Rassegna stampa

Una raccolta dei migliori articoli di giornale sulle pubblicazioni della Nuova Ipsa editore di Palermo

in questa pagina del sito della nostra casa editrice puoi trovare la lista completa di tutti gli articoli dei principali giornali e testate giornalistiche che hanno effettuato le recensioni dei nostri libri

Centonove del 09 gennaio 2004
Il sommo poeta? Parla siciliano
La Divina Commedia tradotta in dialetto nisseno  
 
Nt’u mezzu d’u caminu di la vita ’ntra un voscu scuru iu mi riturai ca a un trattu la via dritta avia smarrita. Vi ricordano niente questi versi? Esatto appartengono al primo canto della Divina Commedia del sommo Dante Alighieri. Con un particolare: sono in vernacolo siciliano. Anzi, per essere più precisi, in dialetto nisseno. L’idea di stampare in versi siciliani il monumento della letteratura italiana, nella traduzione del padre domenicano Domenico Canalella (che ha avuto una medaglia d’oro al merito da parte del Ministero dell’istruzione), è tutta del cinquantaquattrenne Claudio Mazza della Nuova Ipsa editore di Palermo che, dopo aver esordito nel campo dell’editoria con testi di medicina alternativa, da almeno un decennio ha scelto la strada della letteratura.
L’opera, di grande pregio, ha il testo siciliano a sinistra e quello originale a destra, su due colonne sfalsate, la copertina cartonata in seta bianca con impressioni in oro e quadricromia del maestro Salvatore Caputo incollata. La ’Divina Cumeddia’ è distribuita in eleganti confezioni di legno fabbricate singolarmente a mano da maestri artigiani di Palermo, la tiratura è limitata (solo mille copie numerate a mano). La ’Divina Commedia’, dice Mazza, è opera universale e totale, un’opera che contiene tutte le altre. Se ancor oggi risulta un po’ ostica a tanti studenti forse il (de)merito è anche di certi insegnanti che non sanno porgerla ad adolescenti interessati più ad internet e play-station. Eppure, la musicalità dei versi e l’abbondanza di mitologia greca e latina non può che arricchire i lettori di tutti i tempi. Tutte le regioni d’Italia hanno la propria ’Divina Commedia’.
Ne esistono almeno cinque versioni anche in siciliano ma questa di padre Canalella è pregevole. Noi della Nuova Ipsa abbiamo creduto subito nel successo della ’Cumeddia’ e abbiamo rischiato stampando un’edizione di lusso che speriamo possa adattarsi e divertire i lettori: il nostro è un invito alla ri-lettura del testo. Sì, ed è anche, in un certo senso, la nostra risposta a Umberto Bossi e al verbo della padania...".
Già, perché chi traduce un classico non giù in un’altra lingua bensì in dialetto deve avere la consapevolezza d’essere in possesso d’uno strumento in grado di reggere la prova visto che la traduzione in dialetto è "una prova di forza, una dimostrazione delle sue chances" (Franco Brevini). E, subito, potremmo dire che Canalella la prova l’ha ben superata.
Il testo del sommo è stato sempre oggetto di critiche e di discussioni. Tanto che anche il grande Leonardo Sciascia su ’L’Ora’ dell’8 Maggio 1965 scriveva che: "... i commenti scolastici sono in gran parte d’una spaventosa insulsaggine, si esauriscono nell’indicare bellezze che ciascun commentatore ritiene nascoste o velate. (...) Perché questa è la realtà: a forza di succhiellare poesia o non poesia, Croce e i crociati hanno ridotto la ’Divina Commedia’ come un colabrodo e la scuola continua questa nefanda operazione. Per fortuna Dante, coi suoi sette secoli, è più forte dei dantisti e dei professori".
Giusi Parisi
 
 
 
 

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