Saggi - Attualità

“Elaborare il lutto”, è l’imperativo che si impone a tutti coloro che devono affrontare il decesso di un parente. Ma sbarazzarsi dei propri morti non è la regola ottimale cui nessuno può sfuggire se non vuole soffrire troppo?
Vinciane Despret ha cominciato con l’ascolto. “Io dicevo alle persone: sto conducendo un’inchiesta sul modo con il quale i morti entrano nella vita dei viventi; lavoro sull’inventiva dei morti e dei viventi nelle loro relazioni”.
Una storia mi ha condotto a un’altra. “Io ho un’amica che calza le scarpe di sua nonna, perché essa continui a misurare il mondo. Un’altra è partita per scalare una delle montagne più alte con le ceneri di suo padre per condividere con lui le più belle aurore. Il giorno del compleanno della sua defunta moglie, uno dei miei parenti prepara il piatto che lei preferiva, ecc.”
L’autrice ha scoperto la maniera in cui i viventi che essa ha incrociato si rendono capaci di accogliere la presenza dei defunti e dimostra come risolvere il dilemma fra “ciò riguarda l’immaginazione” ed “è tutto semplicemente vero e reale”.
Nella nostra società moderna i morti si sono fatti più discreti, perdendo ogni visibilità. Oggi, potrebbe accadere che le cose cambino e che i morti divengano più attivi. Essi reclamano, propongono il loro aiuto, sostengono o consolano… Lo fanno con tenerezza, spesso con umorismo.
Si afferma troppo raramente fino a qual punto
i morti possano renderci felici!

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Il volume racconta episodi degli ultimi 40 anni di storia siciliana, molti dei quali direttamente vissuti, che si svolgono dietro le quinte dell’ufficialità e dei palazzi del potere. Episodi non narrati dalla storiografia ufficiale, ma importanti per comprendere perché la Sicilia, dotata di un’autonomia speciale, non abbia ad oggi ottenuto lo stesso livello di benessere di altre regioni con la sua stessa particolarità. Si raccontano vicende scottanti che svelano il metodo di gestione delle risorse pubbliche nel corso degli anni, con lo spreco di ingenti somme arrivate nelle casse della Regione, la “privatizzazione” senza scrupoli del denaro pubblico che doveva servire alla crescita e agli investimenti. Malaffare, corruzione, mafiosi che condizionano il voto alle leggi e alle finanziarie, memorabili imboscate che hanno determinato cambi di maggioranze nell’Aula del parlamento regionale, gli omicidi di chi si è messo contro i condizionamenti del crimine sulla politica. Tutto questo ha fatto sì che la Regione sia oggi al limite del default, senza risorse economiche, deserta sul fronte degli investimenti, defraudata dei suoi poteri e condizionata dallo Stato accentratore che attacca l’Autonomia e vuole abolirla. Mentre l’isola resta indifesa agli attacchi centralisti, non protetta dalla sua classe dirigente, sola nella sua arretratezza culturale ed economica. Si racconta nel dettaglio anche la fine dell’era Milazzo, da molti esaltata come governo di svolta, rivelatasi invece un’ingloriosa operazione pilotata dalla sinistra.
Nasce spontanea una riflessione: c’è una coscienza nei siciliani di questa autonomia speciale? È portatrice di guai o di risorse? Qual è oggi il suo valore e vale la pena di sopprimerla oppure di mantenerla o modificarla?  ...
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Soprattutto in questi ultimi anni in cui la crisi economica ha diffuso malumori e disagio nei confronti della politica siciliana, il tema della Autonomia regionale siciliana, come strumento al servizio della crescita economica e sociale dell’isola, è stato all’ordine del giorno del dibattito non solo regionale ma, anche, nazionale. Di fronte all’evidente degrado e ai reiterati eclatanti episodi di malgoverno e di corruzione e di fronte alle innumerevoli inefficienze denunciate dai cittadini, in molti si sono chiesti infatti se la soluzione autonomistica, consacrata nello Statuto del 1946, sia stata quella opportuna o se non sia il caso di archiviarla definitivamente.
A questa domanda, risponde il saggio di Francesco Cangialosi che ripercorre la Storia dell’Autonomia a partire dalla fine del Settecento e che ne racconta le difficoltà cogliendone le tante criticità che l’hanno segnata. La lunga esperienza maturata al vertice burocratico di uno dei parlamenti più antichi del mondo, qual è appunto quello siciliano, consente all’autore meglio d’altri di fotografare dall’interno la vita della Regione. Il volume, che ha il pregio di godere di una cifra di scrittura qualitativamente elevata, può costituire un utilissimo strumento di riflessione per orientarsi con certezza nella complessa tematica.

Francesco Cangialosi (Lercara 1948), appassionato studioso delle vicende isolane, è stato per oltre trent’anni dirigente dell’Assemblea regionale siciliana. Questo osservatorio privilegiato gli ha consentito di approfondire, in presa diretta, gli aspetti storici e giuridici dell’Autonomia regionale e di coglierne quelle criticità che hanno portato all’attuale crisi dell’istituzione regionale.
È anche autore di numerosi saggi di carattere scientifico o divulgativo pubblicati in varie riviste. ...
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Della Storia d’Italia, dal 1860 ad oggi, molta parte è stata occultata, altra falsata, altra ancora non conosciuta o dimenticata. In un groviglio di tradimenti, menzogne, delitti di Stato, ipocrisie, sete di potere, interessi.
L’autore, giornalista da oltre 50 anni, "cuce" tra loro vicende del Paese, molte seguite personalmente, con dati talora inediti, che conducono alla storia "vera" della nazione. Emergono spettri del passato che trovano una loro collocazione in una storia del tutto diversa da quella ufficiale. Dalle atrocità del Regno d’Italia, all’onta libica, alla vergognosa guerra abissina, ai tradimenti militari che causarono la morte di tanti giovani italiani, note tratte da un ritrovato diario di Rommel, le sconsiderate azioni belliche in Grecia e Russia, la politica del dopoguerra, i massacri contadini del celerini di Scelba, le intrigate e malsane vicende di Gladio e della loggia P2 che, come si dimostra, erano in odore di collusione con la mafia, l’imbroglio Salvatore Giuliano e i seri dubbi sul suo coinvolgimento nella strage di Portella della Ginestra, la conversione religiosa sconosciuta del bandito, i tanti consorzi ed enti utilizzati, per miliardi e miliardi di lire, come cassa dai politici, gli scandali che hanno punteggiato la vita politica, il grande imbroglio Usa-Italia per l’acquisto degli Ercules 130, l’uccisione "interna" di Enrico Mattei, il perché delle Brigate Rosse e dei loro collegamenti, il delitto di Stato Moro, punto per punto, e il collegamento con la morte di J.F. Kennedy, il perché dell’assassinio del giornalista Mino Pecorelli, unitamente a quello di Carlo Alberto Dalla Chiesa, il generale che "sapeva troppo": non un delitto della mafia, ma solo commissionato ad esponenti di mafia.
Infine, il lavoro affronta gli inganni dei nostri giorni: governi incapaci e rapaci, com’è nata la crisi, a chi ha fatto comodo, lo strangolamento dell’euro, le manovre "manovrate": dove sono andati a finire i sacrifici degli italiani, la nuova gestapo della quale nessuno parla.


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Il comportamento politico delle società umane rimane ancora avvolto da molte nubi e pone innumerevoli interrogativi.

Perché gli uomini si aggregano? Perché dimostrano spirito gregario? Perché si possono sondare e prevedere le loro preferenze? Che cosa spinge alcuni di loro a farsi leader? Quando si può datare l’inizio della vicenda politica e sociale dell’umanità? E in essa prevalgono i comportamenti aggressivi o quelli cooperativi?

Sono solo alcune delle domande che ci poniamo quando si analizza la storia del Genus Homo dopo la sua completa emersione cognitiva – una storia assai breve, di qualche migliaio di anni che sono veramente pochi rispetto al lunghissimo periodo della sua selezione biologica e del suo adattamento sociale durato più di un milione di anni.

Ad alcune di queste domande la recente letteratura scientifica e sociologica comincia a offrire risposte documentate ed esaurienti e si concretizza, con questo libro, la possibilità di formulare una teoria generale della politica che si muova su basi meno incerte e pericolanti.
La scienza politica e anche quella economica fino a qualche decennio fa si muovevano ancora nel campo delle congetture e non avevano alcun presupposto rigorosamente scientifico. Nel passato i maggiori interpreti e studiosi della sociologia, dell’economia e della politologia hanno offerto molte teorie – suggestive e interessanti – che però avevano solo il supporto della analisi descrittiva e comparativa delle società umane. La biologia, la antropologia, la paleontologia e le scienze neurologiche hanno potuto svelare – anche con l’aiuto di sofisticate metodologie di indagine funzionale e morfologica del cervello umano – molti dei segreti che si celano dietro il comportamento sociale dell’uomo e le ragioni biologiche e neurofisiologiche della sua libertà comportamentale.

L’autore ha compiuto una vasta disamina di questa letteratura scientifica e attraverso di essa ha osservato e descritto le categorie del comportamento umano nella società. Ha anche individuato, nelle differenze geografiche e fisiche dell’ambientazione umana alcuni dei fattori che hanno sospinto l’umanità a differenziarsi e a caratterizzarsi nella grandi categorie dell’Occidente e dell’Oriente, del Sud e del Nord, delle periferie e delle città, delle regioni costiere e di quelle interne, di quelle calde e di quelle fredde. Infine ha analizzato le tematiche della vita e della morte, della salute e della malattia, del benessere e della alimentazione anche alla luce delle più recenti opzioni legislative che, nei diversi Stati nazionali, animano un incessante dibattito tra i sostenitori di contrapposte tesi bioetiche e biopolitiche.
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