Alimentazione - Cucina siciliana

Siamo quello che mangiamo! Da anni ormai, l’attenzione di tutti è orientata verso una corretta alimentazione volta a migliorare la qualità della vita e a prevenire le malattie. I libri di questa sezione spaziano dai ricettari ai testi che parlano di digiunoterapia, diete, intolleranze alimentari, vegetarianismo e quant’altro.

I libri di cucina, con ricette di tutte le latitudini, sono numerosi e ogni giorno ne escono di nuovi. Alcuni hanno una grande diffusione e raggiungono milioni di persone, altri languiscono sugli scaffali o nei magazzini dei distributori.

Perché allora proporre, in questo affollato panorama, un nuovo libro di ricette? Perché nelle contenutissime e coloratissime pagine di questo libro c’è qualcosa di magico: la saggezza, la semplicità e l’amore tra una nonna e una nipote.
È impossibile non sentirsi subito a casa, rinfrancati dai buoni odori che invadono ogni ambiente.
In questo libro non troverete nulla di artefatto o di scientifico; non troverete il ciarpame culturale che accompagna alcune di queste pubblicazioni; non troverete le foto costruite dai professionisti, spesso realizzate a “fuoco spento”.
No, qui è tutto reale, le immagini non sono di grande qualità, ma sono vere, invitanti, coinvolgenti. Qui nessuno vi parlerà di cucina veloce; qui bisogna avere le “mani in pasta”; qui si parla di stagioni; qui si testimonia che la cucina praticata a regola d’arte è il presupposto di un  corpo sano e robusto e per ciò stesso veicolo della salute interiore.
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Memorie gastronomiche della città perduta è il suggestivo racconto dell’iniziazione ai piaceri del gusto e del palato di un adoloscente, Giancarlo Lo Sicco, diventato nella maturità uno dei più raffinati e apprezzati gourmet siciliani.

Un percorso formativo alimentato e sostenuto dalle tradizioni e dai riti culinari che, nella Palermo degli anni Sessanta del secolo scorso, si svolgevano, soprattutto nelle ricorrenze festive, nella sua “patriarcale” e perciò numerosa famiglia paterna.
Questo libro, tuttavia, non è soltanto una sorta di memoriale della cucina panormita “dei tempi andati “, ma anche uno struggente “amarcord” della città, e degli stili di vita in essa, prima che il “sacco edilizio” ne devastasse irrimediabilmente l’identità e l’immagine.
Il cibo e il suo consumo conviviale, pertanto, come espressione di una Palermo laboriosa, ancora ricca di relazioni umane, di buone maniere, insomma di civiltà.
Dunque, una riflessione sul passato rivisitato guardando con lenti critiche all’oggi, al nostro presente, caratterizzato, secondo l’autore, dal preoccupante prevalere, anche nelle tavole dei palermitani, dei cibi surgelati e dei prodotti fast-food. Ad essi egli contrapponne le ricette della sana e gustosa cucina familiare, fatta di elementi semplici e genuini, di prodotti di stagione, realizzabile senza fatica e, soprattutto, in tempi brevi.

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Una vera recherche nel passato della Sicilia, vero crogiolo di civiltà, attraverso la grande tradizione culinaria e il valore culturale del quale è intrisa. 

Dall’Introduzione: [...] "Diceva un antico proverbio latino: "Siculus aequus et sicula mensa"; questo detto era per marcare il meglio della cucina peninsulare al tempo dei romani.
Oggi, per ridonare realtà a questo proverbio e anche perché oggi si cerca la genuinità, la semplicità unita alla varietà, penso che sia venuto il momento di far conoscere le autentiche specialità culinarie siciliane, eredità della cultura locale e reinterpretazione di specialità giunte con le invasioni di altri popoli o per mezzo dei contatti commerciali con le genti del bacino del Mediterraneo.

Una cucina nata povera, che ha saputo approfittare dei prodotti della sua terra con fantasia e semplicità, creando una varietà di piatti ricchi di sapori e odori, che non hanno niente da invidiare alle altre specialità regionali italiane, ottimo esempio di razionalità e fantasia.
La tradizione gastronomica di tutte le province siciliane è tra le più varie di tutte le regioni d’Italia; frutto, come dicevo, delle diverse dominazioni subite e dei frequenti scambi commerciali. Il mare che la circonda era ed è la più grande via per comunicare con le altre genti, ma anche per essere invasa.

Fenici, greci, romani, bizantini, arabi, spagnoli, francesi, tutti, al loro passaggio in Sicilia, hanno lasciato la loro impronta nell’arte, nell’architettura, nel linguaggio e anche nella maniera di alimentarsi, ma tutto è riassorbito e poi riemerge trasformato dalla sensibilità degli isolani.

Le abitudini alimentari, nell’isola, variano da una costa all’altra e anche tra la costa e l’entroterra. Catania e Siracusa, meno soggette e refrattarie alle influenze arabe e spagnole, conservano ancora oggi abitudini alimentari più semplici rispetto a Palermo e Messina. Trapani, con il "cuscus" al pesce e una pasticceria ricca di spezie e profumi, risente dell’influenza africana e araba. [...]

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