misteriosa e affascinante a cui i palermitani dedicano il proprio culto. Ma tutti e tre i testi nascono come ricerca delle radici, conservano una dimensione corale, la vocazione ad essere narrati ad alta voce – parole in scena - attenti a cogliere il ricamo segreto della vita. Di ieri, di oggi, di sempre.

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Un rèfolo leggero s’infiltra tra i tessuti stagionali, così, in un ritmo circadiale, gira impietoso, avvoltola il crespo frinire del giorno, imbriglia la notte, sostiene le affocate estati e i grigi piovosi degli inverni di Sicilia. Ecco, allora, un turbinio zoologico, una flora infittita di sterpi, infio­rescenze, licheni, pozze d’acqua ove galleggiano frantumi di muschi, attraversate da rettili acquatici, da sospiri di anellidi infittiti tra i fondali pietrosi, da cortecce d’alberi, da insistenti registri entomologici. Tutto questo vibra tra i versetti poematici scanditi in queste «stagioni del ramar­ro» di Angelo Giambartino, così come avvenne per «II periplo del tempo» (1993) e poi per le «Geometria del sonno» (1997), quasi in una continuità ideale e materia­le, ove corpi, gesti, frantumi d’ore si accalcano fra vibran­ti pagine della memoria, immersi, avrebbe detto Lucio Piccolo, nel ’sortilegio’ della natura, del suo soffio aperto alla sensualità, al corteo degli anni dettato dall’inganno del tempo. S’accende, non peregrino, un gusto antropo­logico dal sapore antico, dal sordo rumore degli anni trascorsi, nei quali "i vecchi canterani" prendono vita dal­le "stanze profumate di cotogna".

Ed è questo profumo che tutto pervade: camere in ombra, giorni della doglianza, fanciullezza svanita e riproposta in una vivida surrealtà, quasi a specchiarsi in "cavalli di zucchero", occhi di ramarro, fluttuare bizzarro di lepidot­teri. Infine: alberi, fruscii d’erbe, il cuore di un ragazzo tra passi silenti d’un capraio, odore aspro di cacciagione, sangue rappreso di una mora.

Aldo Gerbino
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Dimensione sacrale ed esterrefatta potremmo definire il per­corso poematico sostenuto da Davide Marchetta, e sotteso, fino allo spasmo, nei ventisei ’movimenti’ di questo "Io sono Caino". Una posizione emblematica e tragica, nel momento in cui anche la società contemporanea appare attraversata dal drammatico dibattito sulla pena di morte (ne è testimo­nianza, sul versante della poesia, il recente impegno a più voci di "Baci ardenti di vita"). E Caino, consapevolezza vigile del suo essere uomo "maledetto", quanto ’riflesso’ della col­pa collettiva, si va inscrivendo, come in un inesorabile tun­nel, nel limite e nel cardine del tempo.•!! tempo della morte è (qui spesso viene ribadito): bruciare "la morte del tempo nel tempo". Caino, il nome che spetta, forse, un po’ a tutti noi, responsabili (se non altro per contiguità biologica), in misura diversa, dei delitti stessi del mondo, della morte im­punita degli innocenti, del dialogo afono nei confronti di quanti chiedono giustizia, s’impone in questa sede come metafora dell’ammonitrice presenza etica. Tale poesia, agil­mente mossa su un piano così irto di pericoli, è, comunque, capace di sfuggire al marchio della retorica, e, per certi aspetti, si affida, non all’aulicità che il congegno poematico con frequenza assume (segno della sua cifra creativa), ma al metallo ordinato della prosa, in un sostentamento loico, meno cantabile, capace di restituire suffragi maggiori alla dignità del ’grido’. Questa poesia, che viva o avverta le "aure fangose dell’incubo", diadema della sua stessa esistenza, non può non trasmettere la passionale esigenza d’interveni­re sul dialogo interumano dove il disegno della morte e della violenza assegna con ossessiva incidenza alla fragilità di questo spazio postmoderno. Tutto sembra avvenire, per Mar­chetta, "tra la veglia e il sonno", ma sostenuto da una lucidità estrema dei fatti spinosi dell’esistenza, del racconto del do­lore che non è meno sostanza del dolore stesso. D’improvviso, poi, s’erge la dispersione cui vanno destinate le anime, i sentimenti, lo sgomento per la perduta dimensione dell’inte­rezza umana, appena straziata sull’orizzonte dei "ritorni mo­renti"....
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Originato da una richiesta di aiuto ("Mondadori ti conosce?"), questo carteggio evolve con gli anni in ‘patto di mutuo soccorso’ fra due scrittori alla ricerca di una propria fisionomia (e di editori disposti a riconoscerla). Reclusi in carriere burocratiche che ne hanno depresso le giovanili ambizioni d’arte, Antonio Pizzuto e Salvatore Spinelli misurano nella dimensione libera e ‘irresponsabile’ dello scambio epistolare il pregio dei loro ‘essudati narrativi’ e la legittimità delle ragioni che li sottendono. Il reciproco riscontro, umoristicamente adibito dai "due scimmioni che, chiusi nel gabbione, occhi e culi arrossati, si levano di dosso le pulci vicendevolmente", sedimenta una disputa sul ‘romanzo’ tutta giocata su alternative ancor oggi irrisolte (l’istanza modernista e addirittura informale di Pizzuto, l’aplomb moderato e ‘figurativo’ di Spinelli) e sostenuta da un teatrino di frizzi e lazzi goliardici, di affabili perfidie, di ironiche prosopopee, di causidiche causeries in cui si riaccende la sicilitudine sepolta nel cinereo sussiego dell’‘ottimo funzionario’.

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Bebé, nomignolo familiare di Antonio Pizzuto, segna, nella prima parte di questo tenace epistolario (1929-1949) con Salvatore Spinelli, qui ricostruito con esem­plare cura da A. Pane, il tempo d’una fedele apparte­nenza all’amicizia, dalla quale prende consistenza un quadro intellettuale filtrato dalla città di Palermo (quella cara al Pitré e ad O. Lo Valvo) raccolta tra i due deva­stanti conflitti mondiali. Si mettono anche in luce gli affioramenti, le tensioni preparatorie della loro poetica. Il 1929 è l’anno in cui Pizzuto, allievo non indifferente agli insegnamenti di C. Guastella e sensibile alle lettere (il nonno materno era stato U. A. Amico), definisce l’opera non compresa da G. A. Borgese, Sinfonia. "Oc­corre guardare questa ’Sinfonia’ con occhio nuovo", scriveva, "perché essa non è sorta dal passato, ma sol­tanto dopo il passato [...].Ond’è che io non saprei ri­spondere alle domande «che cosa simboleggia?» se non con un «niente»".

Dal 1948 perviene, invece, il colloquio sui materiali letterari di Salvatore Spinelli (Totò), allievo di E. Donadoni, già pronti a definire l’affresco de Il mondo giovine. Due amici palermitani, laureati in giurisprudenza (Bebé, nel futuro, sarà questore, e Totò amministrativo degli Istituti Ospitalieri di Milano), sostanziati in una (sincretica) duplicità di estetiche: conflagrazione della parola, densità e dilatazione del frammento, introspe­zione e analisi per Pizzuto; discorso lungo e cromatico, erede degli affreschi ottocenteschi, perennemente mos­so dal flusso del tempo e della vita per Spinelli. La fluvialità narrativa di Totò, fortemente contrastante con la pagina pizzutiana, ci restituisce un autore, così come sottolinea Lucio Zinna nel denso saggio introduttivo, che "nel leggere i manoscritti di Pizzuto, si sente diso­rientato, trova (1948) ’cose grandi’ e ’cose meno gran­di’".
I loro rapporti epistolari dureranno ancora per altri due decenni, ma, come essi stessi ebbero a dichiarare: "Noi siamo due scrittori di opposte tendenze, ma ci vo­gliamo bene immensamente". Ma si sarebbe potuto af­fermare che la faccia (tonda e malinconicamente feli­ce) di Pizzuto ben poteva legarsi alla scrittura di Spinel­li; e, viceversa, il volto scavato, esistenziale di Totò po­teva nervosamente scorrere tra i fili intricati delle ’Bam­bole’, abitare le stanze d’uno scrittore che vestiva l’abito di poliziotto: "un modo come un altro", dirà egli stesso, "per guadagnarsi da vivere". 


Salvatore Spinelli (Palermo, 1892 - Arenzano, 1969), conseguita la laurea in Giurisprudenza, nel 1920 si trasferì a Milano dove fu per quarant’anni dirigente amministrativo dell’Ospedale Maggiore, concludendo la carriera con la carica di Segretario Generale. Al­l’Ospedale Maggiore dedicò un’opera storica (La Ca’ Granda, 1956 e 1958) e gli undici volumi biografici dei Benefattori. Fu anche consulente della Casa Ri­cordi e tradusse il Mussorgsky di M. G. Calvocoressi (1925). Pubblicò due libri di racconti  (L’accordo per­fetto, 1928; Musica in famiglia, 1969), due raccolte di aforismi (Antiarte e anticritica, 1947; Lo specchio per la bertuccia, 1954) e il romanzo-saga II mondo giovi­ne (1958).

Antonio Pizzuto (Palermo, 1893 - Roma 1976), cre­sciuto in una famiglia di tradizioni umanistiche, si laureò in Giurisprudenza e quindi in Filosofia. Nel 1918 intraprese a Palermo la carriera di poliziotto, proseguita (dal 1930) a Roma, con importanti incari­chi negli organismi della Polizia Internazionale (l’at­tuale Interpol), e conclusa nel 1949 ad Arezzo, con il grado di Questore. Dopo la pensione si consacrò alla scrittura, imponendosi come uno dei narratori più originali del Novecento. Fra le sue opere ricordiamo: Sul ponte di Avignone (1938 e 1985) Signorina Rosina (1956, 1959 e 1967); Si riparano bambole (I960 e 1973); II triciclo (1962 e 1966); Ravenna (1962); Paginette (1964 e 1972); Sinfonia (1966 e 1974); Testa­mento (1969); Pagelle I e II (1973 e 1975. Postume sono uscite: Ultime e Penultime (1978); Giunte e Vir­gole (1996); Cosi (1998) Rapiti e Rapier (1998); Spe­gnere le caldaie (1999). Recentemente sono apparsi gli epistolari con Giovanni Nencioni (1998), e con Gianfranco e Margaret Contini (2000).

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Qualcosa di ancestrale, di amniotico, di magmatico e lucido insieme, insiste, con perentoria fierezza, in questi versi di Giovanni Occhipinti, elaborati alla fine degli anni Ottanta e raccolti sotto il titolo L’ac­qua e il sogno. Non a caso l’innervazione che si offre, quasi dolente, sul versante delle stazioni poe­tiche, dislocata nella interfaccia dei singoli versi, in bilico su di uno sprofondamento d’abisso, o protèsa (quasi) in una sorta di desiderio navigatorio nel cyberspazio disposto tra remotissime virtuali galassie, o volta alla ricerca di un platonico iperuranio, o an­cora diretta per biologica appartenenza alle raggela­te certezze del mito, appare qui risolta in forma di un reticolo ombroso costellato di incertezze, dubbi, di addensati frammenti della memoria. Occhipinti investe tutto nel suo ipermetro cauto e coinvolgen­te; quale corporeità gorgonica egli dispone il nutri­mento al turbine dell’anima; e in questo turbine tut­to vi trova alloggiamento, la funzione primigenia: dalle elitre degli insetti, alle pigmentazioni metafisi­che imposte dal diorama della pittura, ai suoni, coinvolgendo, in una sorta di espressionismo verba­le, la condizione più intima dei rapporti umani. Così: amore, sesso, dialogo estraniante, volti fami­liari, affetti, sentimenti, trovano la loro giustificazio­ne nell’autunno dell’esistenza (tempo privilegiato dei resoconti), in quella piega debole arricchita da­gli occhi di figli, nipoti, e nei quali il poeta riflette il suo scoramento, soprattutto per ritrovarne la subli­me ragione del suo esserci lungo "l’asse che condu­ce a dio". Dalla graduale perdita delle capacità d’opposizione al frastuono della quotidianità, affiora, quale flebile suono umano, quell’incerto "mi spau­ra", che punteggia - e rasserena - il ritmo incalzante del racconto poetico. In tale dispersione emotiva resta comunque a galleggiare, sulle acque laminanti, la fronda esile di un’incomparabile, diafana, pena.

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dalla prefazione di Aldo Gerbino:
E’ una “pesantezza lanosa” quella che avvolge il teatro esistenziale di Emilio Paolo Taormina: formazione alla vita e rarefazione, apprendistato per un eistere contro la neghittosa impudenza della realtà.

Palermo vibra, quale corda tesa mai pronta a lacerarsi, nello scorcio di un tempo che, al di là della cronologia (dagli anni Cinquanta ai Sessanta), denuncia il suo umore distruttivo e invitante, sinuoso e colmo di ulcerazioni.

Il bancone di vendita d’un negozio di dischi si trasforma così in banco di prova alla vita, scenario su cui affiorano personaggi confrontati di continuo con l’illusione, con le amarezze dell’Autore, mescolate alla sua réverie poetica, pronte a sfaldarsi con le più tenaci aspirazioni. Anche il paesaggio urbano fa da cornice alla lingua dell’anima e all’azione autobiografica; la luna diventa corpo bianco e squamoso “come il ventre di un merluzzo”, o cosparsa di filamenti, o color del rame; essa è midolla di tenui lucori, di frammentate aspirazioni, di odiosi incontri e soffici, quanto fuggevoli, amori. Il negozio (negozio dell’anima e del corpo) diventa allora, in questa prosa tenue e suasiva, osservatorio privilegiato; esso contende alla strada (Palermo, forse, è l’unica città italiana ad ospitare una via “Terrasanta”), un tempo avvolta dal profumo degli aranceti e cosparsa dalla voluttà della zagara, il guazzabuglio dell’esistenza, l’orgogliosa ricerca per la comprensione del “giusto peso dell’anima”.

Quel sentimento di dolore e di pena sottile è raccolto nelle trame di un paesaggio sonoro, ricco delle tracce struggenti di sassofono (forse quello di Charlie Parker?) e densi liquori sul volto afono del tempo.

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(dalla prefazione di Michele Perriera): La visione di Cechov è coscienza vissuta della precarietà del mondo. Ogni artista si nutre di questa percezione, ma Cechov ne rappresenta più di ogni altro la suprema, laica umiltà. Questa coscienza è in lui eticità dello scrivere, autentica carità verso l’enigma del reale. Il linguaggio cechoviano osserva dunque la quotidianità della sconfitta come rivelazione della più profonda responsabilità esistenziale; e questa verità non cela, anzi lascia meglio vedere la passione di vivere. Tutto sembra allora compiersi in un attenuarsi della luce: ma la desolazione rende più visibili le ombre inconsolate delle nostre mancanze.
Nel “ Compositore di laudi “ Gigi Mancuso contempla con amore queste ombre cechoviane, se ne lascia incantare e inondare. In un certo senso egli le adora: come sacre e auguranti reliquie di una verità non illusoria. L’interruzione dello slancio di vita si nasconde per Cechov, in ogni fremito dell’energia. Questa è la verità che stringe il cuore: che la frattura dell’essere sia il fondamento stesso dell’essere. La “fragilità umana” è osservata però da Cechov con la forza di una malinconica accettazione del mondo, con quella “deferenza al non senso della morte” di cui parla Levinas. è una deferenza che non spiega il senso del dolore, ma rende osservabile e perciò visibile il suo enigma. “Prima caratteristica dell’Essere è l’essere in questione”, scrive ancora Levinas: l’essere cioè sempre “contestato”, interrotto, irrisolto. Di questa inconsolabile esperienza psicologica - con la quale Cechov anticipa lo spirito della nostra epoca - lo scrittore russo rappresenta, con sovrano rilievo, il Sapere quotidiano. Questo Sapere Gigi Mancuso coltiva e raccoglie come un fiore della scrittura e della vita. E compie il commosso gesto con la naturalezza e l’infatuazione di un trasporto ideale.

Conoscere Cechovianamente è dunque scoprire, osservare e accettare il fondamento instabile della vita, sentirsi fratelli della sua complessità, delle sue caduche intensità, delle sue inconsolabili pene. Ma questo conoscere - suggerisce Mancuso - è anche un adorare, un laudare il viatico dell’esistenza. Gli “appunti” di Gigi Mancuso sono dunque “laudi” - a loro volta - dell’amato “Compositore”. Ma rappresentano anche qualcosa di più della profonda e lucida testimonianza. Cercano - a partire dal vecchio Maestro - un attuale itinerario di vita e di scrittura che, rinunciando alle luccicanti lusinghe della nostra epoca, si allontani non solo da ogni perentorio ideologismo ma anche dalle più diffuse modalità della cultura postmoderna.

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Il libro è stato concepito per i lettori la cui età va dai dieci ai tredici anni e nasce dall’intuizione e dalla fantasia che si intrecciano nel gioco delle parole sin quasi a farne un luogo di divertimento e di riflessione.

Nella scelta dei testi narrativi l’Autore ha tenuto conto della psicologia del pre-adolescente, sicchè il libro riesce fruibile anche senza l’intervento di intermediari.

L’aspetto narrativo e fantastico dei racconti ha una presa immediata sul giovanissimo lettore e il mondo che rivive nel libro suscita rispondenze dentro di lui. La “leggibilità” del libro consiste nella coincidenza tra l’esperienza del lettore e lo spirito del testo narrativo, la cui lunghezza (altro criterio di “leggibilità”) o durata non è mai psicologicamente eccessiva.

L’Autore ha di proposito voluto insistere sulla dimensione favolistica dei racconti per meglio sottolineare, tra divertimento e pensosità, le ambizioni, le vanità, le passioni, i buoni sentimenti, le buone e le cattive azioni dell’uomo, le distorsioni del progresso e della tecnologia. Tutti temi che appartengono alla nostra contemporaneità e su cui è doveroso far riflettere, sia pure attraverso un tono scherzoso e grottesco, i giovanissimi che si avviano a divenire la generazione responsabile di domani. Una sorta di “Libro cuore” contemporaneo.

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dalla prefazione di Aldo gerbino:
Esiste una profonda innervazione storica tra Sicilia e Spagna. Un travaso di culture (al di là dell’egemonia tra “culture”, cosa non da poc) le quali, nella terra dove il mito s’incarna, assumono particolari connotati. Un molecolare assorbimento in forma di gesti, emblemi, tragiche efferatezze, fasti, oscure tensioni; un ispanismo (che coniugato alla tregicità greca) viene trascinato fino alle estreme conseguenze. E chi, meglio di Gonzalo Alvarez Garcia, poteva cogliere tutto questo, grazie alla sua fisiologica dicotomia che lo segna parimenti uomo di Spagna e di Sicilia?

Affascinanti pagine quelle in cui il territorio viene sospinto da un’onda spirituale; l’Andalusia, dove l’ozio è cultura, terra dell’arte e della pacatezza: la Galizia, segno profondo della morte e cifra della saudade: “desiderio del futuro” misto alla “nostalgia del passato”. E tra le linee morbide del siciliano Emilio Greco, prende consistenza, tra le pagine di questi saggi, l’impronta energica di José Ortega Y Gasset col suo Tema de nuestro tiempo, che innerva pensiero e storia. Tra questi motivi, immancabile la morte. Una educazione - scrive Ortega nel 1937 ricordando la scomparsa di Miguel De Unamuno - che può sostanziarsi in questo grande scrittore la cui “ vita, tutta la sua filosofia sono state, come quella di Spinoza, una meditatio mortis “.

Da questa meditazione il lungo e accorato racconto per saggi di Gonzalo Alvarez Garcia rinnova il suono profondo della Spagna; canto patetico e notturno dove si imbrigliano la vita e la morte, la sofferta malinconia dell’esistenza. Quell’amore che per Gonzalo è la Sicilia, mentre la Spagna par condensarsi nella piega nascosta della morte che porta con sé, da sempre come l’anima musicale di un “Cante Jondo ”.
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€ 9,50 10
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Da un superburocrate che va in pensione ti aspetteresti il solito giallo, magari ambientato nelle altrettanto solite stanze del potere, e invece Busalacchi tira fuori questi versi fitti di parole desuete e dietro ai quali si intuisce una ricerca sui vocaboli che puntella una ispirazione spesso felice. La penna di Busalacchi sembra cibarsi delle realtà più disparate e di certo costruisce un teatro di fiori, orchi, richiami storici e pittorici che danno senza dubbio al burocrate in pensione la patente di autore di poesie.

ENRICO DEL MERCATO ...
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Dalla prefazione: “ ...L’innocenza cui Giardina ha aspirato, e che ascrive alla ragazzaglia, è, in fondo quella virtù che noi gli riconosciamo e che abbiamo già ritrovato -come perenne tensione- nell’atto di “fede e d’ingenuità” (così come veniva definita questa tensione da Fausto Pirandello) o in quella esistenza, volta all’ideale della fanciullezza, riscontrabile intatta nella poetica fluviale di un Palazzeschi. Nel cosmo di Giardina ogni cosa si popola di liberi cittadini, di bimbi, di poeti scorribandieri, animate boscaglie, donne in amore dall’olezzo penetrante e modesto del “ Paglieri “, di luminose giornate, tormentate soltanto dalla minaccia oscura della distruzione meccanica, pronta a imbavagliare tutto nel tentativo di una ossessiva cristallizazione, senza alcuna possibilità di riscatto. I ragazzi seguono, stupefatti, il poeta ambulante per le strade di Bagheria, di Godrano, di Villafrati, accomunati da un inno burlesco e ingenuo. Si accende, allora, il grido improvviso che s’innalza sul corpo piatto di Rocca Busambra fino alle brughiere, ai pascoli, ai tetti grigiastri..”

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Ecco la Poesia, colei che da sola illumina i fiacchi movi­menti della Ragione; poesia, "Diamant sans rival", perenne­mente incastonato sulla casa del mondo dal suo fervido ’Pastore’.
Eppure, per il romantico Alfred de Vigny (1797-1863), qui limpidamente tradotto da Gina D’Angelo Ma­tassa, si attesta la luce della passione e il pigmento strug­gente del sentimento terrestre e celeste, per riversarsi in un pessimismo capace, però, di riconoscere la sua essenza pri­maria nella materia stessa dell’universo, nella valenza socia­le e religiosa, nella incommensurabile grandezza di Dio, nella percepita vastità del cosmo: manifesto "spazio del corpo della terra". E alla grandezza impervia dell’animò ecco annodarsi, in questo fluviale incedere di versi, il ’sen­so della decorazione’, non quello fine a se stesso, ma quello impregnato (e quindi motore) di un protosimbolismo agile e profondo. Così (come in Wanda: una storia russa, poemetto del 1847) gli anelli, le perle, i sigilli, i diamanti, i ce­sellati bracciali, i sacri talismani, conducono tra i "ghiacci eterni", stravolgendo il ’dolore’ nel ’colore’ intenso della perenne azzurrità della storia. Allora i paesaggi umani, da "Mosé" all’adultera dal letto "cosparso di aloe e mirra", anelano, come tutto in Vigny — poeta di Loches, indimenti­cato autore delle Destìnéès, dei "Poemi antichi e moder­ni", scrittore drammatico — alla ricerca costante di una to­tale purità dello spirito. Di certo rifulge (oggi ancor più visibile) il succo aereo della vita con le sue luci abbaglianti, i lutti impenetrabili, le apocalittiche visioni che più tardi ritroveremo, ma con un intento e spessore diversi, in alcuni ’poemoni’ di Mario Rapisardi. Infine scorgiamo le sue rac­colte e dignitosissime lacrime stellare su ogni improvviso apparire d’abisso, forma non negletta di conoscenza, cui molto deposito è devoluto alla poesia e ai suoi ’profeti’.

Aldo Gerbino


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Questo racconto origina da una tenebrosa e triste vicenda accaduta realmente negli anni ’50 in un piccolo paese non lontano da Palermo. Quando ciò accadde l’autore era ancora giovanissimo da allora è trascorso molto tempo, eppure il suo ricordo è vivido, anche se quando il paesino venne sconvolto da un efferato delitto, mai accaduto prima né dopo, l’autore lo visse come un diversivo alla noia imperante in quel piccolo centro agricolo che si animava solo nei mesi estivi con il sopraggiungere dei villeggianti dalla città.
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"La Pietra Filosofale era una medicina?"

"Non una semplice medicina, Paracelso ha dedicato buona parte della sua vita alla ricerca dell’agente più energetico che si potesse preparare, la Panacea Universale, un farmaco così potente da sconfiggere tutti i mali fino all’estremo di essi: la morte stessa!"

Ma alla morte violenta non c’è rimedio e il giovane poliziotto Lyssinum C. K. Bare si troverà suo malgrado a contrastare l’estrema delle malattie: l’omicidio.

Il detective, che accompagna la fidanzata a un corso di Omeopatia in un monastero, viene coinvolto in una serie di efferati delitti, aventi come filo conduttore la "Terapia Dolce" e la soluzione nelle sue classificazioni. A contrastarlo, oltre ad uno spietato assassino, le proprie fobie e le proprie paure... ...
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Il corpo di un uomo viene trovato, orribilmente mutilato e irriconoscibile, in una cascina della provincia di Agrigento.
Appare subito evidente che le indagini sull’identità della vittima e del suo assassino incontreranno non pochi ostacoli.

Il silenzio che circonda il delitto è radicato nella struttura sociale dell’isola e la collaborazione con le forze dell’ordine all’epoca della vicenda, i primi anni Sessanta, non è annoverata tra le abitudini della popolazione.
Un giornalista alle prime armi e un disincantato maresciallo investigano parallelamente, talora incrociandosi, per arrivare ciascuno al medesimo risultato.

Un thriller dall’andamento pacato, di taglio vagamente filosofico, un anomalo noir psicologico che conferma le capacità narrative di Pascal Schembri. ...
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Una grande città, la vita quotidiana, il traffico automobilistico, il frastuono, i problemi familiari, i ricchi che accumulano sempre più soldi e i poveri che sognano un gratta e vinci milionario.

Uno sparo in pieno giorno, davanti alla facoltà di Giurisprudenza di Palermo, mentre in via Maqueda la vita scorre come sempre, frenetica. Un uomo sui quarant’anni cade bocconi, centrato da un colpo d’arma da fuoco. È la soluzione totale. La vittima è un docente universitario. L’indagine finisce nelle mani di un giovane funzionario di polizia.

Delitto passionale? Omicidio di mafia? Cosa c’è dietro l’assassinio del professore?
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La fantasia è l’indispensabile completamento della realtà tenuta celata da un pesante macigno che opprime il petto di coloro che sanno, ma tacciono tremebondi e divorati dal rimorso sperando che un giorno giunga qualcuno a svellare quel macigno riportando alla luce quel verminaio che si nutre da secoli dal nocciolo sano e pronto per germogliare nel fertile umus di una Sicilia rigenerata.

L’attesa, fino ad oggi è stata vana e la Sicilia si è nutrita dei suoi figli, i pochi che hanno tentato di distruggere quell’immane macigno costringendomi a rifugiarmi nella fantasia, ma anch’essa a poco serve tranne l’illusoria vittoria della mia mente, quella mente che l’ha partorita senza nulla temere... la fantasia è un paravento dietro il quale non può giungere la scarica mortale e, a ben considerare, è molto simile, come consistenza, al vento e come al vento si disperderà in colpevole omertoso silenzio. ...
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"In questo guaio in cui ti sei ficcato e che tu chiami mystery, c’è un uomo morto che ancora deve morire e una donna che - come il tuo Clemendor - è tornata nella sua terra per cercare qualcosa."
"Cercare cosa?"
"Posso solo azzardare... non un oggetto ma qualcosa di meno fisico... qualcosa assai sfuggente come il tempo. Quella donna cerca il passato... Un fatto che deve essere accaduto circa venticinque anni fa. Prova ad immaginare invece di farti suggestionare da un sogno... Anch’io non posso dirti tutto, ma se fossi in te cercherei qualcosa accaduta circa venticinque anni fa... qualcosa molto simile alla storia botanica del mandarino che hai sognato." ...
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L’architetto Stephanie è stato chiamato per restaurare l’antico convento poco lontano dal paese di Valledombra. Un lavoro come un altro, verrebbe da dire, ma strane presenze occupano quelle mura, a cominciare dalle stesse suore e da un essere indefinito. Chi sarà mai? Un angelo, un diavolo o solamente un pazzo? E cosa ci fa all’interno di un convento in un paesino della Sicilia? Ma soprattutto: che cosa nascondono quelle strane suore dal comportamento così oscuro?

In un susseguirsi di vicende, Stephanie si troverà coinvolta in strani fatti, e dovrà fare i conti con storie inquietanti che circolano sul conto di quel posto. Rapimenti, suicidi, porte da non aprire, un’ala dell’edificio dove non potere accedere e uno strano essere che si aggira in quei luoghi, saranno ingredienti stuzzicanti per non catturare l’attenzione dell’affascinante architetto sempre a caccia di emozioni e, soprattutto, di guai.

Un thriller avvincente che tiene col fiato sospeso sino al suo epilogo, in un crescendo d’azioni, misteri e colpi di scena in cui religione, superstizione e realtà si intrecciano di continuo. ...
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