Gianfranco Ravasi

Monsignor Gianfranco Ravasi, consacrato arcivescovo e creato cardinale da Papa Benedetto XVI, è presidente del Pontificio Consiglio della Cultura e della Pontificia Commissione di Archeologia Sacra. Esperto biblista ed ebraista, è stato Prefetto della Biblioteca-Pinacoteca Ambrosiana di Milano e docente di esegesi dell’Antico Testamento alla Facoltà teologica dell’Italia Settentrionale. Per anni ha tenuto la rubrica Il Mattutino sul quotidiano «Avvenire», e collabora con vari giornali, tra cui «L’Osservatore Romano» e «Il Sole 24 Ore». Conduce inoltre la rubrica domenicale Le Frontiere dello Spirito su Canale 5. La sua vasta opera ammonta a più di centocinquanta volumi, riguardanti soprattutto argomenti biblici, teologici e letterari. Tra questi vanno ricordate le edizioni curate e commentate dei Salmi, del Libro di Giobbe, del Cantico dei Cantici e di Qohelet, editi da San Paolo. Ha diretto con P. Rossano e A. Girlanda il Nuovo dizionario di teologia biblica (1988, 2001), redigendo molte voci, e inoltre ha curato la revisione, le introduzioni e le note di varie edizioni della Nuovissima versione della Bibbia dai testi originali. Per Mondadori ha pubblicato, tra gli altri, Antico Testamento (1993), Il racconto del cielo (1995), La buona novella (1996), Il Dio vicino (1997), Preghiere (2000), Breve storia dell’anima (2003), Ritorno alle virtù (2005), Breviario laico (2006), Le porte del peccato (2007), Le parole e i giorni (2008), 500 curiosità sulla fede (2009), Questioni di fede (2010), Le parole del mattino (2011), Guida ai naviganti (2012), L’incontro (2013), La Bibbia in un frammento (2013), Il cardinale e il filosofo (con Luc Perry, 2014), Le meraviglie dei Musei Vaticani (2014), Le pietre di inciampo del Vangelo. Le parole scandalose di Gesù (2015) e Breviario dei nostri giorni (2018).

 

In un’epoca dominata dalla frenesia dell’agire, raccogliere degli spunti per una meditazione quotidiana può sembrare anacronistico: invece, sostiene il cardinal Ravasi, meditare è immettere fermento non solo nei gesti, ma anche nel pensiero, e per farlo non è necessario rinunciare alle nostre «preziosissime» attività, ma è sufficiente ritagliarsi qualche minuto ogni giorno per dedicarlo alla lettura delle 366 brevi citazioni che scandiscono il trascorrere dell’anno.

«Il pericolo del passato era che gli uomini diventassero schiavi. Il pericolo del futuro è che diventino robot.»

È facile riconoscersi, e riconoscere il mondo che ci circonda, in questa frase di Erich Fromm: comandati dalla televisione, dalle mode, dall’opinione comune, ci imbattiamo spesso in orde di «replicanti» che ripetono gli stessi gesti, le stesse moine, le stesse parole. È un’altra e forse più subdola schiavitù, quella dell’imitazione becera, del luogo comune, dell’istintualità superficiale e banale, che evita il confronto e quasi teme la riflessione, adducendo spesso come giustificazione la mancanza di tempo. Sono infatti rapide pennellate quelle che vengono proposte, non per assecondare la pigrizia intellettuale ormai così diffusa, quanto piuttosto per invitare a un approfondimento, suscitando la curiosità e il desiderio di risalire alla fonte integrale. Perché, come ha scritto Proust, «citando un verso isolato, se ne moltiplica la forza attrattiva». Spaziando da Nietzsche a Montale, da Churchill a Confucio, da Prezzolini a Plutarco e a Oscar Wilde, senza disdegnare riferimenti a Lucio Dalla o a Mafalda di Quino, Ravasi dimostra come, a prescindere dalla sua fonte, una semplice citazione – «un’asportazione di un brandello da un corpo vivo» – possa irradiare uno splendore di sapienza, scuotendo il sonno della mente con i suoi raggi abbaglianti. Leggere frasi particolarmente significative, parole scelte con cura per la loro pregnanza, abbandonando per un attimo «gli affollati viali dell’infosfera», apre nella nostra personalità tante feritoie, che permettono di introdurvi sensibilità morale, spiritualità, valori umani e l’anelito per la giustizia e la verità. Tutto quanto, insomma, può contribuire a Scolpire l’anima, quel «luogo» misterioso che custodisce la nostra vera e autentica bellezza.

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