Rassegna stampa

Una raccolta dei migliori articoli di giornale sulle pubblicazioni della Nuova Ipsa editore di Palermo

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Giornale di Sicilia del 02 marzo 2010
Quel secolo di storia in cui la Sicilia diventò una nazione
Ricostruito da Pasquale Hamel ne “L’invenzione del regno”  
 
Nei primi decenni dell’XI secolo Allah incominciò a non mostrarsi più tanto benevolo verso le sorti del dominio musulmano in Sicilia. La compattezza secolare del regime era minacciata da lotte di potere intestine le cui onde telluriche giunsero fino al trono dorato di al-Hasan, emiro di una Palermo così fiorente da essere paragonata a Cordova e Bagdad. Alla fine l’unità araba andò in pezzi, in tre pezzi per l’esattezza, tanti quanti furono i signori della guerra che si divisero la Sicilia, mentre a Palermo un gruppo di notabili, cacciato l’emiro, assumeva il governo della città.
Già qualche anno prima l’imperatore bizantino, intuita l’incipiente fragilità del potere saraceno, aveva incaricato della conquista dell’isola Giorgio Maniace, che portò con sé, fra gli altri mercenari, Guglielmo d’Altavilla. La conquista non ci fu, ma Guglielmo acquisì l’esperienza che poi sarebbe servita ai suoi fratelli Roberto e Ruggero per compiere, a partire dal 1061, le mosse giuste per la conquista normanna della Sicilia.
Questo è lo scenario che fa da premessa al libro di Pasquale Hamel L’invenzione del regno (Nuova Ipsa), che parte poi proprio dal 1061 e si conclude nel 1154 con la morte di Ruggero II, dopo la quale incomincia l’eclissi dello splendore normanno per mancanza di degni eredi. Questa strada lunga un secolo, durante la quale, dice l’autore, la Sicilia acquisì unità e statuto di nazione, Hamel la percorre con la sobrietà che i suoi lettori conoscono, dando ogni tanto una spallata ai luoghi comuni storiografici.
Non si tratta dunque, come qualcuno ha scritto, di un libro su Ruggero II, bensì su tutto il processo che portò alla “invenzione” del regno. Vero è, semmai, che le sessanta pagine dedicate a Ruggero II mirano a rimettere in luce un grande sovrano le cui qualità, scrive Hamel, sono state ingiustamente oscurate dall’attenzione rivolta dagli storici al suo più celebrato nipote, Federico II.
In questa prospettiva non intimidita dall’ingombrante figura dell’imperatore svevo, Hamel rilegge il regno di un uomo illuminato che all’economia, all’arte, al paesaggio agrario e all’organizzazione sociale in Sicilia seppe dare un volto nuovo.

Giampiero Cinque

 
 
 
 

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