Gonzalo Alvarez Garcia

Gonzalo Àlvarez García nasce a León, Spagna, nel 1924. Dal 1954 vive in Italia, tra Milano, Roma e Palermo. Dal 1967 al 1982 organizza e dirige il Museo Storico e il Centro di Documentazione dell’Alfa Romeo, a Milano, e pubblica diversi libri su automobilismo e storia industriale. Scrive saggi di critica letteraria e artistica sul Sole 24 Ore, il Giornale di Sicilia, Cronache Parlamentari della Regione Siciliana, Colapesce e altre riviste. È stato professore a contratto nella Facoltà di Scienze Politiche di Palermo.

Pubblicazioni: Isla del Recuerdo, poesie, traduzione e presentazione di Leonardo Sciascia (Ed. Salvatore Sciascia, 1957); Spagna. 500 anni di dittatura, saggi (Vangelista, 1975); Quando ero un ragazzo, poema con quindici acqueforti di Raffaele Romano (Milano, 1978); Quince años, poesie, quindici puntesecche di Eugenio Tomiolo, annotazioni su poesia e disegni di Franco Loi (Scheiwiller, 1980); Le zie di Leonardo, narrativa (Scheiwiller, 1985); Gattopardi e gentiluomini. Storia della Targa Florio (Novecento, 1987); Quelli della Tosi, storie di macchine e di uomini (Scheiwiller, 1988); Sicilia / Spagna, due culture a confronto (Nuova Ipsa Editore, 1997); Storia della Targa Florio (Nuova Ipsa Editore, in stampa).

 
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dalla prefazione di Aldo gerbino:
Esiste una profonda innervazione storica tra Sicilia e Spagna. Un travaso di culture (al di là dell’egemonia tra “culture”, cosa non da poc) le quali, nella terra dove il mito s’incarna, assumono particolari connotati. Un molecolare assorbimento in forma di gesti, emblemi, tragiche efferatezze, fasti, oscure tensioni; un ispanismo (che coniugato alla tregicità greca) viene trascinato fino alle estreme conseguenze. E chi, meglio di Gonzalo Alvarez Garcia, poteva cogliere tutto questo, grazie alla sua fisiologica dicotomia che lo segna parimenti uomo di Spagna e di Sicilia?

Affascinanti pagine quelle in cui il territorio viene sospinto da un’onda spirituale; l’Andalusia, dove l’ozio è cultura, terra dell’arte e della pacatezza: la Galizia, segno profondo della morte e cifra della saudade: “desiderio del futuro” misto alla “nostalgia del passato”. E tra le linee morbide del siciliano Emilio Greco, prende consistenza, tra le pagine di questi saggi, l’impronta energica di José Ortega Y Gasset col suo Tema de nuestro tiempo, che innerva pensiero e storia. Tra questi motivi, immancabile la morte. Una educazione - scrive Ortega nel 1937 ricordando la scomparsa di Miguel De Unamuno - che può sostanziarsi in questo grande scrittore la cui “ vita, tutta la sua filosofia sono state, come quella di Spinoza, una meditatio mortis “.

Da questa meditazione il lungo e accorato racconto per saggi di Gonzalo Alvarez Garcia rinnova il suono profondo della Spagna; canto patetico e notturno dove si imbrigliano la vita e la morte, la sofferta malinconia dell’esistenza. Quell’amore che per Gonzalo è la Sicilia, mentre la Spagna par condensarsi nella piega nascosta della morte che porta con sé, da sempre come l’anima musicale di un “Cante Jondo ”.
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