Saggi - Storia

Venti anni sono trascorsi dalla pubblicazione del precedente volume sullo stesso argomento, nel frattempo la realtà dei due paesi è profondamente mutata, molte, moltissime cose sono cambiate in positivo…Isola e Capaci si sono evolute, anzitutto si è formata una nuova coscienza civica e questo ce lo ricorda il faro “No Mafia” che tutte le notti risplende a mezza costa di Raffo Rosso, ben visibile da ogni parte del territorio, presidio e simbolo di legalità…
Nel 1176 Guglielmo il Buono aveva concesso in perpetuo ai Benedettini di Santa Maria Nuova di Monreale la tonnara dell’Isola di Fimi con le sue pertinenze, un bene che avrebbero tenuto per circa tre secoli, fino a quando il territorio di “Tonnara”- come allora si chiamava – venne aggregato alla baronia di Capaci fondata nel 1517. Ebbene, seguendo delle tracce storiche ho ricostruito le origini di Isola che partono da lontano, da molto lontano, dal tempo del Regno normanno: Isola ritrova così quelle radici che si pensavano perdute, entra nella storia con un crisma di tutto rispetto.
Per quanto riguarda Capaci la sua storia viene presentata secondo una nuova, più ampia visuale che, per la prima volta, ripercorre le vicende di questa baronia in parallelo con l’altra baronia gemella, quella di Mari-neo, il borgo feudale dei Beccadelli Bologna e poi dei Conti Pilo, all’ombra della Rupe: cinque secoli di storia condivisa, un percorso comune sotto le stesse signorie, fino al tempo delle autonomie comunali… Una visione nuova, dunque, che possa servire come auspicio per riannodare l’antico legame fra le due comunità.

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Antonino Giuffrida ci mostra con questa pregevole e agile pubblicazione una “Tessera del mosaico Palermo”, capitale del Regno di Sicilia, sovrano dal 1130 al 1816, da Ruggero II al Regno delle Due Sicilie.

La tessera del XVI secolo in pieno periodo vicereale; un secolo a Palermo fortemente segnato dagli effetti degli editti del 1492 dei Reali di Spagna contro ebrei e musulmani, che troncarono per secoli i rapporti di Palermo con la realtà mediorientale, mediterranea. Giuffrida illustra con grande efficacia narrativa i tratti salienti di una città con meno di 30000 abitanti e in trasformazione:


a) nuovi grossi dirigenti con “uomini nuovi”, emergenti quali Don Cola Bologna e Giovanni Sollima.

b) La istituzione del primo banco pubblico, la tavola, formalmente riunito il 1.2.1553 sotto la presidenza di don Ottavio Spinola, Pretore della città.

c) Nuove sensibilità culturali con librai, tipografi e rilegatori che introducono il commercio del libro e trovano rappresentazione emblematica alla fine del XVI secolo nella Bottega di Achille Piffari, e che si collegano in qualche misura alla figura di Pietro Agostino, grande “commis” con una nuova ascesa sociale legata ad una accorta politica matrimoniale, ma anche numismatico, collezionista, astrologo.

d) l’effimero delle cerimonie civili e religiose espresso da archi trionfali e scene mitologiche quale conferma e preludio di nuove sensibilità architettoniche;

e) grandi catastrofi con numerosi terremoti ed alluvioni e migliaia di vittime ma anche la bonifica delle paludi del Papireto;

f) rivolte e tensioni sociali frutto “naturale” del percorso di
trasformazione;

g) la indimenticabile, e ancora oggi in dimenticata, storica visita a Palermo, capitale, di Carlo V nel 1535.

Tutto ciò - ricorda il Giuffrida - ha caratterizzato il sorgere e il declino del progetto di Palermo “capitale felicissima”, un progetto alimentato dal grande sviluppo economico dei primi decenni e mortificato dalla crisi economica degli ultimi decenni del XVI secolo.

Cosa resta di quel secolo a Palermo? Tanto certamente... ma in particolare il tentativo di fare di Palermo “capitale” una realtà urbana, una “città” e non soltanto luogo fisico di residenze sfarzose o miserabili, di ricchezze e povertà, fortemente e prevalentemente legata ad una economia agricola e feudale. Vieni alla memoria - ma non è oggetto di questa opera di Giuffrida - la dimensione urbana, di Palermo non più capitale, realizzata alcuni secoli dopo dalla colta ed innovativa borghesia imprenditoriale dell’epoca dei Florio, che ha lasciato una impronta mitteleuropea alla città al di fuori del centro storico, il sacco di Palermo del secondo dopoguerra e l’attuale cammino di rinascita, altre tessere della stessa Palermo. Resta la gratitudine che desidero esprimere per il professor Giuffrida per aver rispolverato una delle tessere del complesso e multicolore “Mosaico Palermo”.

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Nella cronaca italiana degli ultimi anni non sono mancati i casi di morti sospette (quasi sempre per qualcuno “opportune”) che hanno riguardato appartenenti alle Forze dell’Ordine: in particolare vertici dei Carabinieri, della Polizia, della Guardia di Finanza, dell’esercito e dei servizi segreti. Si tratta di morti che si verificano con inquietante regolarità quando è in atto uno scontro di concorrenti in situazioni di potere o riguardanti personaggi a conoscenza di fatti che coinvolgono vertici militari e politici. In una sequenza crescente di scomparse improvvise, attentati mascherati da incidenti o suicidi annunciati dalla dinamica sempre meno chiara. Come se in molte vicende centrali che hanno attraversato il nostro Paese l’eliminazione fisica e misteriosa di qualcuno fosse il modo privilegiato per risolvere conflitti di potere, alimentando una sensazione di incertezza funzionale alla sopravvivenza di strutture inconfessabili che tuttavia reggono la vita pubblica. In tutti i casi analizzati ci si trova alla presenza di una verità processuale a fronte della quale permangono interrogativi non risolti che potrebbero portare a conclusioni diverse, soprattutto quando su molte di queste morti aleggiano presenze concretissime ma evanescenti (dalla Loggia segreta P2 di Licio Gelli ai settori deviati dei servizi segreti). Al lettore il compito di affrontare una sfida interpretativa che è al tempo stesso esercizio di critica storica, sociale e politica.

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€ 14,25 15
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Essere umano condannato da oscure maledizioni a trasformarsi in una bestia sanguinaria, il Lupo Mannaro è la più tragica figura mitica del Soprannaturale. I suoi ululati pervadono l’immaginario fantastico e leggendario dei popoli europei, e al pari dei conturbanti appetiti del Vampiro hanno segnato indelebilmente l’epopea della Settima Arte.
Guardatevi dalla luna ripercorre cent’anni di cinema licantropesco con analisi puntuali, testimonianze illuminanti e sorprendenti, giudizi critici, dettagliate ricostruzioni produttive e commerciali. Dai primordi del muto ai classici Universal che radicano i topoi del plenilunio, dell’argento e del “morso fatale”. Dalle audaci rivisitazioni dei cineasti italiani agli stravaganti cult movie del sottobosco exploitation. E poi le commedie, le argute parodie, il revival anni Ottanta promosso dai successi di Joe Dante e John Landis, le riletture di Wolf – La belva è fuori e Ginger Snaps, fino alle recenti odissee produttive di Cursed il maleficio e di Wolfman. Tutto quello che avreste sempre voluto sapere sul cinema dei licantropi (ma non avete mai osato chiedere) in un saggio monumentale ed esauriente, che affronta con una mole di dati inediti, non ultimi i dettagli relativi alla censura italiana, una corrente fondamentale del fantastico in celluloide.

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€ 22,80 24
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Un quadro appassionante dell’antica letteratura greca, nelle sue figure principali e nei suoi generi più rappresentativi, all’insegna della ricerca di una definizione dell’uomo e dei suoi caratteri essenziali. Alberto Jori, uno dei massimi studiosi italiani della cultura antica, accostandosi ai capolavori letterari dei greci, si domanda, in primo luogo, quale contributo essi abbiano dato all’elaborazione di quell’umanesimo che, trasmesso ai romani, ha fornito in seguito il solido fondamento alla cultura moderna. Nell’indagine, l’autore propone una lettura personale ma al tempo stesso rigorosa e documentata di testi e autori classici, consentendo al lettore di familiarizzarsi con i temi e i problemi della cultura greca. Ne risulta una carrellata affascinante di figure e di opere che, saggiate nell’universalità del loro messaggio, rimangono ogni volta impresse nella memoria con i loro tratti peculiari.
Nella seconda parte del volume, Jori propone un utile panorama della cultura letteraria, filosofica e scientifica della Sicilia greca, soffermandosi su autori e correnti che hanno dato un apporto essenziale allo sviluppo della civiltà ellenica e che, al tempo stesso, costituiscono parte integrante del nostro patrimonio spirituale.

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€ 19 20
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Il ruolo centrale nella Storia della felicissima città di Palermo. Tre millenni vissuti da protagonista: da colonia fenicia col romantico nome di Ziz (Fiore) alla greca Panormo (Tutto Porto) all’araba Balarm. Splendida residenza di emiri, re ed imperatori. Accogliente ostello di scienziati, poeti e letterati. Culla della lingua italiana. Sede del più antico Parlamento ancora in funzione. Crocevia delle principali civiltà nordiche e mediterranee. 

Faro di tolleranza in epoche tormentate e unico esempio di coesistenza pacifica tra le religioni monoteiste (cattolica, bizantina ebraica e musulmana). Riconosciuta capitale dell’arte per il primato mondiale negli stili siculo-normanno, barocco e liberty che caratterizzano i suoi splendidi monumenti: chiese, moschee, ville, palazzi, dimore  nobiliari e mercati popolari. Aristocratica e plebea. Conservatrice e rivoluzionaria, scenario della rivolta dei Vespri e, prima in Europa, dei moti indipendentisti e liberali del 1848.

Tutto questo, e molto altro ancora, raccontato in un’opera profonda nei contenuti ma scorrevole e di gradevole lettura, impreziosita da mappe, disegni e vignette originali dell’autore, proposte in uno stile personale e particolarmente adatto ai lettori più giovani e curiosi. 

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€ 11,40 12
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Una vicenda dipanatasi più di duemila anni fa, e ancora attualissima.

Con la rivolta dei Maccabei, un piccolo popolo arroccato sulle desolate montagne del paese di Giuda decise di lottare strenuamente per difendere la propria cultura e la propria fede contro il tentativo di «civilizzazione» forzata messo in atto dai Seleucidi. Lo scontro, ricostruito da Alberto Jori, esperto di filosofia e scienza antiche, fu durissimo, e contribuì a salvare lo straordinario patrimonio spirituale dell’Ebraismo per le epoche e le generazioni successive. 

La domanda che viene posta è se le due culture che così si confrontavano – quella ebraica e quella ellenistica –, davvero si escludessero reciprocamente, o se in realtà, al di sotto del livello più appariscente del confronto militare, esse non avessero già avviato un dialogo costruttivo e quanto mai proficuo, che avrebbe portato a un arricchimento di entrambe. L’autore mostra, con dovizia di testimonianze e analisi approfondite, che fu appunto questo il caso. In tal modo, vennero allora gettate le fondamenta della cultura europea.
Un libro appassionante che non può mancare nella biblioteca di chi s’interessi di tolleranza e di dialogo fra culture.  

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€ 23,75 25
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Nella storia dell’umanità, prima dell’instaurarsi delle società patriarcali, è esistito un sistema sacrale d’impronta femminile, che ha lasciato segni indelebili, sia su reperti archeologici, sia nei racconti che hanno attraversato le culture sotto forma di miti, leggende, fiabe. Numerosissimi segni attestano la presenza di un antico movimento culturale pre-indo-europeo in cui furono fortemente sentiti valori femminili di cooperazione, di ricerca della bellezza e della pace, di mutualità, di integrazione, in cui vigeva il culto di una grande Dea. Questa fase precedette la cultura delle armi di guerra, maschile e bellicosa, patriarcale ed espansionistica, instauratasi dopo una serie di invasioni, da parte di guerrieri in armi, dell’antico bacino europeo. Progressivamente furono sostituiti i valori degli indoeuropei a quelli della Dea primigenia; gli dei maschili dei nuovi pantheon, fra loro in lotta come gli uomini, relegarono la grande Dea, espressione del continuum vitale di nascita/morte/rigenerazione, fino al grado infimo. Il genere umano femminile rispecchiò le sorti della Dea, divenendo parte debole dell’umanità. I simboli della Dea furono abbattuti e/o inglobati nei pantheon maschili; nuove mitologie furono create. La Dea sopravvisse in sonno. Cerchiamo le tracce della Dea nei segni che ha lasciato nelle cosmogonie, nelle mitologie, nelle presenze di dee storiche, nelle pietre e nella terra.

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€ 17,10 18
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Dagli autori de Il capo dei capi Un libro di cui non si sa nulla da quasi 25 anni (Mondadori, 1995). In poche settimane aveva venduto migliaia di copie. Esaurito ovunque, fu impossibile trovarne una. Un libro troppo scomodo?

Dopo un quarto di secolo torna su carta un classico della letteratura di mafia, con storie di ieri che parlano di oggi. Scritto da Attilio Bolzoni e Giuseppe D’Avanzo, due fra i più apprezzati giornalisti italiani, il libro affronta il tema della giustizia aggiustata a cavallo fra gli anni Ottanta e Novanta.

Il volume contiene i commenti di alcuni fra i più celebri magistrati italiani quali Pietro Grasso, Piercamillo Davigo e Giuseppe Di Lello.

È un libro che racconta di giudici e di boss, di avvocati e di politici, di processi di mafia pilotati e di inchieste insabbiate, di Palazzi di Giustizia condizionati dal volere degli uomini d’onore. Bolzoni e D’Avanzo ricostruiscono alcune vicende di giustizia «aggiustata» a cavallo tra gli anni Ottanta e Novanta, come quella dell’uccisione del capitano Basile, forse la più tormentata della storia giudiziaria dei processi di mafia. La seconda parte del volume approfondisce la figura di Corrado Carnevale e le centinaia di processi di mafia, camorra e ’ndrangheta cancellati dalla I sezione penale della Cassazione. Un viaggio dentro la Suprema Corte, alla vigilia della decisione finale sul maxiprocesso di Palermo

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€ 17,10 18
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un volume sulle monete, sulle attività finanziarie e le banche nell’antica Roma. Nell’opera si mostra come i Romani non ignorassero i problemi monetari e finanziari familiari a noi moderni (inflazione, deflazione, interessi). Al tempo stesso, si chiarisce come essi avessero regolato con grande cura, anche sul piano giuridico, tutta la sfera finanziaria, con strumenti molto sofisticati e in parte non molto diversi da quelli attuali.

L’opera, arricchita da numerose riproduzioni di monete e di bassorilievi romani, diverrà un punto di riferimento per l’intero settore e avrà certo ampia diffusione non solo fra gli esperti di materie economico-finanziarie, ma anche fra tutti gli studiosi del mondo antico, fra le biblioteche e fra le persone colte.

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€ 46,55 49
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In queste venti lezioni l’autore - uno tra gli studiosi italiani più apprezzati della filosofia antica - conduce i lettori a riscoprire la straordinaria attualità degli antichi pensatori greci e romani. L’esposizione, articolata facendo interagire dialetticamente le voci più significative del pensiero antico, si svolge secondo la successione cronologica dei filosofi, e illustra con piglio sicuro il graduale arricchirsi di un dibattito che finisce con l’esplorare tutti gli interrogativi fondamentali dell’esistenza umana.
Al centro del panorama si stagliano tre figure esemplari, destinate a dominare non soltanto la filosofia antica, ma l’intera cultura occidentale. Sono tre giganti del pensiero, diversissimi fra loro ma insieme complementari: Socrate, Platone e Aristotele. L’autore chiarisce le loro dottrine fondamentali, mostrando al tempo stesso come esse possano fornire dei validi stimoli anche alla riflessione contemporanea.
Nel complesso, dunque, questo libro costituisce, non da ultimo pure per il suo taglio inedito e il suo andamento narrativo, un’introduzione alla filosofia antica di particolare utilità non solo per gli studenti, ma anche per chiunque desideri riscoprire le radici della nostra civiltà e, insieme, valutarne le prospettive future.

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€ 33,25 35
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Uno per uno ci scelse: noi magistrati che solo dopo la sua morte avremmo costituito il così detto «pool antimafia». Paolo Borsellino, Prefazione, dicembre 1989

A ventisette anni dalla prima edizione, torna su carta L’illegalità protetta, l’unica raccolta di scritti di Rocco Chinnici (1925-1983). Il volume, che contiene la preziosa prefazione di Paolo Borsellino – una delle pagine più belle e significative mai scritte sul giudice Chinnici –, è incentrato sui temi della criminalità mafiosa, del contrabbando della droga e del suo impatto socio-economico, e sull’importanza del coinvolgimento dei giovani per la nascita di una cultura della legalità. Nuovi contributi approfondiscono la figura di colui che, dopo l’assassinio di Cesare Terranova, divenne il capo dell’Ufficio istruzione del Tribunale di Palermo in un momento chiave della storia della lotta alla mafia. Un testo fondamentale per conoscere il metodo innovativo di Rocco Chinnici, il primo magistrato moderno, il primo ad aver capito che la lotta alla mafia si fa insieme. Il libro raccoglie anche autorevoli contributi di Antonio Balsamo, Attilio Bolzoni, Giulio Borrelli, Caterina Chinnici, Giovanni Chinnici, Donato Di Trapani, Antonio La Spina, Francesco Petruzzella, Lillo Venezia.

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€ 12,35 13
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 L’opera si accosta con un approccio originalissimo di ermeneutica semantica all’alimentazione mediterranea, e in particolare a uno dei suoi cardini: il pane.
L’autore esplora innanzitutto i significati che in vari contesti del mondo antico sono stati attribuiti al pane, allo scopo di individuarne non solo le differenze, ma anche gli eventuali punti di tangenza reciproci. In questo esperimento ermeneutico, condotto con l’ausilio dei più raffinati strumenti interpretativi, emerge, pur nel variare dei quadri culturali indagati, un valore simbolico unitario. Il pane si configura – sia all’interno di discorsi ‘laici’, come quelli svolti dai filosofi presocratici e dagli autori della Collezione Ippocratica – sia in discorsi ispirati invece da preoccupazioni eminentemente religiose e teologiche – come emblema e archetipo dell’unità, intesa quale feconda armonizzazione di una preesistente molteplicità conflittuale. Questa valenza simbolica costituisce a sua volta la spia di un dominante interesse di carattere politico.
Su tale base, nella seconda parte dell’opera viene ricostruita la filosofia della cultura di uno dei pensatori più arditi e profondi della Grecia antica: si tratta dell’autore del trattato ippocratico Sull’antica medicina. L’esame di questo trattato permette di riscoprire una proposta speculativa di sorprendente modernità, alla luce della quale la pratica gastronomica, vista come una forma di proto-medicina, si configura quale processo storico di autopoiesi dell’uomo. In tal modo, l’antico trattato può offrire stimoli preziosi anche alla riflessione attuale sui rapporti tra uomo e ambiente e tra uomo e alimentazione....
€ 19 20
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Accurata indagine sull’alimentazione degli antichi Romani che ricostruisce in maniera rigorosa e avvincente la cultura e la società dell’antica Roma. L’autore non presenta soltanto i cibi e le bevande - anche quelli più insoliti - dei Romani, ma illustra anche la "liturgia" dei loro pasti e, più in generale,  la loro visione del mondo e della vita. Ne emerge un quadro esauriente della vita romana, considerata nella sua quotidianità ma anche nei suoi principi ispiratori, quelli che stanno tuttora alla base della civiltà europea.
Inoltre, in una sezione del libro si propongono parecchie ricette romane antiche, corredate da adeguate istruzioni e opportuni adattamenti al gusto attuale, così da renderle realizzabili ancora oggi.

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€ 46,55 49
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Nel corso degli ultimi 150 anni la Cina è stata ripetutamente umiliata dalle potenze imperiali occidentali e dal suo vicino minore, il Giappone. Per un periodo era sembrato che il “Regno di mezzo” fosse sul punto di diventare una pedi-na nelle mani degli interessi stranieri. In seguito, in circostanze senza analoghi precedenti storici, questa grande cultura iniziò a rinascere vigorosamente dalle ceneri di questa caduta solo apparentemente senza speranza, fino al punto che oggi lo Stato, i suoi leader, la sua economia in espansione e la sua potenza militare sono globalmente riconosciuti e spesso temuti.
Caduta e rinascita della Cina - Guarire dai traumi della Storia traccia lo sviluppo del paese dal diciannovesimo secolo fino ai giorni nostri e fornisce una spiegazione di quella mentalità collettiva che, davanti al confronto con la superiorità della scienza e della tecnologia occidentali, ha messo la Cina in condizione di impegnarsi in una spietata autodiagnosi che le ha consentito la sua impressionante ascesa e la sua radicale trasformazione. Il paese ha identificato gli aspetti della civiltà occidentale che ha dovuto adottare per rimuovere gli ostacoli alla sua rinascita, intraprendendo un cammino di razionalità e di rinnovamento. Profondamente ferita, la Cina ha prescritto a se stessa una terapia che ha seguito lo stesso principio usato in medicina cinese: la causa è, innanzitutto e principalmente, contenuta in se stessi. La prevenzione e il trattamento devono sempre iniziare dalle proprie carenze e dai propri errori.
In questa energica polemica, Paul U. Unschuld presenta una conoscenza e un’analisi completamente innovative del passato della Cina e offre una visione affascinante del suo possibile futuro....
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Soprattutto in questi ultimi anni in cui la crisi economica ha diffuso malumori e disagio nei confronti della politica siciliana, il tema della Autonomia regionale siciliana, come strumento al servizio della crescita economica e sociale dell’isola, è stato all’ordine del giorno del dibattito non solo regionale ma, anche, nazionale. Di fronte all’evidente degrado e ai reiterati eclatanti episodi di malgoverno e di corruzione e di fronte alle innumerevoli inefficienze denunciate dai cittadini, in molti si sono chiesti infatti se la soluzione autonomistica, consacrata nello Statuto del 1946, sia stata quella opportuna o se non sia il caso di archiviarla definitivamente.
A questa domanda, risponde il saggio di Francesco Cangialosi che ripercorre la Storia dell’Autonomia a partire dalla fine del Settecento e che ne racconta le difficoltà cogliendone le tante criticità che l’hanno segnata. La lunga esperienza maturata al vertice burocratico di uno dei parlamenti più antichi del mondo, qual è appunto quello siciliano, consente all’autore meglio d’altri di fotografare dall’interno la vita della Regione. Il volume, che ha il pregio di godere di una cifra di scrittura qualitativamente elevata, può costituire un utilissimo strumento di riflessione per orientarsi con certezza nella complessa tematica.

Francesco Cangialosi (Lercara 1948), appassionato studioso delle vicende isolane, è stato per oltre trent’anni dirigente dell’Assemblea regionale siciliana. Questo osservatorio privilegiato gli ha consentito di approfondire, in presa diretta, gli aspetti storici e giuridici dell’Autonomia regionale e di coglierne quelle criticità che hanno portato all’attuale crisi dell’istituzione regionale.
È anche autore di numerosi saggi di carattere scientifico o divulgativo pubblicati in varie riviste. ...
€ 14,25 15
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Quando si vuole definire in qualche modo un periodo storico spesso si va alla ricerca affannosa di un concetto o di un insieme di poche parole che comprendano in sintesi quanto esposto nel volume scritto dall’autore.
Ebbene tra le tante definizioni ritrovate in vari libri sul Fascismo clandestino quella di storia negata ci sembra indiscutibilmente la più consona.
È stato lo storico Vincenzo Caputo, autore di una pubblicazione dall’omonimo titolo, a convincerci della necessità della utilizzazione della suddetta terminologia per identificare i sottaciuti fatti storici riguardanti il fascismo clandestino in Sicilia dal 1943 al 1946. Domenico Lo Iacono si è dato molto da fare al fine di trovare tutta la documentazione possibile sull’argomento.
Non è stato né semplice né facile: bisognava continuare a negare un periodo storico che fra tanti è bene continuare a tenere nel dimenticatoio.
Lo Iacono è riuscito a mettere in luce più di una pagina ritenuta morta e sepolta o, comunque, addirittura inesistente. E, per dirla col Prof. Giuseppe Parlato, l’augurio è semmai che questo volume sia il primo, assieme a quello di Angelo Abis sul Fascismo clandestino in Sardegna, a percorrere la strada del Fascismo clandestino, ben presente in tutta l’Italia centromeridionale occupata dai cosiddetti liberatori angloamericani. ...
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anche in Ebook
Alla morte del suo fondatore il regno di Sicilia è un potente soggetto politico nello scacchiere Mediterraneo. Ruggero II, saggio e lucido sovrano, ne ha consolidato le strutture interne venendo a capo del tradizionale ribellismo dei conti normanni. I suoi nemici tradizionali – il Papa, l’Impero d’Occidente, l’Impero bizantino – sono stati costretti a riconoscerne l’esistenza e a venire a patti con lo stesso. Niente avrebbe fatto immaginare che quel miracolo istituzionale, come da qualcuno è stato definito, sarebbe durato appena quarant’anni. Infatti, già con il suo immediato successore, Guglielmo I, i tradizionali problemi di convivenza fra etnie e culture diverse e le ambizioni dei grandi feudatari, aprirono crepe insanabili nell’edificio ruggeriano mentre le ambizioni dei tradizionali nemici, ripresero vigore determinando una lenta ma inarrestabile agonia. La pessima politica di Guglielmo II segnata da ambiziosi progetti che andavano al di là le possibilità del regno, la assenza della necessaria lucidità che ne contraddistinsero scelte ed azioni, indebolì ulteriormente il regno e lo espose alle pretese dei discendenti di Federico Barbarossa. Per queste ragioni, il generoso tentativo di Tancredi d’Altavilla, ultimo vero re normanno, di salvare il regno, non poteva che dimostrarsi velleitario.
L’autore racconta le fasi di questi intensi quarant’anni, soffermandosi, con dovizia di particolari, sulla strutture politiche, amministrative ed economiche della cosiddetta “età dei Guglielmi”, esaminando i contesti internazionali e negando la sostenuta continuità fra il regno fondato da Ruggero e quello conquistato da Enrico VI con il consenso della moglie Costanza.
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L’opera di Pietro Lanza di Scordia (1807-1855) saggista, storico, pubblicista, si presenta come interessante e, per alcuni aspetti, originale espressione dell’impegno politico e civile di un intellettuale nella Sicilia borbonica. Esponente autorevole e stimato del liberalismo moderato, pretore di Palermo nel 1835-38 e nel 1848, anno in cui, assunto il titolo di principe di Butera, entrò a far parte della Camera dei Pari, ministro nel 1848-49, esule dopo la restaurazione borbonica, Lanza di Scordia unì all’attività politica e di pubblico amministratore la riflessione costante sul passato e soprattutto sul presente dell’isola, esposta in molti dei suoi scritti. Convinto estimatore delle secolari istituzioni siciliane quanto critico attento alle problematiche del tempo, non tralasciò di esercitare attraverso le sue opere quella che riteneva, come molti scrittori in quel periodo, una doverosa azione di incitamento verso gli stessi siciliani e di monito nei confronti del governo borbonico. Sicilianista appassionato, si rivela tuttavia studioso aperto ai ‘tempi’ e alla realtà di stati italiani ed europei più progrediti, riscontrata personalmente nei frequenti viaggi e durante l’esilio, come nei rapporti con esponenti di alto rilievo della cultura, della storiografia e della politica. 

Dall’analisi delle opere e della varia pubblicistica del Lanza di Scordia emergono la personalità culturale e politica, la concezione della storia, l’operosità civile. La monografia propone il profilo di uno studioso sinora trascurato e, insieme, uno spaccato della Sicilia dei primi decenni dell’Ottocento e del rapporto, nella peculiarità che questo assunse nell’isola, fra storiografia e politica, fra intellettuali, società e regime borbonico. 
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€ 9,50 10
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Mauro De Mauro si occupava di cronaca nera e giudiziaria. Qualche giorno prima di morire aveva rivelato a pochi amici che di lì a poco avrebbe pubblicato una grossa inchiesta, una notizia che avrebbe fatto tremare tutta l’Italia......
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"UNA, SEMPLICE, CONOSCIBILE, SERENA"
La casa della contrada Noce, verso la metà degli anni Ottanta - dove Sciascia mi attendeva, insieme al suo amico d’infanzia e poeta Stefano Vilardo, emanava un corrusco effetto di luce.

Appariva confusa al tremore labile dell’orizzonte cementizio di Agrigento, appena stemperato dal sorri­so amaro dello scrittore di Racalmuto.

Un pomeriggio estivo intenso e silenzioso, innerva­to da una quiete che faceva crescere dentro parte d’ani­ma pronta a entrare in consonanza con quella piega sciasciana fatta d’impegno civile, e sostenuta da un’idea "alta" della politica.

La verità e l’esercizio della protesta, della contraddi­zione, furono, oltre lo spigoloso tema della poesia, i grani essenziali di quel nostro lontano colloquio.

«Ho contraddetto e mi sono contraddetto», diceva Sciascia (e lo ripete, con l’impeto d’una giovinezza in­tellettuale, Gina D’Angelo Matassa, in questa sua taci­tiana verifica dell’ Utopia nel Candido di Sciascia). In questa frase vi aleggia il fondato timore di come le esercitazioni sulla verità, tendano, poi, a renderla non plastica (se non addirittura anaplastica), a ridurre l’es­senza stessa che la governa. Si parlò della morte, del­l’angoscia (temi, qui sviluppati in apertura del volumetto), e del lenimento prodotto dallo stato d’inno­cenza. Argomenti, questi, affrontati, con passione lai­ca, da Gina D’Angelo Matassa, nutriti da una sorta di lucida mestizia, pronti a dipanare vicende della lettera­tura e della storia, con il condimento della memoria, depurata, per fortuna, dalla "infezione" dell’autobiografismo.

Sulla semplicità e sull’evidenza della verità parlam­mo in quel meriggio con l’indagatore del Candido: e ancora della diffidenza da lui avvertita nei confronti della poesia («a me piace dire le cose dalla "a" alla "zeta"», rifletteva; mentre sul suo comodino staziona­vano i versi di Sereni; e, non a caso, diresse, fino alla morte i poetici "Quaderni di Galleria", e, non a caso, le sue prime esperienze furono di carattere poetico).

Le nostre "divergenze" ci portarono, grazie alla sua franca articolazione di raissoneur, verso l’insita bellez­za dell’idea di verità, che proprio in virtù della sua accecante evidenza, veniva "non vista", e, colpevol­mente corrosa, andava mostrando, attraverso la sua iperstruttura, la cancrena tutta umana su cui poggiava. «La verità esiste» - ribadisce Gina - «è una, semplice, conoscibile, serena». Proprio in virtù di questa "strut­turale" grazia, genera inestinguibili complicazioni, fraintendimenti, angosce. È la persistenza di Candido, nella densità "greve" di questo tempo, a darci, forse, un possibile strumento di pietà (utile l’esercizio della pietà sollecitato da Lèvi-Strauss), ma anche a rilevarci la nostra biologica condizione al martirio intellettuale non appena le sovrastrutture culturali s’impossessano della nostra mente.

"Semplicità? Casualità?", con queste parole, ricor­do ci congedammo da Sciascia, dopo aver accennato alle biologiche indicazioni di Monod sul "caso e la necessità" e alle perenni quanto attuali interrogazioni di Sant’Agostino.

Il bagliore che ci aveva accolto, aveva però, a poco a poco, ceduto il posto ad ombre screziate d’un verde cupo, approdo di un inquietante frangersi d’elitre.

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