Saggi

Nuova Ipsa Editore

 

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In queste venti lezioni l’autore - uno tra gli studiosi italiani più apprezzati della filosofia antica - conduce i lettori a riscoprire la straordinaria attualità degli antichi pensatori greci e romani. L’esposizione, articolata facendo interagire dialetticamente le voci più significative del pensiero antico, si svolge secondo la successione cronologica dei filosofi, e illustra con piglio sicuro il graduale arricchirsi di un dibattito che finisce con l’esplorare tutti gli interrogativi fondamentali dell’esistenza umana.
Al centro del panorama si stagliano tre figure esemplari, destinate a dominare non soltanto la filosofia antica, ma l’intera cultura occidentale. Sono tre giganti del pensiero, diversissimi fra loro ma insieme complementari: Socrate, Platone e Aristotele. L’autore chiarisce le loro dottrine fondamentali, mostrando al tempo stesso come esse possano fornire dei validi stimoli anche alla riflessione contemporanea.
Nel complesso, dunque, questo libro costituisce, non da ultimo pure per il suo taglio inedito e il suo andamento narrativo, un’introduzione alla filosofia antica di particolare utilità non solo per gli studenti, ma anche per chiunque desideri riscoprire le radici della nostra civiltà e, insieme, valutarne le prospettive future.

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“Elaborare il lutto”, è l’imperativo che si impone a tutti coloro che devono affrontare il decesso di un parente. Ma sbarazzarsi dei propri morti non è la regola ottimale cui nessuno può sfuggire se non vuole soffrire troppo?
Vinciane Despret ha cominciato con l’ascolto. “Io dicevo alle persone: sto conducendo un’inchiesta sul modo con il quale i morti entrano nella vita dei viventi; lavoro sull’inventiva dei morti e dei viventi nelle loro relazioni”.
Una storia mi ha condotto a un’altra. “Io ho un’amica che calza le scarpe di sua nonna, perché essa continui a misurare il mondo. Un’altra è partita per scalare una delle montagne più alte con le ceneri di suo padre per condividere con lui le più belle aurore. Il giorno del compleanno della sua defunta moglie, uno dei miei parenti prepara il piatto che lei preferiva, ecc.”
L’autrice ha scoperto la maniera in cui i viventi che essa ha incrociato si rendono capaci di accogliere la presenza dei defunti e dimostra come risolvere il dilemma fra “ciò riguarda l’immaginazione” ed “è tutto semplicemente vero e reale”.
Nella nostra società moderna i morti si sono fatti più discreti, perdendo ogni visibilità. Oggi, potrebbe accadere che le cose cambino e che i morti divengano più attivi. Essi reclamano, propongono il loro aiuto, sostengono o consolano… Lo fanno con tenerezza, spesso con umorismo.
Si afferma troppo raramente fino a qual punto
i morti possano renderci felici!

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 L’opera si accosta con un approccio originalissimo di ermeneutica semantica all’alimentazione mediterranea, e in particolare a uno dei suoi cardini: il pane.
L’autore esplora innanzitutto i significati che in vari contesti del mondo antico sono stati attribuiti al pane, allo scopo di individuarne non solo le differenze, ma anche gli eventuali punti di tangenza reciproci. In questo esperimento ermeneutico, condotto con l’ausilio dei più raffinati strumenti interpretativi, emerge, pur nel variare dei quadri culturali indagati, un valore simbolico unitario. Il pane si configura – sia all’interno di discorsi ‘laici’, come quelli svolti dai filosofi presocratici e dagli autori della Collezione Ippocratica – sia in discorsi ispirati invece da preoccupazioni eminentemente religiose e teologiche – come emblema e archetipo dell’unità, intesa quale feconda armonizzazione di una preesistente molteplicità conflittuale. Questa valenza simbolica costituisce a sua volta la spia di un dominante interesse di carattere politico.
Su tale base, nella seconda parte dell’opera viene ricostruita la filosofia della cultura di uno dei pensatori più arditi e profondi della Grecia antica: si tratta dell’autore del trattato ippocratico Sull’antica medicina. L’esame di questo trattato permette di riscoprire una proposta speculativa di sorprendente modernità, alla luce della quale la pratica gastronomica, vista come una forma di proto-medicina, si configura quale processo storico di autopoiesi dell’uomo. In tal modo, l’antico trattato può offrire stimoli preziosi anche alla riflessione attuale sui rapporti tra uomo e ambiente e tra uomo e alimentazione....
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Nel corso degli ultimi 150 anni la Cina è stata ripetutamente umiliata dalle potenze imperiali occidentali e dal suo vicino minore, il Giappone. Per un periodo era sembrato che il “Regno di mezzo” fosse sul punto di diventare una pedi-na nelle mani degli interessi stranieri. In seguito, in circostanze senza analoghi precedenti storici, questa grande cultura iniziò a rinascere vigorosamente dalle ceneri di questa caduta solo apparentemente senza speranza, fino al punto che oggi lo Stato, i suoi leader, la sua economia in espansione e la sua potenza militare sono globalmente riconosciuti e spesso temuti.
Caduta e rinascita della Cina - Guarire dai traumi della Storia traccia lo sviluppo del paese dal diciannovesimo secolo fino ai giorni nostri e fornisce una spiegazione di quella mentalità collettiva che, davanti al confronto con la superiorità della scienza e della tecnologia occidentali, ha messo la Cina in condizione di impegnarsi in una spietata autodiagnosi che le ha consentito la sua impressionante ascesa e la sua radicale trasformazione. Il paese ha identificato gli aspetti della civiltà occidentale che ha dovuto adottare per rimuovere gli ostacoli alla sua rinascita, intraprendendo un cammino di razionalità e di rinnovamento. Profondamente ferita, la Cina ha prescritto a se stessa una terapia che ha seguito lo stesso principio usato in medicina cinese: la causa è, innanzitutto e principalmente, contenuta in se stessi. La prevenzione e il trattamento devono sempre iniziare dalle proprie carenze e dai propri errori.
In questa energica polemica, Paul U. Unschuld presenta una conoscenza e un’analisi completamente innovative del passato della Cina e offre una visione affascinante del suo possibile futuro....
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l libro dà un contributo eloquente e tempestivo alle discussioni sulle politiche sanitarie, mentre illumina la natura delle dinamiche cognitive in medicina, e stimola il dibattito contemporaneo sull’essenza e l’interpretazione della realtà nei tentativi che la medicina pone in essere per gestire l’organismo umano.

In questo saggio si trova la prima storia comparata di due millenni di medicina occidentale e cinese dalle loro origini nei secoli a.C. fino agli attuali progressi nelle scienze come la biologia molecolare e agli adattamenti occidentali della medicina tradizionale cinese.

Nella sua interpretazione rivoluzionaria delle forze fondamentali che sottendono ai cambiamenti nella teoria medica, Paul U. Unschuld racconta la storia della medicina in Europa e Cina correlata alla politica, all’economia e ad altri fattori contestuali. Basandosi sulla sua propria estesa ricerca delle fonti primarie cinesi, Unschuld argomenta contro eventuali pretese di "verità" dei modelli, sia occidentali che orientali, della fisiologia e della patologia.

 

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Il volume racchiude il lavoro epistemologico e semantico compiuto sul tema delle Medicine Tradizionali e Medicine Non Convenzionali e dell’inestimabile contributo che esse possono apportare in vista di un mutamento del paradigma medico.

Il modello della patogenesi su cui quest’ultimo è incentrato ha difatti fallito mostrando la necessità di un approccio di tipo salutogenico, incentrato quindi sulle cause che conducono alla salute.

L’analisi epistemologica è stata rivolta ai principali modelli della ricerca medica (EBM, modello circolare, modello Evidence House) evidenziando i limiti insiti nel modello gerarchico che, invece, quello circolare proposto dal prof. Harald Walach riesce a superare.

L’indagine semantica si è rivelata necessaria per la comprensione delle Medicine Non Convenzionali e dei termini utilizzati di sovente fraintendendone il significato. Concetti quali malattia, salute, placebo non sono utilizzabili senza una previa analisi approfondita.

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Il comportamento politico delle società umane rimane ancora avvolto da molte nubi e pone innumerevoli interrogativi.

Perché gli uomini si aggregano? Perché dimostrano spirito gregario? Perché si possono sondare e prevedere le loro preferenze? Che cosa spinge alcuni di loro a farsi leader? Quando si può datare l’inizio della vicenda politica e sociale dell’umanità? E in essa prevalgono i comportamenti aggressivi o quelli cooperativi?

Sono solo alcune delle domande che ci poniamo quando si analizza la storia del Genus Homo dopo la sua completa emersione cognitiva – una storia assai breve, di qualche migliaio di anni che sono veramente pochi rispetto al lunghissimo periodo della sua selezione biologica e del suo adattamento sociale durato più di un milione di anni.

Ad alcune di queste domande la recente letteratura scientifica e sociologica comincia a offrire risposte documentate ed esaurienti e si concretizza, con questo libro, la possibilità di formulare una teoria generale della politica che si muova su basi meno incerte e pericolanti.
La scienza politica e anche quella economica fino a qualche decennio fa si muovevano ancora nel campo delle congetture e non avevano alcun presupposto rigorosamente scientifico. Nel passato i maggiori interpreti e studiosi della sociologia, dell’economia e della politologia hanno offerto molte teorie – suggestive e interessanti – che però avevano solo il supporto della analisi descrittiva e comparativa delle società umane. La biologia, la antropologia, la paleontologia e le scienze neurologiche hanno potuto svelare – anche con l’aiuto di sofisticate metodologie di indagine funzionale e morfologica del cervello umano – molti dei segreti che si celano dietro il comportamento sociale dell’uomo e le ragioni biologiche e neurofisiologiche della sua libertà comportamentale.

L’autore ha compiuto una vasta disamina di questa letteratura scientifica e attraverso di essa ha osservato e descritto le categorie del comportamento umano nella società. Ha anche individuato, nelle differenze geografiche e fisiche dell’ambientazione umana alcuni dei fattori che hanno sospinto l’umanità a differenziarsi e a caratterizzarsi nella grandi categorie dell’Occidente e dell’Oriente, del Sud e del Nord, delle periferie e delle città, delle regioni costiere e di quelle interne, di quelle calde e di quelle fredde. Infine ha analizzato le tematiche della vita e della morte, della salute e della malattia, del benessere e della alimentazione anche alla luce delle più recenti opzioni legislative che, nei diversi Stati nazionali, animano un incessante dibattito tra i sostenitori di contrapposte tesi bioetiche e biopolitiche.
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€ 25,50 € 30
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In una società che si premura di fornire a tutti “certezze” di ogni genere, dagli investimenti economici ai programmi politici, dalle attività  lavorative agli svaghi, nessuno parla volentieri della morte.
La morte si evita. Porta male parlare di morte. Si parla molto di corpo e di apparenza, di soldi e successo, poco di anima e spirito.
Ma si può davvero “prevenire” la morte? Paradossalmente i progressi della medicina hanno fatto poco o nulla contro le grandi cause di morte dei paesi più ricchi ovvero le malattie degenerative.
Si muore come prima, ma con molta più paura.

L’Autore, dopo una brevissima descrizione di come è cambiata la visione occidentale della morte nel corso dei secoli, propone una serie di riflessioni sulla salute, sulla malattia e sulla morte, sulla medicina e sul ruolo dei medici, riportando il pensiero di ricercatori, filosofi, santi o esoteristi, passati e presenti, cercando di descrivere in sintesi orientali e in quelle sudamericane.
Sta al lettore giungere a conclusioni, ma il messaggio forte e chiaro rimane: non dobbiamo temere la morte. Un libro non solo per medici ma per tutte le anime curiose della vita e dei suoi misteri.
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€ 6,80 € 8
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Mauro De Mauro si occupava di cronaca nera e giudiziaria. Qualche giorno prima di morire aveva rivelato a pochi amici che di lì a poco avrebbe pubblicato una grossa inchiesta, una notizia che avrebbe fatto tremare tutta l’Italia......
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Le vicende di «mala sanità», ricostruite in questo libro, costituiscono una importante testimonianza di memorialistica «civile».
L’autore, il valente ostetrico-ginecologo prof. Angelo Tramontano, fornisce un notevole contributo – in termini sia di ricostruzione fattuale, sia di denuncia etico-politica – al disvelamento delle perverse prassi collusive che hanno tradizionalmente in Sicilia condizionato l’assegnazione dei primariati ospedalieri. È ciò sino al punto di indurre ad architettare trame, macchinazioni e congiure – non di rado sfocianti addirittura in indagini e processi penali affrettatamente avviati da una magistratura non sempre attenta e scrupolosa dal punto di vista della professionalità e del sereno equilibrio – ai danni di chi, come il prof. Tramontano, non è disposto a sottomettersi alle consorterie di potere (che vedono in combutta uomini politici, amministratori locali, mafiosi e medici di mediocri capacità aspiranti agli ambitissimi posti di primario), e ha l’imperdonabile torto di vantare una competenza tecnico-scientifica di alto livello (maturata anche attraverso periodi di perfezionamento all’estero).

Il libro è molto istruttivo anche per il fatto che, purtroppo, la tentazione politico-mafiosa di orientare la assegnazione dei primariati ospedalieri non è un capitolo ormai chiuso nella storia della sanità in Sicilia. Come recenti indagini giudiziarie dimostrano, questa patologica tendenza non solo perdura, ma forse si è aggravata ai nostri giorni coinvolgendo financo personaggi di vertice delle istituzioni.

La appassionata denuncia di Angelo Tramontano mantiene, dunque, un valore di attualità; ed è questo motivo non secondario che rende ancora più prezioso il suo impegno ricostruttivo, e che come lettori ci obbliga a essergli moralmente riconoscenti.
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Gli anni che sconvolsero Palermo sono quelli durante i quali il rosario della morte ha continuato a sgranarsi in nome e per conto di una criminalità spietata ma senza futuro. Sono gli anni in cui esponenti delle Istituzioni, magistrati, giornalisti, uomini delle forze dell’ordine sono stati ferocemente assassinati. Essi, con il loro sacrificio, hanno dato ai Siciliani la speranza di un futuro migliore nonostante la presenza di una classe politica che, per puro calcolo elettorale, per smodato interesse personale, ha creato i presupposti di una forte connivenza tra la mafia e la pubblica amministrazione.

Infatti, soltanto in una regione come la Sicilia è stato possibile, grazie a questi sotterranei legami, creare l’inestricabile ragnatela che ha favorito i rapporti tra la mafia, la politica e la burocrazia, edificare interi paesi abusivi, frantumare colline, sconvolgere le bellissime coste. Soltanto in una regione come la Sicilia la classe dirigente, permeabile agli interessi mafiosi, ha permesso di imprimere il marchio dell’infamia da cui, con grande sacrificio, i siciliani tentano il riscatto. 
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Fra racconto e saggistica si svolge un resoconto di esperienza psicopedagogica, vissuta in una scuola nell’arco di un anno. Si è voluto emblematizzare il nome “Holden” in quanto coglie i segni di lucida antonomasia che ricalca le forme inequivocabili del disagio giovanile.

La famiglia, nucleo sociale da cui ci si aspetta che almeno in seno ad essa si ritrovi il proprio agio, è investita nondimeno della responsabilità dell’educazione dei figli, il che è una grossa complicazione in quanto manchevole di uno schema paradigmatico di riferimento. Si assiste invece a un’alternanza di stati d’animo anchilosati o traballanti le cui conseguenze sono l’incomprensione e i turbamenti legati al processo di crescita fisica e psicologica.

A questo punto ci si chiede: “può bastare sul soggetto in esame un approfondimento psicologico completo sia in estensione che in profondità?”. L’autrice ne è fermamente convinta, come emerge da questo libro. Da aggiungere poi che la scuola, sensore privilegiato nel registrare il disagio dei giovani, lo rende anche oltremodo visibile, tanto da poter essere osservato e studiato con l’attenzione specialistica di chi si occupa di ciò nell’Ordinamento Scolastico.

Quindi il compito della scuola diventa primario e insostituibile; questa è una convinzione personale da parte dell’autrice che può diventare, anche con buon ordine, una convinzione strutturale.

Queste “lettere” senza introdursi nella problematica che investe la crisi della famiglia, in certo modo stanno lì a supplire un auspicato ampio dibattito su un accadimento per nulla transitorio.

Il libro che si legge tutto d’un fiato, oltre che essere percepito sul lato emotivo, cerca di approfondire la conoscenza individuale dell’adolescente in un rapporto che sia duale e non collettivo.

È evidente, dunque, che in questo lavoro traspare un operato di ricerca in cui l’assetto psicologico fornisce alle “lettere”, nel suo contesto generale, una valutazione umana, oltre che una misura storica.
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