La fine del regno

dalla morte di Ruggero II alla conquista sveva (1154-1194)
La fine del regno di Pasquale Hamel

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ISBN: 978-88-7676-473-8
Edizione 2012, 190 PAGINE



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Alla morte del suo fondatore il regno di Sicilia è un potente soggetto politico nello scacchiere Mediterraneo. Ruggero II, saggio e lucido sovrano, ne ha consolidato le strutture interne venendo a capo del tradizionale ribellismo dei conti normanni. I suoi nemici tradizionali – il Papa, l’Impero d’Occidente, l’Impero bizantino – sono stati costretti a riconoscerne l’esistenza e a venire a patti con lo stesso. Niente avrebbe fatto immaginare che quel miracolo istituzionale, come da qualcuno è stato definito, sarebbe durato appena quarant’anni. Infatti, già con il suo immediato successore, Guglielmo I, i tradizionali problemi di convivenza fra etnie e culture diverse e le ambizioni dei grandi feudatari, aprirono crepe insanabili nell’edificio ruggeriano mentre le ambizioni dei tradizionali nemici, ripresero vigore determinando una lenta ma inarrestabile agonia. La pessima politica di Guglielmo II segnata da ambiziosi progetti che andavano al di là le possibilità del regno, la assenza della necessaria lucidità che ne contraddistinsero scelte ed azioni, indebolì ulteriormente il regno e lo espose alle pretese dei discendenti di Federico Barbarossa. Per queste ragioni, il generoso tentativo di Tancredi d’Altavilla, ultimo vero re normanno, di salvare il regno, non poteva che dimostrarsi velleitario.
L’autore racconta le fasi di questi intensi quarant’anni, soffermandosi, con dovizia di particolari, sulla strutture politiche, amministrative ed economiche della cosiddetta “età dei Guglielmi”, esaminando i contesti internazionali e negando la sostenuta continuità fra il regno fondato da Ruggero e quello conquistato da Enrico VI con il consenso della moglie Costanza.

Pasquale Hamel

 Pasquale Hamel (1949), saggista e scrittore.

È autore di numerose opere di carattere storico fra le quali, Da nazione a regione (Sciascia), La Sicilia al Parlamento delle due Sicilie 1820/21 (Thule), Il Mediterraneo da barriera a cerniera (Editori Riuniti). Ha scritto testi letterari come La crociata del Santo (Sellerio), La congiura della libertà (Marsilio). Appassionato di storia medievale ha scritto Adelaide del vasto regina di Gerusalemme (Sellerio) e L’invenzione del regno, dalla conquista normanna alla fondazione del Regnum Siciliae (Nuova Ipsa Editore), Breve storia della società siciliana (Sellerio).

L’invenzione del regno di Pasquale Hamel

Pasquale Hamel

Nel 1061 inizia la conquista normanna della Sicilia; gli Arabi, che per oltre due secoli ne sono stati padroni, vengono progressivamente travolti dalla superiore tecnica militare dei cavalieri di Roberto e Ruggero d’Altavilla. La crociata normanna, perché come tale è stata indicata, riporta l’Isola nell’alveo occidentale e la restituisce al cristianesimo ma, soprattutto, fa della Sicilia un luogo centrale nello scacchiere geopolitico mediterraneo. La fondazione del regno, progetto perseguito con testardaggine da Ruggero II, costituisce il traguardo cui i conquistatori aspiravano e lo strumento istituzionale che sottende tale centralità. Il regno normanno, rispetto agli altri regni contemporanei, si caratterizza per istituti singolari, il primo dei quali è l’Apostolica legazia che regola i rapporti fra la Chiesa di Roma ed il regno cristiano degli Altavilla e per un feudalesimo temperato dalla presenza di un forte potere centrale. Ma si caratterizza, altresì, per il progetto di pacifica convivenza fra popoli e culture diverse che, per quel tempo, può essere giudicato addirittura miracoloso. Proprio questa serena convivenza sta alla base dello eccezionale sviluppo economico, sociale e artistico della Sicilia esempio pressoché unico del Medioevo.
Questi temi sono sviluppati dall’A. attraverso la cronaca degli eventi che si sviluppano dal 1061 al 1154, e la riflessione sul senso e sul significato dei relativi eventi. In particolare, l’A. sottopone, fra l’altro, a forte critica i consolidati luoghi comuni sulla presenza araba in Sicilia e sulla proclamata continuità fra regno normanno e dominazione sveva per fare emergere una interpretazione assolutamente nuova di quel periodo. Il volume, che si avvale di fonti originali e che sottopone a critica la lettura offerta dalla storiografia corrente troppo spesso condizionata da pregiudizi di natura ideologica, si avvale di una cifra di scrittura leggera che rende facile la lettura dei fatti e le analisi scientifiche anche le più raffinate.

L’invenzione del regno di Pasquale Hamel

Pasquale Hamel

Nel 1061 inizia la conquista normanna della Sicilia; gli Arabi, che per oltre due secoli ne sono stati padroni, vengono progressivamente travolti dalla superiore tecnica militare dei cavalieri di Roberto e Ruggero d’Altavilla. La crociata normanna, perché come tale è stata indicata, riporta l’Isola nell’alveo occidentale e la restituisce al cristianesimo ma, soprattutto, fa della Sicilia un luogo centrale nello scacchiere geopolitico mediterraneo. La fondazione del regno, progetto perseguito con testardaggine da Ruggero II, costituisce il traguardo cui i conquistatori aspiravano e lo strumento istituzionale che sottende tale centralità. Il regno normanno, rispetto agli altri regni contemporanei, si caratterizza per istituti singolari, il primo dei quali è l’Apostolica legazia che regola i rapporti fra la Chiesa di Roma ed il regno cristiano degli Altavilla e per un feudalesimo temperato dalla presenza di un forte potere centrale. Ma si caratterizza, altresì, per il progetto di pacifica convivenza fra popoli e culture diverse che, per quel tempo, può essere giudicato addirittura miracoloso. Proprio questa serena convivenza sta alla base dello eccezionale sviluppo economico, sociale e artistico della Sicilia esempio pressoché unico del Medioevo.
Questi temi sono sviluppati dall’A. attraverso la cronaca degli eventi che si sviluppano dal 1061 al 1154, e la riflessione sul senso e sul significato dei relativi eventi. In particolare, l’A. sottopone, fra l’altro, a forte critica i consolidati luoghi comuni sulla presenza araba in Sicilia e sulla proclamata continuità fra regno normanno e dominazione sveva per fare emergere una interpretazione assolutamente nuova di quel periodo. Il volume, che si avvale di fonti originali e che sottopone a critica la lettura offerta dalla storiografia corrente troppo spesso condizionata da pregiudizi di natura ideologica, si avvale di una cifra di scrittura leggera che rende facile la lettura dei fatti e le analisi scientifiche anche le più raffinate.


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