Ferdinando Maurici

Nella sua presentazione Elio Antonello, presidente della Società Italiana di Astronomia, mette in evidenza "l'importanza dell'osservazione del cielo quale sistema calendariale per l'agricoltura, un sistema che aveva bisogno di un punto di riferimento fisso, definito da uno dei solstizi, da cui iniziare il conto dei giorni dell'anno". Si può quindi presumere - continua - che ogni comunità preistorica in Sicilia avesse un suo proprio "calendario". Da queste premesse prende avvio lo studio degli autori nel campo totalmente inesplorato dell'archeoastronomia siciliana, che li porterà a visitare significativi luoghi- simbolo per l'analisi dei manufatti e la raccolta delle testimonianze, in un cammino di ricerca preciso e appassionante che riserverà molte sorprese. In queste pagine, come suggerisce l'archeologo Jeremy Johns, prende corpo «l'attraente ipotesi in crescente aumento formulata dagli autori: e cioè che sembra esserci un numero veramente stupefacente di siti, sparsi per tutta l'isola, dove gli abitanti preistorici della Sicilia adattarono emergenze naturali del paesaggio per celebrare e annodare il legame fra il cielo e la terra su cui essi vivevano

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La Palermo normanna con i suoi monumenti è entrata a far parte dei siti UNESCO. La motivazione di tale scelta in fondo era già presente nelle parole del geografo arabo al-Idrisi che verso la metà del XII secolo scriveva: «Gli edifici di Palermo sono talmente splendidi che i viaggiatori ne decantano le bellezze dell’architettura, le finezze della struttura e la loro sfolgorante originalità». Bellezza e originalità della Palermo normanna. Il volume di Ferdinando Maurici ritrae questa città multietnica e multireligiosa sin da quando era stata capitale della Siqilliyya araba. Il libro è una puntuale descrizione e discussione dell’urbanismo, dell’urbs e delle pietre – Palazzo Reale, Cappella Palatina, Martorana – che splendidamente illuminano la Palermo degli Altavilla, sotto il segno della doppia tradizione, bizantina e araba. Al di là dei monumenti e delle opere architettoniche si fa riferimento alle fonti, ovvero ai cronisti, ai viaggiatori, o ancora ai romanzi francesi e agli importanti atti notarili che manifestano la continuità di un ambiente cristiano, greco di rito, arabo di lingua e cattolico di confessione. Queste preziose pagine ci mostrano una città di rango imperiale, vivace crocevia tra Oriente e Occidente, un luogo originale e unico, pieno di chiese, palazzi, parchi, giardini, residenze suburbane, in una stagione di straordinaria produzione artistica che colloca la Palermo normanna al vertice delle città europee del XII secolo

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In questo volume viene riunita e approfondita in una sintesi acuta ed efficace quella mole di risultati attesi in più campi disciplinari, in primis quello archeologico, che hanno gettato una nuova e più chiara luce sulla storia urbanistica della città di Palermo durante la dominazione araba tra l'831 e il 1072, della quale fino a tempi recenti non si avevano certezze né nelle tracce di monumenti e quartieri, né nella conoscenza della sua vastità e crescita. L'immagine restituita è quella di una metropoli tra le più grandi delle città islamiche d'Occidente. Una capitale che raggiunge il proprio acme proprio quando la dinastia emirale dei kalbiti sceglie di seguire la via di pacificazione con un'Italia vicina e un Occidente in rapido sviluppo, e lascia il posto a una repubblica municipale che si rivelerà tanto debole da non poter contrastare l'avanzata dei normanni, nemici un tempo, eredi però, allievi e rinnovatori della grandezza della Palermo araba.

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Il tour sulle tracce di Federico II di Svevia in Sicilia riserva al visitatore sorprese ed emozioni che lo trascinano in una dimensione inconsueta rispetto agli itinerari classici.
Il sovrano più potente del Medioevo, stupor mundi, ha infatti lasciato nell’Isola un sistema di fortificazioni edificate nella prima metà del XIII secolo, espressione del suo genio politico-strategico e della sua potenza, le cui testimonianze sono ripercorse nel volume anche con l’ausilio di splendide fotografie.

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A lungo chiamate popolarmente giarre, le torri d'acqua formano ancora oggi parte del paesaggio urbano e periurbano di Palermo. Per secoli hanno svolto il loro compito come elementi fondamentali dei vari acquedotti, privati e pubblici, che portavano l'acqua delle varie sorgenti della ex Conca d'Oro in città e nelle contrade agricole. La loro funzione era far recuperare pressione all'acqua, incanalata in tubature per lo più fittili, e consentirne la distribuzione alle fontane pubbliche e ai vari utenti, secondo complesse norme consuetudinarie. È ipotizzabile che la loro larga diffusione vada collocata in particolare fra metà del Cinquecento e metà del Seicento, in quello che, a Palermo ma non solo, può veramente definirsi il "grande secolo dell'acqua". Questo primo repertorio, estremamente sintetico e certamente non esaustivo, comprende circa 150 torri d'acqua ancora esistenti in città e in ciò che resta della Conca d'Oro, oltre a un'altra ventina localizzate solo grazie alle foto aeree perché ricadenti all'interno di fondi agricoli privati non accessibili e quindi invisibili o difficilmente visibili dall'esterno. Relitti archeologici - e non sono i soli - di una passata civiltà dell'acqua e di una sviluppatissima agricoltura irrigua, le superstiti giarre palermitane devono oggi essere conservate e tutelate.

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