Rassegna stampa

Una raccolta dei migliori articoli di giornale sulle pubblicazioni della Nuova Ipsa editore di Palermo

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La Sicilia del 04 dicembre 2015
“L’isola dei passi perduti”
L’autonomia serve all’economia se la classe politica è responsabile  
 

L’idea di autonomia ha una lunga storia in Sicilia. Parte col viceré illuminista Domenico Caracciolo, che lottò contro i privilegi e si batté per traghettare l’Isola nell’età moderna. Soppresse il Tribunale del Santo Uffizio, che era quella oscurantista ed aborrita istituzione passata alla storia come Santa Inquisizione. Caracciolo usò il fioretto e non la spada. Così la Sicilia rimase in periferia, un “sogno” illuminista. L’idea della grande riforma rifiorì con la costituzione nel 1812 e con la rivoluzione del 1848 repressa dalle armi borboniche. Con l’avvento di Garibaldi si ebbe l’annessione dell’Isola al regno dei Savoia.

L’idea dell’autonomia rifiorì ancora una volta durante i drammatici anni del dopoguerra e diventò non più vaga ispirazione, ma concreta realtà giuridica. Il 15 maggio 1946 la Sicilia, con delibera del Consiglio dei ministri, diventò Regione autonoma. Il decreto fu promulgato con firma del ministro del guardasigilli Palmiro Togliatti e del re Umberto II di Savoia appena asceso al trono in seguito all’abdicazione del padre.

Nel libro “L’isola dei passi perduti” di Francesco Cangialosi, edito da Nuova Ipsa, c’è una lunga cavalcata che analizza tutta la cronistoria farraginosa del percorso dell’autonomia. Un saggio avvincente che ha momenti esaltanti di speranze, tante speranze in quell’estate 1943, quando con lo sbarco angloamericano in Sicilia e poi con la caduta del fascismo si aprì un capitolo nuovo per la vita del Paese. L’uragano separatista dilagava e trovava il suo lievito non soltanto nei torti che la Sicilia aveva subito dalla monarchia e dal fascismo, ma anche nelle ferite della guerra. Di quest’ultimo periodo Cangialosi scrive: “In Sicilia salta il tappo che comprimeva energie sopite, rivendicazioni antiche, attese esasperate, speranze tradite; la storia si rimette in moto, forza l’andatura, si mette a correre, ma lo fa in maniera scomposta, disarticolata, come scomposte e disarticolate sono le diverse anime che la innervano”.

Nella storia dell’autonomia, un posto di rilievo spetta ad Enrico La Loggia. Nella consulta portò, col peso della sua cultura, una forte carica rivendicazionista. È lui il padre dell’articolo 38 dello Statuto, che impegna lo Stato a versare annualmente alla Regione, a titolo di solidarietà, una somma da impiegarsi nell’esecuzione di lavori pubblici.

Nell’ottobre 1958 arrivò Silvio Milazzo con un governo minestrone composto da comunisti, socialisti, democristiani dissidenti, monarchici e missini. Un governo che sfuggì dalle mani della Dc.

E Cangialosi: “Nel grigio, nelle molteplici sfumature del grigio, si avvicendano i successivi governi regionali”.

Secondo l’autore, per uscire dalle sabbie mobili la Sicilia necessita di una classe politica competente e responsabile.

Perché spetta alla politica il compito di rilanciare l’economia utilizzando al meglio le risorse statali, così come fanno le altre regioni autonome e le province autonome di Trento e Bolzano.

Il volume verrà presentato oggi (ore 17) negli spazi culturali di via Cusmano, 46.

Vincenzo Prestigiacomo


 
 
 
 

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